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Sergio Endrigo «padrino» delle Musiche di confine
UDINE «Vorrei essere un albero,
che sa dove nasce e dove muore». Così un verso della bella «1947», che
Sergio Endrigo, uno dei padri della canzone italiana d’autore, ha voluto
dedicare alla sua Pola, lasciata all’epoca dell’esodo dall’Istria nel
drammatico epilogo del secondo conflitto mondiale.
E il tema delle radici, del
pervicace e a volte tormentato attaccamento alla propria terra d’origine, è
stato il filo conduttore dominante di «Musiche di confine», serata inaugurale
dell’Estate in Città 2002, rassegna udinese di spettacoli e animazione
apertasi al «Giovannone» nel segno della musica di qualità. Presentato da
Endrigo, l’evento è stato dedicato all’omonimo cd, «Musiche di confine»,
una selezione di brani composti da alcuni tra i più noti autori della regione,
realizzata sotto la competente direzione artistica di Edoardo De Angelis,
storico punto di riferimento della canzone d’autore in Italia.
«Le canzoni di confine - ha
esordito Endrigo - hanno la caratteristica di non appartenere alla musica
omologata, al piattume dei brani clonati». Un po’ imbarazzato nel ruolo
affidatogli, Endrigo ha giocato l’arma della simpatia che è in grado di
suscitare con il suo umorismo garbato e con il fascino della sua proverbiale
ritrosia. Il suo esserci sul palco è stato un sincero atto d’amore verso le
nuove generazioni di autori, che segue con interesse.
In apertura il brano «Fiabe»,
scritto e interpretato da Gian Nicola Corbatto e Fabiana Lavaroni. Ad
accompagnare tutti i cantanti è stata una convincente Orchestra Diapason
diretta dal maestro Valter Sivilotti al pianoforte. Barbara Errico ha presentato
«Danza», melodia dalle atmosfere solari, mentre Gino Pipia ha cantato la
piacevole «Cena di gala», in dialetto triestino. Scorci e colori del capoluogo
giuliano in salsa sudamericana anche nella malinconica «Samba de Trieste» di
Chicayban, eseguita da Gisa Fiorini, mentre Paola Rossato si è esibita nella
briosa «Cantastorie». Di seguito il bellissimo brano «Il pollo», ben
interpretato dall’istrionico e visionario cantautore friulano Rocco Burtone in
coppia con un sorprendente Franz Mercalli.
Sonorità jazz e balcaniche per
Ennio Zampa, originali paesaggi musicali ne «La fattoria» di Tomaso Romani, e
molto Sanremo, invece, in «Meno male che ci sei» di Marco Anzovino. Frizzi
Comini e Tonazzi secondo copione, ma con un brano piuttosto deludente, mentre
Piero Sidoti ha stupito con un’interpretazione «teatrale» della sua
raffinata «L’acrobata». Bravissime come sempre Cristina Mauro degli Flk e
Gabriella Gabrielli degli «Zuf de Zur», due voci di spicco della canzone
friulana d’oggi. Peccato che l’evento sia stato funestato da alcuni
inconvenienti tecnici, tra cui i problemi audio e due defezioni ingiustificate,
quelle di Dario Zampa e di Giorgio Ferigo dei Povolar Ensemble. Poco indovinata
la scelta del Teatrone, troppo grande e quindi troppo vuoto, per un concerto di
questo genere.
Alberto Rochira
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