Pietro Kandler
Prominent Istrians


Acquedotto di Pola.

[Da L'Istria, 26 Sabato 26 Dicembre 1846, No. 88-89, pag. 352-355.]

Mirabile fu la sollecitudine degli antichi Romani di fornire le colonie loro d' acqua condotta per canali manufatti, anche in quei luoghi ove l'acqua era ben altro che mancante, siccome era il caso di Trieste provveduta facilmente di pozzi; di Aquileia, il di cui nome medesimo accenna nella raccolta d'acque la loro abbondanza. Nel che fare scorgesi essere stata loro mira, meno quella di supplire ad un difetto totale d'acqua, di quello che avere acqua salubre, acqua ottima, la quale in tutte le stagioni conservando costanti qualità, costante purezza; la quale per l'operazione di naturale decantazione nei castelli d'acqua servisse precipuamente a mantenere nei corpi costante salubrità. Era loro mira d'avere acqua pura ed abbondante qualunque fossero le vicende di stagioni.

Questa sollecitudine fu sempre prova di prudente, di ottimo governo delle città; e quando Maria Teresa [353] provvedeva per la regolazione del nuovo emporio di Trieste, nel 1750 vi conduceva acqua; quando dava oppera per rendere migliore la condizione sanitaria di Aquileia e per ripopolarla vi conduceva acqua; così operò la pubblica previdenza in Capodistria, così in Gorizia, così in Pisino; così in tempi recenti sebbene con poco effetto in Pirano. E così i comuni, cui è oggidì poggiato questo ramo di pubblico servigio, hanno debito di fare; specialmente in quelle parti, ove lo stato di salubrità ha bisogno di venire suffragato dalla scienza anzichè commiserato con inutili lamenti, con oziose parole, le quali se accennano il bisogno, non additano la via di sopperirvi, e sono ben altro che opere dalle quli possa quando che sia attendersi effetto.

Alla porta Giovia di Pola, or sono alcuni anni, erasi messo a giorno un masso di pietra calcare con sovrapposta inscrizione, la quale ricordava come un personaggio protettore ài Pola aveva condotta nella parte superiore e nella parte inferiore della colonia l'acqua Augusta. Il masso non passò nel Museo di Pola per cura di quel Conservatore di antichità; ma fu ben presto pubblicata l'inscrizione da altri per le stampe; certamente non con altro intendimento fuori quello di appagare sollecitamente la curiosità del pubblico.

Fu ripetutamente stampato che quest' acqua augusta, quest' acqua condotta per artifizio sino a Pola da un Augusto, distribuita poi per la città, scorresse tuttora in quella fontana che ora ha il nome di Francesco e di Carolina, e non dubitammo punto della cosa. Chi fosse l'Augusto che primo condusse l'acqua, se Ottaviano od altri, non era ben chiaro; potevasi facilmente ritenerla opera di Ottaviano, perchè quest'imperatore ristabilì Pola (guastata nelle guerre civili nel 42 avanti G. C. nostro Signore), ed in memoria della guerra di vendetta che aveva mosso contro gli uccisori di Giulio Cesare suo padre adottivo, fu intitolata Pietas Julia. Il Vergottini nel suo stampato sopra Pola, pag. 20, assicura che tanto in Trieste quanto in Pola leggevasi la seguete inscrizione:

IMP • CAESAR • COS. DESIG • TERT
III • VIR • R • P • C • ITERVM • MVRVM
TVRRESQ • FECIT

L'indicare che la si leggesse tanto in Pola quanto in Trieste, fa supporre che egli prendesse equivoco colto leggenda di Trieste che esisteva di fatti in più esemplari sovra le porte, uno dei quali è ora nella Marciana di Venezia, non però in autografo; altro originale è riparato nel Museo di Trieste. Strano invero sembra che il celebre Carli non ne avesse avuto notizia di questa di Pola, com' ebbe della triestina; però la cosa non sarebbe impossibile; e se così fu, le mura di Pola sarebbersi compite nel 32 avanti G. C, dieci anni dopo la sua distruzione, due anni dopo che Augusto aveva domati gli irrequieti Giapidi, che facilmente possono supporsi itati molesti anche a Pola. L'acqua sarebbe stata condotta a Pola nel tempo della rifazione delle sue mura; e Pola avrebbe avuto contemporaneamente a Trieste l'acquedotto per opera del medesimo Ottaviano Augusto, e per eguale destino di ambedue gli acquedotti o non fu posta lapida che ne ricordasse la costruzione, o di nessuno dei due giunse fino a noi la notizia.

