Bernardo Benussi
Istriani Illustri


 

Gli scavi di Nesazio (1900-1903)

[Tratto da: Atti della Accademia Scientifica Veneto - Trentino - Istriana già «Società-veneto-trentina di scienze naturali» fondata in Padova nel 1872, Classe di scienze storiche, filologiche e filosofiche PADOVA, R. Stab. P. Prosperini 1904Gli scavi di Nesazio (1900-1903) , Comunicazione del s. e. dott. Bernardo Benussi {Adunanza del 13 dicembre 1903), pag. 13-16.]

Distrutta dal cons. Claudio Pulcro nel 177 av. C. dopo l'eroica disperata resistenza opposta alle legioni romane (Livio 41, 1-13) dagl'indigeni capitanati dal loro re Epulo, Nesazio in breve risorse e prosperò, situata come era sulla via consolare che univa l'Istria colla Liburnia ed al confine fra l'Italia e l'Illirico. Di fatti la ricordano e Plinio (3, 229), e Tolomeo (2, 17), e la Tavola peutingeriana, e l'Anonimo ravennate (4, 31): non è ricordata nel Placito al Risano dell' 804, nè in tempi posteriori. La sua seconda rovina deve quindi datare e derivare dalle incursioni devastatrici degli Avari e Sloveni sul principiare del sec. VII (a. 599, 602, 611), alle quali si aggiunsero più tardi le piraterie dei Narentani e Saraceni.

La sua ubicazione non poteva essere dubbia sulle tracce di Livio, Tolomeo e della Tavola peut.: a meglio localizzarla.servì il nome di Isacium (Isazze) che porta un ampio castelliere situato nei pressi di Altura (su quel di Pola) e che dirupato scende nella valle (canale) di Badò, e ne domina lo sbocco al mare. La derivazione del nome Isazze da quello primitivo di Nesatium la spiegano i filologi (prof. Bartoli) supponendo la forma intermedia «In Ne(i)satium». Su questo castelliere di Isazze, in gran parte brullo e sassoso, vennero fatti varî assaggi dal Covaz nel 1866, dal Luciani nel 1868, dal De Franceschi nel 1875, e dal Kenner nel 1882, che diedero dei risultati allora non meritamente apprezzati. Scavi più estesi e sistematici vennero intrapresi però soltanto nel 1900 per cura della benemerita Società istriana di archeologia e storia patria coi mezzi pecuniari posti a sua disposizione dalla Giunta provinciale dell'Istria sempre pronta [14] a sussidiare generosamente ogni impresa che porti lustro e decoro alla provincia.

E gli scavi di quell'anno furono coronati da incoraggiante successo (Sticotti, negli Atti, 19, pag. 121). Furono messi a giorno dei caseggiati romani pavimentati a mosaico e provvisti di serbatoi d'acqua e fiancheggiati d'ampia e comoda via; si rinvennero le tracce d'un publico edificio (tempio?); ed assieme una quantità di tegole bollate, frammenti di vasellame locale e d'importazione straniera (vasi apuli), frammenti di vetro di varie forme e colore, spilloni, fibule, pezzi di colonna, di architrave ecc. ecc., e varie monete dei due primi secoli dell'Impero, in maggior numero quelle dell'epoca degli Antonini.

Il felice successo di questo primo tentativo persuase la detta Società, sussidiata sempre generosamente dalla Giunta provinciale, a riprendere gli scavi anche nell'anno seguente 1901, non però in continuazione del precedente, ma alquanto più discosto (sempre però entro il recinto del castelliere), ove assaggi precedenti ci avevano procurato un pezzo d'architrave di egregia fattura. Aperta una larga trincea, si mise a nudo una lunga muraglia d'epoca tarda (VI o VII sec), opera tumultuaria, dovuta probabilmente alla necessità di ripararsi da un'incursione nemica; ed in questa muraglia vari e grossi pezzi d'architrave, di timpano, e di basamenti ecc. finamente lavorati, che ricordano molto da vicino quelli del tempio di Augusto in Pola, e che servirono o come materiale di fabbrica o come materiale di rinforzo. Provenivano senza dubbio da due publici edifici, probabilmente da due templi.

Allargato lo sterro entro il recinto segnato da questa muraglia e da altro muro che da questa si dipartiva in senso verticale, una gradita sorpresa si ebbe nel pomeriggio del 27 luglio: si scopersero le prime quattro tombe preistoriche. Tre erano povere di suppellettile mortuaria; ricca invece era l'ultima, la quarta, contenente l'ossuario con ossa combuste e vari braccialetti, una situla ed una cista cordonata a doppio manico ambedue di bronzo; inoltre pezzi di fittili apulie corinzi. Così, a lato dell'«oppidum» romano, s'apriva allo studio anche la sua necropoli preromana.

