Sulla mal'aria dell' Istria.

Da tre secoli, se non più, a questa parte, grande rumore si fece per tutta Italia ed altrove sulla mal'aria dell'Istria; e tale corse la fama che dotte persone, recatevisi a studio di cose antiche o di altro, precipitose fuggirono, più presto che se la peste vi avesse dominato. Quanta parte avessero in sostenere tale fama la troppo facile credulità ed il timore, o l'interesse privato, o la prevenzione, non vogliamo cercare; piuttosto ci faremo ad accennare le vicende della publica salubrità, le cause promotrici della mal'aria, ed i mezzi adatti a porvi riparo nell' intenzione di vedere completati i fatti che starno per addurre, rettificate le idee che primi azzardiamo; e ben saressimo contenti se l'altrui ragionare ci portasse a richiamare ciò che in oggi, profani del tutto, intendiamo di esporre.

Gli scrittori dei tempi romani, mentre parlano della mal'aria della campagna di Roma e della Sardegna, tacciono affatto dell'Istria. I monumenti patri di quella età ricordano il culto a Borea, a Silvano, alla Fortuna, alla provincia medesima deificata, nessuno alla dea Febre, ad Esculapio, ad Igea; e l'unica leggenda che ricorda la Salute Augusta per l'incolumità di Pinguente, è giudicata falsa da qualche esperto; e fosse anche sincera, come con assai ragioni [144] esserlo dovrebbe, tocca una sola località, e sembra accennare avvenimenti particolari anzi che generale condizione. All' opposto, popolose città e castella per le spiaggie marine e nell'interno troviamo anzi ivi maggiore la frequenza dove in tempi più tardi maggiore l'insalubrità Pola, cioè, Parenzo, Cittanova, Omago; e le campagne tutte troviamo popolate di villaggi e di villette e di pretori; frequentissima la comunicazione con altre salubri provincie, e l'Istria da illustri persone, da doviziose famiglie frequentata, anzi scelta a domicilio di delizia e di elezione. L'abondanza di lavacri freddi, ai quali il carattere di santità attribuivasi; la quantità di serbatoi privati di aqua potabile, mentre i publici aquedotti abondavano; il culto prestato ai lavacri; ci sono piuttosto testimonianze di ordinamenti generali a conservare la publica salubrità: ai quali aggiungere devonsi le pratiche domestiche trapiantate in Istria da Roma, la di cui campagna era febrile, quale l'uso delle vesti lanee, delle bibite tiepide, dei bagni frequenti ce lo dimostra.

Nel sesto secolo, il segretario del gran re Teodorico, Cassiodoro, descrivendo la provincia ne lodava il mite clima perchè nelle parti settentrionali rattemprato da venti di terra, e celebrava la purità dell'aere, in preferenza di altre regioni italiane 'non meno felici, perchè non viziato da averni, o da maligne esalazioni; testimonianza questa solenne, publica, di persona dotta ed esperta della provincia, che nel sesto secolo cause locali non vi erano di mal'aria, e seppure vi fossero state, leni e facilmente vincibili, se dell'Istria, anzi di Pola precipuamente dicevasi essere delizioso soggiorno.

Nel mezzo tempo lo stato delle salubrità publica non può essersi radicalmente cangiato, se ancor popolate città, e terre e borgate incontriamo, ed opere grandiose di chiese e di palazzi e di castelli frequenti [145] e ricche le abbaile, numerosi i monasteri; regolare e potente il publico reggimento delle città e dei contadi; condizione questa che non permette supporre insalubrità generale.

