Dialoghi sulle antichità di Pola
del 1600

Tratti da un manoscritto del Museo di Trieste. (L'originale è nella Marciana di Venezia.)

Dialogo I.

D. Infatti voi non potete negare sig. A. di non esser filosofo.

A. In desiderio io noi niego, perchè amo, quant'altri che sia, il sapere, avvenga ch'io me ne conosca digiuno al tutto.

* * * * * * * *

D. L'occasione, signor mio, per dirlavi in una parola, la qual m'ha fatto tenervi tale come anco siete per professione, è stato l'avervi veduto per lo più camminare solitario in questo et in quel luogo appartato o solingo, et come se soprapreso foste da gran pensiero (il che non dovrebbe aver luogo in voi, se qualche cosa vi andasse all'avversa, repugnando immoderata turbazione), et ho sentito da diversi, che andate sovente osservando di ogni intorno i vestigj di questa nostra città, già principalissima dell'Istria, et non punto inferiore ad altra qualunque buona di terraferma in qual parte si voglia dell'Europa.

A. Hora finalmente intendo, la mia solitudine quant'all'esteriore con la compagnia di non pochi pensieri, et de' miei studi, i quali da me rade volte si dilungano, et l'ammirare ch'io mostroragionevolmente [60] dei desolati tempj, et altri belli edifizj, cosi dentro 'l doppio muro della città come di fuori, e specialmente di un teatro et palazzo superbissimo con altre cose assai, che qua et là maravigliose dimostransi, m'han fatto (secondo ch'è l'uso del dire) presso di voi filosofo; ma ditemi a proposito, sig. mio, non vi pare che queste tante cose possano altrui dare materia di filosofare, saper me divenuto stupido quasi tra l'ammirare et il considerare l'opere cotanto illustri?

D. Non ha dubio, per venire a' particolari per voi accennati, che la rena o anfiteatro ch'io lo chiami, nella figura onorata ch'ha d'altezza al suo piano, et con esso proporzionata con cameroni quattro, o seggi a guisa di quei di regno per i primati di quella età, et sì gran numero di porte, finestroni e finestre in sè stesse con bella simmetria dispensate, essendo così messo insieme in pietra bianca eletta, d'opera tosca a guisa delle fortezze, col solo artificio delli arpici impiombati et otturati, non sia opera heroica et da imperadori, et non iantò per le bellissime pietre, delle quali intagliate, come di proprie membra risolte, quanto per la sua postura o sito, risiedendo questa cesarea machina a vista del porto sopra la fontana, la qual dalla figura d'un bello semicircolo con suoi gradi in giro di pietra viva, difondendosi per larga vena ne' vasi due, quasi quadrati, per lavar l'uno et per abbeverare l'altro a questo tempo, essendo per l'addietro stato una conca. Tenendo anticamente presso che il mezzo, come vien detto, della città, dovea fare di sè gratissima vista lungi et d'appresso a cosi illustre fabrica; et il monastero di S. Lucia, commutato per le scorrerie de' Barbari in S. Teodoro, dentro le porte a sconto della pia liberalità di questo Magistrato Consolare, conie appare perun'nstrumento oh' hanno presso di sè queste RR. Madri, et specialmente [61] honestandosi poscia della chiesa di S. Barnaba apostolo, et il volto, che si vede esservi stato co' snoi muretti per riposarsi o passeggero o altri: così il palazzo amplissimo marmoreo, il qual si vede in pezzi tra Porta-Rata (ugualmente bella dentro che di fuori) et quella di Riva, chiamato da paesani il Zarro et da alcuni della volgar gente, il palazzo d'Orlando, mossi, credo, dalle prodezze che del paladino o padrone della Franza favoleggiano ih parte i romanzi, dà a divedere essere stato un edilìzio segnalatissimo, poichè oltre all'essere, come habbiam detto, di grandissima capacità, et di marmo eletto non pure, et d'altezza al suo vastissimo corpo conforme, a vista d'un picciol lago sopra del quale risiede colla veduta dilettevole del porto; ma signoreggia dalla sua eminenza a guisa del castello, al qual già, et alla rena sopradetta affermano d'essere stato unito per mezzo d'una via occulta sotterranea (come molti anco hanno voluto dire della piazza ducale), con ciò sia che di qua dal portico di S. Maria Alta s'esperimentò bona parte della strada in volti; non avvertendo che quindi già si conducesse l'aqua prenominata nella città contro il parere di molti che stimano fosse una sentina o chiavica per purgare l'immondizie, tutta la terra et bona parte del mare, essendone facilmente stati (come la molta distanza ben ordinata tra le due ale di esso dimostrano) dei portoni accommodati alla guisa' di termini ippodromi per l'esercizio militare da cavallo.

A. Il negare la maraviglia et soprahumana eccellenza di così fatti edifizj, che quanto più si considerano anco dalli stessi architetti, tanto più riguardevoli et stupendi appajono, tanto sarebbe, quanto s'altri contasse diminuire di sua luce il sole, o sopprimere nell'ombra il fontaL essere del facitore della luce stessa; il che dico, perchè ragionevolissimo stimo [62] quel detto del Gran Nazianzeno, cioè ch'egli col suo fulgore n'adombra Iddio; ma per non digredere in tanto campo di cose notabili et illustri, che mi dite dell'arco di Porta-Rata, con quei bellissimi fogliami di opera Corintia perdidentro, et altri suoi ornamenti? Alcuni dicono, mossi dalla sua ampiezza et da quella torricella ch'ha in cima, che quivi siccome sotto il portico di S. Maria Alta, non guari distante da porta fontana, et nell'altezza et capacità del vaso molto riguardevole, vi fosse un corpo di guardia: ma voi che ne dite?

D. Non vi posso dire cosa certa, perchè come sapete, di questa città edificata già da Colchi popoli dell'Asia Minore per la navigazionehavutavi da cinquanta et più eroi ch'Argonauti cognominarono,.come per la mostruosa crudeltà della malefica Medea assai ricordati et celebri, et fatta poi colonia romana per opera del gran Giulio Cesare, il quale nella sua restaurazione o da sè stesso, o dall'amata Giulia l'intitolò, Julia pietas; dappoi ch'ella fu messa in queto miserando scempio da Liguri, non ci è altra cronica che la semplice relazione de'nostri maggiori; et questa anco dubiosa et poco verisimile, ma mi parrebbe più presto poter credere, che cotesto arco, non porta (poichè non fu altrimenti quivi il termine della città, benchè per essere dorato, come dalle vestigie fin'ora si conosce, fosse pòi detto Porta-Aurata non Rata, sopra i tre modioni della quale ha del verisimile, che vi fossero tre statue per ornamento dell'entrata, di cosi manifattura, come altri delli assaissimi, che sono a Roma), fosse stato fabricato per qualche sposa di principe, o senator illustrissimo, che qui a sòlazzo venuto fosse; poichè havendo molti di quelli illust. et eccell. patricj gustato il luogo in mare et in terra, quant' altro si sia, delitioso, et per le belle prese che di continuo vi si fanno d'aquatili [63] uccelli squisitissimi, et per la pesca et altre sorti di cacciagioni d'ogni stagione, et per l'amenità del sito, et altri rispetti già detti s'acquistò per tutto tant'honorato nome, che non parlandosi quasi d'altro che.delle delizie et de'porti di Pola, le novelle spose di quell'illustriss. non si tenessero abbastanza amate da loro mariti, se non erano fatte partecipi presentialmente dei piaceri varj di questo luogo.

A. Ch' è quel ch' io sento? dunque è pur vero, che questa Pola (secondo il suo nome derivato, come alcuni stimano, dal greco ηoλv, conciossiachè unica fosse, e moltiplice nel traffico) fosse per l'addietro abondante et famosa, quanto vien detto.

D. Chi ne dubita anzi più assai, che non è il publico grido (come si può con ragion congetturare tra l'infinite altre sue grandezze da varie inscrizioni che in questa parte et in quella si veggono et tra le altre, come che molte ve ne siano fin su li usciali delle possessioni fuori della città) l'inscrizione che nelle due o tre pietre quadrate di mezzo dell'arco sopradetto con l'intaglio di una bellissima vite piena di rami e grappoli d'uva, rtella sua piega semicircolare, et alcune rosette et alcune altre sì delle cantonate et di mezzo sotto le cornici di modioni, tra' quali veggionsi di qua et di là, oltr'a due spiritelli in forma quasi d'angeli, due vaghissimi cavalli, ai quali non pare che manchi altro che lo spirito, così han del naturale, favoriscono il mio pensiero, quanto all'essere stat'inalzato per honorare gli illustri Romani; imperchè, lasciato di dire come sia honestato di fuori per aver corrispondenza con la bellezza interna di prospettiva et apparato di torri quadrate et circolari fra quattro.... nel frontispizio et ne' piani due divisi di sottilissime cornici di finissimo intaglio, vi sono queste lettere due volte: Salvia Posthuma Sergj de sua pecunia: apertamente [64] dichiarandosi alla posterità, che quest'illustr. et gran donna, nata dopo la morte del padre Sergio, originai principio alla progenie illustr. et generosa dei Castropoli hoggi in Treviso et Venezia i Pola domandati, ne fa asserire. Ma per dir anco contro il parer mio, nel qual m'ha indotto con qualche ombra di ragione l'haver letto il concorso che vis'havea, per le cagioni sopradette, di assaissimi signori e signore della romana eccellenza, molt' altrimenti pare che dobbiamo persuaderci del fine ch'ebbe quell'inclita principessa. Imperciocchè ne' piani di tre modiom fino a tre volte facendosi mentione di Lucio Sergio figliuolo, per quanto ce ne capisco, di Gneo Sergio, e di questo stesso, et Lepido come di Edili la seconda volta persone due del Quinquevirato, et triunfatori fin nel 1129, ci si dimostra evidentemente, che questi eccellentissimi senatori, mandati per avventura di qua come sindici, nel fare, come l'uso, della loro entrata per trionfo, eretto fosse dalla prenunciata figliuola di Sergio o succeditrice che l'uno e l'altro può significare la voce latina posthuma o habitatrice ch'ella si fosse di questa città coll'altri nobili della colonia qua tradotta o venutavi per qualche suo havere, attesochè ristesse provintie in lontanissime parti del mondo (com' è certa della patria del Friuli, del foro di Sempronio, o Fossombrone, delli fossi clodiani overo Chiozza tra li Heneti, del foro di Livio o Forlì nell'Emilia, et di molt'altre parti) erano a molte di quelli, come a noi una possessione; il che s'altri mi volesse negare col fondamento della parola stessa, poichè nient' altro per essa vien a noi significato, senonchè in quei luoghi o da Giulio, o d'altro senatore innominato furono ordinate le fiere in certi tempi dell'anno, risponderà per me il dottissimo di* Alicarnasso nel suo delle Romane antichità, poichè apertamente dimostra, come la plebe volesse essere ammessa alla divisione delli [65] acquisti coir ordine di patricj, et figura anco la quantità; et di qui ragionevolmente si concluderà che quelF inscrittone, la qual un gentilissimo autor moderno et mio amico definisce epitafio, presso le porte di santa Margherita (titolo a niuna chiesa hoggidl di questa città attribuito) non può essere stata epitafio, conciossiachè per essa universalmente s'adombri cosa tristevole et funesta.

A. Si potrebbe avere come un ritratto di quell'inscritione?

D. Perchè no! ecco ch'io ve la dipingo cosi a punto sta:

L. Sergius G. F., et poi L. Sergius G. F., un' altra volta Gn. Sergius aedil. II., Lepidus aed. Tr. G. F. aed. II. M C XXIX. Vir quinq.; et quest'inscritione due volte, cioè Salvia Posthuma Sergij de tua pecunia; — indovini orachi sa et può, ch'io, quant'a me, non la capisco.

A. Questo non rileva, ma, ditemi di gratia, havete voi per avventura considerato quelle tre della piazza ducale che sono sul canto del palazzo alla strada di mezzo contiguo, tre delle quali sono su certi capitelli marmorei, et com'in una delle pietre moderne sepolcrali?

