Giuseppe Caprin
Prominent Istrians


 

Giuseppe Caprin: Commemorazione del socio ord. avv. prof. Libero Fracasetti.

Per quanti non hanno avuta la ventura di vivere nella stagione prima del nostro risorgimento politico, quando l'idea italiana si sprigionava, assertrice di diritti e risvegliatrice di coscienze, da quasi ogni manifestazione della vita quotidiana, lo spettacolo che offrono terre materialmente prossime a noi e moralmente ed intellettualmente a noi avvinte da indissolubili legami di lingua e di coltura, di storia e di aspirazioni, appare, nella audacia persistente degli ardimenti, in vero meravigliosa, ed è insieme di eccitamento e di monito.

«Passa l'istoria, operatrice eterna,
«tela tessendo di sventure e glorie»

ed all'assidua e feconda opera sua danno i fratelli nostri di tradizioni e speranze lo stesso materiale che servi a formare l'indipendenza e la libertà dell'Italia.

Essi sono ciò che noi fummo; guardando all'azione loro ci pare quasi di assistere ad un momento della nostra stessa vita politica; è un periodo dei più nobili e dolorosi dellia nostra storia patriottica in azione.

Ogni libro, quasi ogni articolo di rivista o di giornale è una battaglia combattuta in difesa di diritti minacciati e contesi; e cosi l'arte assurge ad alta funzione politica, ed [4] è strumento non pure di civiltà, ma di libertà. Sono scrittori e soldati, e ricordano quei riedificatori delle mura di Gerusalemme i quali, ad un tempo, lavoravano e combattevano, tenendo con una mano la cazzuola e il dardo con l'altra.

In questa forte milizia di difensori dei passato e di costruttori dell'avvenire, Giuseppe Caprin fu tra i più zelanti e valenti, tra i più tenaci d'animo ed i più acuti d'intelletto.

Non io vi narrerò la vita del patriota, o sottoporrò a minuta analisi la varia e ricca produzione del letterato, chè ciò mi trarrebbe oltre i limiti angusti che mi sono proposto. Consentitemi solo un breve e rapido ricordo delle virtù mentali e psicologiche dell'eminente scrittore triestino, a conforto di quanti fra noi lo amarono, ed a modesto tributo di ammirazione e di dolore di questa nostra Accademia, che si onorava di averlo a socio dal 27 Giugno 1890, e del Friuli, che dal Caprin è stato illustrato con fedeltà di storico e con fervore d'artista.

Cividale l'ebbe, nel 1893, commemoratore magnifico dello Zorutti e rievocatore inspirato del sentimento antico che lega le terre fra Quarnero e Livenza, e nel 1899 membro autorevolissimo della Commissione ordinatrice del Congresso storico.

A località e ad avvenimenti anche della parte occidentale della regione friulana sono dedicate pagine eloquenti nei volumi dei Caprin, e da esse balzano vive le figure dei poeta Zorutti e dell'annalista Francesco di Manzano, di Antonio Somma e di Caterina Percoto, di Graziadio Ascoli e di Pacifico Valussi.

La storia che egli ha con scrupolosa esattezza e con squisita eleganza narrata è pure la storia di questa terra friulana; gli affetti che lo animarono, le amarezze che lo [5] afflissero, le speranze che gli arrisero, sono i nostri stessi affetti, le nostre amarezze e le nostre speranze. Ond'è che se a Trieste i suoi funerali civili assursero alla dignità solenne di una glorificazione, e le corone alla sua bara apparvero oltre che un saluto accorato un premio riconoscente, e se tutta Italia nella unanimità del rimpianto e dell'elogio riaffermò la unità del sentimento nazionale; il Friuli sentì, per consanguineità spirituale, che la sventura che aveva colpito la Venezia Giulia era pure suo domestico lutto.

Sino al principio del secolo scorso Trieste volle che le ricchezze derivatele dalle industrie e dagli scambi fossero anche incremento di coltura, forza viva di pensiero, tesoro di sapienza, fulgore d'arte rinnovata. E con Domenico Rossetti, umanista e bibliofilo, letterato, storiografo ed archeologo, s'inizia per essa una feconda rinascita di studi operosi. Accende una Favilla, che diverrà <<: ala d'incendio», l'avvocato Antonio Madonizza e tengono alto il prestigio del nome e dei sentimento italiano Pietro Kandler, erudito e latinista, ed i poeti Guido Bazzoni e Giuseppe Revere.

