Andrea Antico
Prominent Istrians

Andrea Antico da Montona
di A. [Albino] Zenatti

[Tratto dall'Archivio storico per Trieste, L'Istria e il Trentino, Volume Primo. Diretto da S. Morpurgo e A. Zenatti. Direzione Proprietaria Editrice (Roma, 1881-2, pages 167-199.]

Sulla fine del secolo XV, risvegliatosi fra noi l'amore all'arte della musica, papi e principi andarono a gara nel favorirla. I maestri di cappella ed anche gli stessi cantori erano però forestieri, Fiamminghi la maggior parte; chè gli Italiani, i quali avevano pur dato nel Trecento tutta una scuola di compositori, erano allora generalmente stimati poco atti agli studi musicali, e il loro canto appropriato a quello delle capre. (1) Ma erano accuse ingiuste; e all'aprirsi del cinquecento troviamo già formata una vera scuola di compositori veneti, i quali ad esempio dei Fiamminghi s'ispirano principalmente ai canti del popolo: fra loro è un istriano, il chierico Andrea Antico da Montona. Nè questo è il solo o il maggior merito suo, che egli fu anche uno dei primi a stampare canto figurato e [168] intavolature d'organo e di liuto, giovando così immensamente al progresso dell'arte musicale. Tuttavia il suo nome fu assai presto dimenticato, e a differenza del suo contemporaneo Ottaviano Petrucci da Fossombrone, inventore dei tipi mobili metallici per la stampa delle note musicali, il quale trovò già in Antonio Schmid (2) ed ora nel Vernarecci (3) amorosi ed accurati biografi, il chierico di Montona aspetta ancora che alcuno parli di lui con qualche ampiezza e diligenza. Infatti dei pochi scrittori italiani che in questo secolo ebbero a ricordare il name di Andrea Antico nessuno da dei libri musicali da lui stampati esatte notizie, ma quasi tutti se ne sbrigano con poche e spropositate parole. Andrea Majer conosce solo il Liber quindecim missarum, impresso dall'Antico nel 1516, e lo dice il «primo saggio di calcografia musicale che sia comparso alla luce», (4) e anche il Lichtenthal (5) dei libri stampati dal nostro non ricorda che questo, ma come opera dei Petrucci. II canonico Pietro Stancovich invece (6) da notizia soltanto delle Frottole intabulate da sonar organi (1517), ma del montonese a sua volta erroneamente asserisce, che fu il «primo che invent6 ed esegui la stampa in legno delle note musicali». Nè gli altri istriani, che più recentemente ebbero a parlare del loro comprovinciale, corressero questi errori od aggiunsero aitre notizie; (7) [169] anzi i signori Pietro Tomasin e Giovanni Piber, pubblicando, or non è ancora un anno, una loro infelice Dissertazione storica intorno all'Antico, (8) lo chiamano anch'essi «primo calcografo musicale». Eppure fino dal 1845 lo Schmid aveva pubblicato il suo bellissimo lavoro sull'invenzione del forsempronese, (9) e in qualunque manuale bibliografico il Tomasin avrebbe potuto trovar descritti libri con note musicali stampati anteriormente e all'Antico e al Petrucci! Ma egli non si curò di consultare nemmeno le opere del Fetis (10) e dell'Ambros, (11) nelle quali avrebbe pure trovato qualche notizia sul chierico. istriano; ignora anche ciò che di lui ha scritto il Catelani, (12) ed è molto, se oltre al parlare delle Frottole, delle quali aveva già fatto cenno lo Stancovich, dà brevissimamente il titolo dei libri stampati dall'Antico, che si conservano nel liceo musicale di Bologna. Il Vernarecci non mancò di indicare agli autori deila dissertazione qualcuno degli altri libri dati in luce dal montonese che si citano dai bibliografi: d'uno anzi diede notizia per [170] il primo; (13) ma, troppo preoccupato dal desiderio di illustrare più che altro la vita del suo concittadino, toccò del nostro solo incidentalmente. Non tornerà quindi discaro che io qui raccolga quel, poco che finora si sa del chierico di Montona e dei libri da lui stampati, e ricordi anche qualche altro istriano benemerito ad un tempo, come l'Antico, dell'arte musicale e della tipografica: forse qualcuno sarà da ciò invogliato a fare ulteriori ricerche. Che se queste notizie appariranno più incomplete di quello che dovrebbero, valga in parte a mia scusa il non aver potuto trovare nelle pubbliche biblioteche di Roma quasi nessuno dei libri musicali impressi dall'Antico, che come quelli del Petrucci sono fra i più rari che si conoscano in tutto il campo della bibliografia. (14) Anzi se di alcuni di essi potrò qui dare una descrizione un po' più ampia di quelle che finora ne abbiamo, i lettori ne sapranno grado ai signori Corrado Ricci e Severino Ferrari, che vollero per me esaminare quelli fra questi incunabuli che si conservano nel liceo musicale di Bologna, e nella biblioteca Marucelliana di Firenze.

Molti tipografi, e in Italia e fuori, cercarono sulla fine del quattrocento, ma inutilmente, la maniera di stampar musica «nel modo che si imprimono le lettere». (15) Adoperavansi quindi per la stampa delle note rozzi metodi silografici, i quali non davano che infelici risultati, e solo «nel Missale di Würzburg (1484) su linee rosse, tirate a penna o con altro istrumento, un saggio di canto fermo è dato con tipi mobili nell'antica notazione alemanna». (16) Ma per la stampa del canto [171] figurato gli impressori quattrocentisti incontravano grandissime difficoltà anche usando della silografia, (17) ed è perciò che essi si limitarono a stampare musiche sacre per messali e salteri. Nè forse andiamo errati asserendo che il primo saggio di musica profana stampata fuori d'Italia (18) si trovi in un curioso libretto, il quale porta la data delie Idi di maggio del 1501, e contiene il Ludus Diane in modum comedie, (19) rappresentato a Linz, in occasione dello sposalizio di Massimiliano I con Bianca Sforza (1494), da alcuni alti funzionari della corte imperiale, fra i quali notiamo il cancelliere Pietro Bonomo, illustre triestino, che mori vescovo della sua patria. Ma contemporaneamente al Ludus Dianae usciva in Venezia l'Odhecaton, primo libro di musica, e musica profana, stampato coi [172] caratteri mobili dal Petrucci; poco dopo i Canti B. Numero Cinquanta. (20)

L'invenzione del forsempronese è però anteriore al 1501, e già ai 25 maggio del 1498, avendo egli «cum molte sue spexe et vigilantissima cura trovado quello che molti non solo in Italia ma etiandio de fuori de Italia za longamente indarno hanno investigato, che è stampare commodissimamente Canto figurado, et per consequens molto più facilmente Canto fermo, cossa precipue a la Religion Christiana de grande ornamento et maxime necessaria», venivagli concesso dalla Signoria Veneta «chome a primo inventore», che nessun altro nei dominii della Repubblica potesse «stampare Canto figurado nè Intaboladure d'organo et de liuto per anni vinti, nè anche... portare, nè far portar o vender dicte cosse... stampade fuora in qualunque altro luogo». (21)

Non fu dunque Andrea Antico il primo a stampare le note musicali con caratteri mobili; ma se questa gloria è tolta al montonese, ad un altro istriano spetta una non piccola parte di merito nella nuova invenzione. Infatti nella bella epistola latina, con la quale dedica il suo Odhecaton a Girolamo Donato, (22) lo stesso Petrucci narra di essersi accinto all'ardua impresa di [173] stampar musica per consiglio d'un letterato capodistriano, di Bartolomeo Budrio, il quale lo eccitò pure ad intitolare l'opera sua a quell'illustre patrizio. È bello il vedere come il forsempronese parli con orgoglio di italiano della propria invenzione, e con stima ed affetto del suo ispiratore:

«Sed et Bartolomeus Budrius, utraque lingua clarus - et tui studiosissimus, me assidua praedicatione tuarum laudum, quamque caste sanctiora illa totius philosophiae studia musice temperes, in admiratione tui ita confirmavit, ut mihi non esset diu deliberandum, cui potissimum meas delicias, meos amores committerem, cui perpetuo dedicarem. Non pridem, vir clarissime, animadverteram, rei impressoriae artifices certatim ex omnibus disciplinis novi aliquid quotidie proferre: musicam vero illam numerosam, sive discantum malis, sine qua non Deum optimum maximum propitiamus, non nuptiarum solemnia celebramus, non convivia, non quidquid in vita jucundum transmittimus, ab iisdem opificibus neglectam jacere; mox e Joctus ingeniosissimos viros saepiùs ab incaeptis destitisse, hoc ego erectus, si me quoque possem tollere humo, latinum quoque nomen et venetum in primis; ubi haec parta et perfecta forent, hac quoque nostri inventi gloriola virum volitare per ora; consilio usus Bartolomaei, viri optimi, rem sum, puto, feliciter aggressus, tam arduam, quam jucundam, quam publice profuturam mortalibus».

E il Budrio, che ebbe forse una parte diretta nella pubblicazione dell'Odhecaton, con una sua lettera, pure in latino, che fa seguito a quella del Petrucci, (23) raccomanda anch'egli caldamente al Donato l'opera del forsempronese, la quale egli chiama nuovo parto di Venezia destinato a nobilitare la patria comune.

