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28 August 2006

PERSONAGGI. Due nuovi progetti per il docente di fisica, tra i padri fondatori del Centro di Miramare

Budinich: i miei 90 anni con la scienza

Sta lavorando per portare a Trieste un consorzio del G77 per i Paesi poveri  

TRIESTE. «Mantenere il cervello attivo è fondamentale, perché il cervello è per noi uomini come il ponte di comando per una nave: deve funzionare bene perché la nave vada per mare forte e sicura». Parola di Paolo Budinich, che oggi compie novant’anni, professore emerito di fisica alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste, uno dei padri fondatori del Centro Internazionale di Fisica Teorica «Abdus Salam» e presidente della Fondazione internazionale Trieste per il progresso e la libertà delle scienze.

È un uomo di piccola statura e dai capelli completamente bianchi che, instancabile, ancora continua a dedicarsi alla scienza. Nel giorno del suo novantesimo compleanno, infatti, si racconta, come uomo e come scienziato, da Lussino, sua isola natia, dove partecipa a un convegno internazionale patrocinato dall’Unesco: «Stiamo lavorando per istituire a Lussino un organismo europeo per la scienza, l’arte e la cultura. Un centro dove professori, scienziati, letterati possano incontrarsi fuori dal mondo accademico, realizzare gruppi di studio, scrivere libri all’insegna di collaborazioni internazionali».

Budinich illustra i suoi impegni attuali tutto d’un fiato: «Sto facendo quello che farebbe qualsiasi padre che sa di essere molto vecchio: fare in modo che i propri figli possano crescere bene. Ecco, io cerco di portare a termine alcuni progetti, in modo che possano soddisfare gli scopi per cui sono stati ideati». E un progetto ambizioso riguarda proprio la città di Trieste. «Da anni ormai le Nazioni Unite desiderano creare nel capoluogo giuliano un consorzio del G77 per i Paesi poveri. La nostra città, del resto, da quaranta anni vanta una preziosa esperienza di collaborazione con i paesi poveri, grazie all’Ictp, all’Icgeb, all’Area di Ricerca. Nel 2001 il presidente del G77 scoprì questa vocazione triestina e da allora ci si sta adoperando per creare un organismo di cooperazione e solidarietà. È necessario, infatti, eliminare le zone di eccessiva miseria e disperazione: questa sarà la guerra finale al terrorismo. Sostituire alle bombe intelligenti la solidarietà. E l’esperienza triestina è preziosa e va fatta maturare. Ecco perché a fine mese sarò a Rio de Janeiro per un’assemblea generale dell’Accademia del Terzo Mondo: presenteremo l’attività del Sistema Trieste. Dopo sapremo se il progetto potrà essere realizzato».

All’entusiasmo del professore per il meeting brasiliano si accompagna, in modo romantico, il racconto di aneddoti curiosi che testimoniano la tenacia, l’entusiasmo e la determinazione che lo hanno accompagnato. Sempre. Negli anni di formazione, nelle imprese vissute durante la Seconda guerra mondiale e ancor più quando riuscì a dare vita, sotto l’egida delle Nazioni Unite, al primo laboratorio di fisica teorica per lo sviluppo della ricerca avanzata e la cooperazione scientifica con i Paesi poveri, l’Ictp.

«Ho frequentato il liceo scientifico, l’”Oberdan” di Trieste. Poi a Pisa ho conseguito la laurea in fisica alla Scuola Normale Superiore». Con voce ferma, che non testimonia la sua età, Budinich tesse un racconto che conduce nel secolo scorso, tra guerra e scienza in un mondo senza confini. «Tra servizio militare e guerra, per molti anni sono stato sotto le armi. Ero volontario sommergibilista: lo sono stato fino a quando l’hanno scoperto i miei genitori che erano all’oscuro delle mie imprese in mare. Per non destare in loro nessuna preoccupazione preparavo in anticipo le lettere che puntualmente mandavo ogni settimana con la complicità di un mio compagno dalla terra ferma. Io le scrivevo e lui provvedeva a spedirle al tempo opportuno. Una volta però si confuse inviando una lettera post datata...». Racconta divertito il vecchio Budinich, che incalza nel ripercorrere gli anni che lo hanno ricondotto poi a Trieste.

