Attilio Hortis
Prominent Istrians

Prefazione
(sulle Lettere di Giuseppe Tartini trascritte dalle autografe dell'Archivio di Pirano)

[Tratto da: Archeografo triestino, Nuova Serie - Vol. X, Tipografia di Lodovico Herrmanestorfer (Trieste, 1884), p. 209-30.]

Dono amorevole di un gentiluomo piranese, eccovi alcune lettere di Giuseppe Tartini, che s'hanno autografe nell'archivio municipale di Pirano. Ben avrei desiderato che alla cortesia del dono quell'egregio patrizio avesse voluto aggiungere un cenno di suo e apporvi il suo nome; ma, poichè la sua modestia ne priva delle peregrine notizie ch'egli, dottissimo delle glorie della sua Pirano, avrebbe saputo fornirci, non mi resta se non presentarle con quel poco ch'io m'abbia alle mani, e che non istimi inutile a' venturi biografi del Tartini.

Comincio da cosa triestina. Fu accennato da alcuni, (1) ch' e' morisse in Trieste, quando è certo che finì la vita in Padova e fu sepolto in quella chiesa di Santa Caterina. (2) Lo [210] scambio cred'io venisse da questo, che nell'anno 1771 mancò in Trieste un Giuseppe Tartini, sepolto qui ne' Minoriti il 22 di maggio. (3) Il celebre Tartini compì sua giornata il 26 di febbraio del 1770 : l'ignoto in maggio, e di anni 46, dove l'altro era nato l'otto d'aprile del 1692. (4)

Dagli atti del vescovo Naldini di Capodistria, (5) l'abate Angelo Marsich ricavò poi questi fatti prima ignoti: che il padre del grande Tartini si recò da Firenze a Pirano sul cadere del 1678 o ne' principi del 1679; vi venne per negoziante, ma nel 1692, a' 16 di settembre, aveva officio di pubblico scrivano de' sali, (6) e a' 22 di febbraio del 1709 ottenne dal vescovo licenza che il figlio Giuseppe potesse avviarsi agli studi in Padova. È noto che il giovane Tartini in quella sua prima dimora padovana uscì di carreggiata, e più che agli studi attese ad armeggiare e a farsi buona spada: curiosa corrispondenza con quel matto di Emanuele Barbella, il valente musico che tutti sanno, che fu anche grande schermitore, com' ebbe a provare più d'uno che alle sue sfiondature faceva atto d'incredulo. E tra queste ne lanciava una bizzarrissima, dello spacciare come avvenuto a lui quel tratto tartiniano della sonata del diavolo. (7) Più avventure o spiritose o spiritate di musiche diaboliche corrono intorno: basti a noi rammentare le favole che si raccontavano di Paganini, e della sua visione cantata dal nostro Tagliapietra, quasi a riscontro del poemetto [211] sul trillo del Piranese. (8) Ma la ciurmeria di quel bravaccio del Barbella piglia in Tartini un aspetto al tutto diverso, chi pensi a quella disposizione al misticismo, tanto facile alle allucinazioni, che apparve in lui sempre più formata dopo l'esiglio da Padova, e che in quell'anima potente e meditativa riparò sotto alle grandi ali della filosofia religiosa e di una pietà ammirata da tutti i contemporanei. Quanta serietà ponesse nell'arte questo virtuoso ingegno si palesa da un discorso (9) ch'egli ebbe con Giovanni Amadio Naumann, che di Sassonia venuto quasi fanciullo e povero in Padova, trovò nell'ottimo Tartini un maestro e un protettore efficace dalle persecuzioni che al tapinello faceva subire uno svedese stravagante e crudele. Sentite come il buon vecchio ammaestrava l'amato discepolo:

"Caro figliuolo, io sono certo che in te non si alleva un guastamestieri in danno dell'arte; se però tu sei risoluto di farti un giorno artista vero e grande, abbiti sempre innanzi questa immagine. Figurati una rupe alta ed erta, e in sulla cima due templi, splendidissimi. Sei ancora giù nella valle, e già la vista loro t'esalta: in un tratto il loro fulgore t'abbaglia così, che a guardarvi per entro a lungo facilmente ne acciechi e ti smarrisci. Dei due templi, uno è dell'arte, , l'altro di sapienza. Tra queste due è stretta amistà; anzi al tempio dell'arte non giungi che attraverso quello di sapienza, laddove a quest' ultimo conduce anche un proprio sentiero, che poi non [212] è parallelo con l'altro. Già nella valle aspettano sacerdoti e sacerdotesse, che s'offrono guide al pellegrino. La virtù, la ragione scrutinatrice e la prudenza sua figliuola, scorgono al tempio di sapienza: a quello dell'arte menano diligenza, riflessione ed entusiasmo, non senza il purgato giudizio. Per disgrazia, l'arte e la sapienza hanno due sorellastre, l'arte falsa e la falsa Sapienza, infinitamente da meno a valor vero, benchè più volte nell'esteriore tengano con loro una somiglianza fallace. Anche a queste furono innalzati templi a pie del monte : vi tirano presunzioni di sè stesso, (10) illusione e voluttà; e sebbene in sulle prime tu sia rapito dal raggiare de' templi veri, pure i giovani pellegrini traviano troppo spesso ne' falsi, mentre si promettevano di penetrare in quegli altri. A chi sbaglia la retta via fino dalla pianura, e a scansar greppi e fatiche piglia il sentiero morbido e fiorito, manco un barlume si mostra della sapienza e dell' arte celeste. Senonchè pur chi sceglie prudentemente la via retta e gagliardamente la percorre, anche questi deve sostenere parecchie prove prima di ottenere l'intento. Sopra tutto gli è forza passare al tempio di sapienza per il sacro bosco della religione; alla quale poichè abbiamo sacrificato di cuore convinto, ella non ci abbandona mai più nel restante del nostro pellegrinaggio: essa nostro sostegno ne' barcolli, essa nostra consolatrice nelle sventure : ci ammonisce dall' imbaldanzire nella fortuna, e finalmente prosperosi ci adduce nel sacrario della sapienza. Se da questa intendiamo poi alla meta dell'arte divina, ben ci compensano, più s'avanza, gioie tanto maggiori e indicibili; ma proprio queste recano sempre seco alcune gocce di amaro, ancorachè benefico, assenzio. Poichè più ingentiliscono i nostri concetti, e più s'innalzano i nostri ideali: più sentiamo in noi quella nobile smania d'artista, che non ci lascia mai contentare a pieno; e mai s'incarna [213] perfetttamente ciò che innanzi allo spirito ci balena. In questa condizion d'animo, veramente noi siamo già presso all'apice della gloria; quando ci si mette a' fianchi lo scoramento che, celandosi sotto abito di modestia, tenta allontanarcene. Ancora pochi passi a ritroso, ed eccoci ricaduti nella valle per sempre; ma se pur teniamo il fermo, se perveniamo alla gloria, non dobbiamo indugiarci troppo e di proposito nel suo santuario, perchè un'altra pericolosa nimica, la contentezza paga di sè medesima, ci s'accosta, e intrattenendoci, ci fa più negligenti a progredire e anche minori di valuta. Superato pur questo pericolo, badiamoci quivi soltanto quel che bisogna a leggerci i nomi di coloro che vi stanno segnalati e per attingere alle opera loro nuovo zelo del bene: non si procacci troppo facilmente il plauso de' contemporanei, restiamo devoti all'arte per lei stessa con ardore e fedeltà, che allora nuova forza ci avviva per salire più alto. Quivi finalmente si mostra aperto il sovrano magistero del tempio dell'arte, e sebbene manco allora, nè col più vivo zelo, nè con la massima fortuna, potremmo abbracciar mai tutta la diva; tuttavia, a lei vicini, riscaldati dal suo fulgore, penetrati della sua virtù, ne diverremo sacerdoti, e coglieremo premio infinito per l'operata fatica."Sagge parole davvero, che tutta comprendono la educazione dell'artista, spesso non tanto negletta quanto derisa.

In Giuseppe Tartini l'arte, la morale e la religione s'affratellarono così fortemente, che da loro e' n'ebbe informato ogni pensiero ed ogni atto della vita, e confermato il sentire modesto e la bontà e amorevolezza della sua natura umanissima; come puoi vedere anche in queste lettere, dettate da convinzione profonda di fiducia e rassegnazione in Dio, dal quale riconosce ogni felicità per grazia, ogni sventura a prova o a correzione.

Tra queste lettere è pur quella famosa sul maneggio dell'arco alla celebre cantante e violinista Maddalena Lombardini, maritata Sirmin, che fu stampata più volte, anche tradotta in altre lingue, nel 1770, nel 1771, 1774, 1779, 1784, 1786, 1803, (11) [214] e 1810. (12) Ho voluto notar questo, e ripubblicare la lettera dalla copia dell'autografo (sebbene le note non sieno riescite bene) per risolvere in altri il dubbio dello Stancovich (p. 321), il quale avendo questa lettera del Tartini, e trovandola da qualcuno intitolata ad una B... stette in forse se si trattasse di una lettera sola o di due, quando è certo ch'è una sola, data per errore a quella ignota.

Continua (lettere)


Note:

  1. Opinione citata, non accolta, da Costantino di Wurzbach, Biographisches Lexicon des Kaiserthums Oesterreich, 43, (Tartini).
  2. Stancovich, Biografia degli uomini distinti dell'Istria, II, pag. 314.
  3. Da una nota manoscritta di Luigi de Jenner.
  4. Non a' 12 come si legge nella Biografia degl'Italiani illustri del Tipaldo, vol. II, pag. 307, nel Wurzbach ed in altri. La data vera sta nella licenza del vescovo Naldini che cito più innanzi.
  5. MSS. dell'Archivio Vescovile di Trieste, Tomo XV, c. 168; Tomo IV, c. 253; Tomo ultimo, 1709, febbraio.
  6. Delle saline parlano le seguenti lettere del Tartini. Di Pietro Tartini v'ha un cenno a pag. 56 del diligente opuscolo: Cenni storico-statistici sulle saline di Pirano del prof. Emanuele Nicolich.
  7. A.G. Meissner, Bruchstuecke zur Biographie I.G. Naumann's, Praga, 1803, pag. 235, nota p.
  8. Vedi le Memorie d'un contemporaneo di Niccolò Paganini per G. Dr. Tagliapietra, nel giornale triestino l'Arte, a. 1878, n. 11, la Cantica sui Tartini, a pag. 45, o la Serenata di Paganini, a pag. 166 delle Poesie varie del Tagliapietra (Milano, 1865).
  9. È riferito in tedesco nel sopraccitato libro del Meissner. Che altri abbia le parole proprie del Tartini non so; e forse si trovano solo in tedesco in quel libro non comune, favoritomi dall'illustre biografo di Beethoven, il signor A.W. Thayer, già console degli Stati Uniti d'America in Trieste. Però ho stimato far cosa grata a' miei comprovinciali a ritornarlo italiano. — Alle citazioni recate dal Fanzago, nella nota 34 all'elogio del Tartini, puoi aggiungere Mazzini, Filosofia della Musica, pag. 1138 del vol. IV degli Scritti editi ed inediti.
  10. A questo proposito ricorda o lettore che il celebre Gianrinaldo Carli potè dire „che il Tartini era un uomo altrettanto dotto nella sua professione, quanto docile e ragionevole; onde seguirà la ragione ovunque la ritrovava, e con ingenuo trasporto la rispettava, qualunque fosse il mezzo per cui venisse a conoscerla. (14) Osservazioni sulla musica antica e moderna, nel vol. XIV, pag. 332 delle Opere.
  11. Nel Allgemeine Musikalische Zeitung (Lipsia, Breitkopf e Hartel) a. 1803, 30 novembre, n. 9, col. 134-138.

  12. Vedi Wurzbach, l1. c. e l'articolo Tartini nel Musikalisches Conversations - Lexicon di Ermanno Mendel e di Augusto Reissmann, vol. X, png. 113 e 114.

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Created: Saturday, April 02, 2016; Last updated: Sunday, April 17, 2016
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