[174] Con quale metodo il Petrucci stampasse i suoi libri musicali rimase per qualche tempo ignoto; e certo a molti dei suoi contemporanei dovette parer meravigliosa la nuova invenzione. a Homo ingeniosissimo» sembra il forsempronese anche a noi, non tanto per aver egli pensato di stampare prima le righe e le parole del canto, e poi le note, chè ciò era già stato fatto prima di lui, ma per aver saputo comporre con caratteri mobili tutti i vari e complicati gruppi di segni che allora occorrevano nella musica figurata. (24) L'opera sua ha anche un altro pregio grandissimo, ed è la perfezione artistica. I libri da lui stampati, e specialmente l'Odhecaton, sono di tale bellezza da riuscire difficilmente superabile, e restano tuttora preziosi ed insigni monumenti dell'arte tipografica italiana. (25)

L'Odhecaton coi Canti B. numero cinquanta e i Canti C. numero centocinquanta, stampati questi ultimi dal Petrucci nel 1503, forma una grande raccolta di canzoni profane, per la massima parte francesi; (26) nè ciò recherà meraviglia a chi sa quanto sia stata sempre fra noi in voga la letteratura francese. Come già le storie di cavalleria dei cantores francigenarum, la canzonetta francese trovò facile accoglienza in Italia: l'affinità di razza e la grande somiglianza dei linguaggi delle due nazioni spiegano il fatto più che a sufficenza. Parecchie canzoni francesi troviamo già nei codici che racchiudono le poesie musicate italiane dei secoli XIV e XV; (27) su l'arie di canzoni francesi, tanto note che basta per indicarle il capoverso, si [175] cantano molte laudi del quattrocento. (28) Ma se per stabilire Il fatto della popolarità in Italia delle canzoni francesi avevamo solo questi dati, ecco neLla raccolta del Petrucci un nuovo e validissimo argomento. Qualcuno potrebbe però dubitare che poesie francesi si trovino in questi tre libri del Petrucci, perchè forse i compositori della musica avessero preferito le loro canzoni nazionali; ma essi, come vedremo, davano indifferentemente il suono a poesie francesi e italiane e latine. E poi, con quale interesse avrebbe il Petrucci stampato canzoni non di moda? Il fatto, che quelle canzoni sono nella sua raccolta indicate col solo capoverso, mostra indubbiamente la loro grande popolarità. Così la Francia importava in Italia i suoi canti popolari, e i maestri francesi moltiplicavano fra noi le loro composizioni musicali. L'Italia farà tesoro dei loro insegnamenti; e come lavorando la materia di Francia produce l'Orlando Furioso, recherà anche l'arte musicale ad un'altissima perfezione: il melodramma sarà la sua splendida rivincita.

Se il brutto uso d'allora di lasciare all'arbitrio de' cantori lo adattamento delle parole alla musica non avesse contribuito, assieme alla popolarità delle poesie, a far omettere il testo di queste, la raccolta del Petrucci sarebbe un vero tesoro per gli studiosi della poesia popolare. Ma anche i capoversi, che il Vernarecci avrebbe fatto bene a riprodurre tutti nel suo libro, (29) ci danno una idea abbastanza chiara delle poesie, che [176] come le nostre canzoni a ballo dovevano per la maggior parte servire anche alla danza; (30) essi permisero al Vernarecci di ritrovarne alcune nelle raccolte del Paris e del Haupt.

Delle poche canzonette non francesi contenute nella grande raccolta del Petruccl pochissime sono tedesche, nè le crederei popolari, ove non siano parodie; taluna sembra latina e d'argomento religioso, ma forse non sarà stata tale che nel capoverso; alcune finalmente sono italiane: notasi tra queste, musicata a 5 voci dal Japart, Nenciozza mia, ossia le ottave della Nencia da Barberino del Magnifico Lorenzo. (31)

Ma ecco l'attivo Petrucci darci anche una grande raccolta di canzoni italiane, e per la massima parte musicate da maestri italiani, e ci6 mentre pur stampa messe e mottetti; intendo i nove libri di Frottole, pubblicati in Venezia fra il 1504 e il 1508, (32) libri importantissimi tanto per la storia musicale che per la letteraria e per quella del costume, sicchè è veramente da dolersi che per la grandissima loro rarità non si possa che ricorrere alle notizie che di essi ci lasciò lo Schmid, il quale si limita a darne gli indici dei capoversi. (33) Ma già questi ci dicono molto, chè essi ci rappresentano buona parte della letteratura musicale profana del principio del secolo XVI, dal canto popolare anzi plebeo, del quale tanto poco ci è rimasto, alle canzoni a ballo, agli strambotti, ai madrigali, ai capitoli, al [177] sonetto. (34) Quanti s'occuparono della nostra poesia popolare avrebbero quindi trovato grande materia di studio in questa ampia raccolta del Petrucci, la quale per maggior fortuna ci conserva anche il testo delle poesie; ma essa, come alcuni altri preziosi libri musicali che verremo additando, rimase loro ignota. A parecchie osservazioni avrebbe però loro offerto argomento anche il solo libro dello Schmid.

Non molte sono nella raccolta del Petrucci le canzoni schiettamente popolari; tanto più sarebbe quindi desiderabile, che alcuno ne studiasse la musica, e la confrontasse colle arie moderne, (35) Nel libro secondo troviamo la canzone Bergamasca Lirum bililirum lirum, detta «un sonar de piùa in fachinesco musicata da Rossino Mantovano; (36) nel terzo, musicata dal medesimo, Perchè fai dona el gaton; da Bartolomeo Tromboncino Veronese Nunquam fu pena magiore; (37) da Iosquin d'Ascanio El grillo è bon cantore; da un anonimo La tromba sona, amor vol far giudizio; (38) [178] nel quarto Che fa la ramacina (39) e Scaramella fa la gatta (40) musicate dal Corapère; nel settimo, musicata da Paolo Scotto (cui sono attribuite, non so se a ragione, anche le parole) Tur lu ru la capra è moza; (41) da G.B. Zesso D'un bel matin d'amor (42) e Quando anderetta (sic) al monte; (43) da Pietro da Lodi El basalischo ha l'ochio; nell'ottavo, ancora da Rossino Mantovano, A pè de la montagna; nell'ultimo, musica di Marchetto Cara, Chi la castra la porcella. Qua e là notasi anche qualche canto carnascialesco; ma la maggior parte degli altri componimenti sono canzonette d'ottonari, e strambotti dei quali l'Italia era allora allagata, capitoli e sonetti: tra questi alcuni del canzoniere petrarchesco, allora al colmo della sua popolarità. (44) Nè mancano musiche per gli amatori della classicità: nel libro quarto c'è l'aer de versi latini di Antonio Capreolo [179] da Brescia; nel primo l'ode d'Orazio Integer vitae scelerisque purus, musicata da Michele Pesento veronese; nel nono Quercus juncta columna est, canzone per le nozze Della Rovere-Colonna, musica di Filippo da Lurano. (45)

È appunto nelle Frottole del Petrucci, in questa grande rac-colta di canzoni italiane, che il nostro Andrea Antico apparisce come compositore. A lui infatti, qui chiamato A. de Antiquis Venetus, (46) è attribuita la musica delle seguenti frottole: (47)

L. III, fol. 2: Poi che son si sfortunatonato A. de Antiquis.
L. V, fol. 33:   A. de Antiquis.
» » » 34: 34: Prendi larme o fiero amore A. de A.V.
» » » 35: A ti sola ho dato el core A. de A. Venetus.
» » » 36: Resta hor su madonna in pace A. de A.V.
» » » 37: Questa amara aspra partita »
» » » 38: Vale iniqua uale hormai »
» » » 48: 48: Siegua pur chi uol amore A. de A.
L. VII, N. 22: Ochi mei mai non restai A. de Antiquis.
» » » 41: Quel chel ciel ne da per sorte A. de Antiquis.
» » » 66: Questo tuo lento tornare A. de Antiquis.
L. IX, fol. 32: Non tardar o diua mia A.D.A.
» » » 49: Jo mi parto el cor ui lasso A.D.A.
» » » 51: La insopportabil pena (48)  

 [180] Sono queste le sole composizioni musicali dell'Antico che siano giunte fino a noi, (49) poichè non abbiamo motivi sufficenti per attribuirgli quelle che si trovano anonime nei libri da lui stampati. Ma se non possiamo assegnare al montonese un posto distinto fra i maestri della scuola veneta, il suo nome non deve per6 andar disgiunto da quelli dei più benemeriti dell'arte musicale. Spinto dall'amore di questa e da speranza di lucro, egli tentava in Roma, dove il privilegio concesso dalla Signoria Veneta al Petrucci non avea alcun valore, la stampa di libri di musica con metodo silografico, il quale, mercè lo ingegno e l'abilità del montonese, potè dare, come vedremo, dei risultati di poco inferiori a quelli ottenuti coi caratteri mobili. Ai bisogni delle chiese da una pane, e del mondo elegante dall'altra non potevano invero bastare le pubblicazioni del Petrucci, tanto più che le guerre non permettevano che queste si spacciassero fuori di Venezia. (50) Associatosi quindi al miniatore Giambattista Columba, il nostro Antico, avendone incise in legno le note, pubblicava ai 9 di ottobre del 1510, per lo stampatore Marcello Silber al's Franck, il suo primo libro, che e fors'anco il primo di musica stampato in Roma, dal titolo: Canzoni nove con alcvne scelte | de varii libri di canto. (51) Questo rarissimo libro, che noi non abbiamo potuto vedere, dovrebbe somigliare a quelli di Frottolt pubblicati dal forsempronese, ed essere quindi di non lieve [181] importanza per la storia della musica e per lo studio della poesia popolare.

Per i tre anni che seguono al 1510 non abbiamo alcuna notizia dell'attività del nostro; Forse i tempi burrascosi non erano propizi alle arti ed al commercio librario, chè anche il Petrucci dal 1509 al 13 non stampò, sembra, alcun libro di musica. Ma l'avvenimento di Leone X, gran mecenate di tutte le arti e specie della musicale, al trono pontificio fece risorgere le speranze del nostro istriano, il quale si diede tutto a studiare nuovi perfezionamenti della silografia.

Ai 22 ottobre del 1513 il Petrucci, che già nell'11 s'era trasportato alla nativa Fossombrone, otteneva da Leone X un privilegio per la stampa, non mai fino allora tentata, delle intavolature d'organo; (52) ma il nostro Antico non cessò per questo dalla impresa sua: forse ebbe qualche promessa d'appoggio dalla corte pontificia. Dopo tre anni di fatiche e con la spesa di ben 500 ducati, avendo portata l'arte silografica ad un'altissima perfezione, egli poteva finalmente tentare la stampa di un gran volume di musica in foglio massimo. A ciò nessuno ancora era riuscito: non è quindi del tutto bugiardo il vanto dell'Antico di aver trovata una nuova maniera di imprimere, vanto che, come abbiamo visto, trasse in tanti errori il Majer, lo Stancovich e il Tomasin. (53) Ma per la stampa di queste messe egli [182] sarebbe forse incorso in questioni col Petrucci, se fortunatamente per lui e per l'arte sua ai 28 gennaio del 1516 non avesse ottenuto con breve pontificio non solo il permesso per l'impressione, ma anche il privilegio per la stampa di canto figurato in libri in foglio massimo. Ai 9 di maggio del 1516 la stampa del Liber quindecim missarum, eseguita dall'Antico a spese di alcuni soci, (54) era terminata: di meravigliosa eleganza tipografica, questo primo in foglio della musica era riuscito veramente degno di quel secolo d'artisti.