D. HoIIe considerate una et più volte, come che io m'imagino che siano state trasportate in prospettiva a quest'effetto; ma per confessarvi. la mia ignoranza non l'intendo a mio modo, et spetialmente le latine, le quali, si vede, che per opera di qualche curioso sono state ritocche di scarpello, et forsi che s'è fatta traspositiva di punti et di lettere con qualche alterazione, come a me pare (salvo Io più verisimile parere) di quell'epitafio da man manca per venire dall'antenna verso il palazzo segnato propriamente con queste lettere T. Hoslilio T. L. Calisto annorum XXVI Hostilia Calista soror V. F.; imperciocchè [66] così come è, non se ne può avere piena intelligenza, se non s'interpretasse così: Tito Hostilio Tifi Lucij Calisti, non Calisto. Hostilia Calista soror vivens fecit. l'altra poi da man dritta più sul canto s'intenderebbe a un di presso se per l'historia potessimo venire a cognizione d' un Crisomalo che quivi è descritto Augusto, forsi per avere questo tale havuto parentado con qualcheduno delli inclitissimi imperatori, ovvero che questo Augusto fosse il nome proprio, et il precedente agnome, imperciocchè comincia col D et M che vuol dir Dijs Manibus, et Genio Titi Aelij Galli Morphi alumni optimi, con esso quello che poi s'è detto.

A. Questo Tito Elio Gallo non è egli quel!' illustre cavaliere romano che prima di ogni altro irruppe coll'armi et infestò li Arabi, come fu detto dal Veronese nella naturai historia?

D. Così credo.

A. Non è dunque irragionevole, così Dio mi ajuti, il conservar nel marmo la memoria di così illustr. soggetto, havendo egli meritato, ch'anzi gli si ergessero bronzi e piramidi; ma, se non v'è di fastidio, seguite di grazia.

I). Quello poi ch'è nel mezzo è tutto chiaro, avvenga che di qualche pensiero et difficoltà sia a me quella parola notata col numero di sei, e nell'istesso espressa altra volta con lettere, presso una testa con pietra marmorea sul canto dell'orto 01 qual è sotto castello appresso il cimiterio eh'è dopo la chiesa dei minori conventuali); et la cagion di questa mia difficoltà nasce da questo, e'havendo io trovato presso li Romani il triunvirato et quinquivirato et decenvirato, non mi sovviene d'haver letto in alcun autore che vi fosse anco il magistrato dei sei, et pure qui appare evidentemente. Lascio di dire che questa testa contro l'uso di Roma, dove per gratis spettale [67] fa concesso ad alcuni 'l.......o per coprire il calvitio, o per cause urgenti (come si prova coll'esempio di moltissime statue, et l'autorità, tra i moderni scrittori, dell'ingegnosissimo et dotto imperista Scipione Amirato) sia coperta et velata nell'intaglio alla foggia de li flamini; et ritornando da capo, per avviso di quei che leggeranno il presente trattato, dico e' havrei di bisogno anch' io, com' in tutte l'altre mie cose, di maestro nell'historia, per intendere chi fosse Quinto Sirtio Calisto nell'epitafio notato con Lecania Prisca, che nell'istesso è descritta moglie, non trovando nè presso Quinto Curzio o Dionisio, o 'l padovano alcuna memoria d' essi; ma ciò che si sia, è forza che fossero grand' heroi, poichè furono Romani, nell'insuperbito valore de' quali ( come dimostra il trionfato mondo tra l'Oriente e l'Occidente) l'istesse cose impossibili si resero fattibili altutto, et quindi saggiamente havendo introdotto l'accorto imperista per capo in segno di operata virtù, l'atione del bruciante braccio del glorioso Scevola davanti la maestà del gran eroe Porsenna (re nella bella patria Etruria di Chiusini, la città regia del quale, già famosissima detta Chiusi, è hoggi nell'ambito suo quanto è 'l famosissimo laberinto sotto la piazza) avere la pittura col motto pieno di spirito, fortìa facete et pati, romanum est. La greca poi (s'è vero che quelle lettere siano state alterate, il che a me non pare, mostrandosi esse vecchissime) pare che voglia dire, stante l'immutazione, che affermano essere stata fatta, che per la spada questa città bona et d' oro sia andata a male; perchè è scritto col proprio lor carattere, [Greek text], ovvero leggendo non come la parola vien emendata, ma come giace, che certo Ruffo, capo di Colchi d'essa edificatori, dal nome suo, essendone esso stato fondatore, la chiamasse, imperocchè è scritto [68] Powpta XQVoonóhg: xcùXì dià(rmv) coyàr, onde alcuni greci, non habitanti, sopra il fondamento di quelle parole allegando non so che scritture......d'istoria non conosciuta di quest' età, et forse anco favolosa, affermano, che Ruffo ne fu autore, et Ruffio esser stato il suo. prenome, il qual da medesimi greci vpoi per la moltitudine delli habitanti essendo mutato fosse detta Pola: ciò che questo si sia si mostra apertamente quanto ricca et bona fosse anticamente questa nostra città, sendo ella stata una scala di mercanti dell'Istria, della Dalmatia tutta, di molti luoghi di loro imperio et di Levante.

A. Questo, sig. D., non bisogna che v'affatichiate a persuaderlomi, perchè mi basta solo 'l vederla, com'è al presente tutta, et ogni sua... borgata; il che (oltre all'inditio che ne fanno le tavolette delli antichissimi mercanti sotto la loggia del palazzo, il qual affermano molti essere stato come una dogana delle mercantie, essendovi all'incontro chi stima, che vi sieno state come certe memorie di passeggeri pellegrini) è manifesto segno d' essere stata un fondaco tra quanti n'ha il mondo pienissimo d' ogni sorte di merci, et ho detto come si trovasse al presente, perchè non mi è novo (secondo che di già ho accennato) essere stata molto maggiore ch'ora non è, havendo ella racchiuso per inanzi entro i suoi muri, a guisa della trionfante Roma, sette colli, com'oltre i luoghi stessi vediamo essere indicati da infinite urne sepolcrali et chiese et vestigia di casamatta, che qua e là si veggono fuori della città bono spazio.

D. Donde havete voi che questa città conchiu,desse entro i suoi muri sette colli?

A. Non vi posso in ciò soddisfare eccetto che col detto universale de' nobili et plebei qual l'affermano.

D. Hora udite che ve gli voglio io dichiarare ad uno ad uno. [69]

A. Mi farete gran piacere.

D. Il Castello, il Zaro, la Rena, la Badia di San Michele in Monte, S. Martino, MondiPola, et la contrada di San Giovanni dal prato' grande; questi, sono i colli, come per Voi stesso potete conoscere, ch'erano compresi nel cerchio o ambito suo.

A. Non può essere di manco, se si riguarda a queste cose che la mostrano essere stata grandissima, et parimente alla magnificenza et fattura sorprendente degli edifizj ugualmente artificiosi efie ricchi et belli, che questa Città non fosse tra le chiarissime et illustrissime del mondo, et come ch'io mi persuada così, desidero intendere da voi, signor D., che siete de'nobili del luogo, et il più vecchio, sì della fondazione sua, come delli antichi, i quali signoreggiata l'hanno, essendo sicuro, mentre col pensiero mi rapisco nell'altre sue veneratissime qualità, che ninno meglio di Vostra Signorìa me ne possa meglio informare.

D. Benchè l'opinione c' havete di me non è in tutto corrispondente al merito mio, perchè senza dubio assaissimo meglio di me potriano compire questo vostro onorato desiderio questi stessi del luogo, come voi forse esperimentato avete; nondimeno, benchè alla domanda vostra mi pesa di poter rispondere (come fa dire il savio mantovano alla regina di Cartagine, mentre con amorosa violenza costrìnge quasi Enea a raccontargli li accidenti miserabilissimi di Troja, cioè: Infamdum Regina jubes renovare doloremi), vedendomi con bona causa desideroso d'intendere le cose nostre, dirowi succintamente quel poco ch'io trovo intorno a questo pressò i boni storici.

A. Et c'altro haverei io potuto in questo caso desiderare?'

D. Tra li altri, signor mio, che questa nostra città ne' secoli addietro signoreggiata hanno (secondo l'historia che ce ne fa il dotto Diodoro Siculo) uno [70] è stato il grandissimo Alessandro di Macedonia, et dopo l'immatura morte di questo glorioso re (esempio singolarissimo di heroico valore et imperiai maestade, ha vendo il fortissimo vincitore de' leoni Perdica deputato tutore et generale d'Arideo figlio di Filippo, et fratello ad Alessandro, con ciò sia che non fosse re anzichè... diviso in satrapie tutto l'Impero, che tolse sopra di sè), trovasi che a certo Monino, o fosse il filosofo prima... dell'Argentario, o altro baron di corte, toccò in sè il Governo di Pola non... distante dall'isole Leucade; dopo il quale senza propria successione, havendo tutti quei principi (come già avvenne d'Odinato, Macrino, et sedici altri Capitani generali del bono imperatore Valeriano) aspirato alla tirannide per l'intollerabile dapocaggine et vitiosa natura del figliuolo e di Arideo venne in poter di Cassandra e d'Antipatro, del qual è fama che prima avvelenasse il suo signor Alessandro, et poi facesse anco morire la regina Olimpia sua madre, della quale perchè questo Monino era stato sempre difensore, fu forzato per la grandezza nella quale esso Cassandro era asceso, a cederne a lui la Signoria et governo, et dopo di lui (se osserviamo l'historia di Plinio Nipote) non si vede che sia stata signoreggiata d'altri che da Romani, parlando delle sue prime servitù o gioghi sotto li scettri monarchici, o Republiche, o Vasilie, o altre sorte di Reggimento; et questo è quanto io posso con verità dirvi de' suoi principi o signorie di quelle prime etadi, sendo dipoi stata dominata centra sua voglia dai Pisani, ai quali nel 1192 fu ritolta dal Serenissimo Doge Arrigo Dandolo, tutto che prima si legga insieme con Parenzo essere stata ridotta a pagar tributo dal Serenissimo Domenico Morosini, come si può vedere nelle vite et fatti de' serenissimi Principi Venetiani; et quant'alla prima domanda ch'era [71] de' suoi fondatori, già s'è detto, che furono i Coloni popoli della Grecia.

A. Havete ragione, et non so com'io me n'era scordato, ma, per ritornare su 'l filo del precedente ragionamento, intenderei volontieri più espressamente come questa città venisse nelle mani di questi Illustrissimi Signori dopo che è stata guasta et da quella potenza travagliata.

D. L'anno 1331, nel qual tempo questa città si governava per republica, non ostante prima fosse anco stata in poter di questi Signori, risoltasi di conoscere per padrona quest' Illustrissima Signoria, furono creati dei Capitani, i quali dovessero spontaneamente offerire il luogo et suo distretto all'obedienza di Sua Serenità coi patti et conditioni che appajono in uno strumento stipulato da certo Ser Agostino notajo scritto sotto li 26 maggio del 1331; et cosi è vissuta dappoi, et viverà sempre sotto il glorioso vessillo di questa ben avventurata et Sere^ nissima Signoria, morso et freno invincibile a gran Sultani Ottomani, et a tutte l'armi del Cristiano noma inimiche.

A. Fortunati noi sotto così potente et felice scettro; ma per non lontanarmi dallo scopo ditemi per cortesia, se si può, chi siano questi Capitani deputati come ambasciatori al fare di questa honoratissima oblazione, et anco i loro nomi et cognomi, conciossiachè questo grado possa essere loro di grandissimo ornamento.

D. Quanto ad uno sarete, credo, da me appieno soddisfatto, et con più verità che da nessun altro, non mi lasciando io ponto, ove si tratti dell'honore altrui et del dovere, ingannare dall'affetto; il che dico perchè da uno di questi discendono per dritta linea due miei nipoti, cioè Bartolo et Giovanni cognominati de'Capitani, non perchè questa fosse una casata, ma [72] per venire direttamente da quelli eletti per capitani, i quali furono un Pietro quondam Ser Pietro, et Biagio quondam Ser Domenico Tracomandi honoratissimi cittadini di questa Città, da' quali, come da ottimi strumenti et padri quasi della patria, s'ha a conoscere il benefizio della nobiltà e' haviamo honoratissima et fra quante n' ha il mondo (sia detto con pace di tutti) privilegiata.

