Dialoghi sulle antichità di Pola
del 1600

Tratti da un manoscritto del Museo di Trieste. (L'originale è nella Marciana di Venezia.)

Dialogo II.

A. La prontezza et sollecita diligensa, signor mio, che da voi si mostra in farmi sapere delle cose di questa bella patria, dà a divedere quanto da voi sia amata; poichè non è appena il sole spontato dall'oriente, che mi vi fate vedere all'usato et Caro ridotto de' nostri ragionamenti.

D. Così è, amico; desidero grandemente la restau-ratione di questa città, che mi son' eletta da molt' anni in qua per patria et di qui è che contra l'uso et consuetudine mia cosi a bon' hora mi vedete in questo luogo per adempiere quello che v'ho promesso.

A. Io, signor D., non potevo senza incamminamento d'historìa propria, o relation convenevole referire a compimento quello, che di questa antichissima città da moltissimi anni in qua asconde l'inertia et l'oblio; però mi fia gratia segnalata ch'ella vi aggiunga la perfettione la quale gli conviene.

D. Or udite adunque. Facendo mentione del palazzo de' clarissimi Rettori, dirimpetto al quale per diritta linea è il fondaco (che se ho da dire il vero, è di gran stroppio alla piazza) concludeste che fosse stata bell'opera; ma per l'impedimento che opponesse l'intelligenza di questa nobiltà mai fu detto della bellissima scala, ch'è di marmi finissimi, [112] incominciata da piedi a guisa di semicircoli et continovata poi fra belle colonnette con ordine di gradi usciali fin' al salone del Consiglio et il tempio del Divo Cesare, o vero due fori che questo luogo si fosse, come molti dicono non hostante l'inscrizione ch'ha nel piano, fregiato di sopra con bellissimi fogliami; altro per conoscervi a benefizio pubblico per turno delle difficoltà emergenti; altro per diporto et trattenimento de* nobili di quel tempo, onde come che a questo effetto (secondo il detto di più intendenti) alzato fosse, al qual oltre per la scala di piazza s'ascende per una segreta di certo cortile di palazzo, in cui s'offeriscono. a prima vista molte stanze rovinate di buona capacità et come per una loggia del medesimo palazzo congiunte al muro del salone ch'abbiamo detto ridotto da pochi anni in qua in quello stato ch'è, adombra fin' hora nelle cornici, scannellate et capitelli pieni di vaghissimi fogliami, et intagli d'opera hor Jonica, hor Corintia, hor composta, la magnificenza et generosità de'signori honoratissimi di quel fortunato secolo, potendosi oltre di ciò da la vista et sua disposizione congetturare facilmente, che come in altri così fatti luoghi vi fossero attorno i seggi per Tribunali e Magistrati, d'avanti i quali si perorassero da civili filosofi et causidici le cause, et perchè il tacer d'altri suoi luoghi segnalati, et dentro et fori sarebbe anzi che no un volere ascondere le sue glorie, dovete sapere che la chiesa del Prato grande fuori della città ad un miglio, come dimostra l'arme ch'ha sopra l'entrata è una contrada delli antichissimi cavalieri di Rodi di bonissime entrate, vaga architettura et sito affienissimo, sostenendosi essa chiesa in capo del Prato (il quale, scoprendosi il suolo barboso, s'è trovato in molte parti lavorato a mosaico, inditio, che come molti dicono, fosse già piazza principale) da colonne 27 intiere di marmo eletto et di [113] più che questa città tra l'altre sue chiarezze è stata già celebre ed illustre per tre teste mitriate, cioè due Abbati et un Vescovo d'amplissima giurisditione, imperocchè v'era l'abbate dell'abbadia di Caneto et dell'abbadia di San Michele in Monte; et finalmente, oltre al monastero che si vede essere stato di qua dell'Anfiteatro, è il priorato di San Girolamo nello scoglio Capreno posto fra li scogli Brioni, dove (sotto 'l prudentissimo governo et priorato del molto reverendo padre fra Costanzo da Ferrara, dell'ordine di Santa Maria delle Gratie dell'inclita città di Venezia, soggetto per esemplarità di vita et valore in ogni sorta d'affare honoratissimo) si trattengono fin' a tre o quattro frati per officiare quella chiesa et mantenimento del luogo, il quale si vede essere già stato bellissimo et cosi si può sperare che sia per ritornarlo la sollecita cura et vigilante industria del reverendo padre S., ponendo in ciò ogni suo studio et opera con soddisfatione altrui maravigliosa et lode universale; et finalmente v'è la chiesa Gatedrale, la qual, di bella eapacità, essendo quasi unita, non ostante che sia di corpi distinti, alla chiesa non punto minore del protettore San Tommaso, dimostra all'inditio che ce ne fanno i portoni in arco in pietra marmorea di vago intaglio, et la gran mole del folgorato campanile con una cappella sotto assai ampia, parte in volte, parte coperta a copi con bellissime colonne di sostegno et una conca sferica di lione se in sé stessa ricurva, ma vistosissima per commodo del palazzo episcopale, - dimostra dico (benché non abbia il loco suo alla moderna et quelle accompagnative che richiederebbe la bella prospettiva della facciata marmorea di pietre quadrate) d'essere stata honorata et riguardevole manifattura et così anco come è adesso con bon numero di R. Canonici, sufficienza di ministri, honorevole apparato et disposizione, coll'aderenza d'alquante scuole, non [114] è se non di riguardo et così l'una come l'altra di. queste, ...et una in faccia del vescovado (ridotto finalmente per la sagace providenza del M. Illustrissimo et Reverendissimo suo Capo a bonissimo termine, et nobilitato novellamente di un corritoio conducente sopra un giardino honesto di bona capacità a vista delle pesche di detto vescovado, ugualmente commodo, che dotato di bei privilegi), fanno apertamente conoscere, che sono state in gran dignità et di molta frequenza, poiché per l'incapacità dell'una, non ostante l'altre che vi sono di Religiosi et Religiose, le quali del continuo s'officiano, fu l'altra (et come tutti dicono) eretta con una scala per una delle scole, di molti gradi ed notabilissime colonne marmoree, dove e' hoggi una sola per l'inerzia delli habi-tatori basterebbe per tutti; ma siamo compensati per la moltitudine (.la qual per lo più ha tumulti et strepiti, come si può vedere dell'esercito numerosissimo disperso, messo in vituperevol rotta dall'union de' pochi sotto il sagace et valoroso di Sparta) d'un popolo honorato, industrioso et lontano da ogni sorta di seditione o disdetta, il qual reggendosi in quello che a lui appartiene, coll'ordine del sindacato a mantenimento et conservation de' beni comunali, ci fa avere un ozio et pace suavissima; il che di quanta importanza sia per aumento delle città, credo intendiate per voi stesso, poiché molto più oltre sarebbe poggiata la regina del mondo, Roma, coll'armi sue trion-fatrici et gloriose senza 22 suoi eserciti, se non avesse avuto entro di sé come una guerra circolare tra i Patrizj e la plebe.