Le precise notizie che si ebbero da molti anni dell'acquedotto triestino, ed i frequentissimi suoi avanzi, poco lasciavano a desiderare di più; quello di Pola non ci era noto, e però ci recammo a vedere quell'acqua Augusta tuttora sgorgante di Pola nella fontana, la quale sarebbe stata guida sicura per giungere alla sorgente o riconoscere la linea che percorre il condotto manufatto. Vedemmo la fontana di Pola la quale è un Ninfeo, tuttora bene conservato, in forma di semicerchio a gradinate, di qualità e massi soliti vedersi adoperati nelle grandi costruzioni di Pola. Nel bacino sgorga di fatti acqua abbondante, che accolta in esso, viene poi deviata al mare per antico canale, quasi destinata ad utilizzarsi per opificio. Con nostra sorpresa potemmo verificare che la sorgiva esce da foro naturale della roccia, che anzi vi sono due sorgive, l'una maggiore, minore l'altra; e che nessuna delle due può dirsi acqua condotta, più di quello che si potrebbe dirlo delle altre che sono nel bacino stesso del porto di Pola, nel quale sgorgano, nel modo medesimo come avviene su tutta la costa da Salvore a Promontore. L'Istria litorale abbonda di acque, però presso la spiaggia fino a livello della bassa marea, o più basse ancora, questa di Pola fa eccezione essendo di pochi piedi più alta. Ebbimo a rilevare che l'acqua sia bensì perenne, ma che secondo le stagioni cresca in volume, che dopo pioggie dirotte, si tinga e s'offuschi, e nei sedimenti in fondo al ninfeo potemmo verificare che trascini seco argilla ocreosa sciolta; prove queste che il canale pel quale passa è naturale non manufatto; che non sia acqua qualificata ad usarsi per acquedotto, e che la posizione sì bassa non permette di condurla nella città sia alta, sia bassa. L'apertura da cui sgorga l'acqua è poi naturale e non permette supporre che altra volta vi fossero applicati tubi. La colonna d'acqua che entra nel Ninfeo è sufficiente anche in istato di magra di muovere molino.

Se quest'acqua non è l'Augusta, come tutto persuade a credere, altra fu quella della quale parla l'inscrizione che era sovrapposta agli archi di Porta Giovia, e non delle prossimità di Pola, ma tratta da lontano, e da sorgente tanto alta che per la naturale pendenza necessaria allo scorrere, superi di una tesa viennese in proporzione di miglio di lunghezza, i cento trenta piedi almeno di che gli edifizî sul colle sovrastavano al mare.

Allorquando nella prima nostra gioventù ci facevamo a leggere avidamente quanto fosse stato scritto su questa nostra patria, ed a raccogliere verbalmente notizie, ci venne fatto di sapere che un acquedotto lungo le 30 miglia portasse 1' acqua a Pola, e che l'acqua venisse dal Monte Maggiore. La mente allora più che oggidì ottenebrata non curò la notizia; e quando ne ebbimo curiosità non potemmo più verificare se l'avessimo letta in qualche stampato, in qualche memoria scritta, od avuta verbalmente, ci rimasero nella memoria soltanto le 30 miglia ed il Monte Maggiore. Il diligentissimo barone Valvassor accenna un acquedotto tagliato nella rupe che partiva dal monte maggiore; ma questo è dal lato orientale e dirigesi in altra parte. Disperando di venirne a capo non altro ci rimane che pregare, come istantemente [354] faciamo, quelli dell'Istria interna a darcene contezza, se le tradizioni del popolo conservano memoria. In suffragio della quale preghiera diremo, come ci avvenne di udire dai villici che abitano intorno a Bagnoli e S. Odorico di Trieste (i quali certamente mai seppero di libri e di giornali), come l'acqua di Siaris scorresse altre volte fino a Trieste, come il diavolo avesse fatta l'opera occorrente in una sol notte, chiedendo in compenso 1' anima di un bipede vivente, come fosse truffato coll' avergli dato invece un gallo vivo; da villici udimmo come l'acqua si introducesse nell'acquedotto da due sorgenti; cose che tutte si verificarono, tanto le memorie antiche si conservano.

