|
|
|
|
Vita di Giovanni Maria Manarutta nell'ordine dei
Carmelitani Scalzi di Pietro Tomasin [Tratto da: Archeografo triestino. Raccolta di memorie, notizie e documenti particolarmente per servire alla storia di Trieste, del Friuli e dell'Istria. Nuova Serie - Vol. IV; Tipografia di Lodovico Herrmanstorfer (Trieste, 1876-1877), p. 333-370.]Trieste, emporio, che per il florido commercio fa risonare il suo nome nelle terre più remote; che in ogni tempo ebbe figli insigni per pietà, illustri per dottrina, capaci per ingegno, cospicui per cariche, nominati per titoli, cari per filantropia; Trieste deve la prima pubblicazione della sua storia dai più remoti tempi sino all'anno 1702 alla penna di un suo figlio, umile frate: il carmelitano scalzo fra Ireneo della Croce, di cui imprendiamo a tessere la biografia, parlando in pari tempo delle isteriche di lui memorie, che a noi tramandava. Nacque fra Ireneo della Croce (1) in Trieste li 25 maggio 1625 in contrada Riborgo, in quella casa attigua alla chiesa del Rosario che porta il numero 51, da Bernardino Manarutta (2) e dalla sua seconda moglie Veronica Franchi, ambidue uguali non meno di sorte e fortune, che di costumi e virtù; e sorti al sacro [334] fonte battesimale il nome di Giovanni Maria. Suo padre era proprietario di naviglio che noi chiamiamo trabaccolo, di casato tra' borghesi non ultimo perchè in clientela delle famiglie patrizie de Giuliani e de Fin, della quale ultima fra Ireneo scriveva: "il debito di servitù dal mio genitore e altri miei maggiori professata alla Nob. Famiglia de Fin, obliga anco la mia penna, d'esporre succintamente in questo loco alcune notitie dell'istessa".(3) Per maggiormente avanzare la regolazione della sua casa, Bernardino Manarutta indirizzò il figlio Ireneo e i fratelli di lui negli ammaestramenti delle scienze, per vedere un giorno rifiorire nella sua posterità l'onore della sua famiglia. E l'aspettativa infatti dei genitori non andò così lontana dal vero, che non ne riportassero poi e Trieste e il suo casato dal nostro Giovanni Maria quell'applauso appresso il mondo, con cui potrebbesi avanzare qual si sia illustre prosapia. Scorgendo nel suo Zamaria non comune amore per gli studi, il padre lo collocò alle scuole del patrio nostro collegio de' Padri Gesuiti, dove essendo provinciali i padri Giovanni Zanon e Antonio Giovanelli, l'Ireneo studiò sotto i padri Nicolò Avanzo, Michele Stella, Pietro Gallina, Luigi Capoano e i padri Ivich e Pestalozzi, i primi rudimenti nella lingua latina e nelle belle lettere, sino all'anno 1648, con istraordinario amore e profitto. E già i suoi genitori in lui le migliori loro speranze avevano riposte per i loro materiali vantaggi, quando il Signore altrimenti dispose. Santa Teresa d'Avila che già nel 1564 aveva introdotto nei conventi spagnuoli dei Carmelitani d'ambo i sessi una rigorosissima disciplina, la avea propagata anche in quelli d'Italia, che unitisi sotto il nome della congregazione di Sant' Elia avevano ottenuto da Clemente VIII un proprio ministro generale. Questa regola riformata la avevano accettata i carmelitani di Padova, che dal 1300 vi abitavano nel convento di San Girolamo, i quali chiamati più tardi a Venezia, da qualche anno si erano sul principio accasati a San Gregorio presso il tempio della Salute, finchè la pietà di alcune patrizie famiglie venete erigeva [335] dalle fondamenta l'attuale convento e la chiesa sontuosa tanto nominata per la copia e la ricchezza di preziosissimi marmi. Volle Dio, che da giovane il nostro Zamaria frequentasse, e di spesso, la patrizia famiglia triestina de' Giuliani, benefattrice non solo alla di lui famiglia, ma in pari tempo anche ospitaliera ai frati Carmelitani, che non di rado venivano a Trieste dalla vicina Venezia per passare poi a Gorizia, dove sull'ameno colle di Castagnavizza dal 1649 tenevano il convento dell'Annunziata, dal 1785 passato in possesso dei padri Francescani minori riformati Della famiglia de' Giuliani ancora più tardi frate Ireneo scriveva: "l'obbligationi, che la mia Religione, e io specialmente, professiamo alla nobilissima e antichissima famiglia Giuliani Patricia della nostra Città, sono tante e tali, che mancarei notabilmente al mio debito, quando tralasciassi in questo luogo d'addurre una breve, e compendiosa notitia della sua origine, e principio". (4) Correva appunto l'anno 1649, quando il municipio di Trieste e il vescovo Antonio de' Marenzi domandarono per quella quaresima un predicatore a fra Tomaso di Gesù vicario generale dei Carmelitani scalzi. Aderì questi alla domanda, e deputò a Trieste come tale fra Vincenzo di San Giovanni Evangelista del convento di Santa Maria in Nazaret di Venezia, cui i superiori davano giusta le regole claustrali per compagno fra Giovanni Maria di San Nicolò, nel secolo chiamato Bonomo, discendente da quel Daniele III della patrizia famiglia triestina de' Bonomo, che in giovane età era addetto alla corte dell'Arciduca Massimiliano. (5) Con questi due frati Carmelitani conveniva spesso il nostro Zamaria nella famiglia de' Giuliani durante la quaresima dell'anno 1649, e fu si assiduo nell'ascoltare le prediche e i discorsi del primo, che, come egli medesimo ci avvisa "al suo tratto, ed affabilità devo attribuire l'origine della mia vocatione al stato religioso, ottenuto coll'intervento d'ambidue, ...da me accompagnati nel loro ritorno a Venetia".(6) [336] In quarantacinque giorni dunque il nostro
Zamaria aveva deliberato di lasciare gli agi paterni e risolto per
tutta la sua vita futura: voleva abbracciare un'istituto penitente
ed essere carmelitano di quella stretta osservanza che scalza si
chiama, perchè durante tutto il tempo della vita, non eccettuati i
casi di grave infermità prescrive a' suoi religiosi astinenza della
carne e pel corpo ruvido vestito, vietando ogni calda e molle
calzatura. Svincolatosi dai genitori, che a gran stento permettevano
la dipartita e l'abbandono del loro Zamaria per scegliere un modo di
vita si austero, egli pervenne a Venezia in compagnia dei due frati
suddetti, e fu quivi accettato nell'ordine dei carmelitani nel
celebre convento degli Scalzi. Ma siccome a quei tempi questo
convento con gli altri della veneta provincia non formava l'attuale
di San Giovanni della Croce della congregazione italiana di San
Elia, ma era unito alla carmelitana provincia della Lombardia,
convenne a Zamaria di partire per Milano, li 12 aprile 1649, per
adire il noviziato in quel convento di San Carlo. Colà giunse li 3
maggio dell'anno stesso, "ove, così" egli scrive, "in quel noviziato
presi l'habito di Carmelitano Scalzo" (7) sotto il
nome claustrale di fra Ireneo della Croce, li 21
novembre. Quale fosse il suo modo di vivere durante questo tempo di prova,
ce lo ha registrato la vecchia cronica del convento degli Scalzi di
Venezia. [337] Inviato, ad istanza di fra Vincenzo di San
Giovanni Evangelista, cui doveva la sua vocazione allo stato
religioso, da' suoi superiori a Venezia per far parte di quella
religiosa carmelitana famiglia, compiuti che ebbe gli studî,
e ordinato sacerdote, passò al convento di Padova in San Girolamo,
dove tutto si diede alla pietà e all'orazione, non omettendo lo
studio Infatti non dobbiamo omettere, che a quei tempi sedeva sulla
sedia episcopale di Padova il santo vescovo Gregorio cardinale
Barbarigo, coetaneo di fra Ireneo, (8) prelato di
zelo eroico da lui palesato in Roma durante una
peste orribile. (9) Imitando San Carlo Borromeo
così nella vita come nella disciplina, aveva egli non solo
introdotto nella sua diocesi le istituzioni imposte da quel Santo,
ma anche in Padova fondato quel celebre seminario, con una
tipografia fornita di tutti i caratteri orientali, greci e latini.