A. Questa vostra replica, signor mio, con tante cose peregrine, autenticate dalli esempj d'historia, è stata in questo nostro colloquio come una ricercata rispetto una bella..., poichè ha in un certo modo sfiorato il tutto, oltre l'avervi aggiunto molte cose, tra [115] le quali non so come non abbiate posto quella inscrit-tione notabile sott' il campanile eretta a Giulio Cesare, imperatore della Republica Polesana, et credo per trionfo o per memoria di qualche benefizio ricevuto, et forse che questa pietra marmorea fu già di qualche parte del palazzo del Zaro.

D. Havete ragione essendo questa una dimostrazione della dignità et grandezza di questa città... Così pare anco a me, ma mentre ci affatichiamo in procurare di sapere quello che malagevolmente si può conseguire, non pare che vediamo le cose che chiarissime generalmente ci si presentano agli occhi per tirarci nella loro considerazione, intervenendoci appunto nell'investigazione di queste cose, scadute hormai dalla memoria delli huomini o almeno poco ricordate et meno intese, come a chi si procaccia la luce del sole per mezzo de' nuvoli.

A. Così pare anco a me, ma mentre ci affatichiamo in procurare di sapere quello che malagevolmente si può conseguire, non pare che vediamo le cose che chiarissime generalmente ci si presentano agli occhi per tirarci nella loro considerazione, intervenendoci appunto nell'investigazione di queste cose, scadute hormai dalla memoria delli huomini o almeno poco ricordate et meno intese, come a chi si procaccia la luce del sole per mezzo de' nuvoli.

D. Et quai cose son queste, che havendosi, per modo di dire, su li occhi non le vediamo?

A. Le bellezze et maraviglie sì d'arte, come di natura ch'in questo nostro ampissimo Porto, come in Teatro et Rena, si contengono.

D. Se Iddio m'aiuti, havete grandissima ragione, perciocchè è una delle rare cose ch'abbia non pur Pola, ma tutta l'Istria et presso ch'io non dissi tutt' il mondo; et molto più sarebbe, benchè per tutto si possa far scala, se fosse honestato di due, o tre moli conformi, com' è da credere ch'ai secoli addietro fosse; ma non vi pare, volendosi trattare di questo vastissimo gorgo fra tante quasi isolette et scogli, dobbiamo prima considerarlo da terra, osservato innanzi l'ingresso all'onda al luoco della sua presso di noi terminatione.

A. Anzi, che senza la proporzione del sito a loro essere, ciò che per lo suo proprio havesse di vago et. bello svanirebbe, che dunque mi dite di questo riva? [116]

D. La riva, signor mio, terminata nella sua estensione et larghezza da otto parti, et già honoratis-sima d'olmi due bellissimi di gran chiome (uno tra la porta della Badia et della Barberia, circondato in giro d'un muretto ripieno di terra per sedervi nei gran caldi della stagione all'ombra ripercossa dei dolcissimi fiati di favonio, et l'altro, il cui luogo occupa hoggi '1 bruciato tronco, come per certo segnale della pianta illustre che per vero era tra porta monastera et Stovagnaga), non solamente è di sé stessa commoda per l'uso di circolari et venturieri, havendo oltre il macello et le casette sull'aqua grandissimo tempo per passeggiarvi, ma nella muraglia (che gli è per facciata contrapposta sotto all'armerie eh' ha di questa et quella casa illustre de' Senatori Veneti, o per memoria d' esservi stati Rettori, o per havervi restaurata qualche parte rovinata) hebbe già tre bellissime statue di marmo, come dimostra il luogo oggidì ripieno delle muraglie, et tre piedestalli, et di sopra n' è l'arme dei clarissimi Malipieri fin dal 14...; et quanto a quel poco discorso che v'è, et il fregio attraverso con alcune lettere intelligibili, non fanno alcun inditio di quadro colonnato, come alcuni dicono, entro il quale quelle statue stessero, ma anzi ci si dà a divedere che siano state altrove trasportate; di maniera, che in questo luoco (nobilitato anco dall'olmo oh' habbiam detto alla porta della Badia prossima, sopra la quale è il protettore San Tomaso, da man destra un San Marco, in mezzo è l'arme di Gradenigo, da sinistra un' opera di bellissimo intaglio) dovea haversi una bellissima vista, vedendosi tra l'altre cose di qui la fabrica stupendissima del Zaro, già da noi descritta, impresa così illustre senza esservi concorso per l'unione di cotanta machina alcuna sorte di calcina, come convenia all'invittissimo et glorioso Giulio Cesare suo autore, o del farsi principalissima cagione; [117] et poco più fu sopra del quadro, o denti che si sporge in fuori, a foggia di torrione, come altresì in un altro somigliante sotto porta Monastero, la qual oltre alla testa di San Giovanni da man dritta è honestata dalle sculture medesime, havendo di dentro i suoi muretti da una parte, v'è un altro San Marco antichissimo, alla destra del quale è il protettore sopradetto con la città sott' il braccio sinistro et l'armi de' clarissimi Nani, et così anco sopra la porta della Barberia et sopra quella, all'habitation che voi havete prossima, addomandata dalla entrata Stovagnaga vedesi apertamente esservi state tre anni, una in alto et più basso due, delle quali assaissimo sono in qua et là sparse per la muraglia, et sul fondaco et su altri luoghi per non dire dell'innumerabili quasi del Palazzo Ducale, tra le quali si veggono fino a tre Rettori, che poi furon duci; il che è segno che per lo addietro vi si mandavano bonissimi soggetti, cosa che molto più sarebbe utile anzi pure necessaria in questo stato eh' ella si trova, volendosi suffragare la sua desolatone d'habitatori et d'altri, et sia questo detto con ogni riverenza maggior del Serenissimo Dominio et de' clarissimi Signori che annualmente vi sono deputati.

A. Bella evidenza certamente della dignità propria di questo luogo, perciocché de li stessi plebei, nonché d'illustrissimi adombrano intelligenza et stato di nobiltà : ma che fu fatto di queste statue e' havete detto? come sono andate male, si può sapere?

D. Hanno avuto bonissimo ricapito, imperocché essendo qua stato Conte un clarissimo Justiniano Badoer, soggetto di miracoloso valore, et non sapendo questo magnifico Consiglio et Communità di che cosa più degna potesse riconoscerlo per lo suo felicissimo reggimento, gli fece un presente di quelle due statue, onde pare che dobbiate credere che fossero opera segnalata et di prezzo. [118]

A. Cosi è da presumere che altrimenti in cambio d'honorarlo saria stato ingiuriato; ma volgiamoci hor-mai verso I' aque. Che vi pare della figura di questo Porto? che mi dite dell'ampiezza et. capacità?