Le orrende pesti, venute sempre dal di fuori, ripetute molte volte in un solo secolo, e sempre fatalissime, disertarono sul principio dei tempi moderni la provincia; l'ultima è appena del 1631, e segna per molti riguardi un' epoca nella storia d' infimo stato di abbiezione. La popolazione diminuì nelle regioni settentrionali, sparì pressochè tutta nelle centrali e meridionali, già per anteriori vicende decimata. Le pesti, effetto altrove di sovvertimento di ogni buon governo, furon pure causa di sovvertimento nell' Istria, perchè l'enormità della sventura fu maggiore di ogni animo, di ogni prudenza. Ristrette le cure di ogni uomo alla conservazione della propria individualità, sottratto ai traffici alle relazioni, non solo fra Provincie e provincie, ma fra città e fra luoghi; inutile a lui la proprietà di latifondi, alla di cui coltura mancavano le braccia, prostrato l'animo per la repentina perdita di care persone; i publici ordinamenti siccome superflui, vennero dispregiati ed ineseguiti. I Magistrati, avviliti, soprafatti da tanta sventura, inutilmente imperavano, provedevano; rotto ogni vincolo fra privati ed autorità, e gli uni e le altre disperarono di ogni umano soccorso, miscredettero alla possibilità di ogni provedimento; e si abbandonarono onninamente alla misericordia di Dio. Il principe veneto avrebbe potuto venire in soccorso alla generale noncuranza, e supplire al difetto dei singoli governi; ma intento alle bisogna della dominante, non meno delle Provincie maltrattata, a questa provincia d'oltremare non provide nella disgrazia; nè per lui il fecero quei rettori che ogni 16 mesi cangiavansi. Cessato il malore, i provedimenti per rimediare furono tardi; [146] scemete le fortune, avviliti gli animi, ne venne generale noncuranza, noia al lavoro, malfidenza in ogni provedimento di governo o di sanità; della quale epoca di duolo mai avressimo parlato, se appunto non occorresse mostrare a quale ultimo stadio di decadimento fosse la provincia arrivata. E ciò intendiamo dire dell'Istria media ed inferiore, perchè la superiore a tali disperate strettezze non fu ridotta nel XVII secolo.

Spopolate le città e le ville, crollavano per incuria le case ed i casolari, erbe infeste crescevano per le piazze e per le vie, e sui muri, e sulle muraglie; rotti erano gli aquedotti, crollati i volti delle cisterne, interriti i canali di scarico, i rigagni; rovine e rovinacci dappertutto; colle fortune erasi scemata la sicurezza publica. Sotto tetto, scarso quanto mai si potè, entro mura cittadine, si uniron le famiglie rustica ed urbana; lo stesso meschino casolare fu abitazione, granaio, cantina, ventilatore di prodotti freschi, stalla ed abitazione ad un tempo; il cortiletto, letamaio e fogna; i laghi davano aqua impura agli uomini ed agli animali; pratiche, che, sancite poi dall' abitudine, si perpetuarono nel proverbio campi quanto puoi vedere, casa quanto puoi stare , nè hanno del tutto cessato. Abbrutito l'uomo dalla disperazione di miglior sorte, al solo bisogno materiale provide, nè a migliorìe, od aumento pensò; preferì l'ozio, compagno anzi frutto di animo prostrato; l'allegrezza soltanto muove al travaglio; e questa verità altro proverbio consacrava cuor contento, Iddio aiuta. Tale era l'abbandono, la diffidenza in ogni umano rimedio che videsi rimanere sorda una città alle esortazioni del suo prelato, il quale la scongiurava per amore di Dio a provedersi di medico e di speziale; due secoli dopo non li aveva ancora. Ma su ciò basti.

[147] Mentre tali cause operavano nella provincia, cause non diverse promovevano l'impaludamento di terreni al di là del mare, dalle foci del limavo a Ravenna. Quelle maremme, delle quali gli antichi, quasi fosse miracolo, celebrarono la salubrità, divennero per l'abbandono del governo delle aque, insalubri, letali ai circostanti, ai lontani; al romore di operose città, di attivo movimento, succeduto era quello del ranocchio, e fatali esalazioni sulla penisola istriana si rovesciavano.