Frate Ireneo, mentre trovavasi nel suo convento di Padova, si valse
di quella. Perchè essendo a' suoi tempi rinomatissimi i frati
carmelitani professori di filosofìa all'università di Alcalà o di
Compiuto nelle Spagne, e quivi non meno celebri a quella di
[338] Salamanca i professori di teologia i carmelitani fra
Francesco da Gesù e Maria, fra Andrea dalla Madre di Dio, e fra
Ildefonso degli Angeli, fra Ireneo, come prosegue la mentovata
cronica, Per questi motivi caro più che mai a suoi Superiori, frate Ireneo
fu diverse volte da loro adoperato per i diversi bisogni del loro
Ordine. Così vediamo non di rado frate Ireneo di passaggio a
Trieste, forse per le faccende dei Carmelitani nel loro convento di
Castagnavizza. E a Trieste si trovava alla fine del mese di gennaio
e nel principio del febbraio dell'anno 1684 in casa del suo amico
don Antonio Giuliani decano del capitolo triestino. A Trieste si trovava nell'ottobre 1686, mentre faceva una escursione in
Salvore "cinque miglia lontano dalla Terra di Pirano [339]
in Istria, vista da me alli 24 d' Ottobre 1686. mentre di
passaggio andavamo a Trieste".(11) A Trieste era nel 1688, ma
alquanto informo ai piedi; e in tale occasione visitò in contrada
Chiadino le antiche lapidi conservate nella villa di certo Giacomo
Giraldi, notando: "m'obliga il diferire una breve notitia di quanto
(benchè impedito dall'impotenza di star in piedi, e camminare), ho
potuto l'Anno 1688 personalmente raccogliere"; (12) e finalmente egli
era a Trieste nel 1692 e nel 1696. In queste occasioni fra Ireneo copiava documenti dagli archivî
dell'episcopato, del capitolo, del municipio e dei patrizi, notando più volte nella sua opera : "l'originale.......da me veduto"; (13) o si faceva fare delle piante, schizzi e disegni dei
monumenti che studiava. Un marmo antico egli ci avvisa "fatto da me
delineare, l'ho qui riposto, a' fine rimanga la sua memoria a' posteri (14) e la... inscrittone... à me così trasmessa... sta riposta nel muro. (15) E tutto ciò fra Ireneo raccoglieva
siccome materiali, a compilare una storia sacra e profana della sua
patria, il di cui benessere tanto gli stava a cuore. Nè quando era assente da Trieste, nel suo convento di -Padova se
ne stava inoperoso. Con lettera egli domandava schiarimenti, notizie
e copie di diplomi a diversi de' suoi concittadini. Ebbe relazioni
col barone Lodovico Marenzi, patrizio triestino ed oratore cesareo,
e con Giovanni Casimiro Donadoni (16) pure patrizio triestino, che
prima con Gabriele Marenzi oratore cesareo a Gratz e a Vienna per
dichiarare Trieste portofranco, poi accusato, si [340]
sottrasse alla cattura fuggendo a Maggia, dove morì. Era
conosciuto da don Stefano Trauner canonico tergestino, compilatore
di istoriche memorie ora perdute, e da Giovanni Battista Francol
protonotario apostolico e canonico triestino, autore dell'Istria reconosciuta.
(17) Era amicissimo al canonico don
Vincenzo Scussa, nostro cronista, che gli forniva non poche notizie
pel suo lavoro, ond'egli con animo grato ne scrive: "Il mentovato signor Canonico Don Vincenzo Scussa, mìo
singolarissimo, stimatissimo e partialissimo amico, alle cui
laboriose fatiche deve molto la Patria nostra, e questa mia mal
composta Historia attribuire alle sue sollecite persuasioni
l'essere venuta al mondo ed alla luce:
mentre egli può con ragione vantarsi d' haver in primo luogo
raccolte ed epilogate dalla Cancellarla Episcopale et archivio del
Ven. Capitolo della Cattedrale di San Giusto Mart., nostro patrono,
protettore, e padrone, molte notitie antiche della Città, che
sepolte nell'oblivione piangevano la lor disgrazia, e sospiravano la
diligenza d'alcun cittadino, qual le palesasse al inondo e le
cavasse da quella miseria, com'egli fece". (18) E ne provò sommo dolore, quando trovandosi nell'anno 1700 nel
convento dei Carmelitani di Padova, il sacerdote triestino de'
Bonomo gli dava in una lettera parte del grave perìcolo di vita in
cui versava quell'ottuagenario suo amico. (19) Tenne pure fra Ireneo corrispondenza col vicecapitanio di
Gradisca Giulio de Fin, che gli forniva notizie di sua famiglia, e
del quale egli nota : "nè altro delle sue prerogative, e doti posso
qui scrivere, per esser alla mia penna dalla modestia di questo
Cavaliere vietato l'inoltrarsi in encomii maggiori". (20) Era pure
carissimo ad Austriaco Wassermann poeta e letterato, e a Germanico
dell'Argento, collaboratore in parte dell'opera di lui poichè,
scrive l'Ireneo, "ritrovandomi in Trieste gli ultimi giorni del
1792, il Signor Germanico dell'Argento, q. Gio. Carlo sollecito
[341] Promotore dello splendore della Patria, a cui molto
deve quest' Historia, per i favori a me prestati, e sua singolar
diligenza, acciò si desse alla Stampa, qual fra l'altre, Copie de'
Privilegii, e Notizie antiche M. S. della nostra Città, mi favorì
dell'ingiunta Iscrittione mischiata con molt' altre, quali
ritrovansi sparse per la Città, da esso in un foglio raccolte".(21)
Se poi alcuno de' Triestini non gli procaccia notizie, egli se ne
lamenta. Così egli scrive parlando delle famiglie patrizie di
Trieste: "restandomi solamente d'auertire (per chiuder la bocca ad
alcuni) che 'l tralasciare di scrivere le notitie particolari delle
prerogative, Privilegi, ed eroiche attioni di alcune di esse, non
può attribuirsi a mìa negligenza, havendole più e più volte con
grand' istanza (sempre però indarno) ricercate: ma alla
trascuratezza di chi dovea comunicarle, come anco il registrarle
coll'ordine dell'Alfabeto, per evitare ogni puntiglio di pretesa
preminenza fra le stesse".(22) Della famiglia dell'Argento ci
avvisa:(23) "non scriverò altro di questa Nob. Famiglia, per la
scarsezza delle notitie a me partecipate; benchè con grand' istanza
più volte ricercate". E parlando della famiglia patrizia de'
Padovini, aggiunge: "devo ...asserire lo stesso, che d'alcun' altre; ...la negligenza di comunicarmi le proprie notitie, mi vieta diffondermi in altre
particolarità".(24) Che se fra Ireneo non trovava per la sua opera sufficienti autori
(25) e libri nelle biblioteche de' privati o de' suoi conventi, per
avere più opportune spiegazioni, ei si rivolgeva ai letterati de'
suoi tempi, tra i quali merita d'essere nominato Pietro Antonio
Motti padovano, dottore in ambe le leggi, studiosissimo archeologo,
che a richiesta di fra Ireneo gli somministrò diversi schiarimenti
intorno a quella lapide della famiglia Barbia che divisa [342] in due parti forma
gli stipiti della porta d' entrata della cattedrale di S. Giusto. Su
questa fra Ireneo registra tre lettere di quell'illustre
scienziato, piene d'encomî pel nostro storico.
