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Sipar - Sipar
La penisola di Catòro, ad 1 km a sud di Sipar, era occupata da una grande villa romana, scoperta, nel 1875, da Nicolo Venier e dal Silvestrini. Le ricerche continuarono nel 1888 ad opera del Crismani ed infine, nel 1970, con il Mlakar. La lussuosa villa possedeva le terme, la cisterna e vasti alloggi con pavimentazione a mosaico e pareti affrescate. Ciò rappresenta soltanto una parte della ricca eredità archeologica della zona che verso nord si congiunge ai resti dell'antico abitato di Sipar. A nord della penisola esistono sott'acqua le rovine di un molo, che si spingeva a nord per circa 30 metri ed era largo circa 6 metri.A sud della penisola giacciono, sott'acqua, le basi della muratura di una grande costruzione; essendo ad arco potrebbe trattarsi della piscina di una villa romana. Il fenomeno del bradisismo, che in duemila anni ha fatto sìl che la costa [1041] istriana si abbassasse di circa due metri, spiega perché queste rovine si trovino sott'acqua.Anche I'isolotto, su cui sorgono le rovine del castello di Sipar, era collegato alla terraferma fino a pochi secoli or sono. Era, infatti, una penisola, che a forma di "L" rovesciata, girando a nord verso Salvore, costituiva il porto intemo della città. Siparis, come citta, fu nominata dall'Anonimo Ravennate nel 636. Gia sulle Tavole Peutingeriane o di Teodosio del III secolo, fra Salvore e Parenzo erano poste le isole di Sepomaia. Considerata l'ampia area su cui sorgeva la città, si puo ritenere che nell'alto medioevo abbia avuto un'importanza notevole. L'immaginazione popolare ricordava che le rovine della città, con le sue case e contrade, furono viste emergere dalle acque durante una gran secca. Il castello conosciuto con il nome di Sipar è stato costruito certamente nell'alto medioevo, allorché le città cominciarono a fortificarsi e a chiudersi entro le mura. Cosa che non era stata necessaria durante la pace romana: alla città di Siparis bastava la guamigione che si trovava probabilmente a ridosso di Zambrattia, sul castelliere di Romania, dal quale si poteva tenere sotto controllo tutta la zona. Il castello esercito la sua funzione difensiva per qualche secolo contro i pirati croati, narentani e saraceni, che cercavano di depredare i paesi rivieraschi. Nell'876 Domenico o Domagoi, "bano" dalmato, prese e devastò la città e distrusse il castello; da allora Sipar scomparve dal novero dei Iuoghi abitati. Rimaneva, fino a pochi decenni or sono, un'ultima muraglia del vetusto castello verso terra; poi, sotto i colpi dello scirocco e delle mareggiate, anche questo crollo e rimase un ammasso di pietre che oggi possiamo vedere, e solo con l'aiuto di una fervida immaginazione possiamo mettere in relazione con I'imponenza dell'antico maniero. Ora, con il nome di Sipar sono indicate Ie vicine secche. Dopo la distruzione della citta sorsero poche case di contadini ed il castello fu parzialmente adattato ad uso abitativo. Nel 929 Ugo di Provenza, re d'ltalia, concesse il feudo al vescovo di Trieste il quale lo subinfeudo ad ignoti gastaldi vescovili consentendo così una serie di trapassi. Nel 1230 I'imperatore Federico II diede il suo avvallo al vescovo Leonardo di Trieste sul feudo di Sipar. Nel 1314 risulta feudatario del castello un certo Zanino o Zilino di Rebecco, un cremonese che prestava servizio a Capodistria come soldato. Gli successe il figlio Giovanni, che fece testamento a favore dei figli di Almerigo Bratti. Questi, alla sua morte, chiesero I'investitura al vescovo Pedrazzani di Trieste, il quale rispose con un rifiuto. Pur con il del vescovo, i Bratti occuparono il castello e si [1042] misero sotto la protezione di Capodistria; ne scoppiò una lite ed essi ricorsero al patriarca d' Aquileia. Il vescovo infeudò allora i piranesi Bonino e Zilino di Rebecco, o Robecho. Questi, ignorando i diritti del vescovo, cedettero il castello al veneziano Tomaso Dandolo e al triestino Giusto de Tinino o Thedino, i quali a loro volta lo rivendettero al comune di Pirano, per 1350 lire venete, pur contro i diritti vantati dai Bratti e dal vescovo di Trieste. La contesa continuò per alcuni anni e furono scomodati patriarchi e papi finché il Giusto de Tinino, nel 1330, avendo il papa confermato il feudo al vescovo di Trieste, restituì il denaro della vendita al comune di Pirano. Allora, nel 1333 frà Pace da Vedano, vescovo triestino, affidò il castello di Sipar ad Andrea Dandolo, podestà di Trieste e futuro doge. Il Dandolo riconsegnò il feudo ai Bratti e la lite riprese fintantoché papa Innocenzo VI impo.se la restituzione del maniero al vescovo. Nel 1354 questi infeudò il nipote Pietro Pasqualigo ma i Bratti t non lasciarono libero il castello.Appena nel 1367 papa Urbano VI chiese al doge Contarini di far liberare la proprietà. Sembra, però, che tutto sia stato inutile, se nel 1409 il vescovo de Canturis riconobbe Gregorio Bratti quale signore di Sipar.La controversia comunque continuò fmo al 1448 epoca in cui il doge Foscari tolse ai vescovi triestini il diritto di giudizio sui possedimenti in terra istriana sotto la denominazione veneta.
La chiesa di Sipar formava una sola pieve con la chiesa di Umago ed entrambe furono soggette al vescovo di Trieste. Dopo secoli, questa landa desolata, solitaria per la pestilenza e dove le vipere e le lepri regnavano indisturbate, fu recuperata ed in quest'ultimo secolo, con l'evolversi del primo turismo dell'Ottocento, grandi masse di turisti nordici, specie dopo l'ultima guerra, si riversarono alla ricerca del sole. I Croati hanno recintato tutta la zona archeologica e vi si accede solamente entrando nei villaggi turistici di Polinezija a Zambrattia, Katoro posto fra punta Catòro e la frazione di Giurizzanìa, ed al campeggio Stella Maris a punta Montaròl, chiamata anche punta Caldanìa. Tratto da:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created: Saturday, April
19, 2003; Last updated:
Wednesday June 04, 2008
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