In altro articolo segnammo, dietro fonti attendibili, il movimento della popolazione nella provincia (Vedi n.4 dell'Osservat. triest. 1843): questo movimento noi prendiamo a misura e segnale della publica salute, nè crediamo potersene sostituire altro più sicuro. Segnando questo un decrescimento nei primi decenni dopo l'ultima peste, ad onta delle nuove genti trasportate dal principe veneto, siamo autorizzati a supporre che ogni germe pestilenziale non fosse per allora sparito, dacchè più tardi senza cessare di altre cause la popolazione si aumentava. Alle quali cause la providenza publica volle in qualche parte supplire; ma dagli effetti non avendo rimontato alle cause, gli ordinamenti tornarono inutili, ed anzi considerare devonsi piuttosto quali esperimenti a tentone. I medici, limitati al governo di singoli individui non potevano rimediare ad una causa ch'era generale; nè arrivò a nostra notizia se incarico avessero avuto di provedere all' igiene publica. Si attribuì la mal'aria alle paludi, se ne andò in traccia; e l'essiccazione di un inconcludente rigagnolo di Pola venne tramandata con marmo scritto ai posteri, quasi il male fosse stato tolto alla radice. Non trovando paludi, si parlò assai dei laghi per gli animali, pur troppo asciutti nella state; e perfino si pensò a quella poca aqua marina che nella state su qualche masso di pietra repentinamente [148] essicca al calore solare; si pensò ai bòschi; più tardi, in sulla fine del secolo passato, si attribuì il male all'aqua potabile, alle mura delle città, si costrussero cisterne, si diroccarono porte e mura; ma presto gli effetti contradicenti si mostrarono; migliorò l'aria e dove si costrussero cisterne e dove mancavano; dove si atterrarono le mura e dove esistevano; e mentre in un luogo si deplorava il taglio di un bosco, nell'altro il si desiderava. Così giunsero le cose fino ai dì nostri; nei quali la fama, non ispogliata peranco delle reminiscenze dei due secoli precedenti, accusa ancora d'insalubre la spiaggia tutta dal Capo Salvore al Capo Promontore; indica innocua l'aria nell' Istria superiore e nell'interno tutto.

La quale insalubrità si mostra nelle febrì periodiche generalmente frequenti, non calcolando le perniciose che assai sono più rare. Regnano in vero le periodiche sulla costa tutta fra i due capi, ma anche in altre località; diremo soltanto di Trieste (il territorio della quale, cominciando dai cimiteri nuovi, non va esente) che in due contrade da 700 febricitanti in un sol anno si contarono; ed abbiamo incontrato la febre su altezze di 200 klafter sopra il livello del mare, nell' interno dell'Istria, sulle alture e nelle valli, alla spiaggia ed alla montagna, nelle città e nelle campagne, sulle terre rosse egualmente che sulle bianche, sull' arenaria egualmente che sulla calcare, sul versante dell'Adriatico come su quello del Quarnaro; su terreno fermo boschivo e coltivato, come sulle isole e sugli scogli nudi. Tutta quanta è la penisola dalle alture di Sant'Anna presso Trieste in giù, ha comune la costituzione febrile, ma nè tutta in eguale grado, nè tutta in ogni tempo.

