Giuseppina Martinuzzi
Prominent Istrians


iuseppina Martinuzzi nacque ad Albona il 14 febbraio 1844, figlia di Antonia Luis e Giovanni Pietro Martinuzzi, da una famiglia originaria di Tricesimo, in provincia di Udine. Lorenzo Martinuzzi (c. 1650-?), scalpellino, si trasferì nel XVII secolo ad Albona, oggi Labin, in Istria, dove cominciò a costruire la casa dove abitò Giuseppina. [Vedete L'albero genealogico redatto da Giuseppina.]

"All'amore di patria è subentrato nel mio cuore l'amore per gli oppressi e per i sofferenti di tutte le patrie."

educatrice e scrittrice

nata ad Albona
1844

Il padre Giovanni, per gli oltre sessant'anni da lui dedicati alla vita pubblica albonese ed essendo stato più volte podestà, era considerato un cittadino illustre.

Patrioti albonesi a Milan nel 1863: in alto da sinistra in alto: Barone Giuseppe Lazzarini, Fernando Calioni, Giovanni Scampicchi, Marcello Malabotich, e Giovanni Martinuzzi (il padre di Giuseppina). Sotto: Giuseppe Lius, Paolo Tedeschi, R. Lione, e Tomaso Luciani. Gli articoli di giornale e gli studi di storia, etnografia e archeologia istriana di quest’ultimo furono di prezioso aiuto ai membri della Dieta impegnati nelle battaglie per l’autonomia provinciale.

Come molte ragazze della buona società di allora, Giuseppina volle diventare maestra. Come tale la ritroviamo, prima nelle scuole elementari di Gallesano, poi nel 1873 in quelle di Albona, quindi nel 1875 a Muggia. Divenuta nel frattempo "effettiva", l'anno dopo insegna a Trieste alla