Ireneo della Croce
Prominent Istrians


 

Via Riborgo (recto)
Via Riborgo e casa dove nacque Ireneo Della Croce (destra)
[tratto da: http://www.misterkappa.it/cvf-cadel04.html e https://lionsclubtriestesangiusto.files.wordpress.com/2013/12/presentazione.pdf

Biografia di Giovanni Maria Manarutta
di Luigi di Jenner

[Tratto da: L'Istria, Sabato 17 Gennaro 1846, No. 4, Lloyd Austriaco. p. 15-16.]

Giovanni Maria Manarutta è nato il 25 maggio 1627 in Trieste dal padrone Bernardino e da Veronica Franchi, seconda moglie a questo, che la navigazione esercitava, non ricco nè povero di fortune, cliente delle famiglie de Giuliani, e Baroni de Fin.

È verosimile che Vedesse la luce in quella casa che poi fu di suo fratello, in via Riborgo dietro la chiesa della B. V. del Rosario, ora degli Evangelici augustani.

Nel patrio Liceo gesuitico attinse i rudimenti delle lettere latine, avuti ad institutori i Padri Ivich e Pestalozzi negli anni 1646, 1647, 1648, studi che proseguì fino all'età di 22 anni, quando determinato di darsi a vita claustrale partivasi dalla patria il dì 12 aprile del 1649, alla volta di Milano per entrare nel convento dei Carmelitani Scalzi detto di S. Carlo. Vi giunse il dì 3 maggio, e nel dì 21 novembre dello stesso anno vestiva l'abito, assumendo il nome di Fra Ireneo della Croce.

Di lui narrano le memorie del convento di S. Maria in Nazaret di Venezia, gentilmente comunicate dal M. R. P. e Priore di quel convento Fra Gaetano Deluca, quanto segue:

«Intraprese la carriera del suo santo noviziato con tal fervore che ben presto ammirarono quei buoni Padri la vera idea d'un religioso Scalzo; poiché era così pronto agli esercizi d'obbedienza, che non aspettava la replica del comando, anzi il solo cenno lo riceveva come rigoroso precetto, eseguendo senza discorso, ed alla cieca gli ordini de' superiori, ed osservando a puntino i lodevoli costumi di quel noviziato. Si mostrò tutto zelo nell'osservanza del suo istituto sebbene di pochi giorni vestito avesse l'abito. Con queste sue virtuose dimostrazioni, meritò di essere ammesso alla s. professione de' suoi voti, la quale seguì li 21 del mese di novembre dell'anno 1650, essendo generale il R. P. F. Francesco del SS. Sacramento. Continuò li suoi degni fervori nel suo santo professato e studio, nel quale approfittò molto con gran vantaggio della sua anima. Ebbe eguale talento per le scienze cosi morali come speculative di tal maniera, che impiegossi neir uffizio di confessore tutto il corso di sua vita, ed in Padova lo chiamarono l'Apostolo di quella città; tant' era il concorso che avea acquistato col suo credito e buona opinione, in modo che dirigeva le anime con tal placidezza e soavità, che ognuna concorreva a ricevere que' spirituali documenti eh' erano a proposito per le loro coscienze, ed aveva una mano particolare a consolarle nelle loro afflizioni, di compungerle nelle loro miserie, di consigliarle ne'loro dubbi; insomma d'indirizzarle ne'loro pericoli. Era così sviscerato l'amore che loro portava, che lasciava tutti gli altri impegni per assisterle nelle loro spirituali necessità, portandoci in persona ad aiutarle a morire, ovvero con la sua benedizione ad impetrar loro da Dio la sanità.. Portato da questo buon zelo delle anime, non fasciò di recare anche qualche lustro e vantaggio alla religione; ed a suo riguardo fece, che il convento di Padova abbracciasse la stampa dei nostri Complutensi di filosofia, e di tutti li Salmaticensi speculativi di teologia; impresa molto dispendiosa e faticosa, che per la prima impiegò il convento ducati 2000, legati dalla buona memoria di P. Antonio Antonelli; per la seconda con incessante accuratezza e diligenza assistè alle dette stampe il buon Padre F. Ireneo, e ne sortì anche l'intento con qualche vantaggio del monastero, sebbene stentata e mendicato. Del continuo era interessato nei maggiori avanzamenti delle nostre librarie ov' era conventuale, e massime per quelle di Padova e di S. Giorgio in Alga, le quali si ebbero il loro moltiplico dalla diligente sollecitudine di questo buon Padre, che con baratti e permute di altri libri le diede quel notabile accrescimento di buoni e scelti libri in gran numero. Compose poi a gloria del suo casato e della sua patria l'Istorie di Trieste; volume in foglio, di molta fatica, e stile piano, che dà a'curiosi lettori molte notizie antiche, ed illustrò la sua patria, eternando la buona memoria del suo autore; mette in prospetto del mondo quello che era sepolto, e nell'oblìo, o nella comune ignoranza, e da niun altro autore, più descritto.

