Carlo De Franceschi
Prominent Istrians


 

CODICE EPIGRAFICO ISTRIANO

Nesazio.

Mox oppidum Nesactium; et nunc finis Italiae fluvius Arsia.

PLINIO 111 23.

[Tratto da: Notizie Storiche di Pola, edite per cura del Municipio e dedicate agli onorevoli membri della Società Agraria Istriana radunati al IX Congresso Generale nella città di Pola, Tipografia di Gaetano Coana (Parenzo, 1876), p. 139-144.]

Tito Livio nel narrare la storia della guerra istriana condotta nel 178 e 177 a. C. narra che stretti li Istri nelle tre città Mutila, Faveria, Nesazio, ed impedite le comunicazioni per mare, in Nesazio il Re Epulo e li latri tratti a disperazione incendiassero la città, e all'essere presi preferissero l'uccidere sè medesimi, le mogli e i figli.

Le tre città furono allora cancellate deletae, cioè esauttorate e date in soggezione o ad altro Comune, od al vincitore medesimo che le tenne per sè. Molto si delirò sul sito odierno delle tre antiche città, oggidì certissime, l'una fu in Medolino nè più rivisse, assegnata pel governo a Pola, alla quale venne unita; a Faveria che stava al mare al porto di Carnizza, fu poi surrogato Monte Mariano, al quale il Consiglio di Pola mandava Governatore. Nesazio rivisse oppido di cittadini, e noi vi aggiungiamo di coloni romani, senza essere colonia politica o militare, novellamente perita, non sapressimo in quale epoca precisa. Al tempo dell'Anonimo di Ravenna sembra sussistesse; poi figura un Comune presso all'Arsa, conosciuto sotto nome di Castel S. Giorgio. Di Medolino ricorderemo che nel 1130 giuratasi da Pola obbedienza al Doge di Venezia, non si ritenne sufficiente o valido il giuramento prestato dal Consiglio di Pola, ma si esigette giuramento da cadauna delle ville che formavano il territorio di Mutila.

Plinio che scrisse a' tempi di Tito registra Nesazio siccome esistente ed in condizione di oppidum, voce questa con che indicavansi anche città maggiori che non fossero Colonie o Municipi; ricorderemo di Plinio che desso non prendeva notizia di [140] colonie formate dopo cessata la Repubblica, considerandole colonie agrarie soltanto.

Il sito della Nesazio romana è certissimo, e noto per le stampe fino dal 1866; figura nei diplomi del medio tempo col nome di Isacium, li slavi di oggidì danno a quel sito il nome di Visaze, e fu novellamente riconosciuto dal sig. Covaz di Pisino, e dal sig. Carlo De Franceschi, annunciate al pubblico le ricognizioni dall'Osservatore Triestino.

Noi pensiamo che la Nesazio seconda, la romana che è in colle, non fosse edificata precisamente sul sito della Nesazio prima o tracica che stava al basso sulle spiaggie marine di Badò; pensiamo altresì che fosse comune di cittadini romani e di coloni, e propendiamo a credere che fosse condotta da Ottaviano dopo le guerre civili; la pianta della Nesazio seconda è testimonio che fosse materialmente disposta in forma di colonia.

L'Anonimo raffazonò la sua Geografia nel 752; dovrebbe dirsi che allora esistesse; ma l'Anonimo che copiò antichi itinerari, accolse anche città che più non esistevano ai suoi tempi. Potrebbe credersi rovesciata Nesazio dai Longobardi nell'anno 753. L'Anonimo non registra Fianona, in cui luogo pone Laureana. Se Fianona fosse stata rotta, dovrebbe dirsi nel 604 per la violentissima incursione di Slavi. L'Agro di Nesazio comprendeva i Comuni di Lavarigo, di Monticelli (Monticchio), di Altura e di Capriano.

A Nesazio diruta avvenne ciò che toccò ad Aquileja, divenne cava di pietra per uso dei villaggi che stanno all'ingiro, anche di Capriano, per trarne pietre squadrate, orlate, scritte, che ancor si veggono, e delle quali la raccolta fu fatta dal sig. Tommaso Luciani in quest'anno 1868. Altre cose latenti si desiderano e si sperano. Vi sono ampie rovine della superficie di oltre 20 jugeri austriaci, che sono 40 romani, del giro di un miglio italiano.