L'esemplare di questo libro che si trova all'Archivio della cattedrale di Modena, e che fu con grande amore e diligenza descritto dal Catelani, (55) manca, come quello del Liceo musicale di Bologna, della prima carta. Un terzo esemplare trovasi a Parigi ed è completo, ma il Fétis non ne porge che il titolo. Fortunatamente un quarto, finora ignoto, si conserva alla Biblioteca Angelica di Roma, (56) e mi permette di completare la descrizione del Catelani.

Il Liber quindecim missarum è in foglio (cent. 42 X 28), di c. 162, numerate III-CLXI e con segnatura A-Z, AA-DD; ogni tre fogli formando un fascicoletto. Ogni pagina ha 12 righi di musica. A c. 1a un largo fregio racchiude il titolo e un'incisione. Il titolo è a lettere romane, e suona: Liber qvindecim

| missarvm electa | rvm quae per excel | lentissimos mvsicos | compositae fvervnt. L'incisione rappresenta Leone X, che, seduto sul trono, prende colla sinistra dalle mani di un [183] uomo inginocchiato un libroni musica, mentre con la destra gli impartisce la benedizione. Sopra la testa dell'offerente, nel quale volentieri riconoscerei il nostro Antico, vi è un quadro di paesaggio. Il libro aperto mostra alcune note musicali con sotto le parole: Uiuat Leo Decimus | Pontifex Max. A piè pagina lo stemma del pontefice sostenuto da due leoni. A c. 1b si legge, in car. rom., tolto il titolo che è in got., la dedica del libro, che qui riproduciamo:

Andreas Antiquus Leoni .X. Pont. Max. Sal.

MVltas res humanum genus excogitauit quibus Deum immortalem, a quo bona omnia proveniunt, lauderet, quantumque pro captu mortalitatis suae posset, in eum gratum animum patefaceret. Hinc nidemus tempia toto orbe in eius honorem magnificentissime extructa, statuas ex marmore & aere atque ebore erectas, picturas nobiiissimas, uasa, gemmas preciosissimas dicatas, haecque omnia summo artificio exculta atque expolita. Quae, quam quam magni momenti esse uiderentur ad promerendam Dei optimi in nos uoluntatem & pro bonis ab eo mortalibus còncessis gratiam reddendam, non tamen absolutam Dei culturam ex ornamentis illis mutis & surdis existimarunt. Hymnos itaque & orationes & supplicationes ac laudationes composuerunt, quas singulis propemodum horis in ìpsis templis decantarent, quae essent nostrae in Deum uoluntatis indicia testatiora & signa expressiora. Sed hae laudationes fuit olim tempus cum rudi quodam sono & cantu incondito proferebantur, quae res quamquam Deo, qui mentes tantum interius inspicit, satis uideretur, homines tamen, qui nulla grati animi officia in Deum omitere decreuerant, cogitare caeperunt Musicam rem esse divinam & a Deo mortalibus ipsis inter alia bona traditam & elargitam, optimum itaque factu existimarunt, si quod bonum ab ipso Deo acceperant in eiusdem ornamentum & decus uerteretur. Feruntque Gregoriun prìmum & Leonem II. Pontt. Maxx. diuinis orationibus concentus Musicos prìmum accommodauisse. Quam rationem in templis canendi secuta aetas obseruauit, semperque aliqua illustria ingenia effulsere, quae aut traditam eam a maioribus quasi per manus custodirent incorruptam, aut aliquid addendo meliorem facerent, quale hoc tuum seculum, quod absoluisse prorsus hanc rem mihi uisum est. Tulit enim plurimos in Musica excellentes uiros, qui certatim pro ingenii uiribus se in hac arte magna cum laude ita exercuerunt ut excellant. Ex quorum laboribus Quindecim Missas collegi, quae mihi graviores & meliores uidebantur, easque, incisis in ligneas tabulas notis, quod nullus ante me fecit, noua imprimendi ratione sociorum sumptibus excudi & publicaui ampliori hoc & Regali uolumine ac uere Pontificio: magno sane & longo labore, nam propemodum totum triennium huiv negotio impendi, a principio uidelicet faustissimi Pontificatus [184] tui, qui, cum ueluti lumen illustrissimum cum uniuersis uirtutibus affulserit, tum uero multo maxime ipsi Musicae, me ipsum excitauit, ut quod in me artis & ingenii erat, totum illud in gratiam & honorem tui expromerem, eo animo, ut si tibi hoc primum munus arrideret, ac ad meam tenuitatem respiciendum benignitatem tuam alliceret, ad alia opera quae animo iam pridem uoluo me accingerem. Que spes nequaquam opinor me fallet, nam fouere Ingenia cum semper uniuersae familiae uestrae, tum ipsius tui proprium decus fuit. Quare & uolumen hoc ipsum & clientem tuum atque mancipiùm sub beatitudinis tuae patrocinio suscipe, & susceptum foue, quo ualeat ea, quae animus diu parturit, aliquando parere & numini tuo consecrate. Vale.
Al recto dell'ultima carta leggesi il breve pontificio che abbiamo ricordato. Il Catelani lo pubblicò volgarizzato, (57) ma rimase contuttociò ignoto anche al Vernarecci; (58) non sarà quindi inopportuno che io qui ne dia il testo originale:

LEO PAPA X:

Dilecto Filio Andree Antiquo de Montona clerico Parentinae dioceseos in Vrbe Commoranti.

Dilecte fili salutem & apostolicam benedictionem. Decorem domus dei, quam decet sanctitudo, & diuini cultus augumentum intensis desideriis affectantes, Votis illis gratum prestamus assensum, per que christi fidelium devotio augeri, ac ecclesie et loca ecclesiastica ad laudera illius qui in altis habitat diuinis preconiis ualeant iugiter resonare. Cum itaque, sicut fidedignorum relatione didicimus, tu in arte imprimendi libros Cantus figurati non parum expertus existas, & artem seu libros huiusmodi in magno uolumine imprimendi inueneris, ac in alma Vrbe nostra similes libros in magno uolumine, pro quibus summam quingentorum ducatorum auri de Camera uel circa exposuisti, & longe maiores expensas te subire oporteat, imprimi facere desideres, si tibi super hoc de aliquo oportuno remedio prouideatur; Nos igitur, te in huiusmodi laudabili proposito confouere, tibique super hoc oportune prouidere uolentes, tibi usque ad decennium quoscumque libros Cantus figurati in dicto magno uolumine ac regalibus Chartis in dicta Vrbe & extra eam et in quibuscumque aliis locis Romanae Ecclesie mediate uel immediate subiectis, per te uel alium seu alios imprimendi et imprimi faciendi ac illos in Vrbe ac predictis et quibusuis aliis locis publice uendendi auctoritate apostolica tenore presentium licentiam concedimus & facultatem: & nihilominus Vniuersis et singulis Archiepiscopis Episcopis Abbatibus & [185] dilecto filio Octauiano de pctrutiis de foroserapronii & quibusuis aliis librorum impressoribus & personis tam ecclesiasticis quam secularibus etiam cuioscumque dignitatis status gradus ordinis et conditionis existentibus sub excomunicationis late sententie & ducentorum ducatorum similium Camere apostolice eoipso postquam presentibus contrauenerint absque alia declaratione applicandorum & librorum quos impresserint amissionis poenis, ne dicto durante decennio similes libros in dicto uolumine regalis folii dumtaxat in Vrbe & locis predictis absque tua expressa licentia imprimendi seu imprimi facere aut ad hoc auxilium consilium uel fauorem prestare quoquomodo presumant districtius inhibemus. Quocirca Venerabili fratri hieronymo episcopo Asculano, & dilecto filio Amadeo electo Augustensi et pro tempore existentibus Camere apostolice Auditori & dicte Vrbis Gubernatori ac eorum locatenentibus et eorum cuilibet committimus & mandamus quantus tibi in premissis efficacis defensionis presidio assistentibus faciant te concessione huiusmodi pacifice frui et gaudere, non permittente per dictum octauianum & quoscunque alios impressores & personas quacumque auctoritate fungentes in persona seu bonis desuper quomodolibet molestari inquietari uel perturbari, Contradictores quoslibet et rebelles per censuras ecclesiasticas & alia oportuna iuris remedia, appellatione postposita, compescendo, ac huiusmodi excomunicationis & alias penas totiens quotiens opus merit incurrisse declarando, inuocato ad hoc si opus fuerit auxilio brachii secularis. Non obstantibus premissis ac constitutionibus & ordinationibus apostolicis, necnon quibusuis aliis priuilegiis indultis & litteris apostolicis etiam in forma breuis per nos et sedem apostolicam etiam ad quorumuis aliorum impressorum & personarum instantiam, ac etiam motu proprio & ex certa scientia etiam concessis confirmatis & innouatis ac in posterum forsan concedendis & innouandis, quibus omnibus, etiam si pro eorum sufficienti derogatione de illis eorumque totis tenoribus specialis specifica & expressa mentio habenda foret, eorum tenores presentibus pro expressis habentes, illis alias in suo robore permansuris, hac uice dumtaxat specialiter & expresse derogamus, Ceterisque contrariis quibuscumque. Per hoc autem quibusdam aliis in simili forma breuis litteris eidem octauiano, sub data uidelicet .xxii. octobris Pontificatus nostri Anno Primo, super impressione librorum nonnullorum Cantus figurati concessis, dummodo tecum super impressione librorum per te (ut prefertur) in dicto uolumine folii regalis dumtaxat imprimendorum dicto durante decennio non concurrat, nec tibi super hoc propterea aliquod preiudicium afferat, non intendimus in aliquo derogare. Volumus autem, quod postquam presentes littere per te impresse fuerint, illarum impressioni absque alia subscriptione aut decreti Iudicis appositione in iudicio & extra illud plena & indubitata fides adhibeatur, prout adhiberetur eisdem presentibus originalibus litteris, si forent exhibite uel ostense: Datum Florentie sub Anulo Piscatoris Die xxyii Ianuarii M.D.XVI. Pontificatus Nostri Anno Tertio.

Ia. Sadoletus.

[186] Più sotto in gotico:

Misse Quindecim a diuersis optimis et exquisitissimis | Auctoribus edite per Andream Antiquum de Mon | tona Sociorum sumptibus emendatissime | atque accuratissime Rome Impresse | Anno domini .M.D.XVI. Die nona | Maij. Pontificatus sanctissimi | Domini nostri domini Leo | nis decimi Anno | Quarto.

