Gian Rinaldo Carli
Istriani Illustri



 

Una sinossi biografico-letteraria
di Ivan Markovic

I. BIOGRAFIA

Il periodo giovanile: Capodistria-Padova

Gian Rinaldo Carli nacque a Capodistria l'11 aprile 1720 dal conte Rinaldo Carli e da Cecilia Imberti. Di nobile famiglia che contava ascendenti illustri nel mondo delle lettere e della vita pubblica, fu affidato all'educazione dei padri Scolopi, nel collegio che aveva sede nell'edificio dell'odierno Ginnasio che porta il suo nome.

In questo istituto, che godeva di grande fama in tutta l'Istria ed oltre, studiò dal 1731 al 1734, imparando i primi rudimenti delle lettere e delle scienze.

Passò quindi a Flambro in Friuli dove dal letterato abate Giuseppe Bini apprese gli elementi della fisica e delle scienze esatte. Non ancora diciottenne scrisse una dissertazione sull'Aurora boreale e stampò un'egloga in lode del patriarca Daniele Dolfin.

L'anno seguente andò a Padova nella cui Università si diede allo studio della giurisprudenza non dimenticando però di attendere alle matematiche, in particolare alla geometria, ma anche allo studio delle lingue greca, latina ed ebraica.

Appena ventenne veniva accolto tra gli accademici de' Ricovrati, e da quel momento incominciò a farsi conoscere per alcune discussioni letterarie e polemiche con autorevoli dotti del tempo. Così in una lettera al suo precettore Bini, confuta la versione che il Muratori aveva dato dell'antica leggenda dello zecchino veneziano e dimostra impropria la classificazione delle monete fatta dall'antiquario, mons. Forlanini nella dissertazione Le masnade.

Contemporaneamente si occupò anche di ricerche storiche scientifiche, di poesia, letteratura, teatro, traduzioni ed economia. Appartengono a questo periodo il Ragionamento sulle antichità di Capodistria, la tragedia Ifigenia in Tauride, una traduzione della Teogonia di Esiodo e delle scene più interessanti dell'Ifigenia di Euripide, uno scritto sull' Indole del teatro tragico antico ed un eruditissimo libro sulla Spedizione degli argonauti.

Nel 1743, non ancora ventiquattrenne, indirizzava al suo comprovinciale Giuseppe Tartini, con il quale avrebbe coltivato un'intensissima relazione epistolare, un manoscritto dal titolo Osservazioni sulla musica antica, e moderna.

La sua attività, specie nel campo delle matematiche, non sfugge al Governo Veneto, che nell'aprile del 1745 fonda, espressamente per il giovane Carli, una cattedra di scienze nautica ed astronomica. Fra le varie incombenze il Carli non si limitò alle sue lezioni ma in qualità di Consigliere dell'Arsenale della Serenissima procedette a radicali riforme ed alla realizzazione di un proprio modello di nave a 74 cannoni che costituirà il nerbo della flotta di San Marco, per riconoscenza verso il progettista, il primo vascello di questo tipo ebbe il nome di San Carlo. Appartengono a questo periodo un'elegantissima prolusione latina in occasione dell'apertura della nuova cattedra, ed una dissertazione stampata sulla declinazione dell'ago magnetico. Nel 1747 indirizzava al marchese Maffei una dissertazione sull'Impiego del denaro ed un'altra intorno all'origine e falsità della dottrina de' maghi, e delle streghe.

Sempre nello stesso anno sposava la veneziana Paolina rubbi, di nobile e ricca famiglia, dalla quale ebbe un figlio, Agostino. Ma né gli impegni di marito, padre e professore poterono rallentare il corso dei suoi studi.  Nascevano così la dissertazione Sulle navi turrite degli antichi, il poemetto Andropologia, ossia della società e della felicità e la Geografia primitiva, e delle tavole geografiche degli antichi. La felicità coniugale del Carli non era però destinata a durare. La morte della moglie, che lasciava un figlio da allevare ed una sostanza da amministrare, obbligava il Carli a dimettersi dalla sua cattedra di scienze nautica e d'astronomia e a partire per l'Istria.