A. Vorrei pur sapere la cagione che mosse i cittadini nostri a darsi spontaneamente a questa Illustrissima Signoria, attesochè.non è tesoro al mondo che pagasse un terzo d'ingenua libertà.

D. Et io ve la dirò. Ardeva in mezzo di lei la fiamma cruenta di nimistà et guerra civile tra due nobilissime familie, l'una de' Notagi e l'altra de' Castropoli addomandate, dalle quali (come che potentissime fossero) essendo accaduti molti mali alla città per questioni et ammazzamenti stati fra esse, di qui per mettere fine nomai a tanti inconvenienti et danni che l'havevano molto tempo vessata, si ricorse a questi Illustrissimi Signori, sotto il cui giustissimo et irreprensibile dominio vivesi fin hora fra di noi in una perpetua pace et bona amistà, reggendosi ancora a modo di republica.

A. Perdonatemi, sig. D.; è forza ch'io mi vi opponga qual che si sia la stima, la quale io fo del supremo meritar vostro, et credo aver assai bona causa, perchè se siete in poter altrui, se vivete sotto l'ombra sacra del Leone alato con volontaria soggezione, come potete voi dire che anco vi governiate a modo di republica.

D. Vi dirò, sig. A., per sua molta Immanità questi Illustrissimi Signori concessero, nell'oblation che dai nostri legati gli fu fatta, ai due Capitani tutto quello che seppero domandare, come un governatore con titolo di Conte, il qual dovesse reggere et [73] amministrare bona giustizia con quattro de'nostri nobili ch'avessero titolo di consoli, eletti o da eleggersi per questo spettabile Consiglio, riservandosi al clarissimo signor Conte quattro casi soli criminali, ne' quali solo giudicasse (come, per esempio, violenza di donne, incendio fraudolento, morte di huomo, et assassinamenti di strada), e per li non eccettuati i quattro medesimi Consoli hanno il giudizio comune col clarissimo Signor Conte tanto in civile, quanto 'n criminale et l'opinion dei più prevale.

A. Questi in vero sono bellissimi privilegj ponendovi in Magistrato illustrissimo di privati gentilhuomini che prima eravate, et non so se altra città goda di simile, perchè il Consolato dell'inclita città di Vicenza non s'estende tant'oltre, onde ^fete molto tenuti alla clemente liberalità di questi Illustrissimi Signori.

D. Et chi può dire altrimenti?

A. Poichè, et delle prime signorie et moderne del luogo, et della sua fondazione m'havete a pieno soddisfatto, mi saprebbe la Vostra Signoria rendere qualche ragione del cognome datole fuori dall'imperadore perchè vi tradusse (come havete fatto ad imitatiorie de'vostri maggiori ) la colonia romana. Imperocchè non è da presumere che tant'huomo pieno di lettere et avvedimento così a caso la denominasse, et se per memoria di sè stesso sott'altro rispetto l'havesse voluto fare (come si dice haver fatto lo 'nvitto Macedone d' Alessandria, et altri di altre città e castella): bastava per mio giudizio che la chiamasse o Cesarea, o Giulia, o Giuliopoli senza l'aggiunto della parola pietas, benchè accomraodatissimo cognome della clementissima natura di quel Principe.

D. Non le fu veramente questo cognome dato a voglia altrui, come per lo più s'usa di fare presso il volge ignorante, ma con buona ragione.

A. Ditela di grazia. [74]

D. Trovasi nelli Annali antichi dei fatti romani, ch'essendo i Polisani da loro emuli (de' quali hebbero sempre gran numero com' interviene comunemente co'luoghi di gran felicità, perchè come la sola miseria nianca d'invidia, cosi naturai è, secondo la relatione del dotto Venosino et la naturai esperienza, folgorarsi sovente le più alte torri et eminenze) accusati dopo la morte del Gran Pompeo all'Imperador Gesare d' ammutinamento contro l'Imperio, sdegnatosi l'Imperadore, li dirimò; per la qual cosa havendogli la città mandati suoi oratori, et non havendo mai potuto impetrare d' essere intromessi o accetti per sè medesimi et altri mezzi, ricorsero (così persuasi da alcuni patricj) per suffragio a Giulia sua favorita, (o, com' altri dicono, sua figliuola naturale di Porcia, figliuola del gran censore Catone, come Bruto suo patricida), secondochè l'istesso Catone come in mezzo del Senato per una lettera presentatagli dallo stesso Cesare, sforzato dall'importunità di lui che vedutolo leggere e dubitando di qualche congiura, lo costrinse a fargli vedere le proprie..  per mezzo delle quali (chi ch'ella si fosse) sendo stati benignamente ascoltati, et anco assolti, tornati li Ambasciatori operarono in ricompensa di tanta gratia che fosse eretto sul colle del Zaro, ad honor di Giulia sopradetta, lo superbissimo Palazzo, che si vede fuori delle porte, dandogli lo stesso nome, che Plinio di Verona afferma della città, poichè vi fu tradotta la colonia, avenga ch'altri dicano con qualche ombra di ragione, ch'altri che lo stesso Giulio Cesare non potesse essere facitore di fabrica cotanto heroica, che vince la maraviglia stessa nonchè la forza ordinaria o d'arte o di natura; et questo edificio coll'Anfiteatro, Portarata, et i due fori, che sono al palazzo ducale contigui, come a me pare, sono quanto d'antico hoggidì vi si trova; si bene nelli scogli di mare et in terra si [75] veggono molte cose notabili, et di conto. Di tal maniera Olissippo di Portogallo, dal bene che ricevè per 'l glorioso Cesare, fu nominato poi Giulia Felicità; Giulia bona, Giuliaco nella Francia Lionese; Giuliopoli, una terra dei Galatii nelT Asia, domandata anticamente Gordium; Giulio Mago, Angcrs francese; Giulia virtù, Giulia Chiarezza, et Giulia fama alcune terre del Regno di Granata, fra l'Iberi nella congregatione Artigintana; et cosi Giuliobriga, un luogo nella Cantabria, parte della Spagna Citeriore Tarraconese, et finalmente Giulia, senz'altro aggiunto, una città fra li Alemanni Bavari, et parimente altri luoghi o dal nome dell'Imperadori, o dal nome et effetti havutivi, furono variamente nominati: così dalla pietà che il clementissimo Giulio Cesare per mezzo di Giulia usò coi nostri, fu trasmutato il nome di Pola in Giulia Pietà, e Giulia Pia.

Al. Voi mi havete così appieno in questo soddisfatto, che non so se sapessi desiderare meglio.

D. Mi sento grande piacere, come ch'io sia desiderosissimo di darvi ogni soddisfazione possibile; ma per farvi conoscere fin dalle cose minime la chiarezza di questa città, havete voi mai avvertito, andando verso Castello, di quella strada che traversa dopo il monastero di San Francesco (luogo in so stesso per la postura et altre appartenenze honoratissimo, oltra lo vaso della Chiesa che è di una bella et ampia nave, dal mezzo della quale vagheggiasi per la porta maestra il porto et bona pezza del mare) et scendendo per la Santa Caterina a Porta Rata et per la chiesa di San Nicolò de' Greci nella strada maestra della città, la qual per diritta linea unisce et riscontra porta con porta?

A. Sì, et ho preso gran diletto del bell'avvedimento dell'architettore, di fare eh'un capo di strada [76] risponda dirittamente alla porta della Badia sulla riva, un altro alla Porta Santa Giuliana.

D. Poichè della Badia avete fatto menzione, che cosa mi dite di questo luogo tanto ricordato? Havete voi posto cura alla ricchezza et magistero di quel suo tempio, colonnato già, a quel che dimostrano alcuni capitelli et piedestalli della cappella grande, fra sei piedi di finissimo marmo.

A. Et questo anco ho veduto, coi molti occhi di finestre et gelosie di pietra in angoli acuti intagliata , i quali già l'illustravano dall'una parte all'altra; et se dalle quattro cappelle (che come ale s'aggiungono alla maggiore, lavorate et sotto nel pavimento et sopra nella concavità di volti a mosaico, di opera segnalatamente ricca et vistosa) posso far giudizio del rimanente, è stata una bellissima fabrica; perciocchè le due di mezzo (oltra delle quali è illustrata d' un mausolèo di un Vescovo, essendo d'altra parte l'estremo et tutto il vaso della chiesa di conveniente ampiezza fatto a volto, et, com'io stimo, merlato per la perfetione delle cappelle, le quali per fianco discendessero) conciossiachè siano nel suo essere alquanto più scarse et strette dell'altre (T entrate delle quali hanno dei bellissimi portoni), dimostrano a' concavi ovati che in finissimo marmo vi si veggono, essere già state ornate di bellissime statue, et nondimeno di poco o niente quasi inferiori a queste sono quelle di Sant' Andrea sotto il Capinale et l'altra della Madonna.

D. Se si riguarda alle opere che state vi sono ornatissime et di prezzo, come dimostrano i finissimi marmi dello altare maggiore, le pitture illustri d' opera et inscrizione greca del sopracielo, l'intaglio vaghissimo del pavimento, et un pergolotto e' ancora v' è come ne' più honorati et grandi luoghi è di costume; panni di poter dire, che sia stata impresa di compita architettura. [77]

A. Così credo; ma ditemi 'nanzi che si vada più oltre, mi sapreste voi dire che si sia fatto di quelle colonne (perchè veramente havete fatto bon giudizio essendovi state, com'ho sentito dire da huomini di discorso et esperienza).

D. Volete ch'io ve lo dica?

A. Mi farà favore.

D. Furono di qui tolte per Yenetia, et è ben ragione che come in centro di tutte le grandezze et glorie trasportate fossero, essendo stata cosa eletta; onde quattro di loro, come i più bei diafani trasparenti, illustrano di sè la cappella del Santissimo Sacramento di San Marco, honestandosi poscia le pareti della detta chiesa delli usuali marmorei finissimi, che a questa erano, et della pila antichissima dell'aqua santa, et assaissime altre colonne annobiliscono la nova Procuratia et altri luoghi.

A. Bell'opera veramente ( se dall'essere delle parti possiamo formarci una conclusione del tutto) ch'è, come dice il filosofo, le parti stesse nel suo congiunto, benchè altra volta dicesse, una volta sei essere sei, non due volte tre; e senza che questa fosse, considerata la sua ricchezza, a molti più hoggidì di quelli che l'amministrano, utile et giovevole; ma non è manco per avventura riguardevole, fuòri della città, San Michele in Monte, poichè così la chiesa per la maggior parte marmorea sostenuta da bellissime colonne dal mezzo et da' fianchi, et ugualmente doppia di corpo et di cappelle colonnate anch' esse in bella foggia, com'anco lo monastero di honesta capacità distint' n bell'ordine di chiostri et altri luoghi alla vita monastica accommodati, hanno del maestrevole et grande, risiedendo a maraviglia bene sopra 'l vaghissimo colle della sua postura con la veduta di mare et di terra. Taccio li cortili, logge, appartamenti secondo le stagioni, et altri luoghi c'appajono [78] esservi stati, et della bella cisterna che fin'ora di marmo in bel vaso vi si vede nel primo ingresso de' chiostri.

