Carpinteri & Faraguna
Short Stories and Humor


 

Dalla radio al teatro

Da Il Piccolo di Trieste, 29 October 2003:

Dopo Svevo, Magris, Tomizza, la Tamaro e Quarantotti Gambini, la Biblioteca del Piccolo propone da domani con il giornale «L’Austria era un paese ordinato», libro di racconti di una coppia d’autori molto amata dai lettori triestini: Lino Carpinteri e Mariano Faraguna. Entrambi nati nel 1924 a Trieste, si conobbero nell’estate del 1945 nella redazione del giornale satirico «Il Caleidoscopio». Nel 1947 fondarono il settimanale umoristico «La Cittadella», che uscì fino al marzo 2001 abbinato prima al quotidiano «Il Giornale di Trieste» e poi a «Il Piccolo», ottenendo tra l’altro il premio Hemingway.

Giornalisti e scrittori (qui sopra ritratti da Massimo Jatosti), Carpinteri e Faraguna (quest’ultimo scomparso nel maggio due anni fa [2001) per cinquantaquattro anni consecutivi sono stati lo specchio della vita cittadina, acuti osservatori e ironici commentatori delle vicende politiche, sociali e culturali di Trieste, non solo attraverso i loro racconti (dal 1966 hanno pubblicato i sei libri delle loro «Maldobrìe», cui si accosta «Serbidiòla», edito da Scheiwiller) ma anche nei programmi radiofonici come «Il Campanòn» e a teatro, dove Carpinteri e Faraguna debuttarono nel 1964 con un adattamento di «Le donne a parlamento» di Aristofane, per la regia di Fulvio Tolusso e l’interpretazione di Marisa Fabbri. L’apice del successo giunge agli anizi degli anni Settanta con la trilogia delle Maldobrìe («Le Maldobrìe», 1970; «Noi delle vecchie province», 1972; «l’Austria era un paese ordinato», 1974) per la regia di Francesco Macedonio e l’interpretazione di Lino Savorani.

Proseguendo a raccontare «Cosa dirà la gente» sulla «Cittadella», dopo dodici anni di silenzio, la «ditta» Carpinteri & Faraguna torna al teatro nel 1986 scrivendo per la Contrada «Due paia di calze di seta di Vienna», divenuto forse il testo-emblema della drammaturgia in dialetto triestino. Al quale seguirono altre fortunate commedie come «Un biglietto da mille corone», «Marinaresca», «Co’ ierimo putei...», «Sette sedie di paglia di Vienna», «Putei e putele», «Pronto mama...?» e «Locanda Grande», tutte messe in scena dalla Contrada (fra gli interpreti Orazio Bobbio, Ariella Reggio, Mimmo Lo Vecchio, Gianfranco Saletta) per la regia di Francesco Macedonio. Molti volumi di Carpinteri e Faraguna (qui sopra fotografati da Italfoto nel 1991) sono stati ristampati dalla MGS Press di Trieste.


Source: My Trieste - Messiers Carpinteri & Faraguna

From Renate Lunzer, "Der ausgestopfte Doppeladler". Nostalgie und Geschäft: Carpinteri & Faraguna, Wien Rom:

Ein wesentlicher Teil der Interaktionsprozesse, die Österreich ins kulturelle Bewusstsein der Italiener rücken, läuft über ein spezifisches Milieu von Mediatoren aus Triest/Venezia Giulia. Dieses Milieu ist genauso geprägt durch einen pluralistischen outillage mental wie durch die Polarität von Zugehörigkeit/Nichtzugehörigkeit, den Vorteil/Nachteil liminaler Identitäten und die Annäherung im Widerstand. Triest ist ein Modellfall für die Produktivität und die Tragik von Kulturkonfrontationen und Grenzüberschreitungen, für die Möglichkeit einer Kultur als "Übersetzung".