Ma era proprio quello il sito della romana Nesazio? Mólti ancora ne dubitavano. E la risposta decisiva la si ebbe due giorni dopo, il 29 luglio, quando, continuato lo sterramento della detta prima muraglia, fu tratto alla luce lo zoccolo d'una statua che all'imperatore Gordiano (238-244) dedicava la R . P . NES.

I lavori continuarono nelle settimane seguenti nella necropoli, dove altre tombe furono scoperte ricchissime di vasi apuli e greci  e di bronzi venuti o per mare da centri di coltura greco-italica o dai centri atestini di cui ricordano e lo stile e la tecnica.

Ed altro evento fortunato si ebbe a registrare in quell'anno, vale a dire la scoperta di pietre ricordanti lo stile miceneo, pietre di varie dimensioni, ornate con disegni incisi a semplici e doppie spirali o volute avvicendate. I frammenti minori furono trovati qua e là nelle tombe adoperati per tenere fìssi gli ossuari ad altri vasi; i maggiori come coperchi di tombe o per altri usi; i quali tutti per la loro configurazione, struttura ecc. si dimostravano appartenenti a qualche monumento. È chiaro adunque che si erano messi in opera nella costruzione delle tombe dei pezzi di qualche monumento più antico distrutto: e questo monumento ci è prova dell'esistenza d'una civiltà non solo anteriore, ma anche di carattere affatto dissimile da quello della necropoli.

Non ultima sorpresa negli scavi del 1901 si fu il rinvenimento di un coperchio di tomba cupelizzato, il primo esempio nei nostri paesi di questo genere di monumenti.

Gli scavi del 1902 furono ristretti alla necropoli romana esistente nella prossima vicinanza del castelliere. Si mise a giorno la strada romana che per di là passava; ma la suppellettile funeraria colà raccolta fu oltremodo scarsa, perchè il terreno era stato ripetute volte manomesso per ridurlo a coltura.

Quest' anno (1903) si ripresero gli scavi nella necropoli preromana, in quella parte che si suppone più arcaica. Ed in fatti più poveri furono gli oggetti fìttili ed enei ivi ritrovato [16] ed alcuni con caratteri diversi da quelli del 1901. Molta invece la suppellettile micenea, fra altro, in alto rilievo, una figura di donna nuda (mancante della testa e dei piedi), la quale colla sinistra mostra i genitali, con l'altra sorregge un bambino, pure nudo, che sta allattando. Inoltre furono disotterrati due frammenti in basso rilievo rappresentanti un cavallo col cavaliere. Tali scoperte, congiunte a quella di varî priapi fatta in questo e negli anni precedenti, fecero sorgere il sospetto che queste figure fossero i rappresentanti ed i simboli del culto della fertilità, culto diffuso nelle isole dell' Egeo, di preferenza in quelle di Samotrace, Imbros, e Lesbos, e che, o per mare attraverso la Grecia, o per terra attraverso la Tracia, sarebbe giunto sino a queste nostre contrade; — anzi fu azzardata la supposizione che si trattasse di Cibele, la dea della fertilità (Pervanoglu, Archeogr., 14, pag. 430), e dei Cabiri di Lemnos di natura affine ai Cureti e Coribanti...

Certo si è che nel castelliere di Nesazio troviamo i ruderi di quattro civiltà che qui si susseguirono e si sovrapposero: 1) della civiltà micenea, od egea che si voglia; 2) della preromana con una necropoli di carattere atestino ; 3) della romana fiorente in ispecie nel 2° secolo dell'Impero; 4) della postromanica o barbarica rappresentata dal vallo tumultuario innalzato anche coll'uso di antichi pezzi architettonici.

E forse la insistente tradizione greca, che volle giunti ai nostri lidi Ercole (Apollodoro, Bibl., 2, 5) e gli Argonauti (Apollonio Rodio, Arg., 4, 256), che disse Pola «città dei Colchi» (Licofrone, v. 1021; Callimaco in Strabone, 5, 1), che raccontò d'un mercato presso gl'Istri a cui i Corciresi mandavano le loro anfore (Pseudo-Aristotile, de incr. c. 104) e che descrisse le nostre isole ricche di stagno (Schimno Chio, 391), potrà trovare in queste ed in ulteriori scoperte il suo nucleo storico, il suo « ubi consistam».

Trieste, 21 novembre 1903.


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Created: Thursday, January 28, 2016. Last Updated: Thursday, January 28, 2016
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