D. Cotesto luogo è veramente stato bellissimo, poichè nello stesso scempio et desolatione, nella qual'hora si trova (per altrui malignità, com' a me pare, più presto che per antichità) porge ai riguardanti non poco diletto; et lo stesso pare a me che dir si possa del castello, il quale il naturai essere dei luoghi di difesa e l'eminenza in che è posto rappresentando , non pure assicura sotto la sua ombra (a guisa delli alberi) sembianti et petti delle torri, lo paese tutto di maritime scorrerie, scoprendo cinquanta et quasi cento miglia di mare, et grandissimo spazio di terra da tutte le bande; ma si dimostra atto per sè stesso solo di viva forza (armato quasi di più vere fortezze, che pure così metaforicamente, anzi più realmente, sono definite le sicurtà da petti) ad assicurare la città e 'l contorno. Perciocchè ha quanto fa di mestieri per mantenersi et per offendere, e spetialmente discernesi dalla parte che guarda verso 'l ponte esservi stata una torre a quella non disimile, che fin hora persevera sopra una porta, entro la quale ha del verisimile che stessero huomini di guardia per l'ampiezza che n' è, benchè senza muretti i sedili; et dalla parte di sopra più verso il monastero delle Reverendissime Monache di Santa Caterina era un' altra torre sopra dei honorati portoni, i quali pel volto ch'hanno di sè con seggi di qua, et di là terminano, ci danno anch' essi a decidere, che erano ridotto per guardie; et pare che si possa credere, conciossiachè per questa strada per la qual s'ascende al castello sia tramezzata quasi d'un' ala di porta, che vi fosse quasi qualch' altra porticciola, o qualche statua sopra un marmo per ornamento fosso dell'entrata, come si vede in alcuni luoghi nobili d'Europa, et su le soglie quasi delle roche, et [79] nell'ingresso di palazzi de' potentati, e spetialmente nella bellissima fra tutte l'altre città d'Italia, Firenze non manco illustre per la sua positura, tramezzata giustamente dall'aque chiarissime del fiume Arno, et per certa quasi suavissima disposizione è in ogni parte quartiero, et mezzo del suo vaghissimo corpo che pel fortunatissimo et glorioso scettro del Serenissimo Gran Medici con farla se non con diadema Cesarea, et più che Real signoreggiante; imperocchè vedesi quindi inanzi la porta del palazzo ducale, presso la statua di Perseo di bronzo sopra somigliante capitello con la testa di Medusa da una banda, la qual pare che fin bora goccioli sangue, dall'altra il cortello , quattro grandissimi giganti, a niuno de' quali, pel maraviglioso et incomparabil valore dell'Eccellentissimo Michel Angelo suo autore, manca altro ch'il fiato, così bene sono nella gran machina marmorea de' vastissimi loro corpi scolpiti i muscoli, i nervi, et le imagini delle virtù migliori; — di maniera eh in questo Castello (per ritornare come di sentiero 'n strada) eran tre torri, et forsi anco quattro per haver proportione colle porte che quattro state sono per poter soccorrere da fianchi, et da ogni parte in la occorrenza della guerra; piucchè le due verso la città assicurano da marina, et l'altre le parti di sopra, e le pendici vagheggiandosi una col Zaro, e Porta Rata, l'altra con Porta San Giovanni et l'Anfiteatro; oltrechè v' è un bellissimo corpo di guardia, pure dalla parte di sopra tra la Chiesa, ch'è d'honesta grandezza et in volto, si vede essere stata, e la porta congiunta alla conserva dell'aqua, che n' è maravigliosa in volti tre sotterranei di gran capacità, ai quali distinti con colonne sei di pietra cotta quadrate discendesi per una scala di pietra viva, essendone dalla parte dell'entrata a' man sinistra circa un braccio, et fors'anco due da terra un muretto incavato [80] in pietra viva col suo quasi sgabelletto, perchè salendo vi si potesse posare il piede, senza, che da qualche parte pure si conosce, et questo luogo fu già in conto come d' argine in doppio muro, havendo certi denti di muraglia cosi ben fatti, ch'io non mi ricordo haver veduti i tali.

A. Avvi nessuna memoria, o per sventura tolta da quei del luogo, o per tradizione di qualche bon soggetto che questo Castello et la Città fossero dei Nobilissimi Signori Castropoli?

D. Non v'è altro che la semplice relation de' nostri maggiori passata di persona in persona in quella guisa che si dice della scienza cabalistica presso in M... et più intendenti della lingua..., e tolta a molti loro, et bone possessioni, quel più di notizia, che può aversi da privilegj del Serenissimo Dominio concessi a questa nostra nobiltà in quei modi e' havea detto inanzi, con patto et condizione che non si favorisse o ammettesse più oltre, senza espressa licenza o patente del consiglio stesso, il ritorno de' Signori predetti; la stirpe generosa et illustrissima de' quali in un solo quindi per opera d'un padre Francescano salvata dalla strage che fu fatta (come si legge in quelli d' Alicarnasso dei 300 Fabbj Romani), et che Bernardino addomandano se ho ben inteso, rivivita in honoratissimi Cavalieri ha sentito gran tempo del non suo fallo; ma avertitosi poi da questa Serenissima Signoria ai servigj et meriti cotanto illustrici quali, et in Treviso sotto cognome di Pola, et in Venetia mantengono 'l grado in parte della loro antica chiarezza, li ha liberati Iranianamente da questo divieto, et cosi hor l'uno hor l'altro ci vengono a suo piacere a rivedere i suoi luoghi non fatti ponto minori da questa specie d'ostracismo o relegatione per la potenza tanto usitata nell'Ateniese et Romana Republica. [81]

A. Non bisogna che v' affatichiate, sig. mio eccell,, in persuadermi della generosità di questi illustriss. sig.ri; imperocchè (lasciato di dire, che ottocento et più anni addietro fossero prencipi et signori di molte terre in diversi paesi) le azioni di questi se riguardiamo, fino dal 1269 troviamo un Bonifazio chiarissimo podestà di Treviso; un Nascinguerra, in altra età fra i chiariss. senatori venetiani annumerato; un Battista d'Antonio il quale, havendo servito l'invittissimo imperator Carlo V, gli fu sempre tra li altri heroi et illustriss. baroni et principi gratissimo; un Priamo, soggetto di segnalato avvedimento et valore nelle cose del governo, et d'animo tanto religioso, quando fece conoscere nel legato honoratissimo fatto per sè et i posteri Padri Francescani di Treviso; un Florido, huomo di gran cuore, — et per non andarli annoverando ad uno ad uno (che troppo saria longo il digresso) il gravissimo jureconsulto in civili, et canonico et avvocato del sacro Palazzo Apostolico, Francesco Lucio, o vo' dire Castropoli; — et per venire a moderni (lasciato per miglior occasione di ragionare di quei famosi antichi di questa generosa et illustre famiglia Sergia, come, non senza molta ragione, fu descritta dal dotto Robortello da Udine nel titolo della dedicativa del suo Eliano) dell'ordinare delle squadre al maggiore et nobilissimo And. Sergio di Pola, capitano de'cavalli presso il presidente della Insubria, et (come anco si può evidentemente vedere in un epitafio posto in Zara dell'Illirìo da Sergia Olimpia a Lucio Sergio Ruffo suo figliuolo, a sè stessa, et a Lucio Caltilio Rospio) vi posso dire di esso illustre sig. Sergio ch'egli è stato un cavaliero valorosissimo, havendo prima servito con cento celate, dopo l'illustre sig. And. suo fratello, l'illustriss. et eccellentiss. signor Don Ferranti Gonzaga, poi con 300 fanti et 100 archibugieri la maestà cristianissima del Re di Francia, in compagnia del Duca [82] di Ferrara, et la maestà de lo Imperatore sotto Sighetto non guari distante dall'imperiai Vienna della Germania, coll'istesso duca Estense, et sempre con egual dignità et grado delli altri illustrìssimi; onde lo stesso Re di Francia, conosciuto il merito di questo signore per mezzo dell'Altezza di Ferrara, nel tempo del suo bando gli fece chiedere salvocondotto da questi illustrissimi signori pel suo ambasciadore, et gli fu liberamente concesso contra la disposizion delle parti di cinque in dieci, et di dieci in quindici. Et per dire anco delli altri, so benissimo che, se 'l disturbo dei suoi non havesse sforzato il signor Alvise Pola a lasciar la Corte Romana, saria senz' alcun dubio salito a sommi honori, sendo stato 13 anni vicario del Papa in San Pietro di Roma, et di più generale della Campagna di Viterbo; et fors'anco sarebbe stato di Bologna dell'Emilia, s'egli non avesse voluto in quell'occasione recarsi a' suoi, s'io non debbo più presto dire, partire da' suoi; perciocchè, come con letterate persone et d'ingegno sentiva il sig. Sergio jureconsulto, ha del verisimile, che l'antica loro origine venisse da Roma, senza la congettura che della inscrizione di Porta Aurata ce ne viene fatta; e di qui per corrispondere all'ingenita sua chiarezza, et alli acquisti di dignità tante con somma sua gloria conseguite, congiuntosi alla molt' illustrissima signora Lavinia Romana, non manco riguardevole per segnalata bellezza d'animo et corpo, che per lo splendore dell'illustrissima progenie Gaetana , diede a divedere, che ne' lombi suoi era per mantenere con somigliante chiarezza la trionfante gloria delli antichi et illustrissimi Sergj; nella qual generosità, imitato dal sig. Paolo suo fratello, s'unì anch' esso ad Antiope della nobilissima et pulita stirpe de' signori di Spilimbergo. Et brevemente, come illustrìssimi essendosi questi signori imparentati con le sue case in famiglia d'illustrissimi (se Iddio l'havesse [83] così favorito di prole, come di facoltà et generosità d' animo), a niun' altro seconda si vedrebbe hoggi l'illustre famiglia Sergia o Castropoli; ma quel ch'io desidero intendere da voi è questo, cioè s'essi fossero signori et padroni del logo, perciocchè molti (com' è il comune proverbio) multa dicunf, et non intrarsi convenienza alcuna.

D. Il cognome e' hoggi hanno di Castropoli, di Sergj che prima furon domandati, dimostra anzi che no, che fossero già come castellani del luogo, et dall'effetto del padroneggiare il castello hanno poi sortito quest' altro cognome, come l'imperatori della città di Fiorenza, dallo scambio et mutamento che fecero l'una e l'altra fattione, furon poi cognominati li Cambj; nè a questo mio parere, come io stimo assai verisimile et prontuale, s'oppone l'essersi visto già sui muri di Porta Aurata (come dicono) la loro propria 'mpresa, o per dir meglio l'arme et forsi anco l'elmo aperto per impresa,' come se padroni stati fossero, perciocchè può essere, che quest' arma fosse ivi stata trasportata come di molt' altre pietre et intagli vedesi in questa città.

A. Ho inteso, et sono in questo assai soddisfatto, tenendo per fermo che non potesse essere altrimenti; perchè se fossero stati padroni del tutto, bisognerebbe dire che li emuli et competitori Nottagj fossero stati temerarj et rubelli volendo guerra co' suoi signori, quando sappiamo che questi gentiluomini furono ugualmente potenti che avveduti et saggi. Ma, ditemi di grazia, che servigj hanno essi fatto a questo serenissimo dominio?

D. Nel tempo della guerra contro Selim imperador de' Turchi, cioè nel 71, l'illustre signor Sergio di felice ricordo con 25 uomini, dodici o tredici dei quali furono de' gentiluomini principali di Treviso, Bologna, et altronde, et il resto suoi servidori et [84] huomini di fattorie, andò volontariamente et a sue spese et mentre che durò la guerra, sigillando con la sua morte, subito che fu ritornato, la lettera del suo fedel vassallaggio et divotione a quest' illustrìssimi signori, dando esempio ai posteri di vera lealtà et valore.

A. Bene per Dio, poichè ragionevol al tutto dimostrossi quello della divina gran eloquenza d'Omero [Greek text] — cioè, il forte di sangue, acciocchè la posterità ben dica. Ma che mi dite di questo Castello? A me par cosa di gran maraviglia che non ci si vegga alcuna sorte d'armi, com' in tutti li altri luoghi d'Europa e del mondo è di costume, dimostrandosi tra i fondamenti di continuo opera vecchia et nova.

D. Per quel ch'io intorno a ciò sento, credo che ristessa invidiosa malvagità, la qual ridusse prima al niente questa città dissestandola colla distruttion delli edifizj, delle sue parti vive, abbia quindi trasportato anco l'imprese o armi che sono segni di operata virtù et chiarezza de' membri, acciocchè non restasse occasione alcuna alle sue glorie.

A. Se questo è vero, com' ha del verisimile, di gran fallo veramente si possono dire ai destruttori, et è maraviglia che non abbian anco gettata a terra la Rena.

