|
Seghetto - Seget
[1039] Sul tratto di strada da Umago a S. Giovanni della
Cometa, all'altezza di punta delle Vacche, così detta per il pascolo
delle giovenche, prima di Giubba, uno
sterrato,fiancheggiando le case di Rosazzo, conduce difettamente alla tenuta agricola di Seghetto o Segheto.
Posto in mezzo ad una ricca
campagna di terra rossa, segnalato da cinque
magnifici pini marittimi, questo complesso agricolo è formato dalla grande villa
padronale dei conti de Franceschi, di stile neoclassico ed ai cui lati si
susseguono, formando un grande quadrilatero, le cantine, le stalle, i magazzini e
le abitazioni dei contadini. Su un angolo del muro, che circonda la tenuta, si erge una
torre merlata e al centro del complesso torreggia un magnifico cedro.
Sono molte le testimonianze della romanita delluogo:
tegole bollate ed
un'iscrizione ritrovata presso la villa, nel 1862, ed ora giacente al
Lapidario di
Trieste, provano, infatti, che il territorio fu abitato gia durante l'impero
romano. Dietro Ia tenuta, nel Bosco Grande, ex proprieta dei de Franceschi,
esisteva un tempio romano il cui comicione in pietra bianca decora una vasca
dell'ex villa Dorica Cambon a punta del Moro. Nel 1604 il territorio di
Seghetto
e di Giubba venne concesso dal governo veneto a
nuove famiglie, profughe
dalla Grecia e dal Montenegro, che si insediarono
nelle zone incolte e desolate dalla peste. Il portavoce
di queste famiglie fu il capitano Vincenzo Cuchich di Sebenico, il quale
vendette la villa de Franceschi questo terreno avuto in [1040]
concessione, ai nobili Venier di Venezia, nel 1623. Da questi, nel 1720,
la tenuta fu acquistata dai de Franceschi, di origine romana, che erano
emigrati da Creta, ceduta ai Turchi dopo la capitolazione
dell'importante base veneziana di Candia, nel 1669. Nella casa dei de
Franceschi, conti di Candia, soggiornò il grande ammiraglio veneto
Angelo Emo. Fu per due secoli una fattoria modello: possedeva una bella
biblioteca ed aveva pure una propria banda formata da elementi locali.
Ora il complesso agricolo è ancora in funzione, ma
licentro racchiuso dal quadrilatero è mal tenuto.
Tratto da:
- Dario Alberi. ISTRIA storia, arte, cultura. LINT (Trieste,
1997), p. 1039-1040. All copyrights reserved by the author and
publisher. This book is generally available at Italian bookstores.
|