Nella prima in data, Padova 24 luglio 1687, gli scrive: Con la seconda in data Padova 31 ottobre 1690, gli da alcuni
schiarimenti in proposito. (27) La terza, lunghissima, in data,
Padova 31 maggio 1692, rimproverandolo quasi di alcune espressioni
da lui usate, comincia con le parole: [343] Sulla base di studio sì lungo e di
tanto materiale dovunque raccolto, e coli' aiuto di diversi
letterati, fra Ireneo terminava la sua opera. Ed ecco il motivo per
cui la compilava, espresso nella sua prefazione che qui per intiero
trascriviamo: [345] Compiuta che fu la sua opera, a consiglio del canonico don Vincenzo Scussa e di Germanico dell'Argento, fra Ireneo per darla alle stampe si rivolse nel 1692 al municipio di Trieste, con cui ebbe un lungo e travaglioso carteggio che arriva sino al 1697, dovendo ben cinque anni penare prima di veder soddisfatto il suo desiderio. (36) Presentò pertanto nel 1692 al patrio municipio e al governatore d'allora Giovanni Filippo conte Cobenzl un memoriale che con queste parole domandava la stampa dell'opera sua.
"Cosi streto, et innato il debito di seruire alla patria, che non trouasi Popolo cosi abbieto, è rozzo à cui tal obligo non sia noto, è palese; ne gente così barbara, è ferigna, à cui non sembri giusto, è santo questo dolce istinto, infuso in noi dalla conuenienza, dalla natura, è da Dio. L'amore dei congionti connaturale della propria conservatione mai stimossi offeso, che nel uedersi è men amato, è postposto all'amore, che dee portarsi alla Patria. Tutte le pene de' più celebri scrittori si stancano, è penano in trasmettere a' Posteri le memorie gloriose de Bruti, è Curtij, quai per non lasciar spirare la libertà della Patria tolsero la vita a propri figli ribelli, et acciò non si cangiasse Roma, in un sepolcro de' suoi estinti cittadini, si sepellirono vivi, riemjpiendo ai loro stessi le voragini, ed il mondo d'ammiratione. la s'è conveneuole l'assistere nelle sue emergenze alla Patria ; che sarà il cauarla di sotto alle sue rouine, il farla risorgere dal sepolchro, e farle godere un' altra fiata le sue antiche grandezze, e la vita? La Pietà de' Cittadini, non ha campo più degno per farsi conoscere; e ciò fu il motiuo, ch'a me sottoscritto diede i più gagliardi impulsi, è mi fe imprendere l'impiego di scriuere, è registrar l'attioni de' nostri maggiori, scoprire l'origini delle più illustri Casate; delinear lo stato in cui fiorì la Patria; è per così dire dissoterare l'antica Trieste, faticando in ricauar da più centinaia d'Autori la verità, impiegando a quest' effetto più anni; Hò procurato di superar la pouertà, del mio talento ma non la [346] pouertà che per debito di Religione da me professata mi toglie il modo di dar alle stampe i miei scritti : onde la Patria pare stia in pericolo di non risorgere, vscir dal sepolchro, se alcuno non le da mano, è l'aggiuti à soleuarsi. La notitia che tengo dai nostri Antenati m'assicura, che quella generosità, è Nobiltà di spirito fedele, che nei tempi andati in essi con tanta loro gloria risplende, non sia per degenerare ne figli, è che le SS. loro Ecc. III. Molt' III. Ecc. Nobb., et Spp. contribuirono in comune, et in particolare qualche soccorso, giachè non è occasione di spargere il sangue à prò della propria Patria, è Città: Tanto più che la spesa riesce tenue, è modesta è non si può lasciar di concorrermi, senza degenerare della generosità de Nostri Maggiori, è defraudare la Patria, lasciando perire le loro memorie, et i Foro nomi, è mentre spero dalla dalla loro innata generosità un' heroica resolutione, mi sottos. et resto. Dell'Ecc. VV. III., e SS. loro Molt' III. Ecc. Nobb., et Spp. Dev.mo in Chr.o Ser.re Il comune di Trieste non aveva danari; che non solo nel 1683 e 1684 e dal pubblico e da' privati e dal clero si erano fatte grosse contribuzioni per l' esercito cesareo contro i turchi, (38) ma si doveva ancora pensare alla fabbrica del palazzo comunale incendiato a caso il mercoledì delle Ceneri, 8 febbrajo 1690, (39) e pagare altresì seicento lire a Tomaso Giuliani e a Giovanni Franco], già spediti a Gratz come oratori del comune tergestino. Ciò nonostante il consiglio minore si congregò li 29 novembre 1692 e il maggiore li 20 gennaio 1693, e concordi stabilirono di sospendere e la tangente dovuta ai due oratori di Gratz e a quello di Vienna, e la quota destinata per la fabbrica del nuovo palazzo comunale, per consegnare il tutto a fra Ireneo della Croce per la stampa della sua opera. Ed ecco ambedue le decisioni. (40) [347]
Primo hanno proposto un memoriale del Molto R. P. Ireneo Carmelitano il quale havendo con particolare e longo e faticoso studio scritto l'historic et antichità di questa Città desideroso di porlo alle stampe a gloria anche dell'istessa si vede dal medesimo memoriale quanto perciò desidera et addimanda. Pertanto si consulti: Domini electi ad utilia: Giov. Dom. dell'Argento, Ferdinando Saurer, Germanico dell'Argento, Antonio Giuliani, Vidal Vidalli, Giovanni Bonomo Bonomi. Domini electi ad utilia consuluerunt: Sopra il memoriale del R. P. Ireneo. Che già che la virtù dell'istesso R. P. con affetto di vero concive ha voluto ritraher dalle mine sotto quali giaceva sepolta alla luce questa antichissima Città e palesarla con chiarezza al mondo tutto quello che con confuse espressioni viene et veniva predicata assegnano per sussidio accio l'opera accennata possi andar alla stampa, il presente regimento le lire 600 delli Sig. Oratori ultimamente stati in Gratz cioè Eccoll. Sig. Tomaso Giuliani et Giovanni Francolo, a quali per esser ogni cosa sodisfatta è cascata la contribuzione del pagamento, e parimenti il futuro pagamento, assegnano il soprapiù delle L. 600 che avvanzeranno di quelle che si pagano all'Eccell. S. D. Urbani come Oratore che fu già in Vienna che parimenti spirerà il futuro regimento quali a richiesta del nob. e Spettabile Magistrato doveranno esser a suoi tempi sborsati dalli Sig. Procuratori presente e futuro e consegnati al R. P. suddetto o chi per lui intervenirvi legitimamente e per quello poi potesse ulteriormente occorrere che i havera il debito riflesso secondo il potere di questo illustr. Pubblico a suoi tempi. Obtentum in minori et majori consilio. 1693. 