D. Questa non saria forse stata impresa cosi facile com' altri stima, non per forza fatale a così gran machina, com' è il grido del volgo ignorante (non si dando, coll'ammettersi dell'ordine nelle cause, fortuna o fato), ma per l'artificio elettissimo, col qual è stata inventata un'arma contro cui niuna fortezza o resistenza potesse essere, cioè conferà il diabolico quasi valore della polvere, che è veramente lo spirito delli stromenti bellici, come d'artiglierie et simili, perchè composta di zolfo per lo [85] qual riceve subit' il foco, del salnitro ch'ha proprietà d'inalzarlo, et de'carboni i quali fin'a quel moto lo conservano; se da luoghi minati s'accende può non solamente gettare a terra muraglie gravissime et torri di base et corpi saldissimi; ma basta a sollevare le città intiere, et le machine pesanti di grandissime montagne. Et può molto ben essere, che in mezzo la crudeltà et il sangue (come nell'Hunno Attila avvenne in non danneggiare punto il bellissimo teatro di Verona), havesse luogo la generosità de lo imperadore o general de lo esercito, o assembramento, ch'egli stato si fosse, et cosi si perdonasse alla magnificenza di tant' opra fra quante n'ha il mondo famose et illustri.

A. Che opinione ha Vostra Signoria dell'uso di questo luogo? imperocchè vi sono diversi pareri, com'interviene per lo più di cose 'nverse et oscure.

D. Credo, salvo più verisimile parere, che fosse eretto ad effetto di recitarvi comedie, tragedie, tragicomedie, et cose somiglianti, fra le quali potesse haver luogo il correre all'anello alla barriera et le giostre; benchè molti (attesa l'angustia del luoco, et che molto maggior tratto si richiede in simil occasione per maneggiar il cavallo, per i necessarj ritorni, et per frenarlo poichè s'è messo in correre) dicono che nè per corse nè per tornei potesse essere sufficiente: il che io credo, anzi tengo per certo, quant'all'ultimo, ma ridomi d'altra parte della loro opinione, perchè il luogo è veramente capace della giostra et per simili intrattenimenti fu anzi che no eretto edifizio di magnificenza tanta, ma non per la mercanzia come molti vogliono, nè osta che non vi fossero palchi, come nel vastissimo ambito del Coliseo in Roma attorno attorno si veggono in muro di bona capacità in larghezza; però che di simil cosa, col commodo che aveasi di legnami, poteano [86] prestissimamente nel luogo, che per mio giudizio n' è stato sempre pieno, provedersi, et a questo mio parere, o bono o rio, faranno grand' argumento i luoghi di prospettiva che vi sono, cioè quei cameroni o seggi, che già abbiam descritti; et quant' al sopracielo, ho opinione che per mezzo di stanghe, messe in mezzo a quelle buche quadrate (le quali si veggono di là dalle gorne, credo, per ricever l'aque dal suo coperto scendenti) o si tirassero in padiglioni, tende sopra artificiosi cerchi di legni piallati et congiunti con altre legna tramezzanti di circolo in circolo, fra cui uno elissoide a similitudine di quel che si vede fin hora come finestra nella cupola della Rotonda in Roma; ovvero che sopra i medesimi si tavolasse nonostante a qualsivoglia distanza, et questo per ovviare egualmente al caldo et alle piove, et fors'anco servia (per non sposar la mia opinione), secondo altrui parere, per ridotto delle mercantie nelle fiere di gran concorso; oltr'alle quali cose, haver talhora servito per spettacoli di crudeltà ne'membri di Cristo, come già a Roma il sacro Vaticano, et mill'altri luoghi s'afferma per la figurai dimostrazione che n' è stata fatta da certa pittura, la quale era già in San Francesco, dove si discernea sotto Romano prefetto, o rappresentante di quella gloriosissima Republica, essere martorizzato certo sant' huomo, qualch' egli si fosse per lo detto de' paesani non si può apportare cosa certa, nè consente il luogo di martirio d'alcuni, dei quali si dubita con questo; ma comunque si sia il sol sospetto d' attioni simili, dovrebbe fare, che vi s'avesse più riverenza essendovi dall'altra parte continovamente d'ogni sorta d' animali per pascolare.

A. Se questo che voi accennate non è apocrifo, bisognerebbe che in questo Anfiteatro si fosse imitato lo studio della prima religione, la qual, di somiglianti spettacoli ove si fosse sparso il sangue [87] de' giusti et amici di Dio, usò fare oratorj et tempj, come nell'imperiai Roma dichiarano apertamente la custodia Mamertina, le carceri di San Pietro, le tre fontane, le catacombe, et molt'altri luoghi et maravigliosi.

D. Come a voi piace, che so ben quanto sogliate andare pesato in tutte le vostre cose.

A. Ma di già essendo questo teatro per la sua disposizione, per la maggioranza et ampiezza sua (che dirò io), per l'ordine della varietà che si vede, soggetto di un intero volume, ditemi (tornando alquanto indietro per maggior intelligenza delle sue parti) che giudizio fate voi di que' quadretti di pietra di dentro sotto l'ordine inferiore delle volte e finestre disposti in quadro in vacuo somigliante a guisa di scacchi? Alcuni sentono che tra essi là comodassero travi per palchi; ma a me non può cadere in pensiero; perchè se possibil fosse (come può credersi per le forze maravigliose dell'mimano ingegno, che è di tutto l'ente, per così dire, et di ogni cosa ad esso d'intorno), che fosse tal'opra distesa con travamenti, dalla parte di sopra fin' adesso camminando quell'ordine circolarmente, bisognerebbe per forza persuadersi, che non vi si fosse potuto avere attioni per la bassezza sua et per la privazione della luce, se non si volesse dire, che tal'ordine si stendesse di dentro nei tanto 'nfuori co' suoi travamenti, che mettesse in essere un palco continovato circolare non molto largo per non impedire la veduta a quei disopra, lasciato libero la maggior parte del suo bel corpo per l'attioni. Ma voi che ne dite, perchè 'nvero a me non piace nè 'l primo nè 'l secondo pensiero, avvenga che se questo, come s'è detto, fosse stato per non impedire la veduta, potesse parere verisimile, perchè anco il Coliseo romano intorno intorno, come per palchi, è ordinato. [88]

D. Come voi havete detto si stima, et ragionevolmente, che per certi palchi (i quali camminavano in giro pertutto, acciò e'ogn'uno partecipasse del solazzo dei trionfi et giuochi) fossero tali quadri et pieno lasciati, benchè altri architetti sentano che fossero puro ornamento.

A. Et questo anco ha del verisimile, siccome l'opinion di quelli i quali voglion che sotto le due porte da mare vi fosse, appresso la base di tanta machina, una riva a guisa d'argine per camminare intorno, et che la parte superiore fosse disposta a iivello; ma che mi saprete dire finalmente dell'estremità sua? havete voi osservato, ch'in una parte si veggono nel sasso concavità a guisa di gorne, in alcun' altre il sasso piano senz' il vacuo, o concavo, et sopra del medesimo altro ordine il qual non continova circolarmente, o secondo l'essere della sua figura?

D. l'ho considerato, et così mi ha confuso in simil varietà, ch'in ciò ebbi anch' io bisogno di maestro, anzi in ogni parte che si tratti di questo stupendissimo edificio, perciocchè l'opera avanza ogni più elevato discorso per haverne compita intelligenza per la diversità che vi si comprende in alcuni di quei cornicioni, et l'interrotta continuazione de' mezzi delle parti di sopra, ove non si può manco per la distanza dell'anni intendere quanto la parte piegante al piano dall'un et l'altro de' portoni (che farà palese altrui lo stato della sua figura ovata) andasse al basso, et così somigliantemente de li inferiori che in alcuni luoghi dimostrano l'accrescimento della terra.

A. Come per voi direttamente è stato definito 'l maggiore d'edifizj così famoso, et di spesa incredibile, si lascia addietro ogni più sottil investigatione dell'ingegneri di questi nostri tempi, onde ciò che si voglion alcuni attribuire all'operationi d'eccellenza [89] di questa età ultima, dico, sebene posteriore, et ha avuto causa sopra il fondamento di quei primi di superarli aggiungendo alle cose loro qualche cosa di suo; poichè è attione di non molta fatica aggiungere alli altrui trovati, tuttavia quelli sono moderni benchè apparentemente più artificiosi, o nello splendor de la militia, o nel valor delle lettere, o 'ntelligenza de l'arti all'inattingibil et segnalatissimo valor et saper dell'antichità, fonti tanto più piene et più limpide di perfetione, quanto più di bontà hebbero quei felici secoli di quei tempi, perchè le ridicolose scimie hanno la 'ntelligenza et sagacità d'humana sapienza, et per dire il vero benchè s'habbino havuti non molto tempo fa i..., Bessarioni, il gran Piero Mirandola, il S..., il Cusano, l'illustrissimo Hermolao Barbaro, il Politiano, il dottissimo Scaligero, et mill'altri famosi in ogni quasi sorte di eruditione, dove sono nelle lettere i Platoni, li Aristotili, i Platini, i Socrati, i Theofrasti, li Homeri, l'Enneti, et simiglianti; dove sono li Scotti nelle questioni delle cose sacre, i Tornasi d'Aquino, et simili! ammirisi pure in quelli natura et arte, poichè sono i fonti d'ogni heroica attione, in questi molto più di sofistico apparato; et chi altamente sente, dicami di gratia, un Cesare, un Scipione, un Alessandro Magno, un Pompeo, et simili, che si ritratterà a questa parte come meno sappia la mia opinione.

D. Se si potesse, ma non si può amico A., et credo ogni giudizio di moderni si conosca in qualsivoglia delle professioni, in qualunque esercitazione o liberal o mecanica, tuttochè s'abbia visto pochi anni addietro nelle cose delle scienze un... per Platone, perchè come fu detto dal gran Filone Hebreo, i Platoni filonizzi, i Filoni platonizzi, cioè o filogizzare Platone, o platonizzare Filone; così da questo può dirsi che vi fosse un altro Platone, un Alessandro [90] Picolomini, un Cardinal Contarino, un Gardiano in loco d'Aristide, un Ridolfo Agricola, un Pier di Porfirio, un Pier Mirandola per Pitagora per l'eruditione et l'affetto del sapere, un Carlo S... quas'altro H... proposto dal... a tutti i filosofi, un Bosio, un Claro, un Crasso, come Bartolo, et Baldo appresso i civili filosofi, Fasari, Feticci, un Celio Magno per Marco Tullio, un Buonarotti per Apelle et Fidia nella pittura et scultura, un Tizian per Zeusi e Parasio, et per dire compendiosamente, quasi d' ogni professione molti a guisa di Massimiliano, a guisa del Federigo et altri invittissimi imperadori, nell'armi havea quasi agguagliata in sè la gloria di Giulio Cesare, d'Augusto, di Probo, et simili, et modo con grado di cose haversi tirato assai prossimo al segno come nella dotta Atene per Parigi, Padova, Pisa et Bologna; nondimeno, o per lo intelletto di questa età, o per nostra inerzia, o perchè i rivoli quanto più dai fonti originali si dilongano, tanto più lentamente, quasi faticati dal corso, ricorrono a l'amati letti, non s'arriva (sia detto con pace di quei che si stimano peggiori) più oltre in questa nostra reggenza mal condizionata al tutto et d huomini et di cose, dico quanto all'heroiche et divine perfetioni , delle quali essi ci sono stati principi et autori, a quell'eccesso di valore, a quel supremo d'eccellenza in che si poggia col pie dell'imitatione da ogni beli' animo per annobilirsene nanti a questo secolo; dico, quanto a' suoi maghi, a' suoi sapienti, a' suoi scientifici a qualunque si sia esercitazione di dottrina, chi mai ha visto in più casi, o vedrà un simile al greco et autor del dotto Liceo, un paragone tra i geografi moderni, o cosmografi, o corografi con Tolomeo, Strabone, Olao Magno, et somiglianti, benchè tanti inalzino il Bondini, il Cluverio et altri gloriosi; quanto sanno de' suoi sferisti prospettivi [91] astronomi et matematici, che non hanno fin qui un Euclide Megarense; poca ombra essendo a quelli dei primi caldei Pietro..., et qualunque sferista più celebre et famoso. Che dirò delli Oracoli d'Egitto, delle loro lettere gieroglifiche, delli enigmi intricatissimi, sotto i quali adombravano l'alti misteri delle belle dottrine, nelle quali tanto s'eresse sopra l'altri il... Massimo...? che, della magia naturale del gran re dei Battilani et dei Persi, che similmente de'bei pensieri delli stoici, et vaghissime allegorie di quei primi poeti, trovano pari in questi nostri tempi certamente no, et cosi vedersi anco ne lo splendore della militia, benchè s'havesse l'intelligenza dell'ordinanze co le proportioni... del non men valoroso che saggio Palamede, vi sono stati anco a' dì nostri illustrissimi principi, che in questo sono riusciti gloriosi, come in proposito il Serenissimo Prencipe di Parma cavaliere de' suoi tempi il più famoso et più osservator delle cose di gloria, che nascer poteva da quella professione, et molti altri pure moderni; sed impar congressus Achilli, più è quello che manca nel fonte, che quello abunda nei rivoli et sul lume reflesso a noi del primo intelletto, per essi riguardiamo più e in sè stesso unito et raccolto che partecipato altrui con la riflessione; in somma come rispetto le cose alla natura palesi siamo quasi cieche nottole al sole contrastando il... del senso co li innati honori suoi all'animi l'ingenita affezione dell'intendere — così paragonar il valor de' secoli addietro fortunati non manco per qualità et quantità di frutti della terra, che d'huomini et semidei, siamo alla conditione veramente d'una fiaccola, o picciol lume al sole, abbenchè quelli coi vestigi di gloria, lasciato ci abbiano aperto il sentiero a batterlo, o somigliante altezza di merito nelle liberali discipline, et in ogni qualunque esercitazion di rispetto [92] et veramente se l'attioni, o qualità di noi altri hanno d'aver proporzioni coll'età essendo quest' ultima non d'oro, argento, o ferro, in che s'è trionfato sovente l'oro o gli scettri de'potenti, ma di rame, schiuma et simili ingredienti, è necessario risolversi in questa conclusione che i primi a guisa dell'architettrice natura operassero a noi i soggetti e le sostanze di real esistenza et salda costanza, lasciandoci indi che per fare la parte nostra al gusto delle stagioni ce li vestissimo et adornassimo, maritandoli in più vago et essential sposalizio di parole; et per tornare sul filo del nostro ragionamento, non vi pare che il Palazzo de' clarissimi signori Conti sia stata bell'opera?