D. Se del suo essere mi richiedete quanto alle dimensioni del lungo, largo, circuito et profondità, potrò, se non m'inganno, compitamente soddisfarvi, perchè ho conosciuto per bona osservazione havutavi la lunghezza, che è dalle parte di fuori sin' al lito della Riva, passare due bone miglia, et d'ugual spatio essere la larghezza, con fondo si alto fin dal lito stesso, che vi si possa appressare con ogni sorte di legno grosso, come galee, galeazze et navi, non potendo essere manco nel suo cerchio intorno intorno di miglia sei, et s'ha per opinione al tutto provevole che sia capace d'armata di più di duemila legni grossi.

A. Gran cosa mi dite; ma della sua forma et figura se ne potrà havere un poco di disegno?

D. Sarà impresa difficile, poiché secondo la geografia di Strabone è partato in ogni sua parte, non v'essendo altro d'impedimento, che delle secche d'un palmo di mare, si può dire, sotto San Fiorano; nondimeno si farà forza di compiacervi.

A. Lo riceverò in computo di favor segnalato, poiché non ho gusto maggiore che di sapere, né sento cosa che più mi travagli di questo affetto, provando in me certissimo quello del mio gran Tasso,

Che altro diletto, ch' imparar non provo.

D. Bisognerebbe, amico, volendosi da noi descrivere delle maraviglie di questo Porto conforme al merito del soggetto, che noi ci trasformassimo in uno Archimede Siracusano, il quale imagina haver conseguito dalla quadratura del circolo quello che nissuno de' Geometri né un Dionisiodoro che potè definire lo stesso ambito della terra di 42/m stadj; in un Eulorio di Gnido, il quale prima di tutti scrisse delle [119] ragioni di Geometria; in un Palamede, che con la radice cuba et quadra insegnò l'ordinanze delle squadre militari, o in forma di luna coi quattro corpi d'archibugieri in quadro come s'usa ne'sprovisti assalti di notte, tenendo 'l General Capitano come anima et vigore dell'esercito co' la sua squadra il mezzo del semicircolo lunato, et con la figura ovata, et sua accompagnatura o alla foggia delli Iberi o delli Alemanni, o nostra, o sotto altre figure, che per adesso non posso più oltre ragionare di questo; et brevemente in un Tolomeo pieno di Geografia, un Dicearco, un Filone argino, et similianti, che tanto seppero delle scienze matematiche, le quali benchè appajano reprovate dall'Imperadore... in altra delle quali si dice che niun si consigli con l'indovino, o matematico, inoltre che s'alcuno aruspice, indovino, matematico o mago si troverà fra di loro sia punito nel capo, et privo d' ogni dignità, et nel lib. 9 del Cod. ad tit. de malef. et mathem., l. Artem Geometriæ, sotto queste parole: Artem Geometriæ discere atquie exercere publice interest, ars autem mat. damnabilis est et interdicta... di... sopra il Codice afferma sotto nome di Geometria conforme all'Imperadore Costantino... nel tit. de Escusat. Artìf. potersi sforzare ciascuno d'impararla vietandosi sotto questo nome di matematica l'Astrologia divinatoria, come son io per far conoscere in breve coll'opera mia partita in due libri per... intitolata Fabrica dell'armi, et detlrattioni aslrolog., conciossiachè Iddio stesso l'habbia effettualmente approvata secondo quello d'Isaia C. 40: Quis mensus est pugillo aquas et cælos palmo ponderavit; guis appendit tribus digitis molem terræ! et libravit in pondere montes et colles in staterà? perciocchè per lo disegno di questa, o simile figura non solamente è necessario sapere usare le misure, et [120] istromenti di Geometria, la qual vien partita da nostri filosofi in agenti et conoscenti, come sono, exempli causa, la verga geometrica, Io stilo, l'astrolabio, li anelli geometrici, il raggio astronomico, il baccolo di Jacobbe, la stica... dell'agente, dalla qual poi nascono I' Altimetria, Planimetria, et Stereometria per mezzo del Planisferio, o il funicolo della distributione detto dalli Ebrei Chibel et ugualmente da essi usato che da pigliarsi misura della longhezza, largo, et profondità, o la stica di L. piedi dieci, o la canna famigliare all'Ebraismo, per non dire altro del cubito usuale di un piede, et mezzo, cioè 24 dita, o del Regio, il qual l'avanza di 3, o del Geometrico, il qual si fa di palmi 36, essendo cubiti sei usuali, et ogni cubiti sei, cioè un piede e mezzo com' habbiasi detto, ma bisognerebbe parimente intendere tra le figure che dalle larghezze inallargibili nascono, cioè dalle linee le spetie delli angoli acuti, come ipopleusi, isocoleni, scaleni, ottogoni, ambligoni, e simili, tetrangoli, equilateri, scaleni equilateri rombi, et altre figure del tetragono, pentartagono, exagoni eptagoni, et altre parti del moltilatero; ma perchè questa saria anzichè no, impresa un poco gravetta, et forsi intesa da pochi, descriveremo per hora questo Porto col solo disegno quanto alla figura della penna, lasciando il suo luogo ai pennelli e li stromenti di Matematica.

A. Credo farete bene, non ci"essendo necessità di conoscere per opra di materiali quello che molto meglio figura co' soi discorsi quasi per bei tratti d'intelletto; ma che mi dite finalmente.

D. È disposto questo bello Porto dall'architettrice natura quanto alla sua forma di qua dalle 4 quarte, del Comp..., et Crocifisso verso 'l mare e le 2 ultime delle Valli di San Zeno, et Camulim.... per di dentro fin su la Riva a foggia d' un belissimo

D. È disposto questo bello Porto dall'architettrice natura quanto alla sua forma di qua dalle 4 quarte, del Comp..., et Crocifisso verso'l mare e le 2 ultime delle Valli di San Zeno, et Camulim.... per di dentro fin su la Riva a foggia d' un belissimo [121] semicìrcolo (ombra, come questi luminosi e piccioli dell! occhi nostri mortali soggetti al foco ideale, della luce dell'emisfero da noi habitato nel manco delle 4 quarte della terra), contenendo entro il suo vaghissimo seno, come nel piccolo mondo coll'animai concipiente addiviene, i globi leggiadri dei 4 scogli che son a ferma di sfere, o cerchi coll'essere di colli s'inalzano, il primo de' quali, quasi sulle fauci dell'entrata di figura sferica, s'offre in prospettiva quello di Santa Caterina, tutt' hoggidì herboso et pieno di murazza, cioè finocchi; et fors'altrimenti, quando questa nostra città rappresentava più convenevolmente la magnificenza et fasto di sua madre Roma, della quale nella sua restauratione fu posta come bel simulacro, o imagine: il che io ho voluto dire, perchè, longi ogni dubio, non fu anticamente questa e' hoggi è Pola, come dimostrano al giudizioso le pietre trasporte della muraglia et l'istesse che più prossime al centro si fanno fondamento così in riva come altrove a tanta gran machina, et milP altri edificj, nelP eminenza vaghissima del quale quasi su la gola dell'entrata è una piccioli» chiesa, come penso haviate di terra conosciuto, ma se Dio m'ajati, molto bella e ben fatta.