Ridotta a proporzioni romane Nesazio avrebbe avuta la superficie di 81200 p. r., sarebbe stata eguale in dimensione alle primitive colonie di Trieste, di Pola, di Lubiana, di Zara, di Firenze, di Vienna la dimensione di una solita colonia. [141]

Dove sorgessero le città di Nesazio, Mutila e Faveria.

Risorto nel cinquecento lo studio delle lettere, e incominciando scrittori nostri e stranieri a oocuparsi anche delle cose geografiche e storiche di questa provincia, sorse in essi necessariamente la curiosità di conoscere il sito delle città rammentate da Livio siccome prese a viva forza, dai Romani, e distrutte in pena della risoluta resistenza loro opposta. Cercavano essi di stabilire principalmente il sito di Nesazio ritenuta sede del re Epulo, tanto più che oltre il cenno fatto da Livio essersi essa trovata presso un fiume, altri posteriori scrittori romani la rammentano.

Senonchè codesti indagatori non si curarono di esaminare sulla faccia del luogo i siti ove s'immaginavano di collocarla, e vedere se corrispondessero ai dati che in proposito si ricavano da Livio, Plinio e Tolomeo; in guisa che s'ebbero le opinioni più disparate. Qualche scrittore di Capodistria, come il Manzuoli, pretendeva che sorgesse sul monte Sermino al Risano, il vescovo Tommasini la poneva sul Quieto poco in su di Cittanova, il Coppo ne voleva aver trovate le traccio alla Punta Barbariga sotto Valle.

Il Cluverìo seguito da molti credette di avere scoperto Nesazio a Castelnuovo dell'Arsa, dove si veggono rovine d'un castello chiamato Rachele.

Lo Stancovich avendo osservato appunto sotto il villaggio di Castelnuovo, alla distanza da questo poco più d'un miglio, nel sito detto Molino Blas in un piccolo seno del Canale marittimo dell'Arsa delle traccie di muri, pezzi di colonne ed embrici romani, e dando credenza al racconto d'una corona e d'una collana d'oro pretesamente in quei dintorni rinvenuta a dì nostri da un villico in un sepolcro antico, non dubitò di aver fatto la scoperta dell'antica Nesazio, tanto più che colà si trova una copiosa sorgente ora impiegata a volgere un molino.

Le indagini fatte in questi ultimi anni sulla faccia dei luoghi mostrarono insussistente l'opinione del Cluverio, e quella [142] che di poco vi si discosta dello Stancovich. Imperciocchè tanto il contrafforte ove sono le rovine del castello medioevale di Rachele, fabbricato su altro romano che dicevasi Arcellae, e del quale non è che storpiamento di nome; quanto il sito di Molino Blas, chiamato in addietro Valle di S. Lorenzo da una chiesuola ora distrutta, sono sul canale marittimo dell'Arsa, nel quale le rive cadono assai ripide. Vi manca quindi la valle per cui scorreva un fiume che lambiva le mura della città, e venne deviato dai Romani per togliere l'aqua agli assediati. Il ruscello che volge il molino, sgorga alla spiaggia dal monte, e dopo poche tese va in mare, sicchè era impossibile deviarlo, anzi esso sarebbesi trovato entro la città se fosse stata in quel sito.

Ben maggiore fondamento ha l'opinione del Kandler che Nesazio fosse situata presso Altura, nell'odierno comune censuario di Monticchio località Gradina, al disopra del canale e porto di Badò, dove due sporgenze sopra la valle, attraversata da un torrente che un tempo secondo la tradizione era piccolo fiume sorgente sotto Momorano, portano oggidì presso gli slavi il nome di Visaze e nel medio evo dicevansi campi Jsazii, e sono coperti di copiose macerie con quantità di cocci d'olle ed embrici romani giusta rilievi fatti dal sig. Antonio Covaz nell'anno 1866. —

Successivamente il cav. Tomaso Luciani fece sul luogo nuove esplorazioni, e trovò in quei pressi delle iscrizioni ed un pezzo di frontone dell'epoca romana. —

