L'ALBONESE 

Schitazza - Skitaća

La strada che scende da Albona verso sud attraversa la contrada Chermenizza fino a Crni, dove c'è il bivio per S. Marina. Da qui la strada continua a mezzacosta verso punta Nera: si svolge per boschetti a macchia mediterranea con scorci sul Quarnero; la fiancheggiano poche case isolate, si vedono capitelli votivi sui muri campestri a sorveglianza dei radi raccolti in questa terra sassosa.

La strada passa per Dregne o Drenje, poche case di un tempo raccolte e separate da orti, con la misera chiesa di S. Nicolò; poi scorre sulle pendici della contrada Zergnana dalla quale spuntano le cime nude dei monti Calvo ed Acuto. Si arriva così a Ratine o Ravni dove è stato realizzato un villaggio turistico. Qui la strada per Schitazza si restringe, passa fra campi di ginestre con bella vista su Cherso. Si passa fra* le quattro case di Squaransca o Skvaranska e si continua in una zona disabitata, ricoperta da boschi di querce. Dopo il paese la strada si aliarga [1764] ga nuovamente. Superate alcune curve, si trova il piccolo villaggio di S. Lucia d'Albona o Cerovica dove, nelle vicinanze, verso nord, si trova la derelitta chiesa di S. Martino, costruita, secondo la tradizione locale, nel 1570 da un sacerdote di Valsantamartina, denominato Moscenican, venuto ad abitare qui. È una chiesa ad aula unica con il tetto crollato ricoperta d'edera; l'alto campanile a vela è ancora miracolosamente intatto. L'ultima funzione vi si tenne nel 1885. La strada continua sulla parte occidentale del monte Orlici ed arriva al paese di Schitazza, uno dei comuni censuari di Albona, ovvero il più alto comune albonese.

[1765] Secondo l'uso slavo le case sono distanziate l'una dall'altra, poste sull'orlo di doline il cui fondo è coltivato, in un terreno in cui affiora il calcare fra il quale cresce il ginepro. Schitazza si trova vicino al castelliere illirico, posto sull'omonimo monte, dove esiste ancora un grande tumulo isolato, finora inesplorato, che probabilmente racchiude una necropoli ad incinerazione. Vi è anche una grotta, non lontana dalla chiesa del paese, con bellissime stalattiti e stalagmiti. Qui abitano ancora famiglie di antica origine romanica o rumena, slavizzate da oltre un secolo.

Nel 1661 una nave turca si spinse fino al Quarnero ma venne assalita dagli abitanti di Schitazza e da altri albonesi guidati dal capitano Magno. La nave fu intercettata a punta Nera ed i marinai ottomani, rifugiatisi a terra, vennero massacrati. Questo fatto valse al podestà di Albona una lode solenne da parte del doge Domenico Contarmi.

Nel centro del paese è officiata la chiesa di S. Lucia, eretta nel 1616 e divenuta parrocchiale nel 1633. Fu nominata in atti del 1637 ed ha sotto di se varie cappelle campestri. Dal sagrato si ammira uno stupendo panorama del Quarnero. Quando fu costruita era una piccola cappella, con l'entrata nella parte posteriore, nel punto in cui sono poste le due campane, su una lastra di pietra. Venne ricostruita nel 1924 da un sacerdote chersino, Giovanni Studencic. L'aspetto odierno, con l'aula rettangolare ed il campanile a vela, è armonioso: è dipinta di rosa ed ombreggiata da vecchi lodogni; l'interno è tenuto bene con un bel pavimento a quadri bianchi e neri. L'altare maggiore di S. Lucia in marmo, proveniente, secondo la tradizione, da Albona, si trova tra l'altare di S. Antonio da Padova e quello dedicato alla Beata Vergine Maria. Il giorno 13 dicembre, giorno di S. Lucia, fino alla fine dell'ultima guerra, era anche giorno di processione;! fedeli raggiungevano un luogo chiamatoSkolnicadove, secondo la leggenda, la Santa avrebbe pianto perché la gente del luogo non voleva costruire la chiesa. Qui, alla Skolnica, il punto più alto di Schitazza, i fedeli si lavavano gli occhi con l'acqua santa, sperando di riaquistare la vista.