Da questi precursori deriva una schiera di letterati, i quali serbano incorrotta dalla minaccio e dall'insidie la italianità della vita intellettuale triestina, e ne sono militi illustri e vaienti Riccardo Pitteri, Cesare Rossi ed Alberto Boccardi, e condottieri animosi e sapienti Attilio Hortis e Giuseppe Caprin. Questi anzi, per autorità ed età, era considerato il vero caposcuola.

Chi ebbe la fortuna di conoscere Giuseppe Caprin, chi si onorò della sua amicizia leale e cordiale, chi riusci a scrutare dappresso il funzionamento della mentalità sua, non potè a meno di essere colpito di ammirazione per l'alta e ricca vena, piena di movimento, donde sgorgava l'opera [6] dello storico e del letterato. Nulla era di stagnante nella sua coltura, che egli tutto, può dirsi, ciò che aveva appreso alla scuola della vita e dei libri, trasformava in energia operosa, rivolta a patriottici fini.

Per lui la storia, non compassata e fredda, ma piena di moto e calore, non è un ammasso informe di episodi slegati, ma tutto una poema che nella successione dei fatti serba meravigliosa la unità del contenuto psicologico e che si risolve in un sonante inno alla gloria delie tradizioni e delle aspirazioni latine. Ha scritto bene Antonio Fradeletto che il Caprin «all'autorità della storia diede i fervidi colori della poesia, e trasse dalla religione delle memorie la voce presaga delle speranze.»

Apparentemente si propose di risvegliare l'amore alla storia, alla lingua, alla letteratura natia; effettivamente egli ottenne di ravvivare il sentimento e l'ideale della patria italiana. Ed anche in questo egli fu continuatore degno dei programma dell'antica Favilla, di cui «non è facile prescrivere confini alla sua potenza, quando cominci a far presa, e, aiutata dall'aria, dia dentro in sostanze di facile accendimento:» E molte faville egli suscitò, ed attendeva fidente che la fiamma secondasse; ma la morte lo colse come un fulmine che abbatte l'albero ergentesi alto ed ancora chiedente alla potenza del sole la maturazione de' suoi frutti.

La natura aveva favorito il Caprin di una grande forza, fisica, intellettuale e morale. Solida era la vigoria del suo corpo robusto; alta ed adusta la sua balda persona; bella e forte la sua classica testa, illuminata dal sorriso degli occhi e delle labbra. '

Molteplici e varie erano le attitudini sue, e quali raramente si trovano armonizzate nello stesso individuo; chè egli [7] ebbe l'impeto entusiasta ed audace del patriotta e del soldato, e la calma e fredda oculatezza dell'industriale accorto; ebbe la febbre del lavoro improvviso, rapido, agitato del giornalista e la disciplina austera dello studioso che attinge sereno ad una cultura seria e sicura.

E, dissimile in questo da molti dotti, ebbe una spiritualità non selvatica e ritrosa, ma socievole e vivace; non era egli come accasciato sotto il peso della grande erudizione sua, chè anzi l'ingegno gli si era serbato agile e pronto, e la sua conversazione era piena di bonarie ironie e di acutissime arguzie, fiorente di giovanili idealità e di fraganti freschezze di osservazioni geniali.

Giuseppe Caprin nacque, il 16 Maggio 1843, dai popolo, e dell'origine modesta egli, che sentiva e onorava la nobiltà del lavoro, si compiacque come di un titolo araldico; e del popolo triestino riassunse in sè le qualità caratteristiche: le forti energie dell'operare e lo spontaneo sentimento di patria e d'arte, le ingenuità generose e la rumorosa gaiezza.

Entrò giovanissimo nella vita pubblica; nei 1866 vesti la rossa divisa dei volontari garibaldini; e tornato in patria la polizia lo predilesse delle sue persecuzioni, ond'egli ebbe processi politici e condanne, ed onorò più volte di sua permanenza il carcere austriaco.

Alla vita cittadina partecipò largamente e nei momenti più salienti; e, gagliarda fibra di lottatore, combattè: nella Società del progresso per le idee liberali e democratiche, — nella Società di ginnastica per la vigoria dei corpi e degli spiriti, — nella Lega Nazionale per la lingua di Dante, — alla Minerva per la scienza, —  al Circolo artistico per l'arte, —  nella Università del Popolo per la diffusione della coltura, — nella Società Alpina per la migliore conoscenza delle bellezze [8] naturali delle Alpi Giulie, documento geografico di italianità, — e nei Comitati elettorali per la nostra legittima rappresentanza. E dovunque e sempre, non intimidito da malvagità di tempi e di uomini, con sentimento fervido e con orgoglio fiero di patriota.