Nesazio dopo distrutta venne rifabbricata dai Romani, e figura fra le città marittime nominate da Plinio (a. 79 dell'era crist.) che la pone poco distante da Pola e dall'Arsa, da Tolomeo (a. 180), dall'Anonimo Ravennate (del secolo 8.° di nostra era ) e da Pre Guido; sicchè questa città dovrebbe aver subito la seconda distruzione nell'epoca tra il 600 e l'800, dacchè non figura nel placito di Carlomagno (804). —

Come finisse, se in qualcuna delle incursioni degli Avari Slavi e Longobardi — o lentamente per altre infauste vicissitudini, rimane ignoto; certo si è durare la tradizione nel popolo delle ville circostanti che in quel sito eravi antica città, e così pure essere avvenuta una grande incursione di nemici che [143] disertarono l'Istria, e che soltanto Momorano (poche miglia discosto da Altura) tra tutti i luoghi all'intorno resistesse agli assalti ed al lungo assedio.

Tolomeo geografo viene a confermare che Nesazio fosse nel sito da noi designato. Egli pone Nesazio a 36 gradi e 15 minuti di longitudine orientale, e 44 gradi e 56 minuti di latitudine settentrionale, per cui questa città giaceva in direzione di circa 4 miglia più verso settentrione che Pola, e poco più di 4 miglia verso oriente di questa città, locchè corrisponde appunto a Gradina o Visaze.

Per istabilire la posizione di Mutila e Faverìa non si ha sinora alcun sicuro appoggio. Il Kandler che più di qualsiasi altro studiò questa ed ogni questione riferibile alla storia ed archeologia dell'Istria, ritenendo che le città principali degl'Istri a quel tempo fossero sul Quarnero, crede di trovare Mutila in Medolino, e Faverìa in Momorano o Carnizza. Altri suppongono che Mutila possa essere stata Muggia vecchia, e Valvasor, Schoenleben e Kof portano la tradizione durata sino ai primi decennii del secolo presente, che Faverìa sorgesse nel sito dell'odierno Cepich (veramente Cepici) presso il lago d'Arsa, dove furono rinvenute antichità romane, dovendosi ritenere che anche Faverìa e Mutila dopo distrutte venissero al pari di Nesazio riedificate.

A Cepici attualmente poche traccio rimangono dei tempi romani, e meritano menzione soltanto due iscrizioni.

La situazione di Cepici era propizia per dar vita ad una cittaduola o borgata, poichè sta sull'Arsa che divideva l'Istria dalla Liburnia, ed allora abbondante d'acqua e navigabile, ( secondo tradizione, sino a Pedena) e la cui foce verosimilmente era d'un buon tratto più in su di Barbana; e perchè trovasi sulla strada che da Pedena metteva attraversando la valle alla grande via che da Aquileja per Trieste, Parenzo, Pola, Nesazio, Albona e Fianona conduceva a Tarsatica, l'odierna Fiume, ed a cui si congiungeva al disopra del castello di Cosliaco, dove presso la chiesa di S. Quirino trovansi rovine d'antico paese, al quale in base di vecchie carte perdute taluno diede il nome di Felicia. Io crederei piuttosto che questo si chiamasse Devium luogo distrutto dai barbari, come si trovò [144] scritto da ignoto autore, prima che devastassero Fianona ed Albona, e che Cepici fosse Felicia il cui nome venne poi confuso con Faveria.

A favor dell'opinione di Kandler che questa debba cercarsi nei pressi di Momorano, militerebbero la bella e forte posizione del sito, la poca distanza dal porto detto Portolongo, la frequenza di antichi abitati nel suo territorio, come presso la chiesa campestre di S. Teodoro dove recentemente fu rinvenuta un'aretta votiva al dio provinciale Melesoco, e sul monte Cavallo ove Bono rovine d'un luogo che si dice essere stato città o castello, nonchè sul monte Zuccaro, dove pure vuoisi sorgesse un castello, infine l'importanza che conservò il castello di Momorano sino a questi ultimi tempi.

Medolino situato all' estremità della penisola sopra un golfo, è fornito d'ampio porto chiamato dai Romani portus flanaticus, e coll'assonanza del nome, colla bella sua posizione favorevole al commercio antico quando questo si dirigeva sulla linea della costa illirica, e colle molte traccie di antichità romane, può giustificare l'opinione che ivi fosse la città di Mutila.


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Created: Tuesday, December 07, 2010; Updated Tuesday, August 23, 2016
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