A. Sì in vero, et maravigliomi per essere del rappresentante di Sua Serenità (il quale nel titolo più d'ogn'altro reggimento illustre ci fa evidentissimo inditio d'eccellenza del luogo et molt'altrimenti che altre contee della Dalmatia) che non si sia fatta forza per ritornarlo nel suo pristino stato.

D. Non dovete maravigliarvi, perchè, a dirvi il vero, non v' è la possibilità nè dalla parte de' nobili del consiglio, nè dalla banda del popolo o cittadinanza, benchè alli particolari tra questo et quelli comodissimi et facultosi essendo, vivono, splendidamente, s'io non debbo dire illustremente, col tener case aperte et altre apparenze.

A. Poichè del consiglio mi avete fatto mentione, il qual (com'io odo) è un composto et aggregato della nobiltà, come nella nobil città di Vicenza, per tramandare più lontano questo imperio d'aristocratia, ammettendosi altrove la cittadinanza, che qua obedisce sotto li eletti del sindacato, non potrei essere da voi favorito della conoscenza de'nobili così antichi, come de'moderni di questa città?

D. Anzi sì, se si tratta de' nobili de' tempi nostri, [93] i quali hoggidì habbiamo, con quel poco che ho investigato dalli antichi.

A. Di quelli appunto è la mia domanda, ma mi raddoppiente il piacere se anco de' primi mi darete notizia.

D. La nostra città, signor mio, com' è stata fra le belle et chiare del mondo, non pure dell'Europa in questa riposta parte del Golfo Adriatico, cosi ha avuto grandissimo numero di nobili. Siccome per dar principio di ragionar d'essi senza venire a... o ambizioso ordine di maggioranza, facilmente si conosce de' Barbi dai due scudi o armi, le quali si veggono nella via di mezzo, altri su la casa propria del signor Girolamo di questo cognome pel sangue et Manolesso per la madre nobile venetiana, altra fu la facciata di casa mia di rimpetto a quella, come si fosse stata anticamente de' suoi maggiori, nobilissima in sè et molto più nobilitata per papa Paolo secondo, il qual fu di questa nobilissima famiglia discesa in in questa città da Venetia, et quindi in Dalmatia avvivita fin hoggi in un illustrissimo Conte consigliere di Sua Maestà cesarea, per non dire altro delli antichissimi di questa eccellente et generosa stirpe, ascendenti fin ne' secoli addietro, col dono et pregio d'un' ala d'aquila. Dei Tattari poi col braccio di leone, per il detto uniforme di tutti, antichissimi in varj et diversi luoghi, et spetialmente nel cortivo et casa del signor Nicolò di questa nominanza. Dei Benintendi da la casa del signor Cesare Sargo nel terzo trivio, se così dir debbo della via di mezzo per andare a Porta Rata; et per non mi trattener con tutti inutilmente, de' Capitani e' han sul corpo dello scudo, come i nobilissimi Rinaldi trevisani, una..., animai sagacissimo, il quale si vendica astutissimamente col disimular della fuga; nelle due case a noi di rimpetto in contrata Stovagnaga, oltr'a quella c' havete voi nella [94] casa nostra per noi habitata. Tra i quali i Batteri sopradetti, risolti hoggidì in due sole famiglie di quattro teste solamente; i Barbi così parenti per origine come per caso di maritaggio chiarissimo in casa di patrizj veneti, ristretti in due altre famiglie di quattro teste solo. I Benintendi, de' quali presso i Minori Francescani leggonsi sopra i marmi di più monumenti antichi segnalatissimi soggetti, avvengachè come di Bonassi non vi sia hoggidì più che una testa et quella di linea mascolina, et questa una donna per madre de' Galli ancor essi nobili vecchi; i Capitani, che sono due fratelli miei nipoti; i Conti ad un solo ridotti; i Condulmieri così per sè nobili, come illustrati dal Hierarcato di Eugenio Sommo pontefice, sono ugualmente nobili che vecchj della città, come si vede dalle loro bellissime piantate et contrate di gran capacità all'usanza quasi delle bandite de' gentiluomini romani, havendo parentadi altrove, non pur amicizie con persone d'alto grado, et spetialmente i Tattari, i Barbi, i Conti, i Benintendi et i Condulmieri, tra i quali meco per mio genero M.r Ant. con grado d' affinità congiunti; a questa poscia succedono i Locatelli, casata nobile nella nobil città di Treviso, in un de' quali da sessanta et più anni in qua fu conferito il benefizio di questa nobiltà derivata poi nei posteri, essendovi un altro pure di questo cognome et propinquo , benchè soggetto hognor nobilissimo tra quei della cittadinanza, o popolari; et s'io debbo dire anco di me, nato cittadino originario di Yenetia, passano anni 30 ch'io fui annumerato a' nobili di questo spettabile consiglio o consolarla, che chiamar si debba.

A. Che sent' io! dunque Vostra Signoria è di quei Drag.i, dei quali si legge appresso gli historici tanti fatti honorati in armi, così in conflitti navali come in altre occorrenze? [95]

D. Di quelli son io, benchè professor delle belle anni di Pallade ugualmente taglienti in valorosa mano o lingua colle dotte frasi, ch'in più crudo Marte di acutissimi e forti aciai.

A. Fortunata veramente et ben avventurata famiglia, posciachè in voi, congiunto il valore della toga allo splendore della militia, gode della gloria che nasce dalla pace et dalla guerra; ma seguite di grazia.

D. Il più prossimo poi è il signor Cesare Sargo, pure cittadino venetiano, et soggetto per il molto suo avvedimento et maniere in ogni sorte d' attione, di molte amicizie et servitù d'huomini illustrissimi, hove (dopo ch'è a miglior vita passata la signora Giulia Benintendi, nobilissima gentildonna di questa città, sua prima moglie) s'è per mezzo della signora Alba due anni fa honoratissima figliuola del clarissimo Senatore et patritio veneto, il sig. Francesco Battaglia, imparentato con l'illustrissimi et chiarissimi di questa nobilissima et inclita stirpe et in molti altri et specialmente, se si riguarda a la origine prima di questa generosa et magnifica casata; imperocchè discende anticamente, come si può facilmente intendere dal vecchio loro cognome della bella città di Spalatro, luogo degnissimo del vecchissimo Regno delli Burnì, hoggidì coll'Illirico Dalmatia addomandato, donde uscito il signor suo padre, stato già capitano et padrone d'una nave, per cagioni della quale, come a gran parte di trafficanti neir onde accade (secondo r avvertimento et presagio fattoci di ciò da S . . . console romano) non hebbe così lieta fortuna, come per avventura richiedeva il merito suo et la felicità nel principio; habitò poi in Venezia gratissimo pel valore et conditione sua a moltissimi senatori, talchè si può credere provevolmente, osservando la maggioranza del figlio fortunato d'acquisti et dignità ogni dì maggiori, et il carico [96] illustre conseguito da un valorosissimo suo barba in gente esterna senza che vanità d'alcuno, anzi coll'opposizione d'illustrissimi di quel regno (essendo questo d'altra parte ivi sconosciuto et di nissuna considerazione) che i favori a questa casata siano ereditarj, vedendosi in lor gloria sopra il naturai progresso di privata nobiltà quasi certo sforzo et impeto amoroso di benigna fortuna et spetialmente nel cavaliere suo barba; imperocchè ritiratosi come bandito di terra et loco di questo serenissimo Dominio nella Regia della Gran Brettagna, ovvero dell'Inghilterra, mentre che la dominava il buon Re Odoardo, et havendo per la vittoria d' un illustrissimo Barone, col qual in steccato chiuso a corpo a corpo combattendo l'occise in vendetta dell'ingiuria fattagli dallo stesso mentr' era intento a certo lor giuoco, ottenuta la grazia di quello Serenissimo Re, et molt' altri principi di quelle parti come valorosissimo, che 'n altre prove sempre si fece conoscere, servì, così favorito dalla benignità di quel principe, con molta sua riputatone come capitan di stendardo assaissimi anni gratissimo et famigliarissimo a tanto Re, dal quale fu segnatamente amato et tenuto in pregio; et dopo l'accelerata morte del suo amato signore, poichè ripatriar volle vinto dal naturale affetto della patria et dal cordoglio de lo animo pel caso attrocissimo commesso da' suoi nejla persona del Re, liberato dal bando per attioni di molto merito da questi illustrissimi signori, fu per ricompensa creato da essi capitano de' cavalli leggeri cento della bella città di Rovigo del Polese con titolo di generale de l'huomini d' armi, et habilità di portare, come sempre fece, in logo della cannetta famigliare a quel grado, bandiera spiegata, secondo che si vede a perpetua rei memoria fin' hoggidì sopra honorato sepolcro nel luogo della prima loro nobiltà et origine; et quivi, dopo honoratissimi diportamenti [97] al suo grado spettanti con universal ramarico di professori della Militia cedette a mezzo il fiorire della sua gloria il suo mortale; a questo Signor Sargo poi sottordinati sono li Albini Bergamaschi, i Roberti dell'industriosi di Brescia, i Cassinati Vicentini, i Barb... et i Bolis, de' quali non v' è più, che un putto per casata; indi i Marini et i Franceschi; l'ultimo de' quali, cioè il sig. Francesco, gentilhomo Justinopolitano, pochi anni fa fu accettato nel numero de'Nobili, come che di Nobili sorto sia et habbia parentela coi clarissimi Comari Venetiani originari (come appare dall'albero illustre di questi Signori) da quel grande amico de' re Simon Cociario, appresso il quale (second' il testimonio illustre delli Atti apposti in Joppe, città regia del re Cefeo padre di Andromeda nella Palestina, et antichissima secondo l'autorità di Solino tra tutte le città del mondo, o maritima, com'è questa, o terrestre, poichè fu edificata nanz' il diluvio) più giorni si trattenne il prineipe del Senato Apostolico, per non dir altro di certa sua naturai bontà, con la quale facilmente si concilia la gratia et benevolenza di tutti; et fra questi Moderni vien'espresso il chiarissimo Vincenzo, nipote degnissimo del Reverendissimo Monsignor Barbabianca, vescovo già di questa città di Justinopoli, o Capo d'Istria, che si dica; et ci sono stati anco i Forlani Nobili di Cittadella del Vicentino, da'quali è disceso Monsignor Marino, per sue virtù et benemeriti hoggi Vicario generale del nostro illustrissimo et reverendissimo vescovo di questa città; et molt' altri, come dicono esserne, de' quali io non ho potuto sapere altro per la molta antichità et distanza delli anni. Taccio dei Signori Sozomeni nobilissimi Cipriotti, et non manco chiari per la mitra del reverendissimo vescovo di questa città, et fratelli due da questo Spet. Consiglio et Nobiltà fatti partecipi, et reverendissimo monsignor Cornelio di grado [98] et merito fra li eectesiastici principale, il quale longi ogni dubio come inditiatì siano dal suo felicissimo horoscopo, non impedito dalla delicatezza di sua complessione et dalle maniere nobili piene di graziosa gravità, o chi gli sia nel grado compagno, o dei più oltre, et per poggiare sopra l'ale de' proprj meriti, o graditi da più d'uno degl'illustrìssimi suoi padroni, che per l'ingenita gloria di maggiori congiunti fra molt' altri chiarissimo per parentado all'illustrissimi et nobilissimi di casa, Floris, tra i quali degnissimo non pure di statue, archi, e piramidi, ma d'altari et tempj fassi a tutt' il mondo conoscere fin da questi riposti luoghi monsignor reverendissimo di Partazo, esempio unico et singolarissimo di eroica et religiosa grandezza, et prima che fosse vescovo (nel qual grado fu da Gregorio papa favorito dell'illustrissima legatione al degnissimo conte dì Tripoli di Soria), perciocchè non essendo la mia penna atta a figurare i loro gloriosi merti, più a proposito ho giudicato il passarmene cosi seriamente, che scrivendo diminuirgli della sua natia grandezza; et lascio parimente di dire delle cinquanta famiglie Cipriotte di questa nostra città et suoi luoghi, dalla begnità di serenissimi principi fatte anch' esse partecipi, havendo voi per voi medesimo ( com' io credo ) potuto conoscere, che fra desse vi sono alcuni nobili et soggetti di merito, ma non in quel numero, che bisognerebbe per 'l compimento della volontà del serenissimo principe et dominio; et s'io debbo dire qualche cosa delli antichi di questa città, parte de' quali sono del tutto estinti, parte propagati in nobiltà esterne, vi sono de'vivi in Albona, principio sopra il Quarnaro della Dalmatia, i Lopetini, li Scampichi, i quali facultosissimi anco in Mantova, i Notagi parimente, i Galli, i Gacci, i Loschi, i Zeni, i Gambali, i Bocchi, di maniera che sebben questa nostra Pola ha dopo i suoi molti flagelli della spada [99] inimica, e dal cielo (non so per qual suo fallo) ia questi tempi non poco di mal nome introdotto dallo stolto grido dell'ignoranza, e' ogni cosa interpreta in peggior parte, et nondimeno annumera di soggetti nobili et meritevoli d'ogni honore conformi alle sue antiche chiarezze et glorie, sendo già stata illustre di Capitanati due di castella com' è Dignano da non molto tempo in qua fatto Podestaria et seggio all'illustrissimi signori Proveditori dell'Istria invece di Pola, ch'è l'antico et proprio luogo della loro residenza, tanto necessaria per ritornarla in parte nello stato suo pristino, quanto la luna ed il sole a lo hemisfero per aver lume; et del castello di Momarano, il quale (in colle di bella eminenza vedendo fin le montagne che dividono i nostri dai perfidi della setta Maomettica) conserva fin' hoggi il suo grado; et di ville 72 ridotte in questa età in 13, o costì intorno.