A c. 2a trovasi l'indice delle messe, stampato, come le parole del canto, in caratteri gotici:

TABVLA MISSARVM.

Iosquin.
Mìssa de Beata virgine. cxv.
Missa faisant Regretz. cv.
Missa ad Fugam. cxxx.
Brumel.
Missa de beata virgine. iii.
Missa pro defunctis. clvi.
Missa A lombre dung buyssonet. cl.
Feuim.
Missa de Aue Maria. xcv.
Missa Mente tota. xlvii.
Missa de Feria. lxxi.
Pierre de la Rue.
Missa de Aue maria. xx.
Missa O salutaris ostia. cliii.
Jo. mouton.
Missa Alma Redemptoris. xxxiiii.
Missa dittes moy toutes vox pensees. lxxi.
Pippelare.
Missa Lhomme arme. lviii.
Petrus Rosselli.
Missa Baysez moi. cxli.

Il Liber quindecim missarum è dunque una raccolta di messe dei più celebri maestri di quel tempo, dal famosissimo Iosquin des Pres, il cui nome il Domenichi celebrava assieme a quello [187] del Petrarca, (59) al Brumel ed al Mouton; l'Italia è pure rappresentata da Pietro Rosselli. Nessuno, credo, si meraviglierà vedendo che la maggior parte di queste messe pigliano il nome da canzoni profane e popolari, come A l'ombre d'ung buyssonet e L'homme armé. La musica sacra si modellava allora tutta sulla profana; i compositori pareva non comprendessero, o meglio non si curassero del testo che musicavano, e alle parole più gravi e più sacre adattavano senza riguardi l'allegro motivo di qualche oscena canzone. (60) Le laudi si cantavano sulle arie di canzoni popolari, assai spesso imitate anche nelle parole; e quasi tutte le messe composte dalla fine del secolo XIV alla metà del XVI, che si conservano negli Archivi Vaticani, sono musicate sulle arie di canzoni latine, francesi, ed anche italiane, come Che fa oggi il mio sole, Chiare fresche e dolci acque, Dormendo un giorno, Euro gentil, Il bianco e dolce cigno, Io mi son giouanetta, Ite rime dolenti, Nasce la gioia mia, Quando lieta sperai, Scarco di doglia, Se allor che più sperai, Vestiva i colli, Ultimi i miei suspiri (61) Che più? Lo stesso Leone X ci ha lasciato una sua composizione di musica sacra a 5 voci modellata sulla canzone popolare Se la Sanplus. (62) Rare ed isolate erano le voci che si levavano a protestare contro questa mescolanza del sacro col profimo, (63) la quale, se non giungeva alle stranezze di cui fu [188] testimonio il medioevo, (64) era tuttavia tale materia di scandalo, che il concilio di Trento nella sua ventiduesima sessione stimò bene di porvi un freno. (65)

Il libro delle quindici messe è stampato con vera eleganza e con molto lusso d'ornati. «La prima facciata di ciascuna messa — così il Catelani nella sua accurate descrizione dell'esemplare modenese — è adorna di un fregio arabescato. Un grandissimo K nella parte del soprano comincia le messe a carte 3, 47, 81, 115 e 150; è formato da un leone ritto, da un cornucopia e da un animale fantastico, sulle cui pinne appoggia un angioletto intento a cogliere frutta nel detto cornucopia: due farfalle svolazzano all'estremità superiori: la zampa anteriore sinistra del leone sostiene in alto un globo su cui stanno distribute queste lettere:

G     L
O
V     I
S

...I grandi K parimenti del soprano nelle dieci altre messe sono di due fogge diverse: quelli a carte 20, 58, 95, 130 e 153 hanno fiorami, frutta e due angioletti, uno de' quali con un [189] canestro nella dritta mano; i rimanenti a carte 34, 71, 105, 141 e 156 variano alquanto nella forma de' precedenti e nelle attitudini degli angioletti. Tutti i quindici K finalmente, nel vano formato dalla curva inferiore, contengono figure introdotte nel vano stesso ed allusive ai titoli delle singole messe: e così la messa di Brumel de beata virgine ha nel gran K una madonna col bambino; la seconda messa di De la Rue ave maria ha la vergine annunziata dall'arcangelo; la terza di Mouton alma redemptoris ha un'addolorata; la quarta di Feuim mente tota ha una figura maschile in contemplazione; la quinta di Pippelare lhomme arme ha un guerriero coperto dall'elmo ed armato di spada e scudo; la sesta di Feuim de feria ha un vecchio che prega; la settima di Mouton dittes moy toutes vos pensees ha un frate nel confessionale che ascolta un penitente; l'ottava di Feuim ave maria ha nuovamente l'annunziata; la nona di Iosquin faisant regretz ha una vecchia che piange; la decima del medesimo de beata virgine ha una madonna che allatta il bambino; l'undecima del medesimo ad fugam ha un bosco con due cani che appostano un cervo; la duodecima di Rosselli baysez moy ha un uomo e una donna che si baciano; la decimaterza di Brumel a lombre dung buyssonet ha una donna che intreccia una ghirlanda sotto un cespuglio; la decimaquarta di De la Rue o salutaris hostia ha un ostensorio; la decimaquinta di Brumel pro defunctis ha uno scheletro umano armato di falce. Le iniziali minori del libro sono belle anch'esse ed analoghe alle parole». Il processo adoperato dall'Antico per la stampa di questo stupendo volume, processo che il Catelani chiama ragionevolmente una specie di stereotipia musicale, era quello di imprimere le righe e le note incise in una stessa tavola di legno. Con una distinta operazione, e coi mezzi tipografici ordinari, si stampavano poi le parole ed i fregi.

Una sì colossale e splendida pubblicazione dovette guadagnare al nostro istriano tutto il favore del Pontefice, il quale infatti per rendergli possibile di compier l'opera che diceva di andar rivolgendo nell'animo ai 27 dicembre del 1516 gli accordava un nuovo privilegio, non più per la stampa di volumi di musica in foglio, ma per quella delle intavolature d'organo, [190] derogando così dalla concessione fatta al Petrucci, il quale sembra non pubblicasse quanto da lui si attendeva. Ornate del nuovo breve papale (66) ai 17 gennaio del 1517 uscivano in Roma per opera del nostro montonese le Frottole intabulate da sonar organi, libro primo, una raccolta cioè, come il titolo chiaramente lo indica, di arie profane per organo. Delle frottole non sono dati che i soli capoversi. È un volumetto di 38 carte, che misurano 21,3 X 14,4, impresso con molta eleganza. A c. Ia sotto al titolo vedesi una «nitidissima incisione in legno che rappresenta un giovane in atto di sedere e di suonare un istrumento musicale. Questo, di forma trapezoidale, poggia su un cavalletto; quello è vestito con ampio paludamento a larghe maniche, simile alla tonaca dei frati Agostiniani, indumento allora di persone chiericali. Sull' istrumento vedesi una scimmia, animale simboleggiante l'imitazione e dato per attributo alla commedia, suonando alla chitarra. A fianco, e propriamente al lato sinistro, sta una panca con sopra quattro volumi di note musicali aperti, una scatola ed un frutto, forse una mela, mentre una donna al lato destro tiene in mano un libro di musica e sembra in atto di cantare (67)». Nell'ultima carta trovasi il breve papale contrassegnato da Iacopo Sadoleto, e sotto: «Impresso in Roma per Andrea Anticho da Montona nel anno MDXVII a. di. XVII di gennaro». Finalmente a c. 2a leggesi la tavola alfabetica delle 26 frottole musicate:

  1. Amor quando fioriva mia speme........B.T.
  2. Animoso mio desire.
  3. Che farala che dirala.
  4. Che debio fare. [191]
  5. Crudel fugi se sai.
  6. Chi non crede che al mondo el sol nutrisca.
  7. Cantai mentre nel core.
  8. Dolci ire, dolci sdegni.
  9. Fiamma amorosa e bella.
  10. Frena donna i tuoi bei lumi.
  11. Gentil donna se in voi.
  12. Hor che l del e la terra.
  13. La non vol esser più mia.
  1. Me lassaratu mo.
  2. Non più morte al mio morire.
  3. Non resta in questa valle.
  4. Oh che aiuto, oh che conforto
  5. O che dirala mo.
  6. Ochi miei lassi.
  7. Odi cielo il mio lamento.
  8. Per mio ben te vederei.
  9. Per doler me bagno el viso.
  10. Sì è debile el filo.
  11. Stavasi amor dormendo sotto un faggio.
  12. Son io quel che era quel dì.
  13. Vergine bella.

Il B.T. indicato quale compositore della prima di queste frottole non è altri che quel Bartolomeo Tromboncino da Verona, il cui nome si incontra così di spesso nella grande raccolta del Petrucci. (68) Come in quella, anche nel libro dell'Antico dalle canzonette popolari, come ad esempio

Che faralla, che diralla
quando la saperrà, ch'io son Frà, (69)

si passa alle ballate, ai sonetti ed alle canzoni del cantore di Laura. (70)

[192] Se a questo primo libro di frottole il montonese ne facesse seguire un secondo, non sappiamo; nè ci è noto perchè e quando precisamente egli lasciasse Roma. (71) Ai 15 ottobre del 1520 uscivano in luce in Venezia da lui impressi, ma a spese del celebre tipografo e libraio Lucantonio Giunta, due libri di poesie musicali; e a Venezia pare che il nostro si stabilisse definitivamente, poichè i libri di musica, che egli continuò a stampare fino al 1537, sono tutti datati da quella città.

Dei due rari e curiosi libri cui accennammo, l'uno è una raccolta di canzoni popolari francesi e di mottetti sacri, composizioni che, come abbiamo veduto, potevano allora andar benissimo d'accordo; l'altro contiene canzonette italiane. (72)

Il primo è in-8 obl., di c. 38, con segnatura, e numerazione a carte. A c. 1a, in rosso e in car. got., è impresso il titolo: Motetti noui 7 chan | zoni fra[n]ciose a qua | tro sopra doi. Sotto il titolo vi è l'impresa di Lucantonio Giunta, cioè un giglio rosso con da una parte una L, dall'altra un'A. Segue a c. 2a la tavola alfabetica delle canzoni francesi e dei mottetti latini coi nomi dei compositori della musica: Joan Mouton, Prioris, Adrien [Willaert], Brumel, Dinitiis, Vassoris. Fra le canzoni, delle [193] quali questo prezioso libro ci dà anche il testo, notiamo le popolarissime: En venant de Lion, En l'ombre d'ung buyssonet, Mon mari m'a diffamée. A c. 38b, nella parte superiore, leggesi: Venetiis impressum opera 7 arte Andreae antiqui: impen | sis vero. D. Luce Antonii de giunta flore[n]tini | Anno, 1520. Die XV Octobris; di sotto, un rettangolo a fondo nero con due A traversate da un'I, che si potrebbero forse spiegare: A[ndrea] A[ntico] I[mpresse].