La maturità: Istria-Lombardia-Toscana

Fu con grande rincrescimento che il Carli si distaccò dai colleghi patavini. Tornato in patria, assieme al figlio ed al famoso naturalista Vitaliano Donati, si trasferì a Pola (1751), dove videro la luce parecchie sue opere minori, come la Relazione delle scoperte nell' Anfiteatro di Pola ed un Saggio della storia dell'Adriatico. Sempre nello stesso anno pubblicava a Venezia le sue prime due dissertazioni sull'origine ed il commercio delle monete, primo saggio che segna l'inizio di un lunghissimo lavoro di ricerca nella materia che più di qualsiasi altra renderà lustro alla sua memoria.

Sempre nello stesso anno, passava a seconde nozze con Anna Maria Lanfranchi di antichissima famiglia senese.

Nel 1753, già famoso economista, si portava a Torino dove il re Carlo Emanuele III lo consultava sul piano di studi circa l'Università torinese e sulla sistemazione delle monete. Ma nonostante le lusinghe con le quali cercarono di trattenerlo a quel reale servigio, il Carli preferì trasferirsi con la famiglia a Milano per iscrivere il figlio al collegio dei Barnabiti, e la per cui educazione scrisse anche un'operetta didattica dal titolo Istituzione civile, ossia elementi di morale per la gioventù. Sono del 1754 due importantissime dissertazioni che lo comprovano grandissimo antiquario canonista tanto nella storia ecclesiastica quanto in quella civile: il Diritto ecclesiastico metropolico in Italia, e particolarmente di Milano, e di Aquileia, e delle elezioni e delle dipendenze de' vescovi, nonché Dell'Antico vescovato emoniese, e particolarmente di S. Massimo vescovo, e martire. A Venezia intanto usciva il primo volume del suo capolavoro Delle monete e delle istituzioni delle zecche d'Italia.

Si trasferisce quindi in Toscana dove pubblicherà il secondo (Pisa 1757) ed il terzo (Lucca 1757) volume della sopraccitata opera che lo ha reso famoso e ricercato in tutta Europa. Contemporaneamente in una lettera a tale co. Mazzucchelli, tratta della vita di Pietro Aretino, dell'epoca degli argonauti ed altri temi.

E' del 1756 un'opera dal tema già trattato in precedenza: Delle Triremi ed un'altra dissertazione epistolare sulla Incertezza delle epoche intorno alla nascita e morte di Gesù Cristo.

Nel 1757 pubblica il Saggio politico, ed economico sopra la Toscana. La morte del padre (1758) lo toglie dal felice clima della Toscana. Va a Venezia dove cerca di sistemare la grossa eredità lasciatagli dalla prima moglie consistente in una industria laniera. Le precarie condizioni della fabbrica lo inducono a trasferire lo stabilimento nella Valle de Risano presso Capodistria ed a impegnarvi tutti i suoi averi e la sua attività. Ma un torrente traboccato, un terribile uragano ed alcuni agenti infedeli, fecero soffrire gravissime perdite all'impresa sicché il Carli fu costretto a chiudere bottega.

Il Carli a Milano

Correva l'anno 1764, quando il Nostro, superata una gravissima malattia, si portò a Parma, nuova sede di studi del suo figliolo e di lì per un breve soggiorno a Piacenza.

Rifiuta la carica di presidente del commercio a Torino e la carica di consigliere della corte toscana, perché è convinto che solo la Lombardia può offrirgli la possibilità di esplicare al massimo la sua attività in materia di economia.  Passa perciò ad Orio nel lodigiano ad attendere gli ordini del governo austriaco. A quel tempo infatti la corte imperiale di Vienna aveva stabilito a Milano il Consiglio supremo di commercio e d'economia pubblica nonché quello degli studi, scegliendo il Carli a presiedere di entrambi.

Nel 1765 fu chiamato a Vienna per concertarne tutto il sistema con il ministro Kaunitz. Rientrò gratificato dalla stima del ministro, dai favori dell'imperatrice Maria Teresa e dall'ammirazione dei più ragguardevoli dotti della Germania.

A Milano i suoi nuovi impieghi, ai quali s'ha da aggiungere anche la carica di decano del tribunale degli studi di Milano espressamente dall'Imperatrice, lo tennero occupato dapprima interamente, sicché gli scritti di questo periodo son tutti pertinenti al commercio ed alla pubblica economia. Ciononostante troppo grande era la tentazione per non cimentarsi con qualche saggio nel famosissimo periodico di varia erudizione dal titolo il Caffè dove il Carli inserisce un ragionamento Sulla patria degli Italiani. Appartengono a questo periodo le Osservazioni preventive al  piano delle monete, un Saggio di economia pubblica, il Breve ragionamento sopra bilanci economici delle nazioni, il Censimento di Milano, ossia ragionamento diviso in tre parti, ed altri due lavori di politica economica: Del libero commercio de' grani e la ripubblicazione con aggiunta di varie note delle Meditazioni sull'economia politica.