A. Di grafia non vi rincresca, per fare opera compita, di figurarmela al meglio che si può.

D. Son contento, benchè io sia sicuro di dover mancare. La nave dunque di questo picciol tempio nella più alta parte di questo bel stretto di mare, cioè nel centro, la cui maggior cappella nel suo pavimento fu già lavorata a mosaico, alzandosi m essa col benefitio una cupola bellissima disposta di fuori a triangoli con la perfettion del circolo, essendo di dentro alla foggia di rielli, et d'un bel volto del medesimo artificio, et da' fianchi ha due bellissime cappelle non ponto disimili nell'opera et manifattura dalla prima, le quali coll'isporgersi che fanno in fuori [122] nell'incurvatura o plaga semicircolare, come parimente il concavo, o il sopracielo ovato della maggiore, fanno un vedere gratissimo, vagheggiandosi indi et la città che gli è posta per dritta linea dirimpetto, et come dal mezzo d'un arco tutti li altri scogli et bona pezza delle valli.

A. Ditemi, signor, siete voi di parere che 'n questo scoglio fosse già qualche religione?

D. Signor no, ma parmi verisimilmente di poter credere che qualcuno de' monaci dello scoglio di Sant' Andrea, membro della Badia di Canneto, per essergli prossimo da man manca (se si considera dalla riva), l'officiasse almeno le feste dell'anno, ovvero altra sorte di religiosi, come che assaissimi ve ne fossero, benchè è parere d' alcuni (ma non è tanto provevole) che questa già fosse una chiesa greca; il che se fosse vero, bisognerebbe dire, che vi fosse stato qualche altro luogo per habitarvi, et pure non si vede vestigio alcuno di edifizio statovi.

A. Che mi dite finalmente di questo bellissimo scoglio di Sant'Andrea?

D. Molte cose veramente oltre il suo ambito, o cerchio, che non è manco d'un miglio girandolo attorno attorno, et tra l'altre s'offrono dalla parte di mezzo sul mare dopo un abbeveratorio, come può credersi per animali, rimpetto a due piedestalli di bella manifattura, et non so che pezzi di colonne scanalate et selciati con due o tre portine o usciali marmorei, rottami intorno, sei continovati, come di camere di differentiata capacità nel fin quasi delle quali essendovi tre volti, che di luogo in luogo rispondonsi con le mostre di canali in coppi, i quali appajono per aquedotti sotterranei discendere in essi dalla conserva delle aque, la qual capacissima è presso il tempio, partita per colonne 12 di pietra cotta di quadro triangolato in volti due, alla quantità di due [123] canne in lunghezza et poco manco nel largo, panni verisimilmente da poter vedere, che questi fossero luoghi di stufe o bagni; et non longi da questo fu per avventura qualche bel verone o poggiolo sull'aqua, come adombrano due massi di muraglia, che son infuori, alquanto si scorgono alla foggia da quello che sopra il gran fiume et torrente Anaro, cioè su la Piave, vedesi hoggidì alla Badia di Vidor sul Trevisano per pascere lo sguardo in ciascuni delli lidi, bramosi della vista d'infiniti legni che qua et là solcano, o per sicurezza de' luoghi, o per proprio od altrui commodo, il mare.

A. Se è stato, come voi hora con bellissimi colori del segnalato avvedimento vostro lo dipingete, et molto meglio che non farebbono i più purgati pennelli, è necessario che fosse luogo di gran sollazzo: ma seguite di gratia.

D. Così pare anche a me, che sia da presumere. Hor udite il vero. Vedesi poi non poco più innanzi verso la bocca del Porto un'altra conserva assai grande oltr'alle dette; et dalla parte apposita in faccia della città non guari lontano dalla sponda è un posto di dodici passi di aqua dolce, cosa maravigliosa, perchè nella città per lo più hanno il salso; ma non ci debbe parere strano, perchè anco nel mare scaturiscono fonti d'aqua dolce senza ricevere alcuna lesione dalla salsedine circonstante, et non pure nel centro dell'oceano, dove il Conciliatore et altri vogliono, che si trovi la semplice et uguale natura dell'aqua con le due qualità di freddo et humido, l'ultima delle quali (secondo Avicenna) è l'istessa generatone delle aque; ma anco in altre parti del mare Mediterraneo, come io ho già 'nteso da voi, ch'havete sperimentato al mar Leone nel porto della Spetie,logo bellissimo et dilettevole de'signori Genovesi.

A. È verissimo et come che leggerissima sia, a [124] guisa che dice il Barristine sopra 'l fiume Stipano, saltando parea che schivar volesse il mare, come si legge che fa l'Orontio nella Soria, l'Alfeo 'n Grecia, non si dimostrando, perchè entra nel lito sotterraneo del Peloponneso finchè non perviene al fonte Aretusa nel lito siracusano; et lo stesso accade fra il mare di Napoli et Ischia nel golfo di Baja, et dove il fiume Liri, cioè Garigliano, entra nel mare; et così fu per detto di Plinio nella nostra Italia pressi i Marsi, popoli cospicui, inoffesi da serpenti, il fiume che sbocca nel lago Fucino, il Ticino nel Verban, l'Adda nel Lario, o vo' dire il lago di Como, il mantovan Mincio nel Benaco cioè lago di Garda, il francese Rodano nel lago Lemano cioè di Ginevra.

D. Eccomi a voi. Salendo poi un poco più su dolcemente a drìttura del colle trovasi dopo la cappella grande della chiesa, nel discoprirsi del terreno con qualche stromento, bona parte del suolo disposto a mosaico, et quindi fo congettura (salvo sempre più avveduto discorso, e la verità stessa) che vi fosse bello cimitero, non dimostrandosi vestigj d'intorno d'alcun' altra cosa, dove che più avanti intorno alla chiesa, la qual in volto con la parte del coro essere stata dimostra, e senza dubio colonnati nel mezzo. Ma nelle cappelle di poco spazio, le quali discendono assai più comuni, appajono vestigj di tutto quello che ad un bel monastero convenisse, et qui che rispondenti havesse et giardini et terrazzi et logge et altre circonstanze a beli' edilìzio attinente facilmente può credersi.

A. Quando cotesto luogo non havess'altro, che l'essere circondato ddi mare d'ogni intorno con capacità di ricevere ogni gran vascello, si può nel sito ch'ha haversi per bellissimo, et tanto più nobilitandosi poscia delle fatiche di prezzo, le quali già vi furon senza 'l frutto che se ne cava anco in questa età [125] da luoghi, i quali vi si coltivano, et dalli stessi ripieni sovente di..., come li chiamano cape sante et ambolisi. Ma è tempo homai lasciare questo bellissimo luogo, il quale al presente tutto verdeggiando di biade augura lieta fortuna al signor Compar di Franceschi, che ragioneremo di San Fiorano.