Il secondo libro è di c. 56, delle quali però manca la prima, e quindi anche il titolo, all'esemplare Marucelliano, l'unico noto. Ha segnatura (a10, b10, c8) e numerazione a carte. A c, 2a leggesi la tavola alfabetica delle 40 canzonette musicate, la quale qui riproduciamo:

TABVLA.

  1. Amor se d or in hor.
  2. Almen potess io far.
  3. Benigno e graue aspetto.
  4. Ben poi tu lucidar.
  5. Caro sepulchro mio.
  6. Cangia spera.
  7. Dura passion che per amor.
  8. Dolce e amor.
  9. Echo colui.
  10. Echo la notte e l ciel.
  11. Gli e pur cocente el fier.
  12. Gentil atto e seruar fede.
  13. Haime haime.
  14. La speranza in tutto e persa.
  15. La non vol perche.
  16. Longi dal mio bel sol.
  17. La mia donna e tanto varia.
  18. Madonna la pietade.
  19. Me leuaua vna mattina.
  20. Me lassaratu mo.
  1. Nel foco tremor.
  2. Non so dir quel che vorei.
  3. Non per noiarue.
  4. Non me dir che non si po.
  5. O se hauesse la mia vita.
  6. O voi nel amplo ciel.
  7. Queste non son più lachrime.
  8. Quando la speranza.
  9. Resuegliate su su.
  10. Riposarme in questo porto.
  11. Se amor non e che donque.
  12. Se la lumacha.
  13. Se ben fatto o del mio resto.
  14. Su su leua alza le ciglia.
  15. Se mia trista e dura.
  16. Salue sacrato.
  17. Tema chi teme.
  18. Tuo vago sguardo.
  19. Vinto de passion.
  20. Va mo va crudele ingrato.

I compositori della musica, indicati sopra ciascuna delle canzonette musicate, sono italiani: Bartolomeo Tromboncino, Marchetto Cara, Piero da Lodi, Hieronimo del Lauro, Eustachio Ro, Ranieri.

[194] A c. 2b cominciano le canzonette, testo e musica, e precisamente con l'undecima della tavola: Gli e pur cocente el fier desir ch o in chore. Le c. 54 e 55, benchè rigate per musica, non hanno alcuna nota; il che dimostra che la stampa era condotta in due volte.

Nel verso dell'ultima carta leggesi: Venetiis impressum opera et arte Andree antiqui: Impen | sis vero D. Luce Antonij de giunta florentini | Anno 1520. Die XV. Octobris. Di sotto un rettangolo con due A tagliati da un'I, come nell'opuscolo precedente. Anche in questa raccolta di poesie musicali italiane troviamo un sonetto del Petrarca (31: Se amor non è che donque) accanto a canzoni di carattere schiettamente popolare, come la seguente:

Me levava una matina
per andar ad un giardin,
i trovai fantina,
ch'era a l'ombra d'un bel pin
con el car suo amor fin,
che cantar insieme voleva.

Me levava una matina
più per tempo che non soleva,
me levava una matina, e do viola!
più per tempo che non soleva.

L'altro giorno ad una fonte
la trovai che si lavava
el ligiadro suo bet fronte,
che a una dea assimigliava,
col suo amante lei cantava

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

Me levava una matina...

E con sua fresca etade
si passava con letitia,
e con fede e lialtade
si scaldava sua amicitia,
descaciando sua mestitia
col cantar che la faceva.

Me levava una matina...

È questo l'ultimo libro di tal genere stampato dall'Antico, chè in seguito si distinse la parte più elegante ed artificiosa della musica profana da quella più veramente popolare: i madrigali [195] cioè, dei quali parecchie raccolte impresse, come vedremo, anche il nostro, dalle villanelle, dalle villotte, che ci conservano una notevole parte della poesia popolare del secolo XVI, la quale aspetta ancora che alcuno la faccia oggetto de' suoi studi. Tra le raccolte uscite in luce posteriormente a questa dell'Antico, nelle quali ancora si conservano uniti i vari generi, ne noteremo due. La prima, intitolata: Canzoni. Frottole. et Capitoli. Da diuersi eccelltntissimi musici composti. Nuovamente stampati et corretti Libro primo. De la Croce, fu impressa in Roma nel 1526 a spese del libraio Iacobo Giunta, Arte et industria eximiorum Impressorum Johannis Jacobi pasoti Montichiensis Dioceseos et Ualerij Dorich Gleicensis. Accanto al madrigale petrarchesco Non al suo amante, troviamo in essa le canzoni del tutto popolari: De là da l'acqua sta la mia, Un caualier de Spagna, Discalza et discalzetta, Le son tre fantinelle tutte tre da maridar; quest'ultima viva tuttavia. (73) La seconda è il Fior de motetti e Canzoni noui Composti da diuersi excellentissimi Musici, stampato in Roma probabilmente dallo stesso Giunta fra il 1523 e il '32, dove trovasi la canzonetta popolare Da l'orto se ne vien la vilanella, e la ballata di Franco Sacchetti O uaghe montanine pastelle. (74)

Il 1521 fu un anno di grande operosità per il nostro Andrea Antico, chè a spese del celebre suocero di Aldo il vecchio, Andrea Torresano da Asolo, egli impresse in quest'anno quattro libri dei motetti latini, due di Missa diverserum authorum, ed un primo libro di Motetti e canzone. Del secondo e del terzo libro dei motetti latini non si conosce però alcun esemplare. Le quattro parti del canto dei libri primo e quarto, (Soprano, Alto, Tenor, Bassus), stampate separatamente, e legate in quattro volumi assieme ai due libri di Missa ed a quello di Motetti e canzone, furono viste dal Brunet, il quale ce ne diede una descrizione, a dir vero, non troppo chiara. (75) Da essa rileviamo che i [196] Motetti libro primo e i Motetti liber quartus sono in-8 obl., colle parole in car. got. I Motetti libro primo nonchè altre parti di quei quattro volumi portano nel frontispizio il monogramma d'Andrea Torresano: una piccola torre fra le lettere A e T. Al recto del f. 16 della prima parte (Soprano) del libro primo dei Motetti leggesi un privilegio pontificio firmato Sadoleto; (76) sotto in car. rom.: Venetiis impressum opera et arte | Andrea Antiqui impensis vero | Andreae Asulani M.D.XX.I. | mense augusto. Questa sottoscrizione è ripetuta in più luoghi dei quattro volumi, come ad esempio alla fine della quarta parte (bassus) del secondo libro delle Missae. Ma quello che è più degno di nota si è che in questi quattro volumi, nonchè nei Motetti noui stampati a spese del Giunta (e quindi anche nell'altra raccolta di canzonette italiane stampata nel 1520, che più sopra descrivemmo), libri che portano tutti la identica indicazione: Impressum opera et arte Andreae Antiqui, le note musicali sarebbero state stampate usando dei caratteri mobili di Ottaviano Petrucci. Non volendo spiegare con ipotesi più o meno probabili in che modo ciò possa esser avvenuto, e per quali accordi col forsempronese, mi limito a constatare il fatto, rimasto ignoto al Vernarecci.

Dal 1521 per trovar notizie del nostro Antico dobbiamo giungere fino al '35. Ma se a noi non pervennero libri da lui stampati in questo lungo intervallo, non dobbiamo perciò credere che egli sia stato per questo meno attivo. Il numero rilevante di libri di musica ch' egli stampò negli anni 1516-17, 1520-21 e 1536-37, e la loro attuale grandissima rarita (77) ci autorizzano [197] a credere che molti altri libri, oltre a quelli a noi giunti, siano stati impressi dal nostro istriano. In quelli degli anni 1535-37, coi quali termina, a quanto pare, l'attività tipografica del nostro, le note sono nuovamente stampate con metodo silografico, come si rileva dalle sottoscrizioni. Di questi uno uscì dalla tipografia di Antonio dell'Abate; gli altri da quella di Ottaviano Scotto.

Il libro intitolato La Courone 7 fleur des chansons a troyes. Stampato in Venetia in Realto nouo per Anthoine del abate, con gratia 7 priuilegio è infatti: Intagliato per Andrea Anticho da Montana nel anno 1536. Questa rarissima raccolta di canzoni francesi, delle quali alcuna piùttosto oscena, è dedicata dal tipografo a Giacomo Doria. (78)

Dei libri musicali stampati da Ottaviano Scotto, con le note intagliate dall'Antico pervennero fino a noi un primo libro di canzoni francesi, uno di madrigali a tre voci, e un terzo libro di madrigali musicati da Verdelotto e da Costanzo Festa. (79)

Del primo libro delle canzoni francesi ci sono note due edizioni: la prima porta la data del 1535, e fu descritta dall'Eitner; (80) [198] la seconda quella del 1536. Un esemplare di quest'ultima conservasi nella biblioteca del Liceo musicale di Bologna. È un libretto di c. 16, in-8 obl. A c. 1a sotto al titolo: il primo libro delle canzoni francesi è impressa la sigla B. A c. 1b leggesi la tavola delle 23 canzoni, quasi tutte popolarissime, (81) coi nomi d'alcuni dei musici: Adriano [Willaert], Claudin, Joan li rithier. A.c. 16a: Finisse il primo Libro de le Canconi Francese, nuovaniente stampate. Et per | Andrea Antigo intagliate, et con diligentia corrette. Quindi la marca del tipografo, e sotto: Venetijs apud Octauianum Scotum M.D.XXXVI, I madrigali a tre voci portano la data del 1537. A c. 1a sotto al titolo Delli Madrigali a Tre Voci stà la solita sigla B. A c. 1b leggesi la tavola delle 28 poesie musicate, coi nomi dei compositori: Archadelth, Jacobus Folia, Constantius Festa. Ac. 15b: Finiscono li Madrigali a tre voci, nouamente con somma diligentia corretti, | et per Andrea Antigo da Montona intagliati. Segue la marca dello Scotto, e quindi: Venetijs apud Octauianum Scotum 1537.

