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Carlo de Franceschi Nelle ore pomeridiane del giorno otto gennaio [1893] a. c, nel villaggio di Gollogorizza, già Moncalvo, piccolo comune della campagna di Pisino, spegnevasi la nobile esistenza di Carlo De Franceschi, emerito presidente della nostra «Società istriana di Archeologia e Storia patria». Al ferale annunzio si commosse tutta l'Istria, che in De Franceschi ammirava un forte esempio di carattere integro, di illuminato patriotismo. E il lustro di queste doti preclare era in lui accresciuto dall' opera costante e fervida di civile scrittore di patrie memorie. Era nato nel di 17 ottobre 1809 da modesti possidenti. Forniti i primi studî a Fiume ed a Gorizia, frequentò l'Università di Graz, donde uscì assolto nelle leggi. Nel 1835 fu nominato ascoltante di Consiglio nell' i. r. Tribunale, allora provinciale, di Rovigno; poi, nel 1846, fu nominato attuario criminale. L'anno seguente avanzò al grado di protocollista di Consiglio; e, finalmente, nel 1850, divenne assessore presso l'i. r. Corte di Giustizia nel dicastero stesso. Avvenuta però la nuova organizzazione giudiziaria nel 1854, il De Franceschi non fu contemplato, ma messo in istato di temporaria quiescenza con un terzo di stipendio. Qualche anno appresso ottenne di poter venire rimpiazzato presso le ii. rr. Magistrature giudiziali, ad eccezione del dominio del Litorale — patto che egli non accettò, per cui rimase libero di sè. [288] Per guadagnarsi onestamente la vita, si accomodò in qualità di concepista presso l'avv. Thiery di Fiume, dove stette parecchi anni di seguito. — A rendergli travagliata l'esistenza concorse, veramente, un altro fatto. L'Imperatore, dopo la rivoluzione del 1848, aveva accordato ai suoi popoli la costituzione. Al Parlamento di Vienna, l'Istria doveva mandare quattro deputati, uno dei quali fu appunto Carlo De Franceschi. Sembra che nell'animo di qualche impiegato superiore ciò non facesse buon effetto; donde la presunta incompatibilità del nostro patriota nei publici impieghi; donde una certa diffidenza non scevra da qualche persecuzione. Sorvenuti tempi più maturi, ed accordata l'autonomia alla nostra provincia, con voto dietale gli veniva conferito (13 aprile 1861) il posto di segretario della Giunta provinciale dell' Istria — posto che tenne finchè si sentì declinare le forze cogli anni, cioè fino al 4 aprile 1876. Da qui in avanti passò a vita del tutto privata, dedito ai diletti suoi studî, ed alla educazione de' figli, pei quali non fu sacrifizio a cui volonteroso non si sottoponesse. Si fu appunto in quest' ultimo scorcio di vita che, sollecitato dagli amici, piuttosto che mosso da naturale impulso, publicò la maggiore sua opera: L'Istria — Note storiche (Parenzo, Coana, 1879). La quale opera non è una storia organica, nel vero significato della parola, ma è qualche cosa di più e di meglio di una semplice cronaca. L'appellativo di Note storiche, quindi, bene s'attaglia al libro del De Franceschi; e siccome non si aveva nulla di simile prima di questo lavoro — commendevolissimo d'altronde per l'esattezza e la moderazione con cui venne dettato — così al suo autore la gratitudine dei comprovinciali affibbiò il titolo di «babbo della storia del l'Istria». Codeste Note storiche se le andò via via accumulando cogli anni, vuoi nelle frequenti sue peregrinazioni per la nostra provincia, vuoi dal contatto coll illustre Kandler, col quale collaborò e a cui servì talvolta di guida nella soluzione o ricerca di importanti quesiti storici ed etnografici, vuoi, infine, dalla compulsazione dei documenti raccolti nell'Archivio provinciale, Suo intendimento, quindi, nel publicare codeste Note [289] fu semplicemente quello di far conoscere l' importanza della non bene conosciuta nostra provincia, e di accendere i giovani — ai quali son dedicate — al sacro fuoco dell'amore di patria, così da gloriarsi del di lei passato, e di spronarli ad apparecchiarle coll 'onesto lavoro, colla serietà e costanza dei propositi, un miglior avvenire. Diamo di sotto un elenco, per quanto si poteva esatto, di altri articoli e lavori occasionali del nostro storico; ma non possiamo esimerci dal ricordarne ancora uno, comparso nell' «Archeografo Triestino» del 1884, tanto più che con esso si chiude la proficua attività letteraria di lui. Vogliamo alludere allo Studîo critico sull' istrumento della pretesa reambula^ione di confini del 5 maggio 1325 indiz. VIII fra il patriarca d'Aquileia Raimondo della Torre col mezzo del suo marchese d'Istria Guglielmo di Cividale, il conte Alberto di Gorizia, ed i Veneziani — col quale studîo dette novello saggio del suo acume critico-storico, e della sua mente penetrativa nello scioglimento di ardui problemi della nostra vita passata. Le vaste sue cognizioni, particolarmente in quanto riflettessero cose patrie, e la universale venerazione ond' era circondato consigliarono i Congressisti di questa nostra Società a proclamarlo, nel convegno del 13 luglio 1886, a suo Presidente. Ma, spirato il triennio, dietro sua persistente richiesta, fu sollevato da codesta carica. Ebbe in Dio fede sicura, senza ostentazione, nè dissimulazione; dilesse quindi di intenso amore questa sua terra, per la quale molto operò e soffri, con raro disinteresse, tanto che morì povero, pur vivendo parcamente. Semplice nei modi come nel costume, rifuggi da ogni vanità e affettazione; modestissimo con tutti, fu altrettanto franco e leale nel sostenere a viso aperto le ragioni della verità e della giustizia, quand' era opportuno di farlo. Epperciò il decesso di Carlo De Franceschi sollevò universale compianto, mentre la sua memoria resterà sempre benedetta in mezzo a noi, memori delle virtù, del valore e del patriotismo di un tant' uomo. La Direzione. [290] Ed ecco l' elenco degli scritti di minor mole, degli articoli ecc. del nostro De Franceschi:
Raccolse anche molti materiali per un libro che intendeva scrivere, intitolato: La questione nazionale dell' Istria considerata dal lato geografico, storico, etnografico ed economico. Non portò però il lavoro più in là del Capitolo primo, ed ancor questo non finito, ma semplicemente abbozzato. Tratto da:
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