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Antonio Ive Prominent Istrians
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Fece i primi studii privatamente in patria sotto la direziono dell'abate Antonio Sponza. studiò privatamente al ginnasio. Con l'aiuto del Comune di Rovigno potè recarsi a studiare al liceo-ginnasio superiore di Capodistria, (1865). |
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linguista e scrittore
nato a Rovigno |
| Nel
1869, compito il Corso liceale a Capodistria, passò all'Università
di Vienna, ove si dedicò, guidato dal Mussafia, alle classiche
discipline, senza però trascurare lo studio della Lingua materna, a
cui accoppiò quello delle altre Lingue neo-latine. Ottenuta nel 1875
la facoltà d'insegnare l'Italiano,
il Latino ed il Greco, si recò quale docente al Ginnasio-Liceo di
Capodistria, ma non vi si trattenne che un anno, dacché alla fine
del 1870 gli fu conferito uno stipendio di viaggio all' uopo di
visitare le principali Università estere, e fare tesoro di utili
cognizioni, specialmente nel campo della Filologia neo-latina. In
Italia studiò successivamente presso l'Ascoli, il Flechia, il
Monaci, il Comparetti, il D'Ancona; a Parigi fu allievo del Paris,
del Meyer e del Darmesteter.
Già nel 1874 pubblicò la versione in dialetto rovignese della IX novella del Decamerone. Nel 1875, il dott. Antonio Ive pubblica la versione nel dialetto rovignese della IX novella della prima giornata del Decameron per il V centenario della morte di Giovanni Boccaccio, che Giovanni Papanti pubblicava a Livorno col titolo de "I parlari italiani in Certaldo" con la traduzione della stessa novella nei vari dialetti italiani. II primo suo saggio fu una "Memoria sulla nobile famiglia Dalla Zonca, aggiuntivi alcuni Saggi della parlata di Dignano in Istria" (Milano, 1877). sue ulteriori pubblicazioni: "Canti popolari istriani raccolti a Rovigno e annotati" (Torino, Loescher, 1877). Formano il quinto volume della e Raccolta di Canti e Racconti del Popolo italiano pubblicata dai professori Comparetti e D'Ancona; "Novelline popolari rovi-gnesi" (Vienna, 1877); "Fiabe popolari rovignes" (Ivi, 1878). In quest'anno, 1879, il dottor Ivo scoperse nella Biblioteca Nazionale di Parigi un importante Manoscritto napoletano del secolo XIV, il Romanzo del Fioravate. Tale scoperta destò l'attenzione de' dotti in modo che nel "Rapport sur la Section des Sciences historiques et philologiques à l'Ecole pratique des hautes Etudes," sene fece cenno con queste parole (pag. 24 fine): "Il faut aussi citer le Dr Ive, savant italien très-distingué, élève de M. Mussafia, qui est venu à Paris, et qui du premier coup a fait à la Bibliothèque Nationale de Paris la decouverte d'un Manuscrit italien fort important pour l'histoire de notre littérature épique en Italie; c'est le Roman de Fioravante." Nel Saggi di dialetto rovignese, Ive scrisse che nel 1888 l’istrioto era parlato da quasi tutti i 10.000 abitanti di Rovigno, e che probabilmente era originario dalla mescolanza del latino dei legionari di Augusto con l’illirico degli "Histri". Fu autore inoltre del libro "I dialetti ladino-veneti dell'Istria", Strasburgo 1900, ove per ladino-veneto intende il linguaggio istrioto od istro-romanzo, cioè la parlata originaria dell'Istria che era, e parzialmente ancora è, in uso a Rovigno, Dignano, Valle, Fasana e Sissano di cui traccia un dotto e tuttora fondamentale profilo glottologico. Tra le altre sue pubblicazioni citiamo le "Novelline popolari rovignesi", Vienna 1877; le "Fiabe popolari rovignesi", Vienna 1878; "L'antico dialetto di Veglia", in Archivio glottologico italiano vol. IX, 1886; oltre ai "Saggi di dialetto rovignese", pubblicati in appendice alla "Storia di Rovigno", del rovignese Bernardo Benussi, oltre a varie altre opere edite ed inedite tra cui il manoscritto Dizionario Istrioto Italiano, che attualmente si trova presso la biblioteca dell'Università di Zagabria. Tra gli anni 1902-1907 si recò più volte nella campagna romana per le sue ricerche etnologico-linguistiche su questa area, stringendo amicizia con varie personalità dell'epoca come il Nigra, Monaci ed il poeta Pascarella. Presentemente [nel 1903] egli ha [aveva] in preparazione una "Raccolta di Proverbi istriani." Frutto di tali ricerche fu il libro "Canti popolari velletrani" del 1907, che venne recensito da Benedetto Croce in "Critica". Antonio Ive taught and conducted research at the University of Graz from 1893 to 1922. Nel 1907 fu parte in causa, anche se involontaria, del conflitto scoppiato all'Università di Gratz, tra gli studenti italiani, che reclamavano l'istituzione di una facoltà in italiano e quelli tedeschi. Con feriti d'ambo le parti, ma soprattutto del campo tedesco. Moriva il 9 gennaio 1937 a Gratz e le spoglie vennero riportate a Rovigno il 13 dello stesso mese. La sua ricca biblioteca, composta da più di 3.000 volumi venne affidata alla biblioteca Civica di Rovigno, ove andò ad arricchire i precedenti lasciti dello Stancovich, del dott. Borghi e del canonico Sebastano Bronzin oltra ai vari manoscritti ed opere a stampa degli Angelini e di altri benemeriti. Selected works:
It was probably Alessandro d'Ancona who organized this great work. He had obtained permission from Count Georg von Waldstein to transcribe (by hand) anything he wanted. It was d'Ancona's assistant, Dr. Antonio Ive, who did the transcription work, not only at Dux, but also in Italy. Two letters from Ive dated 1883 were accidentally included among the Casanova papers at Dux (Marr 37-13 and 14). They were addressed to Anton Schindler, now age 82, who still looked after the papers. In the letters, Ive wrote he was returning the dialogues of Casanova, and he asked Schindler to send him the letters of Zaguri and Stratico. Ottman was undoubtedly misinformed when he wrote: Unfortunately the laborious work of copying and editing was all in vain, since Antonio Ive, along with the collected material, disappeared without a trace. [Victor Ottman, Jakob Casanova von Seingalt: Sein Leben und seine Werke (Stuttgart: 1900), 128. Translated here from the German by William Sargent.] The practice of lending the original manuscripts continued at least until about 1922, when Marr noted it was impossible to copy a letter (Marr 4-47) at Dux, this letter "having been borrowed by Raoul Vèze." Later, the letter was apparently returned to the archives, since it is there today, but Marr never did copy it. [excerpt from The History of Casanova's Manuscripts at Dux.] Antonio Ive morì nel 1937. Sources:
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This page is compliments of Marisa Ciceran Created: Friday,
August 14, 2009; Last updated:
Sunday, August 16, 2009 |
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