20 Gennaro. In Consilio min. Trattandosi di far venire alla luce le antichità di questo pubblico state finora occulte, mediante l'opera da darsi alle stampe del M. R. P. Ireneo della Croce Carmelitano Scalzo debbano li Nob. Sig. Giudici senza alcuna interposizione di tempo rendere soddisfatto il suddetto M. R. P., secondo le parti antecedentemente prese in questi nob. Consigli dovendo per facilitar l'esborso restar sospesa la partita dovuta al Sig. D. Urbani et quella che si destinò per la fabrica del palazzo che si dava alli Nobb. Signori Oratori per questo reggimento solamente dovendo il seguente esser posto in Libro l'una ed altra come era per il passato potendosi col danaro della derazione supplire per bora alle spese che occorrono per il danaro delle pietre. Dom. Electi ad utilia: Giovanni Bonomo, Filippo dell'Argento, Giusto dell'Argento, Tomaso Giuliani. Obtentum in Consil. minori et majori". [348] Trasferitosi frattanto fra Ireneo nella infermeria del convento di Padova per curarsi da una rottura al femore, non aveva potuto trovare a Venezia tipografo che lo soddisfacesse per la sua opera. Si rivolse perciò li 7 Agosto 1693 un' altra volta al municipio di Trieste, al quale mandando il suo manoscritto con la preghiera di raccoglier danaro anche da' privati per la stampa di quello, indica di aver trovato in Venezia un tipografo che sotto certe condizioni è pronto di venir a Trieste per aprirvi una stamperia, e promette di portarsi anch'egli nella sua patria appena spirato il giorno 15 agosto. Scriveva fra Ireneo in questi termini: (41) Ill. Sigg. Sigg. et Prou. Col.mi "Scorgendo l'impossibilità di poter stampare in Venetia la nostra historia di Trieste, hò procurato ritrouare Stampatore, qual uenga à stamparla à Trieste, p. ouuiare tutti gl' intoppi, e contrarietà. Dopo fatte molte diligenze col mezzo d'Amici, ho ritrovato soggetto di tutto proposito, che s'offerisse uenire a' piantare una stamparla con due Torchi, e caratteri perfetti, e sofficienti, et anco Bottega di Libri, con Lavoranti necessarij per tal impresa. Il soggetto è un Libraro di Merzeria p.sona commoda, qual uerrà con un altro suo Fratto Prete Sacerdote intelligente, et corregge le stampe, tutti due ben incaminati, e di buon.ma intentiono, disposti d'introdurre belle, e buone cose di lustro, e sommo profitto della Città pronti di uenire subito anco prima de' Santi. E p.che auanti di partirsi da' Venetia m' hanno ricercato alcune conditioni p. potersi stabilire in Trieste con più sicurezza; ho giudicato bene insinuarle alle SS. VV. Ill.me acciò da loro ponderate, determinano ciò giudicaranno più espediente p. utile e decoro della propria Città, et anco d'incitam.o agli stessi, di venire con lor capitali a fondate in essa un negotio che gli apporterà non poco utile, e splendore. Le condizioni sono una certezza d'ottenere Casa e Bottega franca d'aggrauio p. quanto potessero sosistere, e trattenersi in Trieste, coll'esentione di tasse, e grauezze almeno p. anni 25. Secondo un Priuilegio p. l'istesso tempo che nessuno possa stampare cose publiche, ò priuate, secolari ò ecclesiastiche, ne uendere Carta da scriuere, penne inchiostro, Cera Spagna, e Libri [349] da scuola, introdurre da paesi foresti p. uenderli alla minuta, fuori che coi Fratelli a' pretio però conuenevole, e discreto. Supplico p. tanto le SS. VV. Ill.me à far ponderato riflesso quanto utile e decoro apporterebbe alla N.ra Città di Trieste una Stamparla e Libraria formale, e poi conchiudere con prudente determinatione, qual più proprio giudicheranno espediente, e grattarmi subito subito della risposta, acciò possa trattare, e stabilire con essi il concertato : essendo certo che dagli stessi non mancarà d'eseguire quanto offeriscono p. essere persone comode, e no bisognose dell'altrui ajuto p. incaminare col proprio capitale questo negotio. Le raccomando ancora voler raccogliere quel tanto che molti particolari hanno esibito di concorrere p. la stampa dell'historia da me composta, aciochè uenendo q.ti sigg. a Trieste ritrouino il danaro pronto p. pagare gli operarìj, e non habbino da stentare, et io restar con poco credito, e riputatione, se desiderano che si stampi, già che il Demonio (p. quanto scorgo) fa il possibile, acciò non uenghi alla luce, prima, ch' io muora, qual cosa succedendo, non sò come andarebbe. Attenderò la risposta in Venetia, oue fatta la Madonna mi porterò subito per assistere a' quest'affare, e con humilmente riuerirle, e dedicarmi qual sempre fui, resto Delie SS. VV. Ill.me Padova 7 Agosto 1693. Devot.mo e Obb.mo Ser.o nel Sig.re Il Consiglio di Trieste aderiva soltanto alla proposta di fra Ireneo di dare alle stampe la di lui opera, e il 28 giugno dell'anno susseguente deliberava: (42) 1694, 28 Giugno. — Tergeste in Stuba Comunis in Consilio minori more solito congregato, adstante ibidem Illustrissimo Domino V. C. et Locumtenente Caesareo. lUustrissimi Domini Iudices proposuerunt infrascriptas propositions: Item hanno proposto, che havendo il Molto Reverendo Padre Ireneo Carmelitano Scalzo, lasciata a mani delli Illustrissimi Giudici et Provisori l'opera da lui composta, assieme con una Schatola mediante una riceputa al detto R.do Padre fatagli, et trovandosi in nostro potere, si propone a questi Nobili Consegli quel tanto se habbia da fare per fondatamente risolvere. Avanti però che fra Ireneo consegnasse il suo manoscritto al comune di Trieste, è certo che lo sottoponeva alla censura ecclesiastica de' suoi superiori, de' quali leggonsi nella di lui opera le seguenti tre approvazioni in data 22 Maggio e 25 Giugno 1695, e 17 Luglio 1696:
Trascorsi in tal guisa due anni fra Ireneo che nel 1696 ritrovavasi a Trieste, supplicava questo comune di accordare un' imprestito di trecento e cinquanta ducati veneti per istampare la sua opera, tanto più che essendo egli infermo, i suoi Superiori lo richiamavano in Venezia. Il che egli espose al Consiglio: (43) Ill. Sig. Sig. e Prou. Col. Per inherire à Decreti da q.sto Ill. Consiglio già due anni sono gratios.te stabiliti, che gl' Ill. Sig. Giudici di quel tempo, et anco i loro successori procurassero con ogni diligenza possibile, acciò si dij principio alla stampa dell'Historia di Trieste da [352] me composta. Essendo dunque ridotto il tutto à p.fettione, non mancando altro p. dare principio alla stampa, che la somministratione di qualche ajuto: Supplico p.ciò le SS. Ill.me degnarsi deputare due soggetti, in conformità del già all'hora stabilito, p. raccogliere da diuersi sig. particolari, che s'hann'offerto uoler concorrere à tal faccenda, quel tanto che la generosità di ciascuno, si degnerà contribuire, acciò uenghi alla luce un' opera di tanto splendore, e gloria della propria Patria. E p.chè il già assegnato da questo Publico, et anco da darsi, secondo il già risolto, non è ualeuole, nè sofficiente a p.fettionare tal' Opera, p. dargli presto principio, suggerisco alle SS. VV. Ill.me come il mezzo più espediente sarebbe ritrouare alcuno, che imprestasse ducati trecento e cinquanta moneta Venetiana, coll'obbligo di restituirli col suo censo nel termine di tre anni, dopo principiata la stampa, mentre coll'esito degli essemplari nel tempo sudetto, restarebbe prima egli rimborsato d'ogni cosa, e poi io ancora col rimanente di esse, delle spese già da me fatte, e da farsi nella carta Intagli d'altre Figure, e tutto il necessario, accioche riesca l'Opera di tutta perfettione. Supplico nouam.te p.fine le SS. VV. Ill.me uolermi subito spedire, non potendo più trattenermi in queste parti, stante gli ordini, che tengo de' miei superiori di ritornare quanto prima al mio Conuento, hauendo già à tal fine spedito il nostro Compagno: Onde l'essere io solo, indisposto, e vecchio, deue muouergli (dopo tante fatiche fatte p. la Patria) à compassione, e subito uenire alla risolutione di quanto humil.te le prego, mentre mi dedicoDelle SS. VV. Ill.me Deuot.mo Obblig.mo et humil Seruo La risposta del Comune a fra Ireneo in data 2 giugno 1696 fu negativa. Diceva: (44) 1696. 