Nel 1796 l'Imperatore Giuseppe II intervenne a tredici sedute del Consiglio di commercio, nelle quali il presidente Carli presentò parecchi rapporti e progetti. Visibilmente soddisfatto, l'Imperatore gli accordò un aumento di onorario ed il titolo di consigliere privato di stato.

In mezzo a tante occupazioni non abbandona gli studi filosofici e l'amore per la sua ricerca scientifica. Ne sono prova l'Uomo libero, confutazione del Contratto sociale di G.G. Rousseau e le Lettere americane, costumi e storia dell'America precolombiana.

Gli ultimi anni

I suo stato di salute, già provato dalle tante fatiche e definitivamente alterato da una colica epatica che gli lascerà il germe dell'infermità letale, lo costringono a chiedere e ad ottenere la dispensa da ogni carica, conservando tutti gli onorari; ma un anno dopo, a causa di certe riforme generali nelle finanze dell'impero, questi gli furono diminuiti di due terzi.

In questo momento difficile gli fu offerto il posto di consultore di stato di Venezia, che lui rifiutò ritenendo "di non poter servire la repubblica dopo aver maneggiato gli interessi di una vicina monarchia". Cionondimeno la sua vena creativa non si esaurisce e nascono opere su temi inediti, come le cinque lettere Sopra alcune curiosità fisiologiche, e le Notizie compendiose intorno Pietro Paolo Vergerio vescovo di Capodistria condannato da papa Paolo III quale apostata ed eretico.

Ma l'opera più importante ed una delle sue maggiori non sono solo di questo periodo è senz'altro la monumentale Delle antichità italiche, pubblicata in più volumi tra gli anni 1788 e 1791. Nel 1790 pubblica una lettera Sulla scoperta dell'America e due anni più tardi il Ragionamento sulla disuguaglianza fisica, morale, civile tra gli uomini, cui seguono Sopra l' elettricità animale e la dissertazione Della memoria artificiale.

Le sue condizioni di salute andavano peggiorando ed a nulla valsero i soggiorni nella stazione di cura di Recoardo e Valdagno nel '92 e'94. Nella sera del 22 febbraio 1795 moriva a Cusano Milanino (Milano) dove volle essere sepolto.

II. LE OPERE

E' molto difficile tracciare un profilo "didattico-pedagogico" degli scritti del Carli. La vastità e l'importanza delle sue opere, molte delle quali vere "pietre miliari" nelle singole discipline, non agevolano il sorteggio sincronico, mentre la vastità degli interessi e la continua ricerca nonché il ripristino di temi già trattati, penalizzano pure un'eventuale esposizione diacronica.

Fermo restando che le sue opere principali, rispettivamente Delle monete e dell'istituzione delle zecche in Italia e Delle antichità italiche, esigono, data la loro monumentalità, un  trattamento particolare e particolareggiato che qui non abbiamo né il tempo né la facoltà di svolgere, le molteplici occupazioni del Carli si possono dividere, grossomodo, in due categorie di fondo: l'economia e le lettere. Un'altra distinzione potrebbe dare maggiore importanza al vastissimo carteggio epistolare ed alla sua attività di pedagogista od archeologo.  Un'ennesima opzione potrebbe rivelarsi infine la sistematizzazione fatta dal Carli stesso alle sue opere e da lui pubblicata a Milano (1784-1794), cui andrebbe però aggiunto un copiosissimo carteggio inedito.

OPERE DI ECONOMIA

  • Delle monete e dell'istituzione delle zecche d'Italia

Pubblicata tra il 1754 ed il 1760, in quattro grossi tomi, l'opera si compone di otto dissertazioni su una materia che a qual tempo era giustamente ritenuta una delle più ardue, vista la selva farraginosa di menetazioni e sistemi monetari medievali e rinascimentali. Tratta dell'origine del commercio della moneta con osservazioni sulle conseguenze di arbitrarie alterazioni della stessa; riferisce su minuziose ricerche intorno all'istituzione delle zecche in Italia, e dà i risultati di molte relazioni avute in proposito con i maggiori esperti del tempo. parla poi delle monete in uso in Italia, del rapporto tra il loro valore reale e quello nominale, del confronto tra i valori diversi assunti dalle monete italiane in varie epoche ed infine ragiona sulla giusta riduzione delle monete antiche con quelle correnti al suo tempo nelle principali città d'Italia.

