Reprinted from: http://www.edit.hr/lavoce/020824/cultura.htm
![]() |
||
|
24 agosto 2002
RITROVATO TRA LE CARTE D'ARCHIVIO Giuseppina Martinuzzi dedicò un sonetto a Dante Fra le carte dell'archivio della nobile famiglia albonese degli Scampicchio, custodite presso l'Archivio di Stato di Fiume si trovano tre sonetti scritti nel lontano 1865 in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, svoltesi ad Albona il 28 maggio di quell'anno. Quei festeggiamenti, fortemente voluti, nonostante l'espresso divieto delle superiori autorità austriache, dal primo cittadino di quel Comune, avvocato Antonio Scampicchio, compresero: una rappresentazione teatrale, un concerto bandistico in piazza e fuochi d'artificio. Nell'occasione, inoltre, venne collocata nel teatro un'iscrizione celebrativa. Nella sala consiliare, invece, il Podestà tenne un esaltante discorso in onore del sommo Poeta e nell'occasione fu posto un busto di Dante che, probabilmente, è quello oggi custodito nella sede della Comunità degli Italiani "Giuseppina Martinuzzi". Sempre in occasione di quei festeggiamenti, tre illustri cittadini albonesi scrissero i sonetti ai quali si è accennato all'inizio: il Dottor Giovanni Lucus, firmatosi con nome, cognome e titolo, Giov(anni) Zustovich e Giuseppina M., facilmente individuabile nella poetesse Giuseppina Martinuzzi. Dei tre componimenti, quelli di Lucas e Zustovich non raggiungono livelli letterari degni di rilievo. Lo è invece il sonetto della Martinuzzi che qui riportiamo per intero:
La cronaca di quei festeggiamenti (tratta dalla monografia Albona di Sergio Cella) e i testi, finora inediti, dei tre sonetti, si possono leggere sulle pagine della più recente edizione de "Il Gazzettino", foglio periodico della Società "Dante Alighieri" di Albona e precisamente il fascicolo doppio Nro 22-23/2002 di cui è responsabile Tullio Vorano e del quale, finora, era stato direttore responsabile il prof. Federico Dusman residente a Zagabria. Nel fascicolo si possono leggere pure, fra altri testi interessanti, una recensione firmata da Carmelo Ciccia del poema "Ingiustizia" di Giuseppina Martinuzzi pubblicato nel 1906 e ristampato l'anno scorso ad Albona dalla casa editrice "Matthias" con una postfazione di Giacomo Scotti. Il critico accenna, nel contesto, a una raccolta di poesie politiche e sociali dal titolo "Giustizia" pubblicato nel 1883 dal poeta siciliano Mario Rapisardi. "Ebbene - scrive - da questa raccolta prende le mosse anche nel titolo" la maggiore opera poetica della scrittrice socialista istriana che "intratteneva dei legami particolarmente stretti" sia con il Rapisardi che con Edmondo De Amicis ed altri scrittori e giornalisti di indirizzo democratico e socialista. Il canto della "pasionaria Martinuzzi" come si esprime Ciccia, "ha echi dello stesso Carducci, di Olindo Guerrini-Stecchetti, di Ada Negri, di Victor Hugo, di Massimo Gorkij, di Filippo Zamboni e d'altri letterari del tempo. E al suo tempo bisogna rapportarsi quando si leggono le composizioni della Martinuzzi", la quale, nella forma, è perfino "meno paludata di quella del Rapisardi stesso e quindi meno ostica e più accessibile". Ma torniamo per un attimo ancora alle celebrazioni dantesche del 1865. Albona fu allora l'unica città istriana in cui esse si svolsero, mentre altrove nella penisola ci si limitò alla raccolta di contributi in denaro per l'erezione di un monumento a Dante in Firenze. Il comitato promotore, costituitosi allo scopo fin dal 1857, aveva lanciato un appello a tutti i municipi delle città italiane, "non escluse quelle soggette al dominio austriaco", perché dessero quel contributo. Albona fece di più: organizzò i festeggiamenti di cui si è detto, trasformatisi in una manifestazione a carattere patriottico unitario e antiaustriaco, oltre che altamente culturale, insomma in un "plebiscito di italianità". Inoltre dei due istriani che raggiunsero Firenze portando la bandiera dell'Istria dinanzi alla chiesa di Santa Croce, presenziando all'inaugurazione del monumento a Dante, uno fu albonese: Giuseppe Lazzarini. L'altro fu il capodistriano Giuseppe Gravisi Barbabianca. Giacomo Scotti |
||
| Webmaster: Igor Kramarsich |