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Canfanaro - Kanfanar
[1407] È un territorio carsico, tormentato da infinite doline e tante piccole alture boscose. Le campagne, divise dal Vallone, molto fertili per la preziosa terra rossa contenuta, sono ricche di olivi e di vigneti e anche le doline sono coltivate intensamente. I bianchi casali sparsi nel territorio, uniti fra loro da antichi sentieri, spiccano ai limiti dei campi circondati da muri a secco ed alternati da boschi cedui e lande adatte al pascolo. Alla totale mancanza di ogni idrografia superficiale si è sopperito con cisterne che raccolgono le acque piovane dai tetti dei casali; numerosi pozzi e laghetti sono stati realizzati, da secoli per l'abbeveraggio del bestiame cospargendo di grossi strati di argilla il fondo di questi piccoli avvallamenti.
Il recente sviluppo si nota dalla disposizione delle case del paese, meno accentrate e disperse lungo le poche vie, comode ed ampie. Pur non dimostrando alcuna particolarità notevole nelle sue costruzioni, biancheggianti per il calcare delle facciate, si ha una sensazione di freschezza e di ordine nelle cose. Qualche vecchia casa, ristrutturata molto bene, con pozzi e cisterne, ricorda l'antica architettura contadina, semplice ed essenziale. Fu nel 1622 che a Canfanaro giunsero famiglie fuggiasche della Grecia ed ottennero il permesso di stabilirsi nel villaggio. Ma il suo recente sviluppo, favorito dall'insediamento nelle sue campagne nel XVI e XVII secolo di famiglie morlacche, serbe, albanesi e greche, non può far dimenticare la sua antichissima origine preistorica; sia il sito del villaggio che il nome, che in lingua celtica sembra significhi [1408] "comune", risalgono, infatti all'epoca in cui alcune tribù celtiche avevano trovato insediamento nella penisola istriana, all'incirca nel V secolo avanti Cristo. Verso la Draga sono state ritrovate, presso una sorgente che porta il nome Castellier, tracce di un insediamento fortificato di epoca ancora più antica, probabile sede illirica degli Istri. Certo però è che, in epoca romana, in questo sito esistevano grandi boschi disabitati.
Come la personalità del figlio di un uomo celebre si attenua di fronte alla prepotente figura paterna, così Canfanaro risente della storia e della tragedia della vicina e molto più famosa Duecastelli ed al cui comune Canfanaro fu sottoposta per secoli, fino al 1630. La sua storia antica si confonde perciò con quella di Duecastelli, distante due chilometri più ad ovest, sul fondo del vallone. Nel 1615 Canfanaro fu distrutta dagli Uscocchi per ritorsione contro l'inutile assalto di questi terribili corsari alla fortezza di Duecastelli. Dalla stazione ferroviaria, in pochi minuti si arriva nella piazza principale del paese, un tempo chiamata Vittorio Emanuele III, nella quale, dopo la prima guerra mondiale, fu trasportato da Duecastelli il pilo veneto da bandiera, che fino allora era rimasto fra le rovine della fortezza. Il pilo risale al 1475, come informa l'epigrafe su di esso, ed era allora rettore a Duecastelli un Almerigo di Capodistria. Nella piazza sorge la bella chiesa parrocchiale costruita dal 1606 al 1611, dedicata a S. Silvestro. Nel 1714 fu portato in questa chiesa, con una solenne processione, il tabernacolo proveniente dalla chiesa di Santa Sofia di Duecastelli. Precedentemente era stato trasportato in questa chiesa il pulpito del XIII secolo, tutto in pietra in rilievo e che ricorda il primo periodo dell'arte gotica. Assieme al pulpito giunse anche l'ambone esagonale, del XIV secolo, sorretto da sei colonne romano-gotiche: ogni faccia ha un bassorilievo e notevole è quello raffigurante Santa Sofia che reca in ciascuna mano un castello. Giunsero pure altre opere minori quali la porta della chiesa dipinta, del XVI secolo, le due statue di legno della Madonna e di papa Sisto II, che risalgono rispettivamente al XV ed al XVI secolo, i libri ed i [1409 map; 1410] paramenti sacri della stessa epoca ed una terza scultura in legno, una Madonna col Bambino i cui tratti la fanno risalire al XV-XVI secolo. Pure una vasca battesimale del 1249, data che era scritta su questo antico vaso di battistero, vista da Rinaldo Carli nella chiesa di Canfanaro, proveniva da Duecastelli, ma al tempo dello Stradner, al principio di questo secolo, questa specie di reliquia era già sparita. |
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La trasposizione degli oggetti sacri di Duecastelli decretò la morte definitiva dell'antico capoluogo già abbandonato precedentemente dalla popolazione da quasi un secolo. Oltre alle preziosità ecclesiastiche, anche i poveri beni della popolazione e la stessa amministrazione passarono a Canfanaro. Quanto andò perduto e disperso in tale esodo è facile immaginarsi.
Canfanaro diede i natali a due distinti personaggi: Giovanni [nato Francesco] Glavinich, frate francescano, nato nel 1580. Nel 1613, quando era guardiano del convento di Tersatto, l'attuale Fiume o Rijeka, fece ampliare la cappella; scrisse inoltre alcune opere in italiano ed in croato. Nel 1619 collaborò in gran parte alla ristampa, eseguita a Roma, del messale e del breviario illirico, che allora si usavano a Segna, sulla costa dalmata. Nel 1644 Giovanni Glavinich, detto fra' Francesco, iniziò la costruzione della nuova chiesa di Tersatto e vi affiancò la [1411] nuova Cappella in onore di S. Francesco. Morì nel 1650. Il secondo personaggio nato a Canfanaro fu Gregorio Franisovich: arruolatosi nell'esercito veneto arrivò al grado di capitano. Poi, durante la guerra contro i Turchi, nel XVIII secolo, il Franisovich, con sei bastimenti veneti, riuscì a far colare a picco ben ventiquattro vascelli tunisini; per tale fatto fu elevato al grado di colonnello. Il governo francese, nel 1799 , riconobbe i suoi meriti e gli decretò una pensione. Morì a Capodistria nel 1810.
A nord di Canfanaro, il limite comunale, ma anche confine dello stato veneto con la contea di Pisino, passava sul lato orientale dell'antica strada che porta, attraverso la Draga, all'antico borgo di Barato. Questa strada inizia circa un chilometro a nord del paese, lungo la strada per San Pietro in Selve; si stacca sulla [1412] sinistra e, divenuto uno sterrato, passa sotto Vidulini, allora territorio della contea, scende nel fondo della Draga con due stretti tornanti, risale la sponda destra della Draga lungo il bosco Finida, fino al limite dell'antico confine, e ritorna verso sud passando per la stanzia del Delegato per arrivare, infine, a Barato.
Tratto da:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created: Friday, September
03, 2004; Last updated:
Sunday September 14, 2008
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