L'opera nacque dal risveglio di interessi per l'economia e le scienze esatte nel XVIII secolo. Ancora oggi, a due secoli di distanza, i volumi del Carli possono ritenersi fondamentali. Naturalmente traspaiono spesso grossolani errori ed un inutile sfoggio di erudizione. Cionondimeno l'opera ebbe grande risonanza e fece il giro dell'Europa in numerose edizioni. Le corti di Milano, Torino e molte altre, ne adottarono i principi e trassero numerosi spunti per le loro riforme.

  • Del libero commercio de' grani (1771)

L'opera si inserisce nel dibattito tra i maggiori economisti del tempo (i conti Verri, il britannico Anderson ed altri) se fosse opportuno aprire i confini perché i grani avessero libera circolazione anche con l'estero.Il Carli, in una lettera-trattato indirizzata al neri, allora consigliere di Stato a Firenze, osserva che la libertà illimitata nell'esportazione del grano non fu mai presente neppure in Inghilterra, da molti citata come esempio di libertà, ma parimenti nociva potrebbe presentarsi la totale proibizione dell'esportazione dei grani.

  • Saggio politico ed economico sulla Toscana (1757)

- dove con singolare brio  e vivacità tratta delle peculiarità della nazione, del secolo. Passando in rivista lo stato di ciascuna città e menzionando i nobili commercianti distintisi per il proprio merito, discorre dei prodotti, del commercio estero, dello stato attuale all'universale ricchezza della Toscana.

  • Saggio di economia pubblica

- dove offre una relazione sulle ricchezze della popolazione, sulle rendite, sull'agricoltura del milanese, sul commercio delle farine, sulle rendite delle comunità, ecc., istituendo acuti raffronti fra le condizioni attuali e quelle di un tempo.

  • Ragionamento sopra i bilanci economici delle nazioni (1770)

- dove, in contrasto con le idee del tempo, sostiene che il sistema dei bilanci annuali fondati sul raffronto tra attivo e passivo, tra entrata ed uscita, sono un elemento insufficiente e ingannevole per giudicare del grado di prosperità di uno stato. Si deve piuttosto tener conto del complesso dei bilanci e ancora di tutte le forze costitutive della ricchezza nazionale, ossia popolazione, valore della moneta, interesse dei capitali, prezzo dei generi, ecc.

  • Relazione del censimento dello stato di Milano

- dove pone in vista tutti i difetti del censimento fatto in Lombardia ai tempi di Carlo V, proponendone uno nuovo che garantirà minori retribuzioni delle comunità  e delle province nonostante l'incremento demografico. Tale sistema, pur conservando inalterate le entrate statali ha il pregio di non oberare troppo la popolazione.

  • Dell'origine e commercio delle monete e Osservazioni preventive al piano delle monete (entrambi del 1751)

Saggi che dovevano servire di norma al regolamento in materia monetaria; cavallo di battaglia per le grandi opere economiche della maturità.

OPERE LETTERARIE

  • 1788-1790: Delle antichità italiche

Poderosa opera in quattro volumi con due appendici di documenti (comprendente tra l'altro anche l'Istria e la Dalmazia), mette a profitto quasi mezzo secolo di ricerche e studi, per dare un quadro possibilmente completo, di quello che fu l'Italia, nella politica, nel pensiero, nell'arte da e ancor prima di Roma fino al secolo XIV. Le Antichità, oltre ad essere una preziosissima fonte di informazioni storico-culturali anche e soprattutto per le nostre regioni, pongono il Carli, insieme al Maffei ed al Muratori, tra i risvegliatori delle memorie nazionali. L'opera, erudita, calda di italianità e non priva di buone intuizioni intorno al problema delle origini della nostra lingua, fu in due anni esaurita ed ebbe lunghissima diffusione in tutta Europa.

  • 1777: Lettere americane

L'opera si divide in due parti. Nella prima, che è la confutazione del libro Recherches philosophiques sur les américains di tale Paw. tratta di storia, religione, usi, costumi e governi nell'America precolombiana. La seconda parte, alquanto fantasiosa, ma tuttavia notevole per la concezione di leggero sapore vichiano, versa sull'epoca e sul mondo in cui i popoli dell'Antartide, forse, comunicarono con l'America e il nostro continente.

