Carlo De Franceschi
Istriani Illustri


 

Al sig. Dr. Kandler.

TRIESTE.

[Tratto da L'Istria, Sabato 9 maggio 1846, p. 101-102.]

Ella ripetutamente mi raccomandò di rintracciare i castellieri di questa parte d'Istria subocrina, e specialmente dell'agro tenuto dai romanici, che più esteso deve essere stato dell' odierno dacchè si hanno memorie che fossero intorno Pisino già detti Rùmani, e quel nome di dileggio Cicci non è straniero in queste parti, ove ai romanici si dà l'epiteto insultante di Ciribiri, di Ciciriani, e Ciciliani. Sennonchè li offici di debito che appena mi lasciano tempo a ciò che é indispensabile, m' hanno vietato di fare quella dovizia di raccolta che altrimenti avrei potuto; non pertanto ciò che potei rilevare glielo comunico, nella speranza che sia di giovamento alle cose patrie, e se ciò non dovesse esserle, a mostrarle almeno il grandissimo desiderio che ne ho.

Nulla di antico v' ha in Pas, nè fu luogo di rilievo come l'attestano la posizione ed il meschino territorio circostante; stando a cavaliero della valle di Bogliuno poteva benissimo essere valido propugnacolo a chi volesse sforzare il passo naturale del Monte maggiore ed avesse superato la prima linea dei Castellieri di qua del passaggio.

La seconda linea sulla quale sta Pas, comincia con Bogliuno, poi Pas, poi altro Bogliuno ora diruto, poi Berdo, poi Oriz, Pedena, Gallignana, Cosliaco, Jesnovico e tanti altri. Questo secondo Bogliuno sta sopra monte isolato al termine di filone che separa le valli di Bogliun e di Susgnevizza; presso Lettai, poco inferiormente dove sorge la chiesetta di S. Giorgio. Quì come in tutti i castellieri dei quali sono per favellare, trovai cocci di quella stessa pasta che rinvenni nei castellieri dintorno Pisino; le frequenti esplorazioni dei perseveranti cerca-tesori dànno certezza che è luogo di antiche rovine; mi fu detto che volessero trovare pietra con sopra incisavi vacca, la quale avrebbe indubbiamente mostrato il luogo ove stanno nascosti i danari. Questo secondo Bogliun corrisponde coll' altro dal quale è distante non più che 3 miglia piccole. A Berdo non vidi più che pezzi di embrici; la forma del paese lo indica però castelliero; non potei esaminare né Cosliaco, nè Jesnovico.

Il molto reverendo D. Matteo Musina paroco di Vragna, distinto per amore di patria e per cortesia, fu gentilmente guida a me ed all' amico comune Covaz nel visitare i castellieri del Monte maggiore. Sull' altipiano di Brest nel distretto di Bellai potemmo vedere antica strada larga i 15 piedi che dal Monte maggiore, superato il ciglione del Grog calcato soltanto dalle zampe delle capre, e dai sandali, sotto il giogo di Galinbreg vi trovammo un castelliero che domina la strada e quel lato del Monte maggiore che sta fra la fontana e Vragna; sulla cresta detta Orliak altro castelliero vedemmo che domina la strada antica romana là dove si unisce all'attuale strada postale, un miglio circa al di sotto della fontana, dirimpetto all'altro castelliero di Nesseil che sta in piano a cavallo di profondissimo burrone che taglia il fianco occidentale del Monte maggiore; il giro del vallo è di 800 passi andanti; un miglio al di sotto di Nesseil ve ne ha altro detto Gradaz, alquanto minore, il cui vallo è largo 15 piedi; un miglio ancor più sotto vi è quello di Vragna, ove vuolsi che vivesse relegata una principessa. In quest' ultimo si rinvennero per l'addietro monete romane anche in argento dei tempi della repubblica; fra queste una colla leggenda F. SABIN. Tutti questi castellieri stanno sulla sponda destra del burrone; la strada romana che calava dal Monte maggiore scende all' incontro sulla sponda sinistra e riusciva presso Mandichi, presso Bogliuno. Mi fu detto che anche sulla sponda destra vi fosse strada, ma non potei verificarlo.

Ma è tempo che venga a luoghi maggiori. La città, ch' ella dice doversi collocare fra Pinguente ed il mare, non altra può essere che Bogliuno. Andai in traccia del nome antico, che l'attuale o è moderno od è strana corruzione (come da Bagnoli di Trieste se ne è fatto Bollunz), mi fu detto essersi chiamato Finale; ma non merita gran fede.

Bogliun fu certamente luogo maggiore come lo segna la tradizione; il vallo che sorge a settentrione del paese, e che sembra fasciasse gran parte della collina sulla costa occidentale, ove negli orti veggonsi ancora vecchie muraglie, accoglie nell' ambito fonte di buon' acqua perenne. Vuole la tradizione che la fontana fosse già in mezzo della città o borgata; e presso l'attuale fontana veggonsi le rovine della chiesuola di S. Pietro, le cui pareti erano ornate di antichi affreschi.

Bogliuno per estensione maggiore di Pedena e di Pinguente, è dirimpetto al Monte maggiore sulla grande strada che dalla Liburnia metteva nell'Istria; bello e fertile ne è l'agro, intersecato dall' Arsa, mite il clima, di piacevole posizione. Noti che la chiesa è dedicata a S. Giorgio, che è situata nel centro dell' antica città (a forma di croce latina); noti che accanto alla porta d'ingresso vi ha piccola chiesetta dedicata a S. Giovanni Battista; noti che nella valle sottoposta vi ha la chiesa della Beata Vergine lunga da circa 19 tese viennesi, il nome della località sembra indicare che fosse già Abbazia; vi era già in tempi assai remoti capitolo, ed era soggetta al vescovato di Pola. Sulla chiesa vi ha inscrizione che mi si dice del 1450, in certi caratteri slavi non infrequenti, che io non conosco, nè altri seppe spiegarmela.