2 Giugno. In Consilio minori. Item hanno proposto che essendo capitato il M. R. P. Ireneo Carmelitano in questa città, hauersi insinuato alli Ill. SS. Giudici l'incontro auto in Venezia di poner alle stampe l'opera da lui fatta dell'antichità che perciò si consonasse la medesima che si trova in Vicedominaria del Comune colla posta per parte presa nelli Nobb. Consegli quali lui intende dedicare alla Maestà del Re dei Romani, però [353]sarebbe meglio per vantagio publico facesse tale dedicatoria. DD. electi ad utilia: D. Tomaso Ustia, D. Urbani, Bar. Lodovico Marenzi, Cristof. Giuliani, D. Simonetta D. Leo. Domini adjuncti in consilio: D. Alber, Fran. Bonomo, Giov. Francolo, Franc. Marenzi, Antonio Giuliani, Geremia Francolo, qui proposuerunt: Che attese le parti prese inherendo et adherendo alle istesse non essendo la città per hora in istato di risoluer di metter alle stampe tal opera, ma che col miglior incontro risoluerà quanto intencionaua secondo che già in parte fu risolto da questi nobb. Consegli. Obtentum in Consilio minori et maj.Ma non volle così partire da Trieste fra Ireneo, chè nello stesso anno e mese scriveva a quel consiglio: (45) Ill. Sig. Sìg. e Prou. Col.mi. Dopo passati dieci giorni infruttuosam.te dal mio arrivo in Trieste, accostandosi il termine assegnatomi da miei Superiori p. il ritorno al mio Convento, devo sforzat.te ricorrere alle SS. VV. Ill.me acciò comandino à chi s'aspetta la restitutione del Libro, ouero historia da me composta nel corso d'anni dieci, qual due anni sono consegnai in deposito all'Ill.mo Magistrato di quel tempo, con promessa di darmi lo stesso giorno la riceputa, con le condizioni da me in essa assegnate, fra quali erano la depositione del detto libro nell'Archiuio della Città, e di mandarmi nel termine di tre mesi la copia del medesimo a Padoua, e la restitutione à mio beneplacito dell'originale: Le due prime condizioni, come è ben noto alle SS. VV. Ill.me non furono eseguite, e la terza della restitutione (p. quanto intendo) contro ogni douer hora si dispongono di negarmela, sotto tal qual pretesto, di uerun fondamento. Onde humilmente le supplico à non permettere, che inueee di partire consolato, ritorni al mio Conuento, dopo tante fatiche spese p. illustrare la Patria, io parta da Trieste colmo d'amaritudine, e poco sodisfatto. Spero p.tanto nell'innata gentilezza dell'Ill.me SS. VV. d'ottenere quanto desidero, acciò subito arriuato in Venetia possa dare principio all'opera, e uederla stampata prima della morte, e con dedicarmi qual sempre fui, resto Dell'lll.me SS. VV. Devot.mo et humil Servo Fr. Ireneo della Croce Car.no Scalzo e Con.[354] Il consiglio di Trieste all'incontro persuadeva con suo deliberato in data 7 Giugno 1696 fra Ireneo del contrario, chiedendogli anzi la seconda parte della sua opera: (46) 1696. 7 Giugno. In Cons. minori. Hanno proposto un memoriale del M. R. P. Ireneo. DD. electi ad utilia: D. Tomaso Ustia, D. Urbani, Geremia Francolo, Cristoforo Giuliani, D. Simonetti, D. Conti. Si da autorità alli Ill. S. Giudici di tratar col molto R. P. et vedere di persuaderlo con le vive ragioni che già questa città ha divolgato di stampare tale opera, et si sono scoperti mezzi assai buoni per tale effetto che perciò si contenti il detto R. Padre di lasciare l'istessa, anzi far favore del rimanente se vi fosse, sopra di che attendono l'officio che si contentarano fare li Ill. Giudici con proposto a nuovo Conseglio. Obtent in Consil. minori et majori. Stanco finalmente fra Ireneo partiva da Trieste nel luglio di questo stesso anno, scrivendo per altro con termini risentiti al Comune: (47) Ill. Sig. Sig. e Prou. Col. Annoiato alla fine dà si stanchevole, e lacrimevole dilatione in aspettare tanto tempo la risolutione di quanto con moltiplicate suppliche, p. lor proprio auantaggio, hò fatto ricorso alle SS. VV. Ill.me senza uedere nel termine di tre mesi alcuna risolutione, ma sole speranze di verun stabilimento: Ho determinato partire mentre dalla bontà loro, non ho potuto ritrare pur un minimo segno d'aggradimento, che potesse lusingarmi d'hauer incontrato con tante mie fatiche, e sudori le loro sodisfationi. Depositerò p. tanto la copia del libro nelle mani delle SS. VV. Ill.me in conformità delle mie uolontarie promesse, risserbandomi di disporre à mio beneplacito dell'originale secondo l'occasioni che mi si rappresentauano, giust' al tenore del sentimento ch' auevo, uedo poco aggradite le mie fatiche, e laboriosi sudori: con che resto. Delle SS. VV. Ill.me Devot.mo Obb.mo et humil Seruo Il Comune gli rispondeva li 29 agosto, e persuadendolo di aver le proprie finanze per altre spese già esauste, oltre alla somma del danaro datogli, lo assicurava di altri ottocento zecchini: (48) 20 Agosto 1696. In Cons. minori. Hanno proposto un memoriale del P. Ireneo della Croce Carmelitano Scalzo. DD. electi ad utilia: D. Tomaso Ustia, D. Maurizio Urban, D. Apollinare d'Alberi, D. Nicolò Giacometti, bar. Lodovico Marenzi, Geremia Francolo. Attesa l'ora tarda pigliano tempo a consultare. Trascorso un anno, fra Ireneo che aveva già cominciato la stampa della sua opera non aveva danaro per terminarla, per cui un'altra volta si rivolgeva ai padri coscritti, alla nobiltà e al capitano di Trieste, scrivendo loro: (49)
La brama di uedere una uolta terminata la stampa dell'Historia di questa N.ra Città di Trieste, da me nel corso di tant' anni raccolta, e con tant' incomodi di uiaggi, et altre contrarietà, et oppositioni ridotta al termine, che qui ora la rappresentò à questo Ill.mo Consiglio, mi spinge supplicare la generosità loro, à condescendere à qualche soccorso acciò possa proseguirsi l'Opera incominciata, giacchè senz' ajuto è impossibile il proseguire la stampa, mentre il stampatore non uedendosi soccorso sin' à San Martino, in conformità di quanto gli ho promesso, senza dubbio sospenderà il lauoro, e l' opera resterà imperfetta. Onde suggerisco alle SS. VV. Ill.me il ponderare quanto [356] prema la presta rissolutione, come anco l' età mia, oltre gli anni 70 p. cosi dire cadente, aggrauata pure da molt' indispositioni, con la mia assistenza, acciò riesca ben corretta, e con la perfettione possibile terminata e uenghino alla luce le sepolte memorie di questa Città, p. gloria, soddisfattione, e consolatione universale, mentre trattasi della propria Patria, motiuo bastenole a far concorrere ogni animo Nobile alla sospirata perfezione; restando coll'humil.te riuerirle.Delle SS. VV. Ill.me Dev.mo Obb.mo e Hum.mo Seruo Questa volta il fra Ireneo fa esaudito dal Comune di Trieste. Ebbe due persone a sua disposizione per collazionare il manoscritto colle prove di stampa; ebbe speranza di ulteriori sussidî pecuniar î. Le risoluzioni in proposito hanno la data del 4 giugno e 8 novembre 1697. (50)1697. Die 4 Iunii in Cöns. minori. Sopra la prima proposta del R. P. Ireneo Carmelitano scalzo, che si dà authorità alli S. Giudici di poter far elethione di due persone di tutta integrità alle quali confiderano l' opera dell'istoria e che queste restino in apuntamento con detto M. R. Padre Ireneo compositore di quella di unitamente