  • Indole del teatro tragico, antico e moderno

Scritto giovanile in cui il Carli sostiene che il poeta deve abbandonare il rigorismo dell'arte ed il gusto classistico delle tragedie greche, a favore di una interpretazione moderna meno vincolante.

  • Ifigenia in Tauride

Tragedia giovanile nella quale mette a prova quanto sostenuto nei suoi scritti di cui sopra. La tragedia ebbe discreto successo e venne rappresentata e ripetutamente replicata nel carnevale del 1744 a San Samuele a Venezia e poi successivamente in altri teatri d'Italia.

  • Teogonia di Esiodo - traduzione

Rigorosa ed esatta traduzione dal greco, preceduta da dissertazioni sulle difficoltà di ben tradurre, sullo stesso Esiodo, nonché sulla traduzione delle scene più interessanti dell'Ifigenia di Euripide.

  • Spedizione degli argonauti in Colco

Eruditissima opera giovanile stampata soltanto nel 1771. Vi tratta dell'antica astronomia ma soprattutto vi stabilisce le epoche dell'antica cronologia. Tratta naturalmente della direzione dell'epico viaggio degli argonauti a proposito dei quali confuta l'antica opinione che i colchi siano stati i progenitori degli istriani.

  • 1743: Osservazioni della musica antica e moderna

Indirizzate al comprovinciale Giuseppe Tartini. Il Carli sosteiene che lo sfoggio di lavoro contrappuntistico è da biasimare, poiché limita i sentimenti. A modello viene elevata la musica greca perché sicuramente sentimentale e melodiosa. Tale constatazione lo porta a considerare la presenza o meno del contrappunto anche nell'antica musica ellenica.

  • 1748: Andropologia, ossia della società e della felicità

Poemetto filosofico in tre canti, nei quali parla dell'origine della società, delle passioni degli uomini, della formazione dell'uomo e del suo cammino verso la felicità.

  • 1749: Geografia primitiva, e delle tavole geografiche degli antichi

Saggio di storia della geografia, disciplina ancora sul nascere, letta all'Accademia de' Risorti di Capodistria.

  • Intorno all'origine, e falsità della dottrina de' maghi e delle streghe

Sorta inizialmente come semplice confutazioni dell'opera. Il congresso notturno delle lanie, di tal abate Tartarotti il quale pur negando l'esistenza delle streghe ammetteva quella dei maghi mediante un patto col diavolo, la dissertazione carliana finì, suo malgrado, col suscitare un vespaio, in cui ben quattordici differenti scrittori, tra teologi e giuristi, presero le "parti del diavolo" tacciando il Nostro di eresia. Il Carli infatti, mostrava e dimostrava l'uguale falsità sia dei maghi che delle streghe, svelando tutte le astuzie dei cerretani di ambo i sessi, antichi e moderni. La polemica durò dieci anni, fino alla pubblicazione dell'autorevole scritto del Maffei, Magia annichilita.

  • 1754: Del diritto ecclesiastico metropolito in Italia e particolarmente di Milano, e di Aquileia, e delle elezioni, e dipendenze de' vescovi

Dissertazione in cui prova come i vescovi d'Italia, espressamente di Ravenna, Milano ed Aquileia, fossero divenuti col tempo dipendenti unicamente dal papa, e come assurdi ed insostenibili fossero i reclami di molti scrittori del secolo XVI, ed in particolar modo di Pier Paolo Vergerio, che ne pretendevano l'indipendenza.

  • 1754: Dell'antico vescovato emoniese, e particolarmente di S. Massimo vescovo, e martire

Seconda dissertazione in cui prova che l'antica Emona di Plinio era situata nei dintorni dell'odierna Lubiana ma che non ebbe vescovi fino al secolo XV. Quindi S. Massimo non fu martire, né tantomeno vescovo emoniensis, denominazione usata per i vescovi di Cittanova. La dicitura Maximus episcopus emoniensis segnata nel concilio d'Aquileia del 381 deve essere quindi una  viziatura della desinenza nel codice che potrebbe leggersi anche verorensis, visto che per quel tempo è accertata la presenza di un Massimo veronese.