D. Questo scoglio più d'ogni altro alla città prossimo, oltrechè è tutto pieno di bellissimi olivi et com' altro che sia fertile, porge ai riguardanti una vista bellissima, ma non si scerne, fuori delle due chiesette che vi sono, alla quantità delli oratorj di questi nostri tempj (com' è per avventura in Roma quello di San Giovanni de' Fiorentini sopra 'l Tevere) che vi sia stata altra fabrica; onde voglio credere (come fu detto dello scoglio della Sacra Vergine Aless.) che vi concorressero a certi tempi determinati dell'anno, per honorare il dì festivo de' Santi, ai quali i due tempj eretti furono, o per la sagra delli stessi portandogli i debiti ossequj i reverendi Religiosi in qua et là sparsi, o proprj habitatori.

A. Et perchè a me fin qui havete fatto, non mi fate un poco d'abbozzamento della loro figura? son forse d'opera sì vile, che non vi pajano degni d'annoverarsi alli altri?

D. Anzi nò; perciocchè, o volete la seconda, la qual è poco distante dal mezzo, cioè dalla parte superiore dello scoglio, o volete la prima, sono d'honesta bellezza et spetialmente come d'ogni altra abbiamo detto essendo del rimanente, et delle due cappellette da fianchi in volto hanno nella piegatura della cappella grande, et sopra et sotto, beli' opera di mosaico, come nella Badia di Canneto et altri luoghi alla foggia et maniera de' Greci.

A. Ditemi (che Dio vi dia bene) che titolo hanno queste chiesette? si può sapere?

D. La prima sul dorso dello scoglio, è intitolata [126] San Fiorano, la seconda San Sabba, da ciascuna delle quali quasi per dritta linea si ferisce lo sguardo in San Pietro d'Orat., ch'a drittura parimente per la vaghezza del porto vagheggiasi con San Pietro alla pesca de' tonni contiguo, il quale è uno scoglio più d'altri alla terra prossimo et più stretto senza cosa notabile, la parte superiore del quale tirandosi dal mezzo come una linea risponderebbe alla torre del Mugli, luogo fecondissimo di biade e salvaticine, nella qual facendosi anticamente dalle guardie fuochi al mare visibili nell'horrore della notte si raviviva la speme de' quasi assorti et inghiotr titi dalla tempesta; et dicesi che questo luogo già fosse una scala, o varco alli Schiavi di sopra, et li Ungari per la gran donna del mare, come che trovato si ha in certa contrata, tagliandosi la selva o luogo imboschito, muretti con pareti continuate qualche poco di spazio; et dietro quello scoglietto in terra ferma è il monte già detto di San Mattio, il quale se hebbe già proporzioni con la chiesa, si può concludere che fosse bellissimo, perciocchè essa ha fino hoggi 4 cappelle in volto molto ben fatte.

A. Infatti bisogna credere molto più di quello si dice della prima magnificenza di questa città, poichè così segnalate cose et tante la ci adombrano et dentro et fuori, in mare et in terra, et spetialmente questo Porto non meno altiero delle sue belle fabriche, che ricco d'aquatili mille d'esquisita bontà..

D. Havete dunque inteso, per passare dalle cose inanimate alli animali, il frutto che di questo bel gorgo cavasi?

A. Signor sì; nondimeno mi farete favore a ridurmi in memoria alcuna sorte dei pesci più preziosi, i quali vi si pescano secondo i tempi.

D. Io, signor mio, come che Bartolo et Baldo non faccino mentione di simili cose, mi rimetto in [127] questa materia alli scrittori delli Haulietici, et nondimeno dirowi succintamente quanto ad alcuni, ch'ho conosciuti per esperienza, et per altrui rapporti quello ch'io ne so.

A. Questo saria assai, che già non intend' io essere da lei fatto capace degli animali che in queste onde salse si nodrigano, perchè sarebbe impresa quasi impossibile.

D. Voi dite bene, perchè se non si può avere in terra cognizione de' terrestri, che sono pure assai, molto meno si potrà aver conoscenza di quei i quali di tanto numero l'avanzano.

A. A quel ch'io sento, voi siete di parere, che molti più siano li animali marini che terrestri.

A. Mi ricordo in questo proposito haver letto presso Olaomagno, et nella geografia di Straberne, trovarsi grandissima quantità d'aque, che non notriscono pesce di sorta alcuna; et senza il detto di costoro, chiara cosa è appresso i mediocremente intendenti della filosofia, che siccome gli uccelli non possono col volare fare residenza nella suprema regione delle sfere et in parte dell'atmosfera per la sua purità et rarezza, così i pesci non possono vivere in quella parte dell'Oceano, dov'è l'aqua et pura et semplice; conciossiachè ninno corpo semplice da per sè possa essere di nodrimento ad alcun misto, ma dove concorra lo mescolamento delle qualità delli altri tre elementi, ciò che contra di questo numero s'imaginò il dotto Cardano nel libro di questo titolo, come dunque è possibile che così sia?

D. Pare che non vi si ricordi quello del nostro filosofo nel 3. della generazione delli animali et altri luoghi assai. [128]

A. Et che dice mai in questo proposito?

D. Che la natura dell'aque è molto più vivace che quella della terra, et ideo multiformia, et plura animantia marina, quam terrestria.

A. Mi sovviene averlo letto et quello parimente che dice nel libretto intitolato della lunghezza et brevità della vita, cioè li animali maritimi essere di più longo vivere che i terrestri, oltrechè leggendo tal'hora il Cardano, il qual fu huomo dottissimo benchè lontano in alcune cose dalla comune opinione, ho trovato queste proprie et formali parole nel l. 9, se la memoria non m'inganna, delli animali perfetti, maximi sunt pisces terrestrium animalium comparatione avium haud longe magisò ma se l'aqua, come lui stesso dice nell'opera delli elementi, è quasi non necessaria, et il meno delle cose intrinseche, come la chiamava il dotto Simplicio, come di gratia si verificherà di lei l'innumerabil copia dell animal che effettualment vi si cononoscono?

D. In questo mi riporterò sempre alla comune opinione de' nostri filosofi, benchè noi habbiamo una massima presso i nostri leggisti, che la dignità deve preporsi alla moltitudine.