Nella bocca dei villici si conservano assai memorie e sincere, comunque vestite di certo apparato maraviglioso inseparabile; le memorie conservate dai villici sono più numerose e più sincere di quelle che talvolta ci accadde di vedere in molti libri, perchè spesso ciò che non è più che mezzo per diffondere le cognizioni umane, viene considerato per ben altro.

Nell' interno della città di Pola l'acqua distribuivasi per tubi di piombo, ciò è indubbio, dacchè ne furono rinvenuti sulla piazza ed in altre vie in occasione di rifazione e scavo di strade. Nè sembra dubbio che l'acqua entrasse nella città per la porta Giovia, sulla quale stava appunto il marmo che accenna l'acqua Augusta, la quale porta, liberata recentemente dalle macerie, non ebbe a mostrare traccia alcuna di acquedotto, od almeno siffatte traccio non furono avvertite. Il Manzioli nella descrizione dell' Istria, pag. 42, e l'autore dei Dialoghi sulle antichità di Pola, p. 61, attestano l'esistenza di volti; porta e volti che avrebbero potuto dare argomento di supporre archi acquedotti.

La credenza che l'acqua Augusta venisse condotta in Pola mediante tubi di piombo, è suffragata dalla configurazione tumultuaria del terreno nell'estremità dell' Istria, senza filoni continuali di colline, alli di cui lati si potesse aprire canale continuato, come è il caso in Trieste; e dalle memorie tradizionali. Nelle regioni ove il terreno è conformato a regolarità di sistema montuoso, facilissimo è il seguire le traccie di conduttura, quando anche non vi sieno rimasugli sopra terra; perchè la deficienza di ponti acquedotti attraverso le valli, od almeno la defficienza delle testate del canale in monti lungo le valli, è indizio che la conduttura siesi fatta seguendo la disposizione naturale delle colline e del terreno, siccome appunto si fa nelle strade. Ma in terreno configurato tumultuariamente, ove le colline sorgono isolate, ove il piano è a vari livelli, senza pendîo costante, anzi in direzioni spesso opposte, ove gli avvallamenti ed i rialzi repentini sono continui e irregolarmente disposti, l'acquedotto non potrebbe eseguirsi che per sostegni, o per tagli e gallerie sotterranee, essendo la massa tutta calcare; ed opere siffatte non sarebbero in ogni parte sparite se mai avessero esistito, od almeno se nè sarebbe conservata notizia come fu di Aquileia. Sembra più verosimile che l'acqua Augusta venisse condotta a Pola mediante tubi di piombo. Così di fatti pensavasi a Pola da molti nella prima metà del secolo XVII, comunque nello stesso tempo altri pensassero diversamente; ed è ben facile che, essendo di piombo, la povertà, l'avidità, la noncuranza delle cose di comune vantaggio portassero la sua distruzione.