  • 1756: Delle Triremi

Trattato teorico-pratico intorno alla costruzione di vari tipi di navi, biremi, triremi, quinquiremi, sulla disposizione di remi e rematori, sui flussi e riflussi del mare, sull'uso dei segnali per la navigazione, ecc.

  • 1756: Sulla incertezza delle epoche intorno alla nascita, e morte di Gesù Cristo

Riesaminando tutte le tradizionali fonti  cronologiche: fasti consolari, storia di Giuseppe Ebreo, monumento amirano, calcolo della cometa, storie evangeliche -conclude che è praticamente impossibile stabilire l'anno preciso della nascita del Redentore.

  • L'uomo libero

Confutazione del Contratto sociale di G.G. Rousseau ma anche delle tesi di Hobbes e Montesquieu.

  • 1781: Ragionamento sulla teoria del cavalier Rosa

Il cavaliere Michele Rosa gli aveva indirizzato cinque lettere Sopra alcune curiosità fisiologiche. La risposta del Carli fu un ampio Ragionamento nel quale ampliò e piegò la teoria del Rosa sulla circolazione e la colorazione del sangue, sulla pulsazione e la respirazione, sul calore dei corpi animali, ecc.

  • Notizie compendiose intorno Pietro Paolo Vergerio vescovo di Capodistria condannato da papa Paolo III quale apostata ed eretico

 L'opera non vuole essere un'apologia del celebre vescovo letterato ma si propone  di esaminare il momento storico, i documenti ed anche i sentimenti che animarono le azioni di questo illustre personaggio.

  • 1790: Sulla scoperta dell'America

Dissertazione con la quale rivendica a Cristoforo Colombo la scoperta dell'America, attribuita da tal M. Otto, cui la dissertazione è indirizzata, ad un certo martino Bohemo di Norimberga.

  • 1792: Della disuguaglianza fisica, morale, civile tra gli uomini

In contrapposizione alle correnti posizioni illuministe (Rousseau) si esprime a sfavore delle generali regole d'uguaglianza fra gli uomini.

  • 1792: Sopra l'elettricità animale

Ultimo saggio scritto dal Carli. Per l'ennesima volta affronta un tema assolutamente inedito e lo risolve con singolare spirito di osservazione e analisi che lo contraddistinse in tantissime sue opere precedenti. Siamo qui difronte ad un saggio medico in cui si sostiene che in gran parte degli animali, uomo compreso, regni un principio elettrico quale principale agente di tutte le operazioni fisiche. Esso può subire l'influenza tanto di fattori fisici interni quanto di agenti estranei al corpo.

OPERE DI PEDAGOGIA

  • Istituzione civile, ossia elementi di morale per la gioventù

Operetta scritta per l'educazione del figlio Agostino. Con metodo e chiarezza espone tutto ciò che riguarda la morale stessa in materia di doveri del cittadino.

  • 1774: Nuovo metodo per le scuole pubbliche d'Italia

Rappresenta in pratica un'anticipazione dei propositi riformatori dei maggiori pedagogisti dell'Ottocento italiano. Fornisce un quadro esauriente delle scuole in Italia proponendo una propria idea generale su come dovrebbero essere organizzati gli studi a tutti i livelli.

OPERE MINORI

Dissertazioni-lettere:

  • Sulla declinazione dell'ago magnetico
  • Sull'Aurora boreale
  • Sull'impiego del denaro
  • Sulle navi turrite degli antichi
  • Dissertazione sulla memoria artificiale
  • Lettere due sulla podagra
  • Lettera sopra uno scarabeo appartenente ai sette a Tebe
  • Lettera sulla vita di Pietro Aretino

CARLI AL "CAFFE'"

  • 1765: Ovvero Saggio sulla patria degli italiani

Raramente un articolo di giornale o di rivista ha avuto la risonanza che ebbe questo breve scritto, apparso nel numero 2 dell'annata del "Caffè", pp.12-17.I pensieri espressi risultarono di un'autentica novità e di un'audacia che i governi e le masse giudicarono sovvertitrice e pericolosa. Il Carli deplora l'abitudine degli italiani di seguire ciecamente usi, costumi e fogge straniere e proclama essere dovere di tutti di  farsi gelosi custodi dei propri prodotti sia spirituali che materiali. Sostiene che malgrado la divisione dell'Italia in tanti Stati, nessun italiano è forestiero in Italia, perché la comunanza di origine e di patria li rende tutti fratelli. Incita gli italiani a un unione fraterna nei campi dell'intelletto e dell' economia pubblica allo scopo di creare un'Italia libera ed unita.