Finalmente il terzo libro dei madrigali di Verdelotto e di Costanzo Festa, edito nello stesso anno, è in-8 obl. di c. 64. Le quattro parti del canto sono stampate separatamente; ognuna in 16 carte. A c. 1a leggesi il titolo: Il terzo libro de Madrigali di Verdelotto | insieme con alcuni altri bellissimi Madrigali di Constantio | Festa, et altri eccellentissimi auttori. Nuouamente stam | pati, et con somma diligentia corretti. Di sotto la data MDXXXVII, divisa da una S, iniziale dello Scotto. Quindi: Con gratia et Priuilegio. In principio di ciascuna parte è ripetuta la tavola delle 26 poesie musicate, coi nomi dei compositori, i quali, oltre al Verdelotto ed al Festa, sono: Metre lau, Julianus Tiburtinus, Robert, ArchadelU A c. 64a leggesi: Finiscono li Madrigali di Verdelotto del libro tertio, nouamente con somma diligentia | corretti, et per Andrea Antigo da Montona intagliati. Quindi la marca dello Scotto, e Venetijs apud Octauianum Scotum. 1537.

Sono questi gli ultimi libri stampati dall'Antico, dei quali ci giunse notizia. La serie delle sue pubblicazioni si chiude [199] degnamente con gli eleganti madrigali del bizzarro amico del Doni, Ferdelotto francese, cui la Zinzera nei Marmi racconta sì lubriche novelle, e con quelli dell'italiano Costanzo Festa, giustamente considerato come il precursore del Palestrina.

E qui avrei finito, se non volessi notare che la patria del Tartini conta fra i suoi figli anche un altro tipografo musicale del 500. Diffatti quel Jacques Moderne alias Grand Jacques che fu maestro di cappella a Lione nella prima meta del secolo XVI, e stampò parecchi libri di musica, ora divenuti assai rari, si sottoscrisse sempre de Pinguento (Jacobus Moderno de Pinguento), onde sono inclinato a crederlo di famiglia istriana. (82) Forse un ricordo dell'idioma nativo fu quello che lo spinse a intitolare italianamente Motetti del fiore una delle sue grandi raccolte di composizioni musicali.

Albino Zenatti.


Note:

  1. Pietro Aron non senza ragione si sdegna di questa accusa nel suo Lucidano in musica (In Vinegia, appresso Girolamo Scotto. Nel M.D.XLV; a c 31): «... per ritrovarsi, come habbiamo detto, varie lingue e popoli, conseguentemente da quelli derivano diverse musiche e pronontie, sì come della nostra, di quella dÈ Franciosi o delli Hispagnuoli o delli Inglesi o dÈ Tedeschi e di altre nationi si vede avenire; laonde da alcuni loro varìj titoli et appellationi sono state appropriate, sì come a' Franciosi il cantare, alli Inglesi il giubilare, alli Hispagnuoli il piagnere, a' Tedeschi l'urlare, et all'italiani il caprezzare, la qual cosa non vi si può far a credere che da altro proceda che da invidia e malignità, essendo da questi tali stato non solamente dato il luogo da sezzo alla Italia, ma anche quella di vituperoso e biasimevole nome chiamata». Quasi a protesta egli dà una lista dei più celebri cantori italiani del suo tempo (v. a c. 31b «cantori a libro», «cantori al liuto» e «donne a liuto et a libro»).
  2. Ottaviano dei Petrucci da Fossombrone, der erste Erfinder des Musiknotendruckes mit beweglichen Metalltypen, und seine Nachfolger im sechzehnten Jabrhunderte, Wien, 1845.
  3. Ottaviano Petrucci da Fossombrone inventore dei tipi mobili metallici della musica nel secolo XV, del professore D. Augusto Vernarecci, Fossombrone, tip. di F. Monacelli, 1881, a spese del municipio.
  4. V. it suo Discorso sulla origine, progressi e stato attuale della musica italiana (Padova, tip. della Minerva, 1821), a p. 79.
  5. Dizionario e bibliografia della musica, del dottore Pietro Lichtenthal, Milano, 1836, vol. I, p. 359 (art. Italia).
  6. Biografia degli uomini distinti dell'Istria, del canonico Pietro Stancovich, Trieste, 1829, t. III, p. 101 e segg.
  7. V. nella Provincia dell'Istria del gennaio 1868 una lettera del maestro A; Giovannini al cav. T. Luciani sulle Frottole stampate dall'Antico. — Nelle Notizie storiche di Montona, del dottor Pietro Kandler, con appendice (Trieste, 1875, per cura del municipio di Montona), a p. 249 e segg., e semplicemente riportato il poco che del nostro scrisse lo Stancovich; nè altri autori che parlino di lui vengono ricordati nel Saggio di Bibliografia istriana (Capodistria, 1864). Nel capitolo dell'Istria di Carlo de Franceschi (Parenzo, 1879) consacrato alla Coltura, Andrea Antico non è neppure ricordato.
  8. Andrea Antico chierico di Montona nell'Istria, primo calcografo musicale. Dissertatione storica di Don Pietro Dr Tomasin e di Giovanni Piber maestro di musica, Trieste, tip. Pastori e Del-Ben, 1880, di pp. 30. Nella prima parte il Tomasin parla della vita e delle opere dell'Antico; nella seconda il Piber da un giudizio sul valore musicale delle Frottole stampate dal montonese, aggiungendo un facsimile e la trascrizione moderna della musica del primo di quei componimenti. La dissertazione venne ristampata nel periodico triestino L'Arte (n. 31 dicembre 1880, 15 e 31 gennaio e 15 febbraio 1881).
  9. Della importanza del lavoro dello Schmid parlò già nel 1850 il prof. Bartolomeo Malfatti nella Gazzetta Musicale di Milano (anno VIII, n. 40 e 43).
  10. Biographie universelle des Musiciens et bibliographie générale de la musique. Deuxième edition. Paris, Didot. — V. nel t. I il breve articolo: Antiquis (Andrè de).
  11. Geschichte der Musik. — V. il vol. III (Breslau, 1868).
  12. A. Catelani: L'Archivio di Musica della cattedrale di Modena, nella Gazz. Music, di Milano, anno XIX (1861).
  13. Op. cit., p. 135 e segg.; v. specialmente la nota a p. 136.
  14. Cfr. Brunet, Manuel du Libraire, Paris, Didot, quinta ed.
  15. Così il tipografo Francesco Marcolini in una sua supplica del 1° luglio 1536 per ottenere dalla Signoria Veneta il privilegio di stampar musica coi caratteri inventati dal Petrucci. Cfr. Schmid, op. cit., p. 118 e segg.
  16. Vernarecci, op. cit., p. 30. — Anche le note poste in fine al Psalterium impresso dallo Schöffer in Magonza nel 1490, non sembrano date con metodo silografico; cfr. Vernarecci, op. cit., p. 145 n.
  17. Rari segni di canto figurato trovansi solo nei trattati musicali di quel tempo.
  18. «In un esemplare del Dialogo della Musica antica e moderna di Vincenzo Galilei (Firenze, 1581), serbato nella detta biblioteca [del Liceo Musicale di Bologna], lessi a pag. 81 queste parole, scritte di propria mano dal... cav. [Ercole] Bottrigari: Ho io delle Canzoni o Barzellette in libri stampati fin dal 1480 in Venetia. Di cotesti libri, pubblicati senza fallo col metodo di cui discorriamo [il silografico], non parlano, per quanto mi e noto, i bibliografi, alle cui ricerche probabilmente sfuggirono». Così il Vernarecci, op. cit., p. 30, n. 2. Ma, accettata per vera l'asserzione del Bottrigari, musico e matematico del sec. XVI, non potrebbe, invece che di canzonette con la musica, trattarsi semplicemente del testo di esse canzonette, cioè di qualcuna delle raccolte di canzoni a ballo, o delle opere nove ricche di poesie popolari e semipopolari, stampate sulla fine del quattrocento?
  19. «Ludus Diane in modum Comedie coram Maximiliano Rhomanorum rege Kalendis Martiis et ludis salurnalibus in arce Linsiana danubii actus: Clementissimo Rege et Regina Ducibus illustribus Mediolani totaque regia curia spectatoribus — per Petrum Bonomum regi. Cancel. Ios. Grunpekium reg. secre. Conradum Celten Reg. Poet. Ulsenium Phrisium: Vincentium Longinum in hoc ludo Laurea donatum foeliciter et iucundissime representatus». In fine: «Impressum Nuremberge ab Hieronymo Hoelcelio... Anno MCCCCC. et primo noui seculi, Idibus Maii». In-4, di 6 f., car. rom.; un esemplare sta alla bibl. universitaria di Praga. V. Brunet, Manuel, e cfr. Ambros., op. cit., vol. IV (Leipzig, 1878), p. 211. — L'Ambros (loc. cit., e pp. segg.) dà l'argomento e saggi della musica di questa curiosa rappresentazione latina, che ha certo una qualche importanza nella storia del teatro musicale.
  20. Tanto dell'Odhecaton che dei Canti B. diede per primo notizia il Catelani nel 1856 {Di due stampe ignote di Ottaviano Petrucci da Fossombrone, nella Gazzetta music, di Milano, anno XIV, n. 44 e segg.). L'esemplare bolognese dell'Odhecaton da lui descritto manca dell'ultima carta, e quindi della data; la dedica porta quella del 15 maggio 1501. Che i Canti B.f benchè rechino nell'ultima carta la data del 5 febbraio 1501, siano stati pubblicati dopo l'Odhecaton (il quale, a tenore della dedica e perchè contrassegnato dalla lettera A, doveva essere il primo volume della raccolta petrucciana), mi sembra certo, tanto ammettendo che la data dei Canti B. sia in istile veneziano, quanto ritenendo buone le spiegazioni addotte dal Catelani. — Dell'Odhecaton sembra che il Petrucci pubblicasse un'altra edizione nel 1504 (cfr. Vernarecci, op. cit., p. 67. n.).
  21. V. il documento relativo al privilegio accordato al Petrucci, nel Vernarecci, op. cit., p. 36.
  22. «Octavianus Petrutius Forosemproniensis Hieronymo Donato Patricio Veneto». La dedicatoria fu pubblicata per intiero, e con un volgarizzamento a fronte, dal Catelani (Di due stampe, ecc.): v. l'una e l'altro anche nel Vernarecci, op. cit., p. 40 e segg.
  23. «Banholomaeus Budrius Iustinopolita Hieronymo Donato Patricio Veneto»; vedi anche questa lettera col volgarizzamento del Catelani nella Gazz. music, di Milano (Di due stampe ecc.), e quindi nel Vernarecci, op. cit., p. 43 e segg. — Che il Budrio abbia avuto parte nella pubblicazione, mi indurrebbero a crederlo fra altro le seguenti sue parole al Donato: « centena haec carmina... tuis auspiciis publicum captura dimittimus». — Del Budrio lo Stancovich non parla, nè gli altri scrittori di cose istriane; tace di lui anche il Saggio di bibliogr. citato.
  24. Cfr. Vernarecci, op. cit, p. 61 c segg.
  25. Il Catelani, Di due stampe ecc, diede alcuni facsimili della musica del Petrucci; lo Schmid (op. cit) porge altri saggi della tipografia del forsempronese, fra i quali le imprese o emblemi da lui adoperati.
  26. Il Vernarecci pare che confonda la poesia francese colla provenzale (op. cit., p. 51): «Ora le straniere canzoni, di cui i primi versi e la musica furono editi dal Petrucci, senza essere una stessa cosa, per la musica e la poesia, con quelle dÈ trovatori (giacchè troppo tempo era corso e troppo cangiata l'indole delle umane vicende), n'erano fra noi una specie di retaggio, lentamente trasmutato, secondo che l'idioma stesso della corte francese tendeva ad universaleggiare» ecc.
  27. Cfr. Carducci, Musica e poesia nel mondo elegante italiano del secolo XIV, negli Studi letterari, Livorno, 1874, p. 375 e 379.
  28. V. ad es. la tavola dei capoversi di poesie profane citate nelle raccolte di laudi del sec. XV, riportata dal D'Ancona negli Studi sulla poesia popolare italiana (Livorno, 1878). Alcune delle poesie citate in quella tavola le ritroviamo musicate nella raccolta del Petrucci, come la francese Jay pris amours, e la latina (almeno nel capoverso) Nunquam fuit poena major.
  29. Egli ha riprodotto solo la tavola dell'Odhecaton data dal Catelani. Quella dei Canti B. si trova nello scritto del Catelani (Di due stampe, ecc.); quella dei Canti C. nell'opera dello Schmid. — Anche per le altre opere del Petrucci il Vernarecci non fa troppo conto delle tavole; laonde bisogna ancora ricorrere all'opera dello Schmid, ora rarissima, che il Catelani desiderava venisse tradotta in italiano. Diligentissimo nella parte biografica, è proprio da dolersi che il Vernarecci abbia trascurato la bibliografica. V. pag. 21 dove egli chiama «grette enumerazioni o descrizioni bibliografiche» quelle dello Schmid.
  30. In una lista di danze francesi lasciataci dal Rabelais (v. l'ed. Charpentier delle sue opere, append. I, p. 571) trovo ad es. «A l'ombre d'un buissonet» che è il principio d'una delle canzonette che stanno musicate nella raccolta del Petrucci. Anche nel cap. VII del Pantagruel sono citati i due primi versi di questa canzone popolarissima (v. ed. cit., p. 469); il secondo però non corrisponde a quello della lezione pubblicatane da Gaston Paris (a p. 20 delle Chansons du XVe siècle, Paris, Didot, 1875, nella collez. della Soc. des anc. textes fr.).
  31. Notisi pure Fortuna desperata, che è ricordata anche nelle raccolte di laudi del sec. XV. Cfr. la cit. tavola negli Studi del D'Ancona.
  32. Un decimo libro delle Frottole è ricordato da Ercole Bottrigari in un suo ms., ma non se ne conosce alcun esemplare. Cfr. Vernarecci, op. cit., p. 106.
  33. Il Vernarecci dall'opera dello Schmid non riprodusse che gli indici dei due primi libri; perchè questa via di mezzo?
  34. Frottole, e qui e in altre raccolte di poesie del sec. XVI, è — com' è noto — termine generico, che vale ad indicare canzonette o simili. Ricorderò ad es. l'opuscolo: «Frottole composte da diversi autori, cioè la Brunettina mia, la Pastorella si leva per tempo, la Canzona del Chiricotto, Amor mi priva di libertà» (Fior. 1560, a dì 3 di febraro; in-4). — La nota in cui il Vernarecci (op. cit., p. 74) parla della frottola italiana è molto incompleta, nè manca di errori, come quello di attribuire ancora a Francesco di Azzo degli Ubaldini la famosa caccia di Franco Sacchetti: Passando con pensier per un boschetto.
  35. Sembra infatti che si possano riconoscere le arie originali popolari di queste canzoni della raccolta petrucciana ad onta degli artifici onde credettero di abbellirle i coropositori. V. Ambros, op. cit, p. 475 e segg. — Ivi si giudicano le frottole senza i preconcetti del Kiesewetter (Die Verdienste der Niederländer um die Tonkunst, Amsterdam, 1829, p. 69), il quale le ritenne prive di valore sia letterario che musicale.
  36. Questa canzonetta è riportata dall'Ambros, e quindi dal Vernarecci, op. cit., p. 76, n. 10.
  37. Cfr. Nunquam fuit pæna major, principio di canzone citato nelle raccolte di Laudi, di cui vedi sopra. — Un'altra delle canzoni ricordate in dette raccolte (v. la citata tavola, nel D'Ancona, La poes. pop. in It.), l' son l'uccel che sopra rami d'oro, la trovo musicata da Marco Cara nel L. IV di queste Frottole del Petrucci.
  38. Cfr. Ambros, op. cit., vol. III, p. 478.
  39. V. anche il L. IX, fol. 39 delle Frottole, dove, con musica di Lodovico Fogliano, la canzone Che fa la ramacia (sic), car amor, si canta contemporaneamente ad altre tre.
  40. È ricordata anche al v. 40: Zampiero scaramela fa la gala, dell'Opera nuova nella quale si ritrova essere tutti li principii delle cannoni antiche e moderne, incatenatura pubblicata da Severino Ferrari (Documenti per servire all'istoria della poesia semipopolare cittadina in Italia pei secoli XVI e XVII, nel Propugnatore).
  41. Una canzone fanciullesca poco dissimile da questa vive ancora oggi; nel Trentino cantasi così: Chichirichì la cavra è zòta, ecc.
  42. L'opera nuova cit. pubbl. dal Ferrari comincia appunto: «Io mi levai d'un bel mattin d'amore».