Il giornale volle fosse, non impresa industriale, ma cattedra di sapere e tribuna di libertà; e con questi intenti egli, dal 1878 al 1886, diresse l'Indipendente, che fu tale di nome e di fatto.

Autodidatta, fu maestro unico a se stesso; e, con le sole risorse dell'ingegno e del volere, come era stato commerciante e pubblicista, uomo politico e soldato, divenne conferenziere e pittore, critico e letterato. Ma sopratutto fu uno storico-artista.

L'arte la adoperò a rappresentare i fatti storici, non a trasformarli o a falsarli. La poesia anima le opere sue, ma non toglie allo storico la obbiettività serena e non lo distrae dalla ricerca accurata e coscienziosa: e cosi il bello gli è veicolo al vero. Ravviva dei Tempi andati della sua città lo spirito animatore; rinverda di giovinezza nuova I nostri nonni\ rileva i segreti di bellezza e di forza delle Alpi Giulie, delle Marine istriane, delle Pianure friulane e delle Lagune di Grado; ed in tutti questi volumi suoi rievoca memorie, gloriose d'arte e di storia, di civiltà italica. Opera veramente magistrale è il suo Trecento a Trieste; e quando egli si è spento come, per adoperare una sua similitudine, un pezzo di zucchero si dissolve nell'acqua, attendeva all''impresa letteraria e storica che più gli era cara, e che sarebbe stata forse la sua cosa migliore all'Istria nobilissima.

Con felice sintesi il Venezian ha cosi delineata la nota essenziale della multiforme opera del Caprin; «questo Egli [9] ebbe di superbamente originale, che per lui l'italianità non era solo un concetto o geografico, o storico, o politico, si ancora ed essenzialmente un concetto estetico.»

E per vero, spirito pieno di signorilità aristocratica pur nella democrazia dei principi e delle abitudini, in tutte le espressioni della sua vita trasfuse un eletto sentimento d'arte nostrale: nel suo stabilimento tipografico, come nella palazzina che egli si eresse, e che è un vero museo, e nella quale accolse ospitalmente i nostri maggiori letterati contemporanei. Il tradizionale culto italiano dell'eleganza egli l'ebbe cosi vivo da volere le opere sue tutte rivestite di squisita grazia esteriore, ed i suoi volumi sono gioielli tipografici, creature belle d'anima e di corpo.

Fu sua cura costante il dare splendida evidenza letteraria e grafica ai monumenti d'arte della sua regione, che, grata, lo ricorda dolente e fidente. E nell'opera assidua che egli compi di artista del sentimento e dell'azione ebbe a preziosa collaboratrice ,una donna eletta, la sua sposa gentile, Caterina Caprin, per la quale la letteratura, come per le altre scrittrici triestine: la Cambon, la Giannelli, la Butti, la Bazzocchi, fu insieme occupazione geniale e missione civile.

Il premio che Domenico Rossetti aveva fondato, con i non mai goduti emolumenti di procuratore, pei futuri illustratori della sua terra natia, gli fu due volte assegnato. Ma al Caprin gli onori vennero non questuati, non ambiti; ond'egli, che era accorso primo nei giorni del lavoro e del pericolo, si appartò schivo e modesto nell'ora del meritato compenso.

Le due leve onde l'Italia venne rialzata dalla secolare prostrazione: la virtù ed il sapere, furono entrambe in quest'uomo onorando, che non solo affermò la superiorità [10] morale ed intellettuale di nostra gente, ma la provò con la rettitudine ed il valore dell'opera sua.

Vivo ebbe parte importantissima e prevalente nella attività civile e letteraria triestina, ma anche morto continua a diffondere calore di benefici, chè gli scritti suoi stanno a documentare la forza resistente ed espansiva della civiltà nostra.

Dove uomini della sua tempra, del suo ingegno, della sua versatilità geniale, della squisita latinità dei suo spirito e dell'arte sua hanno potuto sorgere e produrre con tanta cooperazione d'ambiente, l'italianità non è un vano ricordo storico od un pazzo sogno di illusi, è forza viva, prorompente, operosa, è sentimento naturale e spontaneo, è diritto sacrosanto e intangibile.

«Tal frutto nasce di cotal radice.»

Tratto da:

  • Accademia di Udine, Giuseppe Caprin Commemorazione del socio ordinario avv. prof. Libero Fracassetti. Estratto dagli Atti dell'Accademia di Udine. Serie III. Vol. XII, Anno 1904, Tipografia Gio. Batt. Doretti (Udine, 1904), p. 3-10.


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Created: Tuesday, March 24, 2009; Last Updated: Monday, October 05, 2009
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