L'ISTRIA ROSSA 

Il Parentino

Questa parte della regione istriana, nell'area centro-occidentale della penisola, fra il corso inferiore del fiume Quieto ed il canai di Leme, è nota ai geologi come il Carso di Parenzo. I Croati la chiamano Porestina. Il territorio si presenta come un piano calcareo variamente ondulato che dai 400 metri nella sua parte orientale, verso la Draga, quel solco vallivo che da Pisino con un arco verso sud-ovest termina nel canai di Leme, scende dolcemente al mare. Gli strati quasi orizzontali di calcarei e dolomie hanno determinato forme piane nell'interno ed una costa molto pittoresca, coperta da lastre levigate dal mare nelle numerose e basse insenature di fronte alle quali spuntano dall'acqua numerosi isolotti. Nella parte meridionale si accentuano le alture, pur basse, ma ben definite, piccoli coni che s'innalzano da vallette piane, tutti boscosi; essi furono per la maggior parte antiche sedi di popolazioni varie.

Il clima, verso la costa, prettamente mediterraneo, favorisce la crescita della macchia sempreverde con boschetti di pini marittimi; si passa verso l'interno in un paesaggio sempre più tipicamente carsico, con un clima più rigido che ha forzatamente influito sulle colture, limitate alle depressioni nelle doline, mentre prevalgono i pascoli ed i boschi.

Il Parentino è un lembo di terra conosciuto da tempi remoti quale dimora ideale; le estati non torride e gli inverni temperati hanno da sempre condizionato le genti per il loro insediamenti ed infatti qui sorsero, già nell'età del bronzo, oltre quaranta castellieri abitati; anche i Romani eressero numerose e ricche dimore per personaggi famosi di quel tempo. Questi divisero il vasto territorio dell'agro parentino in particelle ed in centurie entro i confini che si estendevano dal fiume Quieto al canai di Leme. La divisione del terreno corrisponde completamente alla rete delle principali strade di Faremo che continuano ad estendersi fuori delle mura cittadine.

Pur essendo un territorio prevalentemente costiero, il Parentino forma una unità geoeconomica la cui parte interna gravita da sempre sul porto e sull'emporio di Parenzo.

L'agro parentino andava dal mare a Pisino e dal Quieto al Leme, "a Layme usque ad Lemum". Fu detto Terra di S. Mauro ed anche Terra della contessa Elisa in quanto pare sia stato donato alla chiesa parentina, verso il 1040, da Azzica, detta "contessa degli Istriani". Questa era figlia della contessa Wilpurga la quale si intitolava "madre degli Istriani". La contessa Azzica donò alla chiesa parentina l'intero agro colonico tranne il castello di Calisedo, che divenne un bene della chiesa triestina, ed H territorio dell'abbazia di S. Michele di Leme, che rimase ai frati Camaldolesi. L'agro proprio di Parenzo fu riconosciuto nel 1203 dal patriarca Volchero.

Il territorio, nei secoli passati, fu sempre legato agli avvenimenti storici istriani; divise con l'Istria gioie e dolori, immigrazioni, saccheggi, violenze e culture diverse. Ebbe anni tumultuosi, devastazioni e desolazioni dovute alle guerre ed alle pestilenze; ultimo atto di tante tragedie fu l'esodo in massa della popolazione italiana e di parte della slava nel dopoguerra.

I borghi di Torre, Abrega, Villanova, Cervera, Foscolino, Frassinetto, Fratta, Monghebbo, Monsalice, Monspinoso, Sbandati, Valcarino, Varvari e tante piccole altre località formavano il territorio municipale di Parenzo, capo-luogo, all'epoca di Venezia. Le descrizioni di altre cittadine e borgate, quali Visignano, Castellier, Visinada, San Lorenzo, Monpaderno, Fontane ed Orse-ra, pur facendo parte geograficamente del Carso di Parenzo sono riportate in altri capitoli.

 Tratto da:

  • Dario Alberi. ISTRIA storia, arte, cultura. LINT (Trieste, 1997), p. 1242-1243. All copyrights reserved by the author and publisher. This book is generally available at Italian bookstores.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Friday, April 20, 2007; Last updated:Sunday March 30, 2008
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