Angelo Marsich
Istriani Illustri


Fontes Rerum Histriensium - Anno 1229, 17 Febbraio

Castelliero presso Capodistria.

Dietalmo de Bonifacio e Vulcina de Tarsia procuratori del Comune giustinopolitano, essendo podestà Federico de Caporiacco, si portano nella contrada Castelliero situata al di là del fiume Risano, per marcare i confini tra i beni comunali e quelli del capitolo della cattedrale.

Archivio Capitolare di Capodistria. — Da pergamena originale.

In nomine domini. Anno domini Millesimo CCXXVIIII, Indictione secunda. Actum in confinibus Iustinopolis in loco qui dicitar Castiliro XII die exeunte mensis Februarii.

Dietamus de bonifacio et Vulcine de tarsia procaratores comunis Iustinopolis sub domino Friderico de Cavriaco Instinopoli potestate. Cognoscentes super teritorìo canonicorum et ecclesie Iustinopoiitane et inter teritorinm comunis Iustinopolis, positum in dicto loco Castiliro. Qui procuratores auctoritate dicti domini F. de Cavriaco potestatis Iustinopoli et suorum Iudicum et officialium, diviserunt et designaverunt predictum teritorinm Iustinopoiitane ecclesie, a territorio comunis Iustinopolis secundum quod eis fuit designatum per anticos homines Iustinopoiitane civitatis, et eciam confines possuerunt: latus aquarium Spigal, ab alio latere est via vetera que venit de antignano, sicut designatum est per cruces, A tercio latere est aquarium curens inter teritorum Almerici de ganzo et territorium predicte ecclesie, A quarto latere est via que vadit inter vineam mathei taurini et territorium predicte ecclesie et si qui alij sant confines. Contra quam divisionem si quis venire atemptaret predicto comuni Iustinopolis et ecclesie, teneatur in pena anri optimi libras II, et pena soluta, predicta omnia firma permaneant. Huius rei testes interfuerunt, Ginanus de Vilelmo, Dominicus avei, Udorlicus de glirosa, et Aliis pluribus.

Ego Severinus Iustinopolis et sac. B(ertoldi) Marchionis notarius, Interfui rogatus ut audivi scripsi et roboravi.


[142] Il nome generico attribuito ai fondi capitolari dimostra l'esistenza d'un qualche antico castelliero in sulle adiacenti alture, castelliero diverso da quello le di cui rovine osservansi sul monte Elleri che sta a destra della strada provinciale la quale dalla Villa Vescoveli (Scoffie) conduce a Capodistria.

I confini della possessione stavano tra quelli che noi oggidì marcheremmo colle due ville di Antignano e dei Cani (villa questa così nomata dalla famiglia Cano della quale ancora nel 1431 primo marzo vediamo nel Consiglio di Capodistria un Damiano dei nobili Cano, sicchè lo slavo erratamente la appella Pasjavas [Villa Decani]), questa a levante quella a settentrione, col fiume Risano a mezzodì e con la strada provinciale a ponente; i due aquario, l'uno curens subito presso la chiesa ad oriente prende il nome dall'acqua perenne che vi scorre, l'altro a ponente detto Spigai ed altrimenti Spigalle o del Spigo come da documenti 20 Gennaio 1463 e 22 Ottobre 1468 corrisponderebbe all'uno dei due chiamati ora Gabria l'uno e l'altro Scolarissi, il confine al nord era segnato dalla strada vecchia che da Antignano conduceva in città.

I terreni erano nella massima parte incolti, lo che apprendesi dagli istrumenti di cessione che li qualificano col termine baretum. — Cedevansi in assoluta proprietà, ma in piccole particelle, a chiunque ne facea ricerca, e tra i cessionarî la carta capitolare 27 Ottobre 1495 fa parola dei monaci di Valgiojosa (Freudenthal) nella Carniola, la cui tenuta col nome la Fratina passò dall' i. r. demanio dopo il 1820, ma prima del 1830 alla famiglia Machlig di Trieste. — I cessionari si assumevano verso il capitolo un doppio obbligo e perpetuo : primo di mettere in coltura il terreno consegnato e piantarlo a viti entro cinque od alla più lunga entro otto anni, poi di lavorarlo spirato questo tempo con tutto impegno; secondo di contribuire al capitolo a tenore del civico statuto Lib. II, cap. XXXIV, l'annuo curuscon gium cioè un congio ogni quattro orne di tutto il vino che sarebbe per nascere sul terreno dopo il quinto, settimo od ottavo anno, misura che corrispondeva alla dodicesima parte del vino, come da carta 12 Novembre 1470; il resto delle entrate era di piena proprietà del cessionario.