A. Comun' opinione in questo affare, molto più l'essere l'aqua che la terra, come quella che è maggior della terra stessa, poichè, come dice Alberto Sassone (huomo dottissimo tra quei popoli dell'avanzo dell'esercito Macedonico, adoratori già del tronco Irminsul, cioè della colonna..., et del sostegno del tutto sotto questa parola barbara et aspra et spetialmente nel 2. del cielo) è provevole opinione dei dottissimi che tutto quello spazio, che è dall'equinoziale al cerchio dell'orsa per i poli del settentrione « mezzogiorno, sia coperto dall'aque, et l'avanzo che non è una quarta intiera essere discoperto per la nostra habitatione, al qual parere come che sia conforme ad
[129] Aristotile (il qual in tutte queste cose dottrinali meritamente è havuto da tutte le scole per prencipe) si può soscrrvere ogni bon filosofo.

D. Et che dice il vostro Aristotile in questa facenda?

A. Che i luoghi di monte o l'eminenze ([come appare nel libro delle materie) a guisa d' una sponga sopra sospesa, scaturiscono aque in molti luoghi, dal qual non ponto disimile l'illustrissimo cardinale Contarini (soggetto non manco degno del sacro principato che della famiglia illustre, ricca ugualmente d'heroici Senatori che di Principi serenissimi) disse tutta la parte da noi habitata, a guisa di una sponga, essere piena d'aqua; onde essendo esse nelle viscere della terra, sopra di lei et sopra il fondamento per temperare il calore indottovi dal moto delle sfere, è necessario dire, che molto più sia l'aqua che la terra, come prova Platone divino nel Fidone, Severino nel 3.° della consolazione filosofica, Averroe nel 2.° della meteora * benchè il Clavio et molt' altri illustri dei moderni sentono ch'ella habbia un comun centro con la terra stessa et per conseguenza non v'essere maggioranza alcuna e forse non irragionevolmente; come prova il mio illustre compatrioto Francesco Picolomini, huomo nelle dottrine segnalatissimo, ciò che a contrario si trovò presso li antichi geografi. Ma di gratia, lasciata ad altro tempo ogn' altra digressione, vengasi air esposizione di quanto promesso mi havete, dichiarandomi, oltr' alle molte già intese queste due cose, cioè di che emolumento possano essere questi scogli alla città et i venti coi quali si facilita o difficulta l'entrata.

D. Belle domande veramente, benchè io non sappia quanto sieno necessarie per la compita intelligenza di questo Porto; al quale, posto il caso che la punta del Mugillo tagliata fosse, come fu fatto delle [130] Alpi tra noi e i Galli per mezzo l'aceto et il foco dal gran cartaginese Annibale, non sarìa lègno, che non desse capo con molta nostra utilità et honorevolezza; ma vanghiamo hormai a dire della qualità de'pesci che vi si trovano, e poi tratteremo del rimanente secondo la vostra richiesta.

A. Sì, di gratia.

D. Credo ch'habbiate presentito, perchè cominciai da quel che più importa, delle belle pesche de' toni che qui si fanno anno per anno sotto i mesi di luglio, agosto et settembre, et la spesa grandissima la qual vi si fa da' principali et compagni della correnza, dappoi che s'è gettato l'ordigno in mare di non poca valuta bisognando di continovo mantenervi le sue guardie.

A. L'ho inteso.

D. Ma forse non sapete all'incontro l'utile che quindi avvenir potè, posto caso che venga la volta del passar di questi tai pesci.

A. Et di questo anco m'è stata fatta mentione, ma poco convenevole; però desidero havermi da voi più certa contezza.

D. L'utile, signor mio, alle volte è stato tanto, che non par cosa da credersi, perciocchè cacciati questi animali da venti maestrali di Provenza in Franza pei giorni estivi, et circa il principio dell'autunno entrano a schiere grossissime in questo Porto, et l'empiono di sorte, che molte volte, si sono viste piene le vicine rive.

A. Mi potreste voi dare la quantità loro determinata?

D. Udite, di tre posti che sono in questa pesca, ciascuno delli quali ha il numero di persone^ 40, o poco manco, è tal volta toccato per parte, detratta ogni spesa, ducati 20 per persona al vendersi di questi toni due soldi et sei a tre bezzi la lira, et hanno [131] avanzato di peso molte volte 300. Hora formatevi voi per voi stesso la conclusionale.

A. È forza che fossero assaissime miliara et, come tutti dicono, è questa una caccia nell'onde di grandissimo diletto, ingegnadosi eglino, poichè son fatti cauti dell'inganno, di torsi all'artificiata prigione con gran sbattimento et salti a guisa dei delfini.

D. Pensatelo voi medesimo; ma da non so che anni in qua1 non v'è stata quella copia, che suole, o sia la poca fortuna di questo luogo, nel quale ha ella più volte con impeto esercitato lo suo sdegno, o che questi, dal loro naturai istinto ammaestrati, abbiano preso altro corso.

A. Di che altra sorte di pesci di valore sono queste aque nobilitate?

D. Qua havete dentali esquisitissimi di più di 25 libbre, varoli di 10, 12, granchi di 25, orate fin di 10 et 12, cevoli di 8, palamide di 5 et 6, brancini di 3 et 4, calamari di 3 et 4, anguille di 4 et 5, sgombri et taluni di una libbra, sfogli, barboni .... et d'altre sorti per copia grandissima.

A. E dove lasciate voi li astigi, granciporri, et grancevole?

D. Di questi non se ne tien conto: al suo tempo tanto grande abondanza ve n' è, et delle grancevole spetialmente. Che mi dite dunque delle ricchezze di questo Porto?

A. Et che posso io dire dove le cose parlano? quanto a me son di parere, che non ve ne sia un tale et ben convenevole che così sia per haver proportione con la magnificenza di questa generosa et illustre figlia di Roma, tanto per la dignità sua, quanto per lo tempo, essendo ne' secoli addietro stata città regia et imperiale come dimostrano le sue molte ricchezze altrove trasportate.

D. Donde cavate voi che questa nostra città fosse già regia et imperiale? [132]

A. Dalla Sacra Historia del santo Vescovo di Cittànova, Fiore, quando il vano che si dice essere dal Zaro fino alla riva (come s'afferma della gran regina di tutti i regni di certa via sotto l'istesso letto del Tevere) et tant' altri edificj di scoltura maravigliosa non bastino a persuaderloci.

D. Et che dice questa historia, che se ben anch' io l'ho letta, appena che or me ne sovviene come di certa imagine et ombra..

D. Bel testimonio, se Dio m' ajuti: ma qual era l'altra vostra domanda?

A. La prima era, se questi scogli sono così utili come d' hornamento; et la seconda, con quai venti si possa pigliare porto, et quali l'impediscono, et avvertite quanto a terreni coltivati, et il beneficio ancora che quindi a noi nasce dal rompersi di questi venti australi, per la sanità dell'aria regnandovi simili esalazioni, et altre sorti quasi sempre con non mediocre danno di seminati et frutti della terra soggetta in questo clima o a siccità grandissima, come il suolo rosseggiante dimostra, o a piove estreme: [133] però sforzatevi, di gratia, di darmene qualche altra ragione.