Purtroppo oggi Schitazza è quasi del tutto disabitato, vi abitano solamente 12 persone. Da Schitazza la strada scende verso il mare, aggira il monte Ciuf che sovrasta la punta Nera o Crna detta Cromaz nell'Ottocento, attraversa lande [1766] boscose, desolate, inabitate ed impercorribili a piedi nel sottobosco impenetrabile della macchia mediterranea; si arriva quindi a Brovigne o Brovinje, paese residenziale dei dipendenti del cementificio di Valmazzinghi. Brovigne, nel XIII secolo, ebbe in dono da una donna benestante la chiesa di S. Giovanni Decapitato o Tagliateste, realizzata in località Glausic, situata sopra la cava di pietra ad uso del vicino cementificio che si trova in vai Voscizze o Vomica. La chiesa di S. Giovanni risale al XIII o XIV secolo, aveva una loggia sulla facciata sulla quale svettava il campanile a vela, entrambi demoliti allorché, nel 1933, la chiesa fu ristrutturata. La si raggiunge prendendo la strada per Valmazzinghi. È una piccola costruzione romanica, rettangolare, con l'abside semicircolare inscritta. All'interno conserva resti di affreschi trecenteschi in parte conservati grazie all'intervento dell'artista Eugen Kokot. D Fucic, che evidenziò la chiesa, ritenne datarla al XIV secolo. Vicino alla chiesa esistono delle murature che fanno pensare all'esistenza di un convento, probabilmente costruito dalla leggendaria donna del XIII secolo; esercitò la sua funzione per qualche centinaio d'anni.

Su un rialzo di 30 metri inferiore alla quota della chiesa, a cento metri più a sud, esisteva il castelliere preistorico di Gradaz. In questo sito fu eretto un castello medioevale, ora diroccato, che prese il nome di S. Giovanni in Besca, detto anche in Pesca. I Croati lo chiamavano Turanj. Lo stesso nome prese il porticciolo sottostante dal quale partivano i bragozzi colmi di legna da ardere e di prodotti agricoli. Le rovine del castello, una torre quadrata di vedetta, si potevano vedere fino alla metà del 1992, allorché furono demolite del tutto con le mine per ampliare la cava di pietra. Anticamente era posseduto a titolo feudale dalla nobile famiglia albanese Battiala. La tradizione vuole che il luogo sia stato abitato da profughi troiani nel XII secolo a.C.; un'altra leggenda parla, poi, di un tesoro nascosto dai pirati. Da Brovigne la vecchia strada sale a nord sotto le pendici del monte Babrini, sulle cui falde orientali si trovano le rovine dell'antica chiesa di S. Matteo del XIII secolo.

Nella vicina valle marina chiamata Valmazzinghi o Koromačno esiste l'omonimo villaggio ed il grande cementificio dove viene lavorato lo scisto marmoso della zona nord orientale dell'altopiano albonese per ottenere un ottimo cemento idraulico. A Valmazzinghi esisteva la chiesa di S. Giuseppe, costruita durante la seconda guerra mondiale dal sig. d'Aquisto, proprietario del cementificio. Dopo la guerra venne abbattuto il campanile e la chiesa fu trasformata in sala cinematografica. La valle è racchiusa tra punta Nera e punta Ubas; sulle falde occidentali del promontorio Mogleni o Artazi, sono sorti nel 1939 sia la zona industriale sia il villaggio. Il cementificio, che fu della soc. Spema, è ora fonte di inquinamento ambientale per la mancanza di filtri adatti a trattenere le polveri che, dal grande camino, ricadono su futta l'area circostante, imbiancandola.

Da Valmazzinghi si sviluppa fino ad Albona una strada carreggiabile. Dopo 2 [1767] km una deviazione verso sud-ovest conduce al villaggio detto S. Lorenzo d'Albona o Sveti Lovrec, situato nella contrada Podrubas o Predubac. Anche la chiesa, che dette il nome al paese, è naturalmente dedicata a S. Lorenzo; è di media grandezza, con il campanile a vela con una bifora completa della campana. Svolge le sue funzioni anche quale chiesa cimiteriale ed è parrocchiale dal 1633. È un edificio barocco, ad aula unica, eretto nel 1606 o 1609. L'anno della sua costruzione è riportato da due epigrafi latine che si trovano sulla facciata rinnovata da poco. All'interno l'altare maggiore è un'opera di scalpellino, pure del XVII secolo; esso fu acquistato a Dubasnica, un paesino sull'isola di Veglia. L'acquasantiera riporta il nome del donatore: Pre Mart(inu)s Viscovic -1663. Dopo l'ultima guerra, il comando iugoslavo volle indire elezioni per confermare la sua presenza. Come in altre località, anche a S. Lorenzo, in segno di protesta per l'avvenuto possesso di questa terra istriana, si ebbe una totale astensione del voto.