Ein ambivalentes Beispiel für interkulturellen Transfer geben Lino Carpinteri und Mariano Faraguna, als literarische Firma kurz "Carpinteri & Faraguna". Sie etablierten sich in den ersten Nachkriegsjahren mit der humoristischen Zeitschrift Cittadella und ihrer anekdotischen anti-jugoslavischen Produktion mit der Figur des "Druse Mirko", der nationalisitsch-rassistischen Karikatur eines kommunistischen Slovenen, als unangefochtene Publikumslieblinge.

Nach dem Scheitern des Triestinischen Freistaat-Projektes und der Bereinigung des Konflikts mit Jugoslavien, verschwand Mirko und wurde durch Maldobrìe ersetzt, die sich einem "ordentlichen Österreich" der habsburgischen Vergangenheit zuwandten. Man kann Carpinteri & Faraguna trotz ihres häufig wohltuend trockenen Witzes zurecht vorwerfen, dass sie das "falsche Bewusstsein" ihrer Mitbürger bedienten, indem sie von der wahren Geschichte der Stadt und von der kulturellen Armut der Gegenwart ablenkten, und ebenso, dass die Dialektalität der Maldobrìe völlig mit der munizipalistischen Haltung sowohl der Autoren als auch des Publikums koinzidierte. Beide Seiten teilten eine regressive Ideologie, denn sie versuchten mit Hilfe einer laudatio temporis acti, ebenso voll von Frustration wie von zweideutigem Stolz auf die angeblich gloriose Vergangenheit von Triest, aus der Gegenwart zu flüchten.

A substantial part of the interaction-processes introducing Austria to Italian cultural consciousness has been carried out in a specific milieu of Trieste/Venetia-Julian intermediaries. This milieu has been characterized by its pluralistic outillage mental as well as by the polarity between in and out, between assimilation and resistance as the advantage/disadvantage of all fringe-identities. Trieste has thus become a model-case for the productivity als well as for the tragedy of inter- and cross-cultural confrontation, for the possibility of culture as translation.

An ambiguous example of intercultural transfer give Lino Carpinteri and Mariano Faraguna, better known as the literary compagny "Carpinteri & Faraguna". With the founding of the paper Cittadella and the production of anti-Yugoslav anecdotes they became the public's favourites in the years after World War II. In particular the figure "Druse Mirko", the nationalist and racist caricature of a Slovene communist helped them to fame.

After the project of a Triestine free state had failed and the conflict with Yugoslavia was settled, maldobrìe took Mirko's place, that turned backwards to the fiction of Habsburg "law-and-order-Austria". Although Carpinteri & Faraguna are rather agreeable to read, they can rightly be accused of serving their contemporaries' "wrong convictions", since there is a notably coincidence between the maldobrìe's proper dialectics and the municipialistic attitude of the authors and their public, whose minds were taken off the true history of the city and the current lack of culture by the stories. Both, the authors and the public as well, were sharing a regressive ideology. Their laudatio temporis acti, full of frustration and of ambiguous pride of Triest's supposedly glorious past equally, can be seen as mere escapism.

Le Maldobrìe

L'opera principale e più conosciuta, anche fuori dai confini locali, è la serie delle "Maldobrìe" (dal croato malo dobro = poco bene, mica bene, così così; che porta anche il significato dialettale di marachelle, birbonate, ecc.): raccolte di storie e racconti di ambiente giuliano-dalmata ispirati al ricordo di un mondo che non c'è più e a dei valori ormai scomparsi. Lo schema dei racconti è pressoché sempre lo stesso: i battibecchi e i ricordi di Bortolo (un marinaio ormai in pensione e dalle mille avventure, reali o millantate) e della siora Nina (anziana massaia pettegola e credulona). L'elenco dei volumi:

  • Le Maldobrìe (1965)
  • Prima della Prima Guerra (1968)
  • L'Austria era un paese ordinato (1969)
  • Noi delle Vecchie Province (1971)
  • Povero nostro Franz (1976)
  • Viva l'A. (1983).

Queste brevi storie sono  esempi dalla loro collezione.

Poesia:


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This page is compliments of Marisa Ciceran

Created: Friday, April 28, 2000; Last Updated: Sunday, June 29, 2008
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