Questa costituzione febrile è quella identica che nei paesi maremmosi si osserva, e che alla condizione dell'aria, perchè impregnata da vapori aquosi, deve [149] attribuirsi. Già nei secoli passati questa condizione di umidità dell' atmosfera erasi osservata; e se ne rintracciavano le cause nella provincia stessa, sebbene inutilmente; ma in ogni tempo potè osservarsi quella tanta umidità che in sul cadere del sole precipita nella state, e che aguazzo con nome volgare si dice: umidità che è tanta da potersi in qualche luogo eguagliare negli effetti a pioggia estiva. Nè senza questi aguazzi potrebbesi matenere quella rigogliosa vegetazione che si ha, mentre scarsissima è la pioggia nella provincia tutta, arido di natura il terreno, e per le cavità sotterranee inetto a contenere l'aqua. L'umidità dell' atmosfera è dovuta alle esalazioni delle maremme al di là dell' Adriatico, alle esalazioni del mare medesimo, le quali portate dai venti d' oltremare vengono a precipitare sulla provincia. I maestrali costantemente dominanti nella state attraversano le paludi del veneto estuario ed il golfo, freddissimi piombano e fatali; i venti umidi aggravano ancor essi la condizione, precipuamente i scirocchi e gli ostri. Da ciò viene che alcune località, perchè guardate contro il soffiare di questi venti, o perchè fuori del loro cammino, godono migliore sanità; che in anni di costanti e durevoli scirocchi, sono le febri frequenti anche in paesi pel solito immuni, per cui il proverbio anno di formentone, anno di febre; e che le popolose città per la copia di fuochi godono condizione migliore. E d'altra parte ad aggravarla concorrono circostanze anche minime; posizione bassa, difficoltà di movimento nell' aria, calcinacci di rovine sepolte, valli, aque ristagnanti, ed altre ancora. E come lo stato di queste maremme va migliorandosi, migliora la condizione; citeremo ad esempio soltanto il luogo di Omago, altre volte infame per l'aria, da quando le paludi aquileiesi cominciarono a migliorare, vide migliorarsi l'aria, e cessarono quei [150] frequentissimi turbini che, alzatisi su quelle maremme, appena traversato il mare scaricavansi. Ed Omago che nel 1797 contava 300 abitanti, ha in oggi quadruplicato il numero.

Questa costituzione non è del tutto vincibile; perchè quand'anche le maremme tutte da Grado a Comacchio venissero governate a modo da essere restituite all'antica condizione saluberrima, quand'anche temere non si dovesse danno da nuove insalubri coltivazioni; i maestrali, gli ostri ed i scirocchi rovescierebbero sempre umidità più di quella che occorresse a mantenere perfettissima l'aria; i maestrali colla frigidezza loro sempre altererebbero nei corpi umani repentinamente la temperatura.

Non pertanto, supplendo a difetti locali del terreno, adottando quel regime di vivere che la costituzione esige, quanto in altre provincie può condursi in Istria vita sana e lunga. Il discredito in che fu posta non corrisponde alla verità; i fatti che addur si possono vanno ad altre cause riferiti, e dei motivi di discredito, a quanto abbiamo detto nulla vogliamo aggiungere, che al proposito nostro non fa.

Pensiamo pertanto dover portare ottimo giovamento il non aumentare le cause di umidità dell' atmosfera; e l'arrestare gli effluvi d'invincibili esalazioni locali, togliere cioè le aque inutilmente stagnanti, ed inselvare quelle spiagge di vallate oltre le quali si portano i vapori; perchè è proprietà delle piante l'arrestarli in sul cammino, ed trarli a sè. Dalle case di abitazione si tengano lontani e le stalle e i letamai, e precipuamente i prodotti freschi. L'uso di asciugare i frumentoni nelle stanze da letto, nelle case di abitazione, è pernicioso; l'umidità rimane nella casa e viene assorbita. Alle muraglie stesse delle case dovrebbe porsi mente; il materiale calcare assorbe facilmente e mantiene l'umidità; nelle case la [151] ventilazione sia promossa, ed adoperati mezzi essiccatori dell'aria.