La mensa dell' altare nell' antichissima chiesa di S. Pietro era già un'aretta alta 3 piedi larga 2; ora capovolta, serve di piedestallo a tavola dirimpetto alla canonica; è di bel lavoro, di buona conservazione ed in bellissimi caratteri segna

C • VALERIVS
PRISCVS
VESTIARIVS
AQVILEIENSIS
DEDIT.

È questa di un fabbricatore o mercadante di vesti della città di Aquileia, che per essere forse stato felice in qualche speculazione, si mostrava riconoscente a qualche suo dio bugiardo. Ella, nei Cenni su Parenzo, aveva avvertito che colla lana istriana, più simile a vello che a pelo, mista ad altra e tessuta a quadriglie, tessevansi stoffe celebrate. Ella certamente tolse la notizia da Plinio nelle sue storie naturali Lib. VIII, 48, il quale parla altrettanto della lana Liburnica. Sarebbe mai di quelle pecore, che su queste balze sì bene allignano simili a quelle della Liburnia? Ali sovvengo di avere letto già tempo nell'Appendice dell' Osservatore triestino certa inscrizione di Aquileia che parlava di lavatori di panni, dei quali gran commercio facevasi in quell'emporio; mi sovvengo di avere veduto in Pola la leggenda di un fabbricatore di pettini, che suppongo non essere già quelli da testa; niuna meraviglia se in Bogliuno si facessero anticamente affari in lane istriane e liburniche; che non vi ha dubbio che l'Istria fosse in ben altre condizione in allora, siccome vi ha speranza che lo ritorni.

Mentre le scrivo, ricevo lettere dal benemerito Don Musina che mi annuncia la scoperta da lui fatta di altri tre castellieri (uno dei quali sul ciglione Crog presso Brest, ovale, della circonferenza di passi 400), e la prosecuzione della strada antica di Brest alla volta di Pinguente, e mi avviene di parlare con contadino ottuagenario. Il quale mi racconta essere tradizione che i castellieri fossersi fabbricati quando non si conoscevano fucili e cannoni, e che gli uomini combattevano a sassate, ed erano sì forti che a forza di mano slanciavano una leva di ferro (palo della lunghezza di tre piedi) dall'uno all' altro castelliero. Mi narra avere inteso da sua madre e dall' avo, che i terremoti fossero una volta sì frequenti che non passava anno che non ve ne fosse uno. L'antico castello di Lupoglau venne appunto distrutto da terremoto. Rilevo da lui (che vide costruire la strada di Giuseppe II attraverso il Monte maggiore) che tra Bogliuno e Vragna la strada presente è nuova del tutto, nè in antico ve ne era; che l'unica strada carreggiabile fosse quella che da presso la villa di Uzka scendeva alla sinistra del burrone detto Veladraga e riusciva ai Mandichi.

Sospendo la lettera per verificare le cose di cui vengo a conoscenza.

Eccomi di ritorno da breve corsa; e continuo. II castellier di Brest esiste realmente, ed ho rilevato che presso il Planik fra Ulaka e Sinoset ve ne fosse un altro simile a questo, detto Gradaz come questo di Brest. Così presso Semich ve ne sono due, a settentrione ed a mezzogiorno della villa, il primo del diametro di 40, il secondo del diametro di 80 tese viennesi, ambedue detti Gradischie, aggiungendosi per distizione al secondo Nod Maj. Progredendo verso Rozzo altri se ne incontrano, tra i quali due prossimi l'uno detto Beligrad che rimane al di qua della chiesa di S. Andrea, il quale misura in giro 800 tese viennesi, ed ha triplice cinta di muro e traccie di abitazioni; l'altro detto Cernigrad che è intorno la chiesetta di S. Tommaso; fra questi due passava una strada di cui veggonsi le traccie, la quale dalle parti inferiori metteva verso Lanischie; la strada che dal Monte maggiore si dirige verso Pinguente passa a settentrione di questi due castellieri. Ve ne ha un altro a Stefancich, ed altro ancora sul monte Orliak presso Lanischie.

Ho passato qualche tempo fra i romanici della Valdarsa, però con niun profitto, perchè poco intendo la loro lingua, e Covaz non era meco; feci inchiesta dei nomi che essi nel loro linguaggio danno alle castella, alle borgate ed alle ville, ma con niun risultato; non dubito che essi sieno depositarî di antiche nomenclature, assai giovevoli nelle esplorazioni; la nuova nazionalità slava che essi adottano fa sì che il tempo sia ormai l' estremo, perchè ogni conoscenza di cose siffatte è ristretta ai contadini soltanto; però non dispero, e vi darò mano, quanto prima possa avere tregua.

Pubbliche incombenze che qui mi tennero alcun tempo, mi chiamano altrove; onde ella diriga le sue lettere a Pinguente ove mi tratterrò, e dove, se i voti non vanno falliti, spero di poter continuare colle linee dei castellieri del Monte maggiore. Non le dò più che la speranza, perchè le ore non sono di mia disponibilità, e quel poco che posso dedicare alle cose di patria, devo sottrarlo a quelle ore che ogni uomo ha bisogno e diritto di avere per suo riposo; il che poi sempre non mi è concesso.

Ma qualunque sia l' effetto, ella mi tenga nelle sue buone grazie, e disponga di me ovunque possa.

Bellai, il dì 20 aprile 1846.

Devotissimo

Carlo de Franceschi


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Created: Friday, September 23, 2011; Last Updated: Monday, September 26, 2011
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