A. Non vi potrei dire, eccellente D., quanto piacer mi havete fatto a farmi capace di tutti questi particolari, sì della città et suo distretto, sì delle parti sue; perciocchè, quando, come sapete, hoggi giorno fuori di qui si nomina Pola, pare non ostante la gloria delle sue antiche adombrate oltra l'edifizj nobili, et fabriche di molt' opera nelle chiese assaissime, ehe sono dentro et fuori della città, come per esempio nel tempio de' minori francescani situato circa 'l mezzo com' in prospettiva, et illustrato ne lo ingresso della porta maestra, alla qual s'ascende per due scale marmoree, altra quadrata, altra semicircolare d'un arco amplissimo in marmi d'opera elletta con varj fogliami di sticchi, capesante, rosette et colonnette, molte a guisa di corde.......ritorte et sferiche, nell'ammiratione della parte superiore oltr'a Ire statue di marmo d'honesta grandezza, due delle quali sono come in certe cappelletto pur di marmo [100] fino, et vaghissima opera d'intaglio alla foggia d'angoli acuti in cima, cioè quella d'un angolo da man destra, cioè nella sommità di cui, come sull'altra, è un profeta, secondo che si dipingono et veggono hoggidì i Levantini col suo turbante, et un brano di qualche lor detto a traverso, et della Madonna da sinistra, sui canti di qui et di là, et la terza finalmente senza tabernacolo in cima d'un angolo si fa coperta all'entrata, è la statua del glorioso San Francesco principe et padre della religione di questi venerandi ch'abitavano il luogo, et ancora nell'hospital della misericordia, cioè nella medesima si tiene per i P. Agustiniani, e finalmente ne'crocicchieri, che sono quelle chiesette fuori della porta di Riva tra il monastero di San Mathio, già luogo de' padri Zoccolanti, et hoggi per la liberalità di questo spettabile consiglio dei R. Padri conventuali di San Francesco riformati, i quali, suffragati dall'elemosine et divotione de'particolari, faticano per ritornarlo in essere, secondo che richiede la vaghezza della sua postura, et per dire tutto nello stesso hospidal di Sant'Antonio pare, dico, che non si possa nominar luogo di maggiore disgratia.

D. Questo avviene (com'io stimo) per conto dell'aria, la qual'invece è un poco gravata, e cosi è necessario persuadersi, poichè tutti quelli, che meco sperimentata l'hanno, sentono che cosi sia, il che fa bonissimo argumento, perchè come disse il dotto di Corduba nel p. del sonno e della veglia (famosa secundum phtrimam, necessaria svnt secundum totem aut site partìm, impossibile est famoswm sine totum esse falsimi); imperocchè come disse Alessandro Afrodisco nella parafrase dell'anima ( opimo est assensus cium ratione et iuditio), ora come ch'io di questo non sappia render ragionevol prove, desidero intenderlo da voi, al qual molto più per la [101] professione appartiene sottonnoandosi la medicina chiamata dalli antichi arte delli dei, et da Aristotele. Effettive assolutamente per lo fine s'ha di pratico sapere et di scieatiata prattica secondo ch'il nostro filosofo insegna nei libri delle cose naturali alla filosofia, oltrechè richieder esquisita cognizione delle metheore, et astronomia, ma non in quel modo che se ne servono li astrologi divinatori, o giuditiari, contro de'quali, voi, oltre il molto che sopra di ciò ha scritto il gran Mirandola, m'havete detto essere per dare in luce una vostra opera.

A. La cattività o gravezza di questo clima, signor mio, per quello ch'io ne capisco può avere, naturalmente parlando, tre ragioni; cioè l'essere questo luogo (come anco interviene alla maggior parte dell'Istria) sottoposto ai men salutiferi fiati, che da Levante et mezzogiorno spirano, le quali esalationi benchè interrotte qua da tanti stretti di mare o scogli, faticosamente combattono (come dottissimamente discorse già meco per una sua lettera, degna com'ogni altra delle sue chiarissime opere et nella professione che divinamente esercita con prattica et theoria ugualmente segnalate, et nell'officiosità della civile conversazione del grido illustre, oltre alla vita di questa vivente morte, che d'ogni intorno già s'acquistò l'eccellentissimo di felice ricordanza Simon Pelicorio fisico, stato assaissimi anni della non manco bella che nobile et dotta città di Justinopoli) coll'humido freddo che seco per accidente portano congiunto a' fochi dei calori estivi intorno a solstitj della state; et nel volgere che fa il sole verso i contrari tropici, non pure aggravano l'aria, codensandola delli eccitati vapori torbidi et foschi in gravosi nuvoli, ma empiendo i porosissimi corpi nostri, pel foco della stagione prima rarefatti, di freddo humido, o di quelle esalationi calde et secche mescolate [102] all'aque, che i fiati australi in maggior copia inalzano, come dimostra la maggioranza di que'..., nella salsedine costringendoli, o per modo di compressione li apparecchiano alla putredine, causa non solamente di rigori periodici, come sono per esempio le terzane, o noti, o esquisite, et ristesse quartane per non dir altro delle semiterzane et d'altre ragioni, perchè non fiunt nisi humor per fibras et... putrescat; ma anco dell'istesse passioni... et morbi spontanei, cosi nelli stromentì dell'attioni naturali, nella constituzione de' quali (secondo Galeno nel p. della differenza delle malattie) consiste la sanità, ma ancora nel tutto homogeneo o similare (per valermi in proposito dei termini dell'arte); et di qui vi si veggono et scirocchi intermittenti che pure si danno secondo il principio et la comune opinione, et scirocchi putridi et non putridi alla foggia delle diaree semplici et efimere, dall'essere di queste differenze fattisi i sangui infiammati o per la malitia de' cibi o per non evacuar i putridi, come è noto poter accadere, benchè sia sanamente detto Efimeros fieri sanguins tantum æquale facto, non haud putrescente: la seconda cagione sono i... negletti et i luoghi immoodi delle ruine, i quali esalano dalle loro concavità vapori a guisa delle miniere al tutto insalutiferi et quasi velenosi, come si legge dalli spiragli o fosse caronee di Sessa e Pozzuolo et di quelli d'Arpadione d'Abruzzo, per i quali vapori non solamente l'aria (la qual facilmente s'altera) s'inspessisce, ma come elemento alterabile produca con essa... venti, mandi fuor fochi più fortemente concitata con lampi et toni spaventevoli, generi nuvole, se si ristringe in sè stessa, pioggie, se più s'inspessisce, nevi col congelarsi de'nuvoli, rasserenando col disciogliersi et col pài turbare, et congelarsi delle nuvole stesse tempe [103] stando (come si vede nel dotto Isidoro al lib. 13 et cap. 7 delle sue Etimologie), attraendola i polmoni corrotta, com' e' si vengono ad infettare con danno et lesione universale, se si riguarda al necessarissimo essere loro, et indi si fanno in essi (per essere membri pieni di concavità et camminosi, come può vedersi, se postovi dentro un cannello, si gonfiano) malattie quasi immedicabili, difficultandosi nelli animali (come selli... incamminati al tisico dopo lo sputo del sangue secondo quel d' Ipocrate — post sanguinis sputum, casus in saniei sputum, et pest sanisi sputum, casus ut phtisim) la respirazione, per la quale et per ventagli del cuore creati, sono posti dalla grande architettrice natura nel calor vivo et vigorativo del sangue originato principalmente nel fegato per mezzo le vene et mulgenti et concave, dal quale dipendono le trecento sessanta... capitari, onde può la Vostra Signoria dall'opposito argomentar che se l'aria uscirà da pura et netta sostanza, li humori de'corpi alla qualità di lei conformi saranno chiari et sottili, et indi nutritivi; perciocchè l'aria affatto secondo la natura, come disse Galeno, è il temperamento del cuore, fonte et base della vita et principio delli spiriti impiantati per mezzo del sangue, del quale come d'anima in un certo modo s'avviva, havendo perciò detto i naturali filosofi senz' altra considerazione della nostra immortalità, che l'anima è un sangue temperato nel cuore, cosa novissima, se intesero parlare della virtù, o facoltà animale, ma non dell'anima intellettiva determinata da migliori filosofi nel capo, come in emisfero superiore, benchè in tutte le parti del tutto, tutta come disse il dottissimo Aurelio Agostino, et se col simile della aragna, la qua! stando nel mezzo della sua tela provede alli estremi et a sè stessa, disse Claudio Platonico, che coll'essere a guisa del sole nell'eminenza de' cieli tenendo il mezzo si [104] partecipàva coll'influsso in tutto l'organo del corpo quasi aura et fiato ne' registri, fu errore d'humana sapienza, come con miglior occasione si potrebbe da me con molto volume dimostrare. Nel terzo luogo poi mi si offrono cagion morbosa l'aque per l'indigestioni del seno terrestre congiunto all'humido freddo onde in esso per lo più si fa la salsedine, e spetialmente l'aqua della fontana fuori di Porta San Giovanni dirimpetto la chiesa di San Barnaba da una banda et Santa Lucia dall'altra, ossia per l'indigestione o per l'essere bituminoso del suo condotto stimato da molti più presto farsi per vena di piombo che altrimenti, è insalutifera al tutto, come siamo avvisati in un certo modo dalli sfilacci de'quali sempre abenda, esperimentandosi, al toccarla morbida et spessa a guisa di lisciva, avvenga che sia molto fresca et chiara con peso tuttavia maggior assai d'altr' aque, nelle quali si sente et gusta qualche salsedine et se dubitasse dalla terra per attrationi della virtù solare, mandarsi fuora di quei vapori mortiferi, che s'è detto, i quali coll'inumidire sovverchio come 'n questo luogo stesso dimostrano, herbazze et germogli inutili et i boschi foltissimi d'ellera originata et nutritiva dell'humido soggetto nel suo eccesso col calore molto alla putredine et spetialmente ne' corpi numidi et caldi, come accerta Galeno nel 2.° del Metod. Med. sotto queste parole quæcumque corpora sunt calida et humida atque calidis locis permanentia prompptissime putrescant nisi diflari, vel refrigerari contingat, benchè altra volta nel libro... Archigono, cioè primogenito lo chiamasse conforme ad Hipocrate nel p. all'afforismo dove disse, et prò humido noatra ett generatio, essendo per questo rispetto, come prudentemente osserva Mario Equicola nel suo della natura d'amore sopra la parola greca Affroditi, denominata dalla spuma di mare [Greek text] generica corrutione, leggesi Plinio nel 18 lib. [105] cap. 93 delle cose naturali et troverete dalla terra mandarsi talvolta fuora fochi, vapori tossicosi et venti gravissimi et questo è quanto mi pare poter dire quanto alle cagioni naturali, non vi essendo qua o aque morte,— o paludi, o ribollimenti solforai, come altrove, et spetialmente nelle terme di Orvietto, di Viterbo, d'Ascoli, della Porretta, di Monte Latino, di Padova, della Sicilia et d'assaissimi luoghi in varie parti del mondo, appresso dei quali in moltissimi campi con fetor grande ribollono aque non altrimenti che s'havessero sotto'l foco; ma volendo noi aver riguardo alle superiori, tra le quali può mettersi qualche particolar riflesso, del cielo, o men benigna costellazione o infausto concorso de'pianeti atteso che questi corpi inferiori son sottoposti a superiori, operando et influendo questi in quelli coll'inclinare non colla forza, o necessità: il che ho voluto dire perchè molti stoltamente, per non dire empiamente, mentre asseriscono delle loro triste o bone opere essere state cagione le costellazioni, o il fato, per mezzo la necessità che stimano essergli cagionata, togliendo la libertà del nostro arbitrio, fomentando la dannata opinione, che determinò... nostra impone necessità et forza, come se col fondamento della necessità operandosi a merito potessimo come d'attioni nostre meritare, o immergendosi nel lato della colpa peccassimo in modo alcuno, imperocchè quello che si fa violentemente e senza l'assenso di nostra volontà non può esser atto a merito, o demerito; poichè da una banda s'impara dalle scritture sante ch'Iddio riguarda prima al cuor che all'opere... prius ad Abel deinde ad numera ejus, dall'altra s'ode quella irrefragabile sentenza definitiva de' Theologj, la qual dice che non est peccatimi nUi sit vohtntarhim; di non poco danno io stimo esser stata a quest'aria qualche vecchia censura, o maledizione [106] Pontificia, qual che di questa possa essere stata la cagione che non voglio io replicare quello che è vulgatissimo nelle Scritture, cioè punirsi sovente nei membri innocenti et sinceri la malattia del capo, come si verificò nel popolo d'Egitto pel suo Re ostinatissimo et discredente; perciocchè, come tutti dicono, da poi in qua che l'illustrissimo Cardinale di Venetia essendo apostolo visitatore la ribenedisse, mosso dall'instantissime supplicazioni et devotissimo affetto della città (la qual non senti mai difetto di religione, ansi catolica sempre in ogni occasione si è mantenuta et mantenessi, com' ìo credo, inaino alla fine), come se in qualche sciagura co' suoi habitatori qualche necessità mondana posta l'avesse, non vi è stata malatia che di momento et in pochissime persone; nondimeno dicono molti, et dei paesani di qualche spirito, che in oapo a sette o otto anni, o cosi intorno vengono certe rifluenti malatie, o di pericolo o lunghe, come sono state per mia disgratia l'anno 1590 in casa mia con perdita d'un figlio d'anni 10, ch'oramai per giudizio, intelligenza, statura et maniera era quasi huomo et a me tanto caro, che, portatosene seco in terra quanto al suo mortale il miglioramento di me, m'ha lasciato in un vivere più amaro che morte, come fece altrui conoscere, dopo il suo assorbimento in Dio, immediatamente lo imbiancare d'este innanzi il tempo tempie, talchè et per questo et per una figliuoletta di vaghissimo sembiante et indole, che loquace cesse di anni quattro, mentre con due altri fratelli malatissimi contra il suo naturale languiva in morte la lor misera madre fin' hora languente, posso dire quello del gran senatore sotto la persecutione del credei et scellerato tiranno Theodorico, intempestivi... tuo vertice cani et tremit effecto corpore lassa cutis.

D. Le piene vostre ragioni (lasciato di compiangere [107] la non pur vostra ma universal disgrafia per la perdita di tanti figliuoli, i quali intorno a sett' anni bastavano a rihabitare il luogo) sono molto prossime al discorso naturale et alla verità stessa, la qual (come dite voi altri filosofi) si fa nell'intelletto con la proporzione del suo atto, o, per dire più apertamente, all'intendere; et quanto a me non so s'io mi sapessi desiderare meglio per una succinta risoluzione intorno a questa difficoltà; l'ultima poi è veramente degna di filosofo christiano, il quale dalle dotte theoriche ha penetrato ai dolci et suavi frutti di virtù, la qual (come sapete) consiste nell'anione, et sono di questo parere anch'io, cioè che lo svantaggio d'erronea opinione o censura ecclesiastica possa ugualmente nocere all'anime che ai corpi, come sin' hora si vede ne'nominati poggi dell'alma città di Roma et altri luoghi del mondo, perciocchè la scomunica non può essere mai ingiusta, conciossiachè non sia secundum Aovànum, sed secundum Dei arkitrium, il qual è l'autor dell'uno et l'altr'huomo; et veramente se lo sposar delle. . . opinioni, per concludere in causa dal meno al più stando le discussioni de' filosofi rationali, non pure mise, ma inverisimili son di tanto danno nelle republiche, havendo di qui nel Gorgia detto il divin academico nihil tantum damnum hominibus, quantum opimo falsa, molto più dannosa fia, scellerata opinione delle cose di Dio, il qual debb' essere il primo oggetto dell* adorazione dell'animo nostro, anzi debbe et in sè et nelle cose sue unicamente essere osservato col proprio culto; et di que' degnissimi di lode immortale si dimostrano a noi tra i gentili, il re Romulo da una parte il qual puniva di pena di morte quelli ch'avessero triste opinioni delle cose di Dio, et dall'altra Cecrope ateniese, il qual ordinò per legge, che chi sentisse alcuna cosa empia della Divina Maestà o dell'immortalità nostra fosse decapitato; ma [108] ditemi di gratia, che vi pare di poter dire del sito? L'havete per sano, o no?

A. A questo vi risponde il filosofo nel cap. 8 della natura delli animali con queste formali parole: loca Maris litoralia sunt bene ex calido et frigido temperata, et nella 27 scrittura dei Probiemmi, dice Mare nec est frigidum, nec valde calidum, onde non vi essendo aque morte, o paludi, chechè alcuni dicano del picciol lago che si vede sotto 'l Zaro, et havendo 'l lago il suo sfogo senza soppressione, panni poter concludere, per la postura, che il sito sia sano et molto più sarebbe col multiplicarsi di fuochi, purgare di casamenti, i quali hanno sotto, com' ho visto colli occhi propri, molte concavità, et d'hora in ora si scoprono in qua et là volti et cavernosità nettandosi i luoghi, et continuarsi a tor via dell'ellera, et altri herbaci inutili che non meno a spregio et danno l'ingombrano.

D. Onesto ha molto del verisimile et sarebbe cosa così ben fatta come ordinata dal Serenissimo Dominio et in gran parte eseguita dall'illustrissimo signor Giacomo Raniero (già mentissimo Proveditore et Senatore non mai abbastanza lodato per la sua molta religione, giustizia et avvisato intendere), il quale havendo 'n ciò posta quella diligenza (che già s'accinge a continovar l'illustrissimo sig. Lodovico Memo dopo l'illustrissimo signor Nicolò Salomoni, al qual esso immediatamente successe), pare che molto abbia conferito alla sanità delle persone oltr'a molt'altri beneficj che ha fatti alla città et suo territorio; ma la medicina efficace per la restauratione et per la sua polizia, sarebbe per mio giudizio l'haver gran numero d'habitatori, industriosi et sufficienti, come di mercanti, artisti et simili, et se non questi infermi per le munitioni et vettovaglie delle galere, vi starebbero benissimo et l'empirebbono, perciocchè quindi si torria [109] causa all'inutili germogli delle hora molto neglette contrate, et di quelle fumosità grosse, che, com' havete detto, intorbidano coll'ispessire dell'aria anco i corpi nostri; onde si vede molto migliorata pel concorso ch'havuto e v' hanno i forestieri di questa et quella provintia, et panni quasi di poter dire, ch'ella a guisa del monte Latino della Caria (li scorpioni del quale, contro la malvagia natura di serpentuzzi di Tremiti, occidevan'i suoi paesani), faccia più per li forestieri, che per li compatrioti, perciocchè vi fanno molto bene.

A. Questo può accadere per servirsi eglino meglio dell'occasione che questi non fanno, di quelli spetialmente parlando che vengono di luoghi stretti et penuriosi; imperocchè suole avvenire di questi tali quello che a persona di bon appetito, posto che se gli apparecchi gustosa et abondevol cena o pranzo, et credo così poter dire, salvo però sempre l'honor et dignità di questi miei Signori, perciocchè, come quelli che son soliti d'abondare, sono alquanto restii al suo bene, poco curando la coltura de'luoghi che hanno per lo suo uso bellissimi.

D. Il vostro pensiero è tanto ragionevole, ch'io non saprei in che modo contradirvi et veramente con ogni sincerità parlando, se consideriamo l'inculto assaissimo che vi è longi et dappresso (il quale in secoli addietro è forza che fosse altrimenti, se questa città —è stata manco di quello che si dice), non pare che sia da sentire altrimenti; ma dimesso per hora questo non saria forse fuor di proposito, essendosi a mio giudizio nell'osservanza de' luoghi adombrato solamente per arti generali, che noi le ritoccassimo alquanto.

A. Così è in vero et piacemi assai che così si faccia imitando l'industria de' savi et accorti dipintori, i quali, poichè hanno sotto i semplici colori disteso co' suoi lineamenti i corpi et le figure, considerata la [110] simmetrìa delle parti da per sè et nel congiunto, s'aggiungono oltre alla proporzione, parte essenzialissima alla bellezza, la leggiadria et vaghezza dilettevoli per colori; ma lasciandoci hormai il sole per aggiornare gli Antipodi, giudico che sia meglio diferirne il ragionamento in un altro giorno.

D. Sia come volete, et tanto più che questa non è impresa da spedirsene in un momento; et fratanto mi raccomando.

A. Andate con Dio.


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Created: Sunday, November 14, 2010; Last Updated: Sunday, March 06, 2016
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