  43. Popolarissima era la canzone Quando andarastu al monte, o bel pegoraro, nè forse è del tutto morta. L'Aretino la ricorda Ipocrito; il Ricchi nei Tre tiranni. Cfr. D'Ancona, op. cit., p. 97, e S. Ferrari nella nota al v. 16 (Bel pegoraro quando andarastu al monte) della citata opera nuova.
  44. V. nel L. III delle Frottole: Ite caldi sospiri (El modo de dir sonetti), musica di Giovanni Brocco, e nel L. VIII: Zephyro spira e il, bel tempo, musicato da Bartolomeo Tromboncino. Nel L. VIII poi trovo due canzoni del Petrarca: Sì è debile il filo e che debb'io far che mi consigli, entrambe musicate dal detto Tromboncino, le quali pure si ritrovano, assieme al son. Zephyro spira, nel libro Tenori e contrabassi intabulali stampato dal Petrucci nel 1509 (cfr. la tavola datane dallo Schmid, op. cit., p. 89 e segg.). — Un sonetto del Petrarca (Pace non trovo e non ho da far guerra), nè se ne accorse il D'Ancona, è nella cit. tavola da lui pubbl. di principi di canzoni popolati sulle cui arie cantavansi le Laudi.
  45. Oltre alle Frottole, il Petrucci stampò anche altri libri di canzoni profane italiane, come i Tenori e contrabassi intabulati, libro di cui lo Schmid (op.cit., p.89 e segg.) dà l'indice; le Frottole di Messer Tromboncino, ricordate dal Gesner (Pandect.), ma non giunte, sembra, fino a noi; e quattro libri di Intabulature de lauto, del terzo dei quali non si conosce alcun esemplare. Il quarto ha il seguente titolo interessante: Intabulatura de Lauto Libro Quarto: Padoane diverse. Calate a la spagnola. Calate a la taliana. Tastar de corde con li soi recercar drietro. Frottole.
  46. Non c'è dubbio che A. de Antiquis Venetus e Andrea Antico da Montana non siano una sola persona, che Veneto indicava ed indica uomo nativo di quelle provincie dove l'influenza di Venezia si senti più vivamente, e non un veneziano in particolare. — Questa identità di persona sarebbe nuovo argomento da aggiungere ai tanti ed ottimi addotti dallo Stancovich (op. cit., t. III, p. 111 e segg.) per dimostrare che i veneti Carpacci erano di Capodistria.
  47. Cfr.gli indici dati dallo Schmid (op. cit.).
  48. Su questa frottola dell'Antico cit. Ambros, op. cit., vol. III, p. 482.
  49. L'Antico musicò però anche laudi; diffatti An. de Antiquis Venetus è ricordato da Ercole Bottrigari in un suo ms, che ora si conserva nel Liceo musicale di Bologna, come uno dei compositori della musica del libro secondo delle Laudi pubblicate nel 1507 dal Petrucci, libro di cui però ora non si conosce alcun esemplare. Cfr. Vernarecci, op. cit., p. 95, n. 2.
  50. Cfr. il docum. riportato dal Vernarecci, op. cit., p. 120.
  51. In fine: Sculpito in Roma per Andrea Antiquo da Montona: et | fatto imprimere in compagnia di Giambattista Columba | miniatore: per Marcello Silber al's Franck stampatore in Ro | ma: Nellano M.D.X, a di IX de octobre. — V. Eitner: Bibliographie der Musik-Sammelwerke d. XVI u. XVII Jahrh. (Berlin, 1877, pag. 939), dove è descritto l'esemplare di questo libro rarissimo che si conserva nella bibl. dell'università di Basilea. Non avendo potuto vedere l'opera dell''Eitner, la cito qui e altrove sulla fede del Vernarecci (op. cit., p. 136, n.).
  52. Vedilo nello Schmid, op. cit., e con un volgarizzamento del prof. B. Malfatti nella cit. sua rassegna di quell'opera; finalmente e testo e volgarizzamento nel Vernarecci, op. cit., pag. 115 e segg. Questo breve pontificio proibisce chiaramente agli altri tipografi e librai di stampare o vendere organorum intabulaturas.
  53. Con ciò non intendiamo asserire che l'Antico con le parole «easque [missas], iocisis in ligneas tabulas notis, quod nullus ante me fecit, nova imprimendi ratione... excudi atque publicaui» non dicesse anche cose non vere. Era lo stesso sistema di accordare privilegi, i quali del resto non avevano un gran valore, che spingeva a simili esagerate asserzioni. Nè l'Antico in ciò è il solo o il meno colpevole. Nel 1505 il celebre suonatore di liuto Marco da l'Aquifa (Aquilano), che il Fétis spropositando crede più probabilmente nato ad Aquileia «en Illyrie» (sic! per lui anche Montona «est, un bourg de l'Illyrie aux environs de Trieste!») si vanta di avere per primo trovato l'arte di stampare intavolature di liuto, ed ottiene un privilegio dal Senato Veneto a danno di quello accordato anteriormente al Petrucci; nel 1531 Pierre Àttaignant, tipografo parigino, in un privilegio concessogli da Francesco I è stimato il primo inventore dei caratteri mobili per la stampa delle note; nel 1536 finalmente Francesco Marcolini assicura di aver egli ritrovato con grandi fatiche il metodo del Petrucci, che questi avrebbe tenuto secreto!
  54. Chi fossero non sappiamo. Uno potrebbe essere il miniatore Columba.
  55. L'Archivio di musica della cattedrale di Modena, nella Gazz. music. di Milano, anno XIX; v. il primo degli stampati. — Neppur io, come il Catelani, potei vedere la descrizione che del Liber quindecim missarum lo Schmid (op. cit.) dice di aver dato nella Cäcilia.
  56. È segnato op, II, 2.
  57. V. la Gazz. mus. di Milano, a. XIX, n. 51. (L'Arch. di mus. della cattedrale di Modena).
  58. Cfr. Vernarecci, op. cit., p. 135 e segg.
  59. Gherardo: Nuouo libro di lettere, Venezia, Comin da Trino, MDXLV, c. 191.
  60. Cfr. G. Baini : Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roma, 1828, vol. II, p. 407 e segg.
  61. Tra le francesi noto: L'homme armé, Forseulement, A l'ombre d'ung buissonet; fra le latine la goliardica Vinus vina. Cfr. la lista delle messe data dal Baini, op.cit., vol. I, n. 226.
  62. V. Catelani, L'Arch. di mus. ecc., nella Gazz. mus. di Milano, a. XIX, num. 44.
  63. Vincenzo Galilei e lo Zarlino la approvano nei loro trattati; vivamente invece se ne lagna il prete Nicola Vicentino (L'antica musica ridotta alla moderna prattica, In Roma, appresso Antonio Barre, MDLV, c. 84b): «...avenga che alcuni compositori compongano alla riversa del suggetto della Messa, perchè quella vuole il proceder con gravità e più pieno di divotione che di lascivia; et alcuni comporranno una Messa sopra un Madrigale e sopra una Canzone Franzese, o sopra la battaglia, che, quando nelle chiese s'odeno tali compositioni, induceno ogniuno al ridere, che pare quasi che il tempio di Dio sia diventato luogo da recitare cose lascive e ridiculose, come se '1 si fusse in una scena, ove è lecito recitar ogni sorte di Musica da Buffoni, ridiculosa e lasciva. Non è da maravigliarsi s'a questi tempi la musica non è in pretio, perche è stata applicata a cose basse, come sono a Balli, a Napolitane et a Villotte et altre cose ridiculose, contra l'oppenione de gli antiqui, li quali osservavano quella solamente per cantare gli Hymni de gli Dei, et i gran fatti degli huomini».
  64. Ricorderò solo la canzone dell'asino, che nel medioevo si cantava alla messa della festa di Natale, della quale canzone sembra che l'aria siasi conservata fino ad oggi, perchè il Majer (op. cit., p. 71 e segg.) assicura che «la cantilena è la stessa della nostra pastorella, che fin da quel tempo cantavasi e si continua sempre a cantare, o almeno a suonare coll'organo nelle feste appunto di Natale».
  65. Ecco la decisione presa: «Ab ecclesiis vero musicas eas, ubi sive organo sive cantu lascivum aut impurum aliquid miscetur, [ordinarii locorum] arceant, ut Domus Dei vere domus oràtionis esse videatur ac dici possit». Cfr. Baini, op. cit., e Schlecht: Geschichte der Kirchenmusik, Regensburgi, 1871, p. 95.
  66. Non lo riproduciamo, perchè trovasi riportato dallo Stancovich, dal Tomasin e nelle Notizie storiche di Montona.
  67. Così il Tomasin (op. cit., p. 10 e segg.), descrivendo l'esemplare delle Frottole, unico noto, che è posseduto dal marchese Polesini di Parenzo. Altrove (p. 6, n. 1) il Tomasindice: «...il giovane assiso al clavicembalo, che supponiamo essere il nostro Antico, indossa un vestito simile a quello che i canonici della cattedrale di Trieste usavano verso la fine del secolo decimoquarto». Al buon canonico Stancovich il giovane chierico della vignetta sembrava invece «una donzella»!
  68. II Giovannini suppose che il B.T. indichi l'autore della poesia, e precisamente Bernardo Tasso! Nè il Tomasin s'accorge di questo errore, chè anch'egli non riconosce alcuna delle frottole, delle quali dà la tavola che abbiamo riportata. Solo il Piber azzarda timidamente l'opinione che il B.T. sia il Tromboncino.
  69. Vedila nel D'Ancona (op. cit., p. 86), riprodotta dalla Stampa fiorentina del 1568 delle Cannoni a ballo.
  70. La 1a e la 19a frottola sono ballate del Petrarca; sonetti la 8a e la 12a; canzoni la 4a la 23a e l'ultima.
  71. Secondo il Catelani {L'Arch. di Musica, ecc.) l'Antico cedette ai Dorich quanto in Roma servivagli per la stampa dei libri musicali: «Convien credere che altri tipografi dopo il 1516 subentrassero nelle intraprese di Andrea Antico, acquistandone l'officina, poichè le stampe primitive dei fratelli Dorich esercenti in Roma, oltrechè appariscono intagliate anch'esse in legno, hanno gli stessi caratteri, gli stessi contorni, le iniziali stesse e tutt'altro simile al libro delle quindici messe».
  72. Il Vernarecci (op. cit., p. 136 n.) credette di dare per primo notizia di entrambi questi libri, ma ciò sussiste solo per l'ultimo, chè quello di mottetti e canzoni era già stato indicato dal Brunet. Gli esemplari di questi due libri, che furono brevemente descritti dal Vernarecci, si conservano nella bibl. Marucelliana (Zibaldoncino di musiche, segnato 4. E. VIII. 63). Il Vernarecci inclina a credere che l'Antico abbia incise le note anche per il Compendium musices e per il Cantorinus Romanus editi da Lucantonio Giunta in Venezia nel 1513, ma nulla autorizza questa supposizione, anzi molti argomenti le si schierano contro. Sulla tipografia di Lucantonio Giunta v. Bandini, De florentina Juntarum typographia, Lucca, 1791, parte I, dove però non si parla dei due libri di musica stampati per opera dell'Antico.
  73. Cfr. Schmid, op. cit., p. 114. — Per l'ultima v. anche Ambros, op. cit., vol. III, p. 480.
  74. Cfr. Schmid, op.cit, p. 115.
  75. Cfr. Brunet, op. cit., art. Motetti.
  76. Di questo privilegio il Brunet (l. c.) non dice altro, se non che porta la data «xxviij dicembre m.d.xviij». Se la data è esatta, e il privilegio non è accordato al Torresano, questo sarebbe il terzo rilasciato al montonese dalla curia pontificia. — Il Brunet vide questi quattro volumi di musica alla vendita Kranner, fatta a Parigi il 30 giugno 1855, dove furono pagati fr. 150. Forse lo stesso esemplare fu pagato 16 1. st. alla vendita Libri del 1859. — Un esemplare del solo libro primo dei Motetti conservasi alla Bibl. Imp. di Vienna e fu descritto dall' Eitner (op. cit., p. 940; cfr. Vernarecci, op. cit., p. 136, n.).
  77. Un curioso passo dello Zarlino (Le Istitutioni harmoniche, In Venetia, MDLXII, p. 266), dove sembra si ricordi come una rarità un libro stampato dal nostro Antico, potrebbe far supporre che anche nel 500 i libri di musica fossero tutt'altro che comuni: «...Infine altre [inuentioni] etiandio ue ne sono, composte da altri Eccellentissimi Musici, delle quali molte se ne ritrouano in vn libretto, il quale già fu stampato in Vinegia da Andrea antico in ottauo foglio; le quali vedute, potranno esser di grande aiuto per ritrouare altre simili inuentioni: perciocchè da quelle si hauerà vn tal lume, che ciascuno dipoi si potrà porre a maggiori & a più difficili imprese et honoreuoli».
  78. V. Brunet, op. cit., art. Courone. L'opuscolo è in-4 obl. di c. 21. Siccome esso comincia colla segnatura ii, il Brunet crede che esso abbia dovuto far parte d'una più ampia raccolta; ma essendo questa la parte Bassus, è piùttosto probabile che nei quaderni anteriori fossero contenute le altre parti del canto. Secondo il Brunet anche la musica è di Antonio dell'Abate. Altrove poi (art. Intabolatura) egli mostra di credere che per la stampa delle note siano stati adoperati caratteri fusi. — La Courone è ricordata anche dal Gesner (Pandect., L. VII) fra le Cantiones Gallicae «La courone à fleur des chansons à troys, liber excusus Venetiis».
  79. Altri libri di musica stampati dallo Scotto, ma, sembra, senza che l'Antico vi avesse alcuna pane, sono indicati dallo Schmid (op. cit., p. 122 e segg.).
  80. Op. cit., pag. 35 (cfr. Vernarecci, op. cit., p. 136 n.). Un esemplare ne esiste nella Bibl. di Monaco.
  81. Noto fra esse: Alle venture, En l'ombre d'ung buissonet, Quant i ay but du vin, ecc.
  82. Il Fetis (op. cit., art. Moderne) lo dice semplicemente e senza addurne alcuna prova musicien français; così gli altri che del Moderno parlarono. Per i libri da lui stampati, oltre al Fetis, ed al Brunet (op. cit.), cfr. lo Scbmid (op. cit.).

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Created: Sunday, July 06, 2014; Last Updated: Monday, February 01, 2016
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