III. CARLI ED IL SUO TEMPO

Nella seconda metà del '700, il razionalismo cartesiano sfocia nel sensimo lockiano-condillachiano che porta in pratica al disconoscimento dei valori storici, se è vero che le azioni umane sono il prodotto dell'organismo fisico, sempre identico a sé stesso e quindi invariabili. Con il riesame critico della storia ed il rifiuto dell'autorità della tradizione, considerata fonte di pregiudizi e avallo di istituzioni prive di fondamento razionale, anche la letteratura stessa diventa filosofia, ovvero pensiero militante, arma contro il passato. Trionfa lo spirito  antistorico, lo spirito francese.

Quest'opinione comune, comunque da rivedere visto che sarebbe un'esagerazione identificare spirito antistorico e spirito francese (se il senso storico manca veramente (se il senso storico manca veramente a Rousseau non così si può dire di Montesquieu, Voltaire e Condillac), non vale per l'Italia. L'attuazione dei principi illuministici variò infatti da paese a paese: sebbene gli orientamenti generali dell'illuminismo determinassero la figura del lettereato cosmopolita, viaggiatore, filosofo, esperto di problemi sociali ed economici, curioso di scienze fisiche e naturali, consigliere di principi e sovrani, l'illuminista italiano non sarà mai il rivoluzionario pronto a distruggere tutto  ab imis fundamentis ed a fare tabula rasa della storia. Quello che è stato definito "il buonsenso italiano", grazie forse alla grande lezione del Vico, reagì contro le esagerazioni d'un razionalismo e d'un sentimentalismo spinti alle estreme conseguenze ed entrambi   nati dalla medesima incomprensione della realtà.

 Le prime opere del Carli ci testimoniano di uno scrittore che scoppia, come altri del suo secolo, enciclopedismo e classicismo. Il suo ingegno enciclopedico si accomuna al pensiero riformatore ed al culto per la storia, che in lui si immedesima con il culto della Patria.

Rispetto ai Verri, a Beccaria, a Frisi e agli altri del "Caffè", la cultura e la mentalità da cui prese le mosse Gian Rinaldo Carli si rivelano comunque appartenenti ad un'epoca, ad una stratificazione anteriore dal punto di vista cronologico, e qualitativamente più periferica. Seppur di nobile ed attiva famiglia capodistriana, non poteva non sentire il peso delle ristrettezze e le difficoltà di un patriziato provinciale in decadenza. Il contrasto tra i ricordi  del passato di gloria e la situazione presente, metteva il Carli nella necessità di dover cercare fortuna ed impiego in giro per l'Italia, fuori dalla sua cittadina e dal suo ambiente d'origine.

L'Accademia degli Operosi avrebbe così potuto nobilitare la provincia; alzando gli occhi dalla sua Istria trovava il modello di coloro che come lui, s'erano rivolti alle memorie dei tempi per capire il passato della loro terra e per nobilitarla. Era naturalmente il caso della figura del Muratori che dominava sovrano l'orizzonte della cultura italiana.

A Padova incontrerà una figura di primissimo rilevo, Scipione Maffei, dal quale erediterà la passione per glistudi medievali e le "anticaglie" intese nel senso più vasto ed eclettico. Una parte non indifferente del suo gusto per i problemi più strani e fantastici della ricerca storica e non, derivò proprio da queste sue incertezze iniziali, da questo suo cercarsi una strada nel mondo prestigioso dell'erudizione senza trovarvi una guida sicura. Mancava d'altronde, a metà secolo, una direzione unica e costruttiva a quella multiforme ricerca che era stata il punto di forza della prima metà del Settecento. L'esempio del Carli è particolarmente significativo: i vari disparati elementi tenuti insieme dalla personalità del Maffei sembrano in lui dissolversi, fino all'esaurimento di alcuni di essi o magari al fecondo maturarsi di altri.