Quella memoria che l'acqua fosse tratta da 30 miglia di distanza, sebbene vaga, sembra avere conferma in ciò, che il terreno spugnoso dell' Istria da Pola fino alle alture di Pisino e di Gallignana non permettendo che l'acqua naturalmente scorra solla superficie della terra, non permette nemmeno di supporre scaturigini a grande livello sopra quella del mare, od a poca profondità dalla superficie del terreno naturale. Egli è vero che abbondando l'acqua in questa parte della provincia, sia possibile di sorprendere le vene a qualche distanza dal mare in altezza che sia superiore al livello, ed alzarle alla superficie del suolo o per macchinismo di trombe, o per incisioni nel masso in modo che venga a luce in sito più alto che non sia il terreno naturale; ma di siffatte opere nessuna traccia. Di queste acque sotterranee fu spesso notato che fossero gravi assai, di peso assai maggiore che non l'acqua solita, a causa di sostanze che si trovano sciolte nell'acqua, e che non sono confacenti a mantenere sanità nei corpi umani, e farebbe bell'opera patria chi volesse darsi ad indagare la loro natura, ed additare il modo di vincere le qualità nocive. Altra volta notammo come Roma fosse in terreno anche in antico soggetto alle febbri, e come le instituzioni trasportate da quella città mirassero ad impedire le conseguenze di questa costituzione; aggiungiamo che fra i mezzi di vincerle fu quello delle acque per gli usi della vita che si vollero pure quanto possibile, ed alle acque si attribuisce in parte da lungo consenso dei nostri, la causa di malessere, e con ragione; non la sola, pure assai generale. Perchè se si pon mente a ciò, che le febbri sono troppo spesso rallentate, accompagnate da digestione, e l'acqua pura di fonte giova alla digestione per modo che ai più, abituati alle acque stagnanti od alle acque gravi, riesce troppo spicciativa; se si pon mente che nell'Istria inferiore da Salvore a Pola, non vi ha acqua di pubblico uso che sia governala con diligenza, ma pel popolo minuto sia invece o di sozza pozzanghera di tale colore che gli animali estranei ricusano di beveria, o di sorgente bassa se non sempre saporita di sale marino, sempre carica di sostanze silicee od argillose, gravosissime, indigeste; non è a farsi meraviglia se gli uomini si trovino in quella condizione di salubrità in cui sono. La fontana di Pola non era l'acqua Augusta, e recenti fatti sembrano persuaderlo. Nessuna città istriana da Salvore in giù, ebbe più abbondanza d'acqua che Pola, colonna d'acqua che veniva utilizzata a molino, pozzi dovunque si voglia farne; pure nel 1792 con grandissimo dispendio si costruì ampia cisterna per raccogliere l'acqua piovana, in fianco al duomo, e questo fu provvedimento di sanità, od almeno si mirò che lo fosse. In questo secolo le condizioni igieniche di Pola sono ben diverse da quelle che lo erano pel passato; memorie di famiglia ci pongono a conoscenza che il colore delle pèrsone, le dimensioni del ventre, le mortalità fossero ben altre che quelle di oggidì; la fama si conserva in ceto di persone che non occorro nominare. Il ninfeo di Pola era in discreditò grande nei tempi addietro, non ad altro usato che a lavatoio ed a molino, la popolazione usava l'acqua di cisterna; [355] ìn tempi recentissimi fu convertita in vera fontana; ed oggidì potrebbe risolversi il quesito se meglio conveniva alla pubblica salubrità l'erogare molto danaro per costruire nel 1792 la cisterna od il ridurre il ninfeo a fontana di facile uso. La proporzione di salubrità fra quelli che usano dell' acqua sorgiva e quelli che usano l'acqua di cisterna potrebbe dare misura, non però assoluta, dacchè altre condizioni di vita contribuiscono efficacemente. Non ci è noto che delle acque nelle regioni dell' Istria bassa siasi fatto esame, come dicono, chimico e pubblicato per le stampe; pensiamo però ohe non sia grave jattura, ed a ciò siamo indotti perchè udimmo dire di altre acque cose tante, da pensare che le vere non fossero tra queste.