determinare le ore giornali di poter colationare questa copia che tiene questo Publico con quella che ha lo stesso Padre ed aciò possi auere tutti li requisiti che desidera per la stampa et perfettionata tale collatione sieno detti eletti e deputati in obligo di integralmente restituirla alle mani delti stessi 111. S. Giudici quali dovranno in uigore delle parti prese in questi Nob. Consegl. riporta nel moderno loco delle Secrete della Vice-dominaria. Passando inoltre officio con il Rev. Padre a voler favorire la città col il resto dell'altra parte dell'opera per porla giunta alla prima parte a ciò ad ogni buona occasione et risolutone di stampa la possi fare integrale la spesa, rimettendo poi alla prudenza delli stessi Ili. Sig. Giudici il modo e la maniera di concedente tratenimento del M. R. Padre.Che nel merito del memoriale del M. R. P. Ireneo della Croce per por fine all'opera delle Istorie si da autorità alli Ill. Sig. ludici di trouare persona che impresti il danaro del rimanente della summa promessa conforme le parti prese in questi nobili consigli et quella cautelare nella miglior forma che potranno convenire sino alla totale reintegrazione. A quest' epoca l'opera di fra Ireneo era già approvata della Repubblica Veneta per decreto dei riformatori dello studio di Padova in data 11 luglio 1796. Mancava la sola dedica, e questa l' Ireneo la volle fatta a Giuseppe l'allora re dei Romani. Per l'effigie dell'imperatore che doveva essere preposta e per la legatura di diversi esemplari dell'opera occorrevano cento ducati veneti, motivo per cui fra Ireneo per l' ultima volta scriveva li 16 giugno 1698 al Comune di Trieste in questi termini:Ill.mi Sigg. e Prou. Col.mi. Il mese passato scrìssi alle SS. VV. Ill.me supplicandole mandarmi quanto prima il Dissegno, fatto con diligenza al naturale della Città, e Riviera del mare dalla Punta di Duino sino al Zucco: Non vedendo alcuna risposta, astretto dalla penuria del tempo repplico quest' altra all'istesso fine; coll'aggiungere anco, che dopo molte ponderationi, fatte sopra la dedicacione dell'Historia da me composta alla M.tà del Re de Romani, la spesa di quasi Ducati cento Venet. che ricercarebbe l'esecutione di essa, trà il Ritratto di S. M. con 4 Libri ligati in oro, due per le M.ta dell'Imperatore, et Imperatrice, e due altri uno alla M.tà del Re de'Romani, e l'altro al ser.mo Arciduca Carlo suo Fratto di spesa circa D.i 10 l'uno: et una Dozzina per li Ministri Principali di Corte, questi ligati con oro alla Francese, coll'aggiunta della condotta sin' a Vienna, mi rende impossibilitato, à puoterla io dedicare, e soccombere à si gran Peso; massime non vedendo speranza alcuna di ricognitione, che mi potesse solevare di queste spese, oltre l'aggiunta anco de'Libri: Mentre panni non far poco, in ridurre al sospirato fine la stampa, qual si và con tutta solecìtudine proseguendo alla gagliarda. Rappresento alle SS. VV. Ill.me queste mie ponderationi, acciò da esse ben considerate, risolvino (ma presto) quello si deva fare, p. che poi non habbino a querelarsi di me se risoluerò dedicarla ad altro soggetto, p. ovviare a spese [358] si eccessive, e di gran mio pregiudicio, per la speranza di qualche reconoscimento a me necessario di pagare i debiti contratti, e sodisfare al bisogno di proseguire l'opera; come più diffusamente intenderanno a bocca dall'Ill.mo Sig. Bar. Ludovico Marenzi, e Sig. Gio. Casimiro Donadoni a quali ho rappresentate tutte queste particolarità, e pregati anco riferirle alle SS. VV. Ill.me per taverne presta risposta, acciò terminata la stampa, non resti così sospesa, senza puoterne far esito, mentre non conviene publicare il Libro, prima di offerire a chi si deve la dedicatoria. E coll'offerirmi sempre a' loro pregiatissimi comandi mi dedico (51) Delle SS. W. Ill.me. Venetia 16 Giugno 1698. Devot.mo Obbl.mo et humil Ser. Finalmente il desiderio di fra Ireneo era soddisfatto, e così la prima storia di Trieste composta coll'ajuto dei canonici tergestini Vincenzo Scussa, Stefano Trauner, Giambattista Francol, e in base agli scritti di Pietro de' Montecchi da Sassuolo, di Prospero Petronio, di Nicolò Manzuoli, e d'altri ancora, comparve alla luce a Venezia (52) nel 1698 a spese del Comune e de' privati di Trieste col titolo: H istoria antica e moderna, sacra e profana della città di Trieste celebre colonia de' cittadini romani, con la notitia di molt' arcani d' antichità, prerogative di nobilta, e gesti d'uomini illustri, 1nscr1ttioni, sassi, mausolei, m. s., successi, mutationi de riti e dominij sin'a quest'anno 1698 opera del r. p. f. ireneo della croce carmelitano scalzo, di lei cittadino, consacrata alla sacra maestà di giuseppe rè de' romani e ungheria, arciduca d' austria etc.(53)[359] La dedica di quest'istoria è la seguente: Sacra Maestà! Il desio, che godano i nostri antenati, benchè sepolti, il dolce privilegio di riposare sotto l'ombra delle grand'ale dell'aquila austriaca, ha reso a mio credere, e necessario, e lodevole l'ardimento di consacrare alla S. R. M. vostra quest' opera isterica, che comprende le loro ationi, ed i loro nomi, affine restino anche essi partecipi dell'invidiabile patrocinio, che presentemente felicita la loro Patria. Se noi siamo gl'eredi di quella gloria, ch'essi con lo sborso de' proprj sudori consacrati alla virtu, et al valore, s' acquistarono, è debito altresì di giustizia, ch' essi pure entrino a parte di quel bene, che noi al presente godiamo. L'antica città di Trieste dall'incursione de' barbari, e dagli corsi de' secoli scossa e distrutta, lunga pezza giacque isconosciuta e sepolta; finalmente dalla mia penna dissoterrata, non deve risorgere senza farsi conoscere tributaria della vostra augustissima casa. È troppo giusta l'ambitione, che professano i suoi cittadini di far apparire in tutti gli incontri i titoli fortunati del lor vassallaggio. Se la mia patria non ha saputo come meglio custodire la libertà de' suoi cittadini, che col dichiarargli vostri sudditi, essi pure non conoscono altro aggravio, che un gran obligo di benedire il cielo, per soggetione così felice. Non ha dubbio, che la maestà, del regnante Cesare vostro Genitore, nella moltiplicità et ampiezza de' suoi stati, ha recinti più proporzionati alla sua grandezza. Ma se il cuore è la reggia più propria che può fabbricarsi alla virtù, egli non tiene la più assoluta et indipendente Monarchia, che tra i cittadini di Trieste, perchè egli vive assoluto padrone de' loro affetti, quando ogni lingua sembra un interessato panegirico delle sue Virtù: e se i principi non hanno più sicuri giudizi, nè più evidente certezza dell'amore de' sudditi, che vedersi amati et honorati ne' figli, la pietà di Leopoldo già gode un pienissimo et universal attestato, veggendo che con innocente idolatria venera la città di Trieste la felicissima sua prole. V. M. [360] hora è il figlio di Cesare, e sarà il Cesare degl' Imperatori La fortuna l' ha posta in quella serie d' heroi, che riempirono i sogli di gloria, di difensori la chiesa, de' Santi il cielo, e le ha fabbricata la cuna, come il nido della fenice tra le palme