[143] Dal documento vediamo in Capodistria un capitolo. Il Breve di Innocenzo IV, Lione 22 Maggio 1246 ci apprende, che i canonici erano in numero di dieci con a capo il decano ed altre due dignità, l'arcidiacono e lo scolastico detto anche marascolus. La nomina delle prebende vacanti era di diritto capitolare e vi potevano aspirare nonchè i diaconi anche i suddiaconi ; però nel principio del secolo XVI decreti papali levarono al capitolo questo potere, escludendo di più e diaconi e suddiaconi dai seggi canonicali (Naldini, Corografia ecclesiastica ecc.).

Il documento ci apprende ancora l'antichità della tanto benemerita famiglia dei Tarsia, che diede uomini alla toga, alle armi, alla chiesa, alle lettere. Fra i primi vediamo fin dal 1429 ai fianchi del luogotenente del Friuli Marco Dandolo un Cristoforo figlio di Guariento in qualità di notaio e cancelliere (Beilage zum Archiv für Kunde öst Gesch. — Quellen, Annata V, pag. 169) Ventidue anni più tardi un Guariento cuopre lo stesso posto, essendo luogotenente il nob. Iacopo Loredan (Fontes rerum austriacarum, Tom. XXIV, pag. 252). — Prestando fede al Manzuoli, Nova descrittione della provincia dell'Istria ecc. pag. 85, da ben undici capitani diede questa famiglia per la difesa del veneto leone.

Nel 1475 vediamo affidata la patria fortezza Castel Leone ad un Iacopo che da lì a qualche anno, mandato dal Senato dietro domanda di Federico III, passa col fratello Giannetto a Pordenone ove combatte valoroso contro l'ungherese da meritarsi coi discendenti il titolo di conte palatino (Gratz li 4 Febbraio 1478); carico poi di gloriose ferite finisce suoi di in sul terminare del secolo capitano generale di fanteria in Corfù. — Ma colla morte dei due fratelli non si estinse in famiglia l'amore alle armi: sursero un Damiano figlio al Iacopo ed un nipote che ealdi d'amor patrio e tutto pronti nell'affrontare l'ira ottomana difendono nel 1499 in qualità di castellani questi Gollaz, l'altro Castelnovo, fortezze in sul Carso. Damiano poi nella guerra tra Venezia ed Austria vediamo in seguito alla custodia del castello di Cormons, ove diede prove del suo eroico valore, fugare ben 1100 austriaci con una forza più che dieci volte inferiore ad essi. (Stancovich, Biografia ecc. Tom. III, pag. 16 e 19, — Diari di Marin Sanudo, — Vecchi ricordi cormonesi pag. 96).

[144] Anche la chiesa n'ebbe la sua parte. Morto il vescovo Iacopo Valaresso, il capitolo di Capodistria, forte dell' ius di eleggersi il pastore, ne fa cadere la nomina sul canonico Nicolò de Tarsia, dottore in sacri canoni, nomina però cassata da Alessandro VI che tolse per il futuro al capitolo questo antichissimo diritto (Naldini, Corografia ecc. pag. 117).

Le lettere poi e le lingue noverano tra loro studiosi un Gian-Domenico, chiamato dal comune di Trieste nel 1561 a perorare sulla tomba dei benemeriti cittadini, ed un Tomaso che nel 1716 termina sua vita in Costantinopoli quale dragomano grande della Repubblica (Stancovich, Biografia ecc. Tom. II, pag. 100, e Tom. III, pag. 159).

Oltre a tutto ciò la carta ci discuopre un podestà di Capodistria fino ad ora sconosciuto, Federico figlio di Artico dei signori di Cavriaco o Caporiaco, castello posto nove miglia al di sopra di Udine. Discendente d'una delle più antiche e nobili famiglie del Friuli, le storie cel dicono uomo onorato di particolari missioni; sul declinare del secolo XII nel 1193 in nome del patriarca Gottifredo compone certe differenze insorte tra Aquileia e Treviso, altre ne appiana tra il patriarca Pellegrino II ed i conti di Gorizia Engelberto III e Mainardo II nel 1202 (Coronini: Tentamen genealogico-chronologicum ecc.), in riconoscenza di che i conti lo insigniscono nel 1207 del titolo di cavaliere di collana (Capodagli, Udine illustrata, pag. 219). Ma non andò guari che Federico la ruppe con Aquileia e divenutone uno dei più acerrimi e potenti nemici sollecitò molti nobili friulani e la città di Pordenone ad unirsi a Treviso nel 1221 contro il patriarca Bertoldo. Senonchè nel 1227 lo vediamo in una qualche relazione con Bertoldo, facendo assieme viaggio da Villacco nel Friuli quale commesso dei duchi d' Austria (Annali del Friuli del Conte di Manzano Tom. II, pag. 272 e seg.); sicchè trovandolo podestà di Capodistria nel 1229 ci giova conchiudere ad una perfetta riconciliazione.

Don Angelo Marsich.

Tratto da:

  • Archeografo triestino, 1869-70, pag. 141-144.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, February 19, 2011; Last Updated: Sunday, 20 February 2011
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