L'acqua Augusta che fu condotta a Pola veniva da lontano: il rintracciare la scaturigine non sarebbe fatica grave a chi ha opportunità ed agio; meno grave pei soccorsi che il pubblico governo ha dato coi preziosi lavori di geografia fatti di pubblica ragione. Vi ha carta dell'Istria intiera in fogli sì grandi che un pollice viennese corrisponde a 400 pertiche viennesi del terreno; vi ha carta dell' intera penisola sì esatta da non dimenticare monte, strada, fiume, ruscello; da molti anni fatte di ragione pubblica, indispensabili a chiunque voglia parlare con senno del nostro paese, e che mostrano come il governo austriaco sia ben altro che avaro delle notizie che raccolse, ben altro che intenzionato di tenerle nascoste al popolo. Non ci è accaduto di vederne siffatte carte in mani private nella provincia, nè giunse a nostra conoscenza che i comuni le avessero, od almeno quelli che reputano sè medesimi pei precipui; ma le nostre notizie sono di privata persona, e ci guarderemmo bene dal facile dire — è così —.

Le acque che possono venire utilizzate ad acquedotto di città maggiore, se sgorgano da una sola scaturigine, o da poche riunite, scorrono sopra la superficie iella terra, e sono in tale massa, che anche ad altro possono venire usate. Così le acque di acquedotto maggiore, dacchè gli acquedotti, i quali non fanno che raccogliere a diritta ed a sinistra piccoli fili, come è quello a Trieste non servono ai bisogni di grande città. Or quest' acque se sono di basso livello scorrono per brevissimo tratto e non possono venire incanalate per lungo tatto, o sono di livello alto, ed in allora scorrono lungo (o tratto sulla superficie, e si veggono segnate sulle arte geografiche. Così per esempio l'acqua dell' antico acquedotto romano di Trieste si vede segnata sulla grande carta dell' Istria, e conosciuto il livello sul mare, facile si è il conchiudere che poteva condursi a Trieste.

Altre acque scorrenti, di livello alto, pure e perenni non vi sono all'ingiro di Pola se non quelle di Fianona o del Monte Maggiore. Ci è avvenuto di fare acquisto, anni sono, di un bellissimo tubo di piombo del diametro d'oncie sei già destinato a trasmettere acqua, e molti carichi di tubi siffatti giunsero in Trieste; ma per quante diligenze usassimo, non si volle manifestare a noi la provenienza di quella merce. Avremmo volentieri creduto che servissero a distribuire l'acqua nell'interno della città, siccome usovasi anche in Trieste; ma la copia dei tubi arrivati era troppo grande per autorizzare tale credènza. E qui notiamo che i tubi di piombo che distribuivano l'acqua in Trieste erano di fabbrica del comune di Trieste medesimo, mediante un suo servo o schiavo, ed avevano l'impronta FELIX . PVBL . TERG. F, che vuol dire Felice servo del comune di Trieste fece, del quale Felice abbiamo notizia che ce lo mostra divenuto liberto, o per ricchezze avute, o per benemerenza pubblica. Dalla quale circostanza potrebbe trarsene indizio che il debito di provvedere di acqua le città, come oggidì così anche in antico fosse dei comuni.

Il tubo comperato da noi è di fabbrica dalmatina, di Salona, cioè, come il bollo lo accenna; di tubi simili per le dimensioni (non però con bollo) ne furono rinvenuti parecchi presso Fianona; non azzardiamo peraltro di pronunciare nè che l'acqua venisse da Fianona o dal Monte Maggiore, o che venisse condotta per tubi di piombo di quella specie della quale ebbimo notizia, imperciocchè di simili tubi se ne ebbero anche presso Rovigno in vallata prossima al mare ove vi ha abbondanza d'acqua sorgiva. Piuttosto rinoviamo la preghiera agli abitanti della costiera orientale dell' Istria, nei luoghi di Altura, Marzana, Barbana, Cerè, Albona, Fianona, affinchè vogliano rivolgere 1' attenzione sull''accidentale ritrovo di condutture di piombo, ed esserci cortesi di notizie, le quali se potessero dare precisa notizia del luogo ove passava la conduttura e del genere di questa, non ne verrebbe grande utilità pratica oggidì, ma sarebbe testimonianza di ciò che i nostri maggiori seppero fare per la salubrità, e per gli agi della vita, e sprone a noi d'imitarli.


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Created: Sunday, November 14, 2010; Last updated: Saturday, February 20, 2016
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