e gl' allori de suoi Antenati, perchè la virtù è quella che pretende nel più bel fiore degli anni farla conoscere la fenice de' Monarchi Assicura le speranze concepute dal mondo, l' eroica modestia con cui V. S. M. tiene imbrigliati i suoi affetti in un' etade, qual con tutto il fasto di virtuose gesta, incontra la gioja dello stupore nella corona della sua mente Reale, e in quel posto l'adulazione non ha da cannonizare difetti per encomiare le perfezioni, che ingiojelano lo scettro della sua benefica mano. Non è possibile lascino di tumultuare nella mente del rè de Romani l'idea della virtù latina; e mentre la S. M. V. medita d'abbatere l'empietà, di esaltare la fede, e d'essere il Giuseppe custode della sposa di Cristo, ch'è la Chiesa, non isdegni donare a questo nostro piccioi' angolo de' stati paterni un benefico sguardo.di V. S. M. R. Umiliss. Devotiss. Obbligatiss. Ser. e Suddito Come peraltro fra Ireneo desiderava nell'ultima sua lettera, così anche il Comune di Trieste spediva a Vienna diverse copie della di lui opera, destinandole per quella corte cesarea, e indirizzandole a Giovanni Battista Romanini, amico di Stefano Conti, consigliere aulico e da più di trent' anni agente del re di Polonia e della città di Trieste a Vienna.(54) Crediamo cosa opportuna di dare le corrispondenze epistolari in proposito: (55)Illustrissimi miei Sig. Colendissimi. Dal Sig. Nicoletti mi furono consegnati li nove libri, tre ligati in veluto per questi Augustissimi, tre per li Sigg. Magg. [361] Com. Mag. e Cavalarizzo Maggiore, e li altri tre pr S. Ecc. Cancelliere di Corte e Referendario Plöckner e Weissenberg. Vienna 30 Maggio 1699.Divot. Obbligat. Serv. L'ordinario della scorsa settimana, arrivato solamente domenica verso l' ora di pranzo mi portò li riveritissimi caratteri delle LL. SS. II. del 24 scaduto; le due lettere che v'erano incluse immediatamente recapitate al Sig. Co. Capitano, et io stesso nello stesso giorno mi portai a Laxemburgo, ove presentai li due libri dell'Historia di Trieste, legati in veluto cremise, l'uno alla Maestà dell'Imperatore, (56) e l'altro alla Maestà del Re de' Romani; (57) a questo fu consegnato dal Sig. Principe di Salm suo Maggiordomo Maggiore, et alla Maestà di Cesare dal sudd. Cameriere Maggiore conte di Waldstein, a cui fu presentato il suo colla lettera pubblica in proprie mani, e nella stessa forma al Sig. Maggiordomo Maggiore il Conte di Harrach il suo. Presentai pure al Signor Canceliere di Corte (58) quello a S. Ecc. destinato colla lettera dei Sigg. Giudici, come anche alli due Sig. Referendari; (59) furono da tutti graditi e particolarmente il detto Cancelliere me ne mostrò particolare piacere, e con tal occasione presentai all'E. S. l'ultimo memoriale toccante la domandata sospensione delle risoluzioni ecc. ecc.P. S. Il libro delle Istorie di Trieste fu anche presentato a S. Alt. Serenissima Arciduca Carlo et prego le SS. VV. II. d' un esemplare anche per me. Devotiss. et
obbligat. Servit. Molto Ill. et Ecc.mi Sig. miei Sig. Oss.mi. Dal Sig. Romanini hò ricevuto l ' Historia di Trieste, composta dalla penna virtuosa del Padre Ireneo; e siccome tal'opera [362] merita veramente una stima particolare, così mi professo per il dono, singolarmente tenuto à VV. SS. MM. Ill. et Ecc.me assicurandole, che in altre occorrenze cercarò di farli conoscere la mia gratitudine, e che sempre sono di VV. SS. M. Ill. et Ecc.Vienna li 20 di Giugno 1699.Àffett.mo Servitore Molt' Ill. et Ecc.mî Sig. Sig. et Pad.ni Colmi. Me confesso ohbligatissimo, che loro Sig. Molt' Ill.ri et Ecc.mi se sono compiaciuti di parteciparne il grand labore di quel sogietto, chi ha distesa l'historia antica, et moderna della Città di Trieste, degna neramente d'esser palesa a tutto il mondo, quand' Iddio me darà uita et tempo di poterla legere, applicarò tutti quelli uantagij, che cauarò, per servizio di quel Publico, mentre sono, et me rafermo per sempre. Di loro Sig. Molt'Ill.ri et Ecc.mi Obb.mo et Divot.mo Ser.re Ill. Sigg. Colla fauorita delle SS. VV. Ill.me mi giunge il Libro della loro Città, e come le ringrazio ben caldamente per la cortesia, che han uoluto pratticar meco colla mission del med.o; cosi le accerto, che mi è riuscito molto caro, e che ne professo loro grata riconoscenza, bramando l'occasioni di dimostrargliela, perchè neramente credano alla uolontà, che nutrisco di farmi conoscere di VV. SS. Ill. Vienna 13 Giugno 1699. Aff.mo Ser.re [363] La prima parte pertanto della storia di Trieste stampata da fra Ireneo, tranne la dedica, la prefazione, la serie dei duchi e degli imperatori d'Austria, l'indice degli autori di cui si serviva, la serie dei vescovi, e dei podestà, due sonetti del Wassermann, una lettera del Motti, le approvazioni della chiesa e della Repubblica Veneta, l'indice delle materie e l'indice generale, conta in foglio 691 pagine ed è divisa in 8 libri e 91 capitolo. Comincia con le più antiche vicende di Trieste e termina coll' "anno millesimo doppo la venuta del Salvator al Mondo, in cui finisce questa parte della nostra Historia". (60) Se anche non è dessa scevra di errori, nè esente da quelle superstizioni che allora gli animi occupavano, pure senza dubbio è una preziosissima raccolta di atti, diplomi, epigrafi, documenti ed inscrizioni, che poi servirono di base a tutti i nostri storici. Da ogni pagina spira l'amor di patria e la fede inconcussa di fra Ireneo."Non deve recar meraviglia al Mondo così egli comincia la sua istoria, se spinto dall'osservatione di Bernardo Giustiniano che l'ignorare l'origine della sua patria, non sia minor vergogna di quello che fosse, chi ricercato del proprio nascimento, non sapesse rispondere: ardisco investigare l'origine della città di Trieste, fin'ora da verun' autore osservata; raccogliendo insieme qual sollecita ape alcune notizie, che ritrovansi disperse appreso gli Historici e altri autori di antichità, per mandarle alla luce, con animo però che incontrandomi in alcuna cosa ambigua, e oscura fra diversità d' opinioni varie e contrarie avvilupata, di seguire le più probabili, e certe, ed aggiongere anco qualch'altra util'eruditione nel corso diquest'historia incontrata, per renderla più vaga, e dilettevole. E quivi termino, egli conclude, a laude e gloria di N. Signor Giesù Cristo, e sua Santissima Madre Signora nostra, e S. Madre Teresa questa prima parte col sottomettere il tutto alla censura della Santa chiesa cattolica e più sapienti di me, pregando ognuno di compatire qualch'errore trascorso nella stampa, mentre impedito dal caminare causato dalle mie indispositioni, non mi permisero l'assistenza dovuta".Santamente superbo di esser triestino, della sua patria egli scrive: "S'attribuisce à gloria Trieste l'esser stata Madre di copiose famiglie ilustrissime, alcune di sangue Imperiale, altre [364] Consolari, e altre somministrate alla nascente repubblica di Venetia", (61) derivandone l'origine di non poche in linea diretta dagli antichi Romani, della qual cosa certo e persuaso, perchè caldo protettore del patriziato, "fu„, egli nota, "Trieste colonia famosa, non solo de'cittadini romani, ma anco privileggiata, e militare; mentre pregiasi haver accolte nel suo seno numerose famiglie Illustri, che trassero i lor natali dal gran Sangue Romano". (62) Motivo fu questo, ohe la storia di fra Ireneo da diversi in diverso modo fosse o lodata o censurata. Austrìaco Wassermann, suo coetaneo, la celebrava con i seguenti due sonetti stampati a capo della sua opera:
Il dotto archeologo padovano Pietro Antonio Motti approvava poi la storia di fra Ireneo con lettera inserita pur essa nel volume: "Se l'havermi V. P. compartito dimostrationi del suo affetto,col parteciparmi più fiate alcuni passi dell'historia di Trieste sua patria: ultimamente il grosso volume dell'opera sua da me con sommo diletto trascorso, m'apportò ammiratione sopragrande Dell'osservare in essa soprafina eruditione, profondità saputa, e diligenza continuata. Comprehendo anche il favore, che tacitamente mi fa con Esaja nel titolo d'arcani: dabo tibi thesaura abscondita, et arcanos sècretorum.(63) Si, si, metamorfosi de' sapienti, perchè respondent et saxa homini. (64) Li sassi formano Nobiltà, Dignità: ex veterum monumentis nobilitas, dignitas, et sacra ars statutaria vocatur. (65) Sono tesori al mondo letterario tutti i capi de' suoi libri. Ecco dissotterate, ritratte e risorte le memorie memorabili dell'antichissima Trieste, colonia de' cittadini romani. Ecco scoperti dal suo ingegno sibillino gl'arcani di una celeste antichità. Il che apporta premurosa gara tra l' antica e moderna Trieste, mentre l'una pretende nel suo antico splendore ne cessi ogn'altra luce; e l'altra nell'autore moderno, che è suo, intende possedere lume maggiore. Però la sua dotta penna se d'Ireneo, nella varietà di colori forma un iride di concordia, mentre abbraccia, e unisce il prisco al recente. Di un tanto parto di vivo cuore me ne rallegro con C. Manilio Antiocheno:Maximus Illiacæ gentis certamina vates [366] Me ne consolo con la svisceratezza maggiore, che da mia Croce superata l'invidia, s'innalzino trionfi di gloria al suo nome, il quale anco Scalzo più speditamente ne hebbe l'adito alla stessa, chiudendo con Seneca: Laus vera humili sæepe contingit Viro. (67)7 maggio 1692. Devotissimo e obbligattssimo servitore Più severo nel giudicarla fu monsignor Giusto Fontanini, a cui Apostolo Zeno con lettera da Venezia 1699 scriveva: "il giudizio che date sopra l'opera di Fra Ireneo è degno di voi. Voi non potete meglio criticarlo : ei peggio scrivere non poteva" (68) L'abate Girolamo Tiraboschi all'incontro raccomanda di leggere la storia di fra Ireneo con le parole :"io aggiungerò qui per ultimo, benchè questa città sia di dominio austriaco, la storia di Trieste del Padre Ireneo della Croce carmelitano scalzo, stampata in Venezia nel 1698, che per le antichità in essa pubblicate onorata di molti encomi e leggesi con molto frutto". (69) Nè minor valore ha l' opinione del noto plagiario don Giuseppe Mainati, il quale afferma, "che il P. Ireneo triestino acquistossi gran merito verso la sua patria, per esser stato egli il primo a dare alla luce la storia della medesima, dalla quale si scorge che il predetto non risparmiò studio nè fatica per arrichirla, e dilatarla al maggior segno, motivo per cui la sua opera si mostra tanto prolissa". (70) L'erudito dottore Ioele Kohen opina di fra Ireneo, "che molto deve la storia patria alla vasta erudizione ed alla diligenza infaticabile di questo scrittore, il quale ha raccolte le notizie più recondite ed illustrati i monumenti più preziosi relativi al suo assunto, e fu eziandio per tal conto lodato dal lira-boschi Ma disgraziatamente fu la sua crìtica debolissima, e grande la sua credulità in fatto di tradizioni". (71)
[367]
Il canonico
Pietro Stancovich afferma che la storia di fra Ireneo
Questo sia detto della prima parte della storia di fra
Ireneo. La seconda che abbraccia le cose di Trieste dal Divisa in forma di cronaca, abbondante di documenti, scritta su vario formato di carta bambagina, passò come la prima parte, dall'archivio capitolare all'archivio diplomatico di Trieste; e non occorreva altro, se non il famigerato plagiario don Giuseppe Mainati, il quale mutilandola qua e là non aggiungendovi di suo se non le traduzioni de' passi latini e qualche magra notizia tratta dall'archivio capitolare, la stampasse a Venezia nel 1819 in sette volumi come cosa sua propria: impudenza che gli sarà sempre e meritamente rimproverata da tutti i nostri storici patrî. Degli ultimi anni di vita e della morte di fra Ireneo osserva la cronica dei Carmelitani di Venezia: "Era indisposto et incommodato da una grande sciatica, che le conveniva caminare con due scrozzole sotto le braccia per moltissimi anni, essendo trattato dalla medesima con si eccessivi tormenti, che si snodò l'osso della coscia separandolo talmente dalla sua giuntura ch'anco sopra l'Abito compariva al fianco a vista di tutti. Era arivato a tanta estenuatezza di carne, che dal suo incomodo non poteva ne men sedere, se non con un cuscino ne men star in piedi se non sostentato dalle due ferie; e pure [369] accorreva a gl'atti comuni del Choro e Reffettorio senza accettare una minima dispensa ne nel cibo ne nel vestito, ne dall'osservanze, come fosse stato come gl'altri sano, robusto a tal segno, che di ottanta anni non hebbe bisogno di rinforzar la sua vista con gl' occhiali, ma perfettamente leggeva senza quelli, come fosse giovine di vista acuta; e non voleva agiuto da alcuno a caminare, benchè fosse imbrogliato con le stampelle e cuscino per strascinarsi a gl'atti comuni. Gol merito di tanti patimenti si avvicinò l'hora del suo passaggio, quale con poco male di febre, ma più abbatuto dalle deboli sue forze diede fine al suo vivere, ricevuti con gran divotione li Santissimi Sacramenti della chiesa, spirò l' anima sua al Creatore alli 4 del mese di Marzo l'anno 1713 in età di anni 86, di religione numero 63". Fu sepolto nella chiesa degli Scalzi di Venezia nella sepoltura dei frati sotto il coro della medesima al numero cinque; più tardi furono trasferite le sue ceneri al numero otto. Trascorso un secolo dopo la morte di fra Ireneo, il triestino Lodovico Kert(1) poneva sulla casa ove nacque il primo storico nostro, lapide con la seguente epigrafe: IN • QVESTA
• CASA Nel 1875 poi il municipio di Trieste ad una delle vie nuove fra i caseggiati all'Acquedotto prolungato imponeva il nome di Via Ireneo. Ed ecco le due uniche e sole memorie che abbia fra Ireneo della Croce nella sua diletta patria Trieste. Ma bastano per quell'umile frate Carmelitano scalzo che vive tuttogiorno nella sua Istoria, indispensabile per chi vuol conoscere e studiare la nostra Trieste. L'Ireneo in essa continuamente ai Triestini raccomanda: "le glorio vostre di questi vostri tempi non siano così scarse, così piccole, da non isvegliare negli animi do' lontani e de' vicini popoli generosa e nobile stima". Don Pietro De. Tomasin. |
|
|
Note:
Nel 1875 si ricominciò un altra ristampa dall'edizione prima dell'Ireneo nel Contastorie, non peranco ultimata. |
|
|
This page compliments of Marisa Ciceran Created:
Monday,
January 11,
2010; Last Updated:
Friday, May 28, 2010
|