E quanto al regime di vivere, in pochi precetti il raccoglieremo. Non trovatevi all' aria aperta in istagione calda mezz'ra prima o mezz'ora dopo il cadere del sole: tenete durante questo tempo chiuse le finestre della stanza; dopo quest'ora apritele pure, e sortite, seppur lo volete; meglio è però restare in casa. Godete dell'aria aperta alla mattina che è la migliore. Se dovete od assolutamente volete stare all'aperto al cadere del sole, copritevi di mantello per quel tempo, poi gettatelo pure. Non aggravate lo stomaco: mai, per nessuna occasione, questi peccati sono mortali; non cenate; se non volete credermi, osservate le febri, e' è sempre del gastrico. Mangiate cose leggere, sostanziose e sane. Non bevete mai aqua di fonte nè aqua fredda nè aque impure di laghi, bensì aqua di cisterna ch'è purissima; ed anche I' aqua di cisterna tingetela di mastice o mistrà. Bevete vino; se volete anche un bicchiere di più, ma un piatto di meno. Fate pure uso del caffè, ma nero. Giacchè tutti fumano, fumate, non vi farà male. Non lasciatevi sedurre dai venti freschi, specialmente dal maestrale; non lasciatevi mai da quelli sprprendere se siete in sudore; il sudore arrestato vi porta la febre, siatene certi. Guardatevi dagli alberi; non lasciatevi sedurre a dormirvi sotto o riposarvi d'estate; non dormite di notte all' aria aperta. Non lasciatevi sorprendere dalla pioggia, se ciò vi avviene, tenete in movimento il corpo perchè la traspirazione non cessi, poi cangiate di vestito. Vestite di lana, e mai di lino, anche la camicia; anzi portate camicie di seta, come i levantini, è una certa seta floscia, che nessun incommodo dà, e si lava benissimo. Guardatevi da ogni causa che fermi la traspirazione, guardatevi dai venti freschi nella state che seducono. Tenete sempre [152] coperto il capo e sempre asciutti i piedi. Curate assai la polizia del corpo, fate uso di lavacri generali, dei bagni di mare, non però sempre chi va nuotar d'agosto non beve il mosto . Non nuotate in sulla sera. Sia pure caldo, e la mattina e la sera, accostatevi al fuoco brillante; una vampata allegra, vi gioverà molto, vi asciugherà e vi rimonterà la fibra. Datevi indistintamente tutti ad una fatica moderata del corpo, se fosse anche eccessiva non vi farà male; fuggite l'inattività. Lasciate le malinconie, state allegri sempre e di buon animo, sempre allegri, sempre di buon animo; le afflizioni il malcontento sono fatti apposta per far venire la febre e per far l'aria cattiva. Quando vi sentite male, non diferite; subito il medico; va bene il prete, ma anche il medico; e subito eseguire ciò che vi ordina, e se è chinino non diferite. Se non avete medico, chiamate il chirurgo, purchè sia qualche anno nel vostro paese: non diferite; non sarà nulla, ma può essere: oggi con una dose l'esperto vi salva, domani non è più possibile e dovete patire. Se avete medico con voi, tenetevi a quello del paese. Se l'accesso non è repentino, cominciate col purgarvi, fatelo sempre se ne avete tempo. Non parlate della mal'aria; ricordatevi che ove predomina una malattia, le altre sono rare; e la febre è poi sì facilmente evitabile e vincibile, la febre non accorcia la vita. Se pigliate la febre curatela sempre nello stesso luogo dove l'avete pigliata; in altro paese potrebbe tenersi per tutt' altro male.

Questi precetti che accenniamo, dall' esperienza li abbiamo dedotti, non di questa provincia soltanto, ma di altri paesi coi quali l'Istria ha comune la condizione topografica e la condizione igienica; nè questi precetti possono venire in conferma di quella fama che della salubrità in Istria corre; perchè l'abbiamo [153] detto, la fama non corrisponde alla verità; di che ci provochiamo al movimento della popolazione, il quale non potrebbe essere sì crescente, se la salubrità noi comportasse.

Tenutici a risultati di fatti ed osservazioni generali, la nostra tendenza è quella soltanto di richiamare l'attenzione di più esperti delle locali condizioni, sopra argomento che certamente è di grave importanza, e nel quale se andassimo errati, ci è scusa il nuovo cammino e l'inesperienza nostra, che desideriamo per amore della provincia vedere rettificata.


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Created: Sunday, November 14, 2010; Last Updated: Thursday, April 14, 2016
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