D. Et che cosa potrei io in ciò apportarvi che avesse del ragionevole? se non si tratta di propugnacoli o luoghi di difesa che quinci et quindi a distruzioni dell'armi inimiche alzare si potessero (alla guisa de' castelli del famoso Bisantio, seggio illustre del gran Costantino ad altro Costantino, come quello figliuolo anch' esso d'una Elena, alli augustissimi imperadori d'Oriente fin all'acquisto fattone con grossissimo esercito da Macometto re de' Turchi, bisavolo di Soliman et signore dell'Asia minore, hoggi Turchia addomandata, con altre assaissime provintie signoreggiate dal barbarico valore che della Scitia per T... discese fin nel 1453) io non saprei a dire il vero, fuori dell'assegnate ragioni, dirvi cosa alcuna.

A. Bene per certo, perciocchè in ciascun di questi luoghi stava per avventura bene qualche torre, o fabrica di difesa, ma ai venti ch'hormai pur finalmente e hora di raccorsi i benigni loro fiati in terra, essendo gran peso che colla navicella de lo 'nteletto, et con li remi della lingua navighiamo tra questi scogli et voragini del profondo.

D. Questo è più presto concetto da filosofo che da leggista, et però molto più ragionevole dovrei io chiederne informazione da voi, che di questi studj siete professore.

A. Lo intendere che cosa sia vento et differenze loro accidentali, non essentiali, poichè tutti sono di una spetie spetialissima, essential essendo per ogni vento esalazione calda o secca mossa pur fermo d'intorno alla terra per la riverberazione che si fa della freddezza della mezzana regione dell'aria, et parimente il numero et effetti loro, è per avventura, come voi ben diceste, più cosa da teorico da filosofia che d'altro artista o scientifico; perciocchè non capisce l'idiota [134] come il vento sia caldo, et seco seguendo in esso per Io suo soffiare l'effetto del raffreddarsi o rinfrescarsi, et non può con l'ignoranza de1 primi prìncipj naturali et delle impressioni meteorologiche intendere come egli nel mescolarsi co' vapori freddi et humidi, nei quali s'incontra, freddo contro il suo naturale divenga, come altresì gli accade dall'unirsi o portar secò dell'arie fredde, per le quali passa per cagione il boreale tante volte infesto a questa regione, conciossiachè venga da luoghi freddi, et passi per arie fredde, freddo soverchio esperimentiamo, nè capisce il volgo indotto, come distinguendosi essi conforme alle quattro stagioni hanno secondo sè quattro qualità, del caldo, freddo, humido et secco, possano difinirsi dalla sola candita; et finalmente come gettino per terra li arbori et li edificj, conciossiachè il corpo sottile et raro si curva con più impeto et più velocemente che un altro corpo, come di questi fiati adiviene, quali per Io sole nascono et terminati sono poichè Sol, et cessare facile et procreat spiritus, secondo il filosofo; et per dire anco del numero, non possono intendere come considerati secondo i ponti della circonferenza dell'orizonte possano porsi quasi infioriti, come n' assegnino 32 i providi naviganti conforme ai punti tra sè notabilmente distinti, ch'hanno significazione nella sua circonferenza dell'orizonte stesso, o come distinguendosi secondo le prime qualità non possano essere più che quattro cardinali, cioè Solano, Favonio, Borea et Austro, i quali soffiano da punti principali dell'orizonte, o delli angoli quattro della terra divisa anch' essa dal quadripartito essere de' corpi et del mondo in quattro parti, o se osservandoli secondo la distintione delle parti 12 del zodiaco, sotto le quali il sole ha virtù d'elevare dalla terra e dall'aque i vapori debbano porsi più di dodici, avvenga che i pratici semplicemente, come si mostra nel [135] bossolo della navigazione, ne ponghimo otto tra... che chiamano Neri per essere il nero, come io credo, semplice colore, et i bastardi figurati coi mezzi colori, et tante quartoline nelle quali si fanno i sottoventi secondo che si dimostra nella partita dalla periferia al centro per sei altre linee; ma l'intendere con quai si debba schivare i naufragi o pigliar terra in mezzo l'orrore della procella è per avventura più cosa da pratici, che da teorici, però come ch'io mi creda che la Vostra Signoria n' abbia talvolta sentito discorrere da naviganti, de' quali questo luogo ha la sua parte, m'è parso potemela domandare critico et in antiquo in... cognita omnia, come fu detto d'un vostro simile leggiadramente.

D. Quanto a questo particolare credo veramente che potrà bastarvi la mia semplice relazione, senz' altro; ma non so vedere quanto questo sia a proposito del mio oggetto.

A. Questo, signor mio, serve tra l'altre cose a conoscere la postura et sito del luogo, dal cui stato et essere molto più si mostra degna delle altrui lodi perocchè come parte dell'invitta et comune patria Italia, attrice già di tanti scettri imperiali et regj, in essa col sito e' ha in questa riposta piega del mare Adriatico quasi a perpendicolo riguarda, dimostrandosi facile al tutto, ove bisognasse i soccorsi delle galere et altri legni di ponente, conciossiachè a drittura nell'occaso ferisca; et se ne potessimo fermare la pianta con figurai dimostrazione (come havrei voluto per più chiara et eccedente cognitione del lettore curioso) vedreste di quanto commodo et sicurezza in questo ritratto luogo della più illustre figlia dell'Europa gli sia l'aspetto et postura ch'ha oltre le belle rive, le quali osservate coll'arte di topografia si renderebbono ai riguardanti di questi inchiostri molto più belle et intellettuali. [136]

D. Intendo finalmente la mira ch'havete avuta, et conesco il parer vostro camminare coi piedi della ragione et discorso; però non essendo questo un negozio che rìchiegga grand' apparato di parole, come quello che è posto nella coscienza de' più volgari, dirò brevemente quel poco ch'io n' ho inteso.

A. Voi mi date la vita, perchè questo apponto desidero anch' io.

D. I venti coi quali si può pigliar porlo, in questo nostro spetialmente situato a drittura verso ponente, sono quelli che soffiano dall'ostro et mezzogiorno, ai quali come che col temperamento del caldo loro levati molti vapori li chiudano et stringano in nuvole, succede facilmente la pioggia et parimente i maestrali che son prossimi a tramontana, alla quale, figurata nel bossolo con segno quasi piramidale, incammina la calamita dell'ago o d'ottone o di ferro, che è l'istesso, fuso del centro, così parimente il garbino, quei di Provenza et i boreali mezzani dissipatori al tutto quando sieno forzati di ogni vapore et nembi; et dall'altra parte commodi all'uscire, sono li scirocchi di non poco danno sovente ai frutti della terra, non pure alli huomini et spetialmente all'olive et uve et cosi somiglianti, et poco giovevole alle saline, che a questi nostri paesi con li oliveti sogliono recare gran parte del vivere, benchè vi sia gran copia di biade, come frumento et segala, se l'aridezza naturai del terreno, o prevenuta da qualche piovetta amorevole, perche quasi tiene assaissimo il secco; et l'istesso affermo de'levantini austri mezzani o aquilonari. Ma bisogna riportare il ragionar nostro allo stato et essere dell'onde.