«Nel 1954 ero direttore dell’Istituto di fisica dell’Università di Trieste. La città era sotto l’amministrazione angloamericana e costituiva una cerniera tra l’Est e l’Ovest in tempi di guerra fredda». Lui stesso potrebbe essere definito uomo di frontiera. È nato infatti nell’isola di Lussino, terra che in un secolo ha cambiato quattro volte stato di appartenenza: sotto l’Impero Austro-Ungarico nel 1916, italiana nel 1918, jugoslava alla fine della guerra e oggi croata. Budinich scienziato, però, le frontiere è già riuscito ad abbattarle. «Con la buona cultura è possibile contrastare i nazionalismi e questo era chiaro anche allora: la scienza infatti ha scavalcato i confini. Era il 1960 e organizzai nel castelletto del parco di Miramare un seminario sull’interazione delle particelle elementari invitando fisici di tutto il mondo. In fondo eravamo in un angolino d’Italia ma nel centro d’Europa. Per l’occasione venne per la prima volta a Trieste Abdus Salam, fisico pakistano insignito del premio Nobel nel 1979. Allora cominciò a circolare l'idea di realizzare un centro di fisica teorica sotto la bandiera delle Nazioni Unite aperto agli scienziati di tutto il mondo ma chiuso ai militari».

E iniziò così l'avventura che sfociò nella realizzazione dell’Ictp. «L’idea era condivisa da tutto il mondo scientifico ma fortemente contrastata dalle grandi potenze che non volevano perdere il monopolio sui cervelli dei paesi del Terzo Mondo». Obiettivo principale del centro era, infatti, lo sviluppo delle conoscenze e il trasferimento del sapere per sottrarre gli scienziati dei Paesi emergenti dall’isolamento culturale. «Solo così sarebbe stato possibile contrastare i condizionamenti politici dei paesi ricchi e lasciare che ricerca e cultura potessero essere motore di sviluppo, ovunque».

E alla fine la scienza ha vinto. Con entusiasmo il professore ricorda infatti la nascita del Centro nel cuore della città di Trieste, che da un decennio era tornata italiana. «Il progetto finalmente divenne realtà nel 1964: a Trieste nacque il Centro Internazionale di Fisica Teorica e Abdus Salam ne fu il primo direttore». Da allora la vita di Paolo Budinich è stata intrinsecamente legata alla gestione dell’Ictp.

Più di quaranta anni di seminari, corsi, conferenze, workshop e ricerca. Anni in cui l’Ictp ha ospitato i grandi nomi della fisica del Novecento. Premi Nobel che, per Budinich, sono stati compagni di avventura. Dice di Heisenberg (fautore del principio di indeterminazione), conosciuto nel 1951 all’Istituto Max Plank di Gottinga, mecca della fisica teorica: «Aveva massimo rispetto per la libertà della ricerca. Suppongo fosse contrario alla bomba atomica perché ne prevedeva i pericoli per l’umanità». E ricorda Kastler, fisico francese premio Nobel 1966: «Era un uomo di grande umanità e cultura. Considerava fare ricerca una cosa divertente e riteneva che noi scienziati avessimo un debito verso l’umanità». E ricorda Dirac (Nobel 1933), Crik (Nobel 1962), Pauli (Nobel 1945) e altri grandi fisici che ha conosciuto nel corso del suo viaggio.

Così, infatti, a Budinich piace definire l’avventura umana: «A me piace pensare la vita come un viaggio in un paese arcano e sconosciuto, che intraprendiamo forniti di un mezzo, che io, nato su un'isola, immagino simile a una barca, per navigare in un vasto arcipelago».

E il futuro di Trieste? «Per antica tradizione Trieste è porto del centro Europa. Può continuare a esserlo: porto non solo di merci ma di conoscenza. Il mondo dell'avvenire del resto è quello della conoscenza».

Simona Regina

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