Tuttavia gli elementi personali non mancavano e, la cosa è caratteristica, si trattava di interesse politico e sociale. Carli faceva propria la tesi che la tragedia greca e quella italiana del Rinascimento, proprio perché riflettevano usi e costumi d'altri tempi, non erano più consone all'epoca moderna. Il teatro moderno aveva altre esigenze, proprio perché il mondo circostante era profondamente mutato. Così Il Carli discutendo di tragedie, trovava la via che doveva condurlo al campo dell'attività pratica. Il passaggio dalla storia alla tecnica monetaria è forse poco armonico ma altamente significativo. Rappresenta un continuum tra l'epoca del Muratori e quealla della seconda metà del secolo, tra la critica erudita e la tragedia riformatrice.

 Notevole è il fatto che gli studi di Carli venissero subito apprezzati ed utilizzati in Piemonte, nello stato di Milano e altrove. I ministri riformatori avevano bisogno di uomini competenti, di nuovi tecnici, di amministratori che sapessero e che pensassero. Carli d'altronde, vedeva sempre più assottigliarsi le possibilità di vita a Capodistria, nel suo ambiente natio. I nuovi amministratori illuminati, i grandi burocrati riformatori, di cui egli era un esempio, venivano così a prendere esattamente il posto che Montesquieu, ed altri del suo secolo, avevan detto essere quello della nobiltà, dei corpi intermedi, delle èlites tradizionali. La funzione dell'intermediario tra sovrano e nazione era ormai passata nelle mani di uomini come Carli, come Beccaria, come Verri.

Quando il Carli si riavvicina ai milanesi, il fermento intellettuale dell'Accademia dei Pugni si riflette anche su di lui. Ne è conquistato e trascinato, preso dalla calda gioventù di Beccaria e Pietro Verri. Quando manderà al Caffè il suo famoso articolo, Carli dirà il succo delle passate esperienze. Certo un patriottismo di provinciale, di dotto, d'economista e d'intellettuale ma il momento è propizio a simili idee.

L'adesione alle idee e agli ideali del caffè, si rivelò presto come un momento di passaggio, d'entusiasmo presto arginato, limitato dalla realtà che gli si prospettava dinanzi. Prese così, per mancanza di slancio e per il peso della sua tradizione culturale, posizioni moderate, spesso conservatrici, dimostrando d'esser legato piuttosto al mondo dei "ministri riformatori" della prima metà del secolo che non a quello dei "riformatori illuminati" della seconda. I suoi conflitti con Pietro Verri costituiscono uno degli elementi più vivi della lotta politica che si svolse nella Milano di quegli anni. Da notare che il potere di Vienna finì in pratica per essere dalla parte del Verri che aveva sempre proposto misure più ardite e coraggiose. L' "assolutismo illuminato" era ormai diventato una realtà; i "lumi" erano venuti dai pensatori indipendenti ed ambiziosi mentre l' "assolutismo" aveva ripreso in mano l'iniziativa quando si trattò di mettere in pratica le riforme.

Tutta l'attività del Carli, sia letteraria che di economista, è contraddistinta da una continua ricerca e dai giochi di forza tra varie, spesso le sue stesse, opinioni. Se da un lato il Carli, letterato ed erudito, influenzava in un certo qual modo il carli economista, d'altro canto la sua attività pratica nel settore finanziario ed imprenditoriale aveva sempre lasciato una impronta determinante sul Carli filosofo. Ne risulta una personalità necessariamente "moderata" da entrambi i lati. Più moderato dell'economista Verri da una parte, e nuovamente più cauto per la sua concreta attività nel mondo del lavoro, del filosofo Rousseau. Forse proprio oggi come non mai, a secoli di distanza, possiamo finalmente assistere alla "rivincita" del Nostro su Rousseau quando dichiara, che la disuguaglianza esistente tra gli uomini, i loro diversi destini, le differenti forme della loro convivenza stavano in totale contrasto con le idee di libertà e uguaglianza. I fatti tendevano sempre più a trionfare sulle idee; perciò le formule rousseauiane gli sembravano incarnare tutte le illusioni e tutti i mali del pensiero dell'epoca. Carli aveva difatti cercato di vedere la società in termini economici: illusione o peggio gli era sembrato tutto quello che non poteva ricondursi a rapporti di lavoro e di proprietà. L'originaria società e socialità umana ne era stata radicalmente trasformata e ormai tutta la storia del mondo non era altro che il risultato di una "tacita guerra" che vedeva contendersi tra di loro le diverse classi sociali.

Tratto da:

  • La Battana, anno XXX gennaio-marzo 1993, n. 107 p. 76-89.


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Created: Tuesday, July 4, 2000. Updated Sunday August 02, 2015
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