Il mirabile di questo Religioso si è, che s'impegnò in queste gran fatiche di comporre una così lunga Istoria, in tempo che era indisposto, ed incomodato da una scistica molto notabile, che gli conveniva camminare con le gruccie sotto le braccia per moltissimi anni, essendo tormentato dalla medesima con eccessivi dolori, per cui gli si snodò  l'osso della coscia, separandolo totalmente dalla sua giuntura, che anco sopra l'abito compariva il fianco a vista di tutti. Era arrivato a tanta estenuatezza di carne, che pel suo incomodo non potea nemmeno sedere, se non con un cuscino, nemmeno stare in piedi se non sostenuto dalle gruccie. Ciò nonostante accorreva agli atti comuni del coro e refettorio senza accettare la minima dispensa né nel cibo, nè nel vestito, né dall' osservanza, come fosse stato quanto gli altri sano e robusto, a segno tale, che di ottantanni non ebbe bisogno di rinforzare la sua vista cogli occhiali, ma perfettamente leggeva senza quelli, come se fosse giovine di vista acuta. Non voleva aiuto da alcuno a camminare, benché fosse imbrogliato dalle stampelle che usava per aiutarsi. Col merito di tanti patimenti, s'avvicinò l'ora del suo passaggio, nella quale con poco male di febbre, ma più abbattuto dalle deboli sue forze diede fine al suo vivere, e ricevuti con gran divozione li SS. Sacramenti della chiesa, spirò l'anima sua al Creatore alli 4 del mese di marzo l'anno 1713, in età d'anni 86 e di religione 63. Sotterrato nella nostra sepoltura in Venezia al numero 5, furono poi trasferite le sue ceneri al numero 8».

Vi aggiungeremo altre notizie. Fu in Trieste nel maggio del 1684, anno memorabile per eccessivo freddo, nell' ottobre del 1686, e nel settembre del 1688, tempi però ne' quali non erasi ancor determinato di divenire cronografo ed antiquario della sua patria. La storia di Trieste compilata dal Manarutta divisa in due parti; la prima venne da lui donata nel di 28 luglio 1694 alla municipalità di Trieste, nel di cui archivio si conserva manoscritta, e fu pubblicata per le stampe di Girolamo Albrizzi da Venezia nel 1698, in un volume in foglio di 694 pag., oltre l'indice, a spese della Municipalità di Trieste e d'altri oblatori; la seconda parte che abbraccia l'epoca dal 1000 ai 1702, fu da lui donata al Capitolo della cattedrale di Trieste, nella speranza ohe vedesse la luce. Il manoscritto capitò nelle mani di Don Giuseppe Mainati, il quale l'inserì nelle memorie croniche pubblicate nel 1817, però assai imperfettamente, e mutilato perchè non sempre compreso dall' editore.

Allorquando il Manarutta s'accinse a compilare le storie di Trieste, era avanzato in età, contando i 67 anni, ed in quello stato di salute che l'annalista del convento descrive. Egli scrisse sopra le memorie che gli trasmisero i suoi amici D. Vincenzo Scussa, D. G. B. Francol e D. Stefano Trauner, canonici del Duomo, e potè consultare manoscritti ora perduti, del Vescovo Andrea Rapicio, cioè, del Cancelliere Pietro da Sassuolo, di Pietro Piccardi e di Prospero Petronio.

La parte stampata della una opera fu l'archivio a cui gli scriventi successori attinsero notizie, e perchè ricca di materiali, e perchè l'unico scritto su Trieste che fosse di ragione pubblica. Fu accusato lo scritto di esagerazione nel soverchio amore delle romane glorie che a Trieste appropriava; di falsità nel produrre diplomi e carte non sempre credibili; ma il primo aveva suo fondamento nelle tradizioni antichissime di un' origine romana; aveva il secondo scusa in mancanza piuttosto di critica ch£ di buona fede. E se l' Ireneo avesse scritte quelle cose anziché per consolazione ne' suoi patimenti e lontano dalla patria, nella patria medesima e colla forza di gioventù e salute, maggiore dovizia di raccolte s'avrebbe avuto, allora che la smania di disperdere non era si generale.

Non pertanto l'opera sua è pregevole per più riguardi, e Trieste deve tributare lode e gratitudine al suo concittadino, non fosse per altro, che per avere fatto noto all' Europa letteraria d'allora il nome di una piccola città istriana, che venne in estimazione ed ebbe decoro per le sollecitudini di questo triestino.


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Created: Monday, January 11, 2010; Last Updated: Wednesday, April 20, 2016
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