Da S. Lorenzo si stacca una strada verso sud che raggiunge porto Gradazi, nel canale d'Arsa. Qui si affiancano due valli marine dette de Logo e deiTonni,riparate da ogni vento, dove è stato realizzato un ottimo campeggio. Dopo S. Lorenzo la strada continua verso nord sulle falde occidentali della contrada chiamata Creme-nizza o Montagnana le cui cime maggiori sono i monti Studerà, Luttova eTicugna. Esiste ancora il villaggio di Montagnana d'Albona. La strada supera le case di Stanisovi, vicino alle quali, verso occidente, vi sono le rovine della chiesetta di S. Girolamo, si arriva quindi a Polie o Polje, un paesino antico che un tempo si chiamava Sela. Oggi il villaggio è disabitato, ossia risiedono solo 3 famiglie. La chiesa, dedicata a S. Giovanni dei Negri, è del 1608. È una bella costruzione rettangolare, tutta in pietra calcarea a corsi, con un campanile a vela dove si trova la campanella che suona durante le funzioni funebri. Ad est delle strada, sulle falde del monte Brestovizza, ormai abbandonate, resistono le case di Dusizze, Seni e Boscovi; Filici e Prodol si trovano più a sud.

Superato Polie, una segnalazione indica, verso sud-ovest, la direzione per Traghetto d'Arsa, il porto principale dell'antipiano albonese sul canale d'Arsa [1768] nella contrada Bergodaz o Brgod che da il nome all'altura che sovrasta il porto. In questa contrada, sulle falde del m. Bergodaz si trovano le rare case di Spagnoli, Micolesi, Lonzari o Loncari, Sparici e Mazarini, oggi tutte raccolte sotto il nome generico di Brgod, un tempo conosciuto con il nome Montalto. Da qui si raggiunge Vlasca o Vlaska, che si trova più a nord. In questa località arriva la ferrovia e, sui moli della vicina Ubasizza o Valdivagna o Brsica, viene caricato il carbone estratto nella vai Carpano. Il nome stesso del paese, Traghetto, ricorda la sua funzione di passaggio del canale d'Arsa. Nel 974 esisteva ancora una fortezza, detta Castel S. Giorgio, a testimonianza dell'antico tracciato della strada militare sull'Arsa, la quale, traghettando dalla baia di Blas, attraversava Roccasana o Rogazzana, per raggiungere Castua e Tarsatica. Il Giorgini, nel XVIII secolo, nelle sue memorie della città di Albona ricorda come, in origine, i Liburni avessero in un primo tempo fondato una loro città posta alla foce del fiume Arsa, a circa sei miglia dall'attuale sito di Albona ed a otto miglia dal mare. Il luogo corrisponderebbe circa alla posizione di Traghetto. Le grosse muraglie, che ancora in quell'epoca si trovavano in questo luogo, che i Croati chiamano Stari Grad o Città Vecchia, potrebbero giustificare questa antica credenza, anche se poi gli abitanti del luogo ritennero di ritirarsi sul colle in cui eressero il castelliere di Albona, luogo molto più solubrc rispetto al canale d'Arsa.

Lungo la strada che scende al mare, alcune diramazioni portano a Stagne o Stanje, ed alle case di Jelci o Jvanusi, di Traghettari o Trgetari, di Scompicchio o Persici e di Buriachi o Burijak. Più a nord di Valdivagna o Brsica, oltre la foce dell'Arsa, circa nel punto d'incontro con la Val Carpano, si trova la località Stallie o Stalije dove ci sono gli impianti per la lavatura dei carboni e relativi depositi. Dopo il bivio per Traghetto la strada sale ancora verso nord lungo le falde del monte Brestovizza e si giunge a Salaco o Salakovici dove, recentemente, è stata allargata la strada che porta, verso est, a Cranzi, a S. Marina ed a Ravine.Tra questa strada e quella principale che'porta ad Albona, si estende la contrada Roccasana.

Tratto da:
  • Dario Alberi. ISTRIA - storia, arte, cultura. LINT (Trieste, 1997) pg. 1763-1768. All © copyrights reserved by the author and publisher. This book is generally available at Italian bookstores.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Monday, March 17, 2008; Last updated:Sunday March 30, 2008
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