A. Resto soddisfatto, et come che questa vostra Pola fin nelle minime sue cose si dimostri degna d' ammiratione come ben avete voi coi bellissimi discorsi cosi provato, oltre a quello ch'io stesso ne ho visto, la giudico degna, di miglior fortuna. [137]

D. Quel ch' ella stata si sia già havete per voi stesso coll'intelligenza che da me v'havete havuta, commodamente definita; ma che direste se si potesse havere conoscenza intera di tutti i particolari intorno l'essere di tante segnalate fatiche et prime loro disposizioni?

A. Credo s'havrebbe havuto più gusto, et più ampio saria stato lo ragionamento; perciocchè havendo noi parlato d'alcune cose come in aria, non s'è potuto nell'abbozzamento di cronica pronuntiare, fra l'infinite che segnalatissime vi sono state, cosa alcuna certa; ma ben secondo la congettura, et verisimile dove che lo Anfiteatro solo et il Zaro sono soggetti per un intiero volumine.

D. Così è veramente, perchè gran materia fra hora di discorrere dà l'Enciclo che dalla parte di sopra si vede, congiungendo alla foggia d'un arco le due machine hora disgiunte; gran causa di ammirare l'opra, sì vaste pietre d'intaglio rustico, la diversa disposizione di palmenti, le colonne illustri forse del primo salone in quell'eminenza, et tanti realti a foggia di porto in pie dell'edifizio: — et per tornare a quel che accennate di tante particolarità a questo, fanno grand' argomento nel monastero delle reverende Madri di San Teodoro, il quale è quasi su la porta di San Giovanni, i volti assaissimi, i quali asseriscono trovarsi sotto il suolo herboso del loro horto, tra i quali affermano trovarsi una cava sotterranea serrata hoggidì da molte herbazze et germogli inutili; anzi narrano per quella cava già essersi disceso, et haversi tratto (come loro han sentito contare alle più attempate) molte cose sacre, come se fosse stato un secreto per i tempi di guerra, et si può credere perchè non repugna nè al senso nè al credere più necessario a nostra professione.

A. Ha del verisimile, se si riguarda alla felicità [138] propria di questo luogo pieno di tesori spirituali et sacri, et, senza forse, anco di materiali; come sono in proposito (lasciando di ragionare de' caduchi, et di vane medaglie che in qua et là sovente si sono trovate) i corpi santi della città proprj et d'altri luoghi, tra i quali si stima il Beato Germano nobile di questa città, et il Beato Ottone in San Francesco. Ma mi maraviglio più delle sue disgrafie, considerata la fedeltà di questi popoli a questo serenissimo Dominio; et per argomentare, come si dice, dal più al meno o dal meno al più, se non appartenendo a questo glorioso et felicissimo stato (che da Iddio sempre più favorito sotto il sacro et alato Lione accresca in onta del superbissimo Serpe d'Oriente, et d'ogni tirannica estorsione o violenza) volse anzi sostenere d'essere saccheggiata, depredata di ogni sua ricchezza, bruciata, et finalmente ridotta quasi per niente sotto l'ombra sua, presaga d'essere ritornata dopo qualche tempo sotto la felice provisione di questo Imperio d'aristocrazia, ovvero d'ottimati (ch'agguaglia per lo più nell'illustrissime sue membra l'antica chiarezza et glorie de' Semidei) nel primo essere suo, — quali, signor mio, possiamo noi credere, che siano per mantenervisi gustato con molto loro otio et quiete il giogo d'essi suavissimo tra i quanti n' ha il mondo per segnalata et giusta pietade.

D. Voi stesso pensatelo, et s'io debbo in ciò pronuntiar cosa alcuna, concludo che i privilegi con~ cessi a questa nostra nobiltà, benchè ampissimi et degnissimi per la fedeltà già dettavi (ne' quali appare, per dirvi anco del loro formai et proprio tenore, come per guiderdone della loro fede! tolleranza alle piene depredazioni, sacchi, et incendi sofferti, dati gli furono), siano per parere loro niente, paragonandoli ai beneficj et gratie che hanno per havere di bel novo..

A. Così piaccia a Dio principal datore d'ogni [139] bene per la restituzione di questa bella patria ad honore di questa serenissima Republica, unico propugnacolo hoggidi contro l'armi scellerate del comun inimico, mantenitor con molti scettri et corone della dannata setta Maumettica; ma che resta finalmente a fare a voi altri, che l'habitate, succedendo nel luogo illustrato di corona imperiale et regia alle glorie et fatti gloriosi di mille heroi et Semidei?

D. Parte nostra sarebbe (et spero un giorno conseguiremo, Iddio benignissimo prosperando, come da molt'anni in qua, questa città), che poichè non potiamo coll'havere, almeno col darsi alli studj di vera gloria per mezzo di bone lettere, o lo splendore dell'armi, le quali sono, rispetto il loro fruttuoso essere, come un bel fiore, ci rendessimo degni di questo vago soggiorno, adombrando nelle notre attioni l'honor et studio di quei primi, che meritamente chiamò già il Poeta segni o imagini spiranti.

A. Così veramente converrebbe che si facesse, et forse che non saria irragionevole, che i clarissimi Rettori et i nobili del Consiglio in parte s'occupassero in questo, procurandovi anco qualche mezzanità, per dargli compimento, appresso l'eccelso Senato; perciocchè lasciato per hora di dire al commodo che si trae dal traffico, non è cosa che più nobiliti una città o stato (come s'è visto già ne' primi Romani, et in questa bella Republica delle lettere et armi, et se n' accorgerà anche questo stato) quando si sra le vestigia dell'heroico valore del Cardinal Contarini, d'un Domenico Veniero, d'un Tiepolo et altri ben letterati, de'quali più s'illustra che d'un papa Paolo, et d'altri principati, et quindi sotto la voce di Maestà Imperatoria si descrive il valore armato di leggi et d'armi adorno. Ma intorno a questo nostro soggetto habbiam detto più che abbastanza per quello che sapere si può, però [140] è tempo che raccogliamo homai le vele ai nostri discorsi.

D. Come a voi piace, ch'io quanto a me non mi vedrei mai satio di trattenermi virtuosamente con voi.

A. Questo nasce da vostra bontà, et certo sia più che da mio merito, et ve ne ringratio quanto più posso lasciandovi per adesso fin'a nova occasione.

D. Andate che Dio v'accompagni, sicuro d'essere da me amato come cosa propria.

A. Baciovi le mani, state con Dio.


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Created: Sunday, November 14, 2010; Last Updated: Sunday, April 03, 2016
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