Antonio Ive
Prominent Istrians

 

Rassegna

Novelline popolari rovignesi
R
accolte ed annotate da Antonio Ive
Vienna, Holzhausen, 1877 In 8. di pp. 32.

[Tratto da: Giornale di filologia romanza. Diretto da Ernesto Monaci, Tomo I. Ermanno Loescher E. C.o (Roma, 1878), p. 56-57.]

Ai canti popolari dell'Istria nativa, l'Ive fa seguire le novelline anch'esse raccolte io Rovigno, e ne d in pubblico per occasione di noise, no saggio che invoglia del rimanente. Quattro ne contiene relegante volumetto: l'Andrianela, Bierde, Biela Fronte, la Curona del grangiegno. L'editore ha curato con ogni diligenza la stampa nel nativo vernacolo, e a pi di pagina ha aggiunto note dichiarative delle voci e frasi pi difficili: in fondo poi a ciascuna Novella, trovanti raffronti assai ricchi e compiuti con racconti consimili di altri popoli. Ci piace soffermarci alla novella quarta, che una varia versione di quella che vien conosciuta col nome del morto riconoscente (Simrock, die dankbaren Todten). L'Ive non ha conosciuto una versione italiana gi fin dal 1868 stampata da chi scrive quest'annunzio: la Novella, cio, di Messer Dianese e di Metter Gigliotto, Pisa, Nistri. Il libercolo, al quale non mancava una prefazioncina che mostrava le parentele della novella, and disperso, come accade di tutte le pubblicazioni nuziali: ma la Novella fu riprodotta con altre del codice palatino ond'era tratta, [57] dall'operoso Papanti in Appendice al vol. I, pag. XXXVIII del suo Catalogo dei Novellieri Italiani (Livorno, Vigo, 1871). In quella prefazioncina rammentavasi anche il poemetto italiano, forse non molto antico, intitolato: Istoria bellissima di Stellante Costantino figliuola del gran Turco, la quale fu rubata da certi cristiani che teneva in carte suo padre, e fu venduta a un mercante di Vicenza presso Salerno, con molti intervalli e successi, composta da Giovanni Orazio Brunetto. Quantunque nella novellina rovignese nulla si ritrovi della singolar geografia del rapsodo popolare, quantunque il nome di Stellante Costantina non vi sia ricordato, pure il poemetto italiano la fonte della tradizione istriana. N solo ci si desume dal conservarvii! il nome di Bellafronte, ma anche dal trovarsi per entro alla narrazione un'intera ottava, rimasta immune dalla traslazione prosaica. Ecco l'ottava nel vernacolo rovignese:

Bienviegna! o melo figuiki bielo,
Chi marcanse
a de dyiba fato I avite?
Padre meio, ve puorto on biel sugiele,
Lu puorto per la priemio chi avarite:
Nu me custa n ita n castielo,
Ma mai plon biela duona vesto
I avite:
Le fea del sultan che xi in Turchea,
La puorto par ma preima marcanzea.

E il testo italiano, secondo la stampa del Cordella, Venezia, 1801, che la pi antica da noi conosciuta:

Ben venghi, dice II padre, figliuol bello,
Che marcanazia si presto fatta avete.
Rispose e dice: Padre, un gran gioiello
Vi porto di gran pregio, ora sapete,
Che val pi che citt e gran castello,
Ch mai pi belle visto non avrete:
La figlia del soldano di Turchia
Vi porto per la prima mercanzia.

E pi sotto troviamo questi altri due versi:

Te cu' la mama, e me cu' la brassiera
Fuoral chi ciaparen qualche sardieia.

E il poemetto:

Con l'amo, con la canna e la barcela,
Figliuol, si pescerem qualche sardella.

E in una edizione toscana:

Con l'amo, con la canna e la barchetta,
Figliuol, noi piglierem qualche sardella.

Questa insolita persistenza di forme ritmiche in una saga, scoprendo la diretta derivazione della Novella, pu anche giovare a determinare le origini di altre narrazioni popolari, in che appajano consimili intercalazioni poetiche.

A. D'Ancona.


Main Menu


Created: Friday, August 14, 2009; Last updated: Saturday, February 13, 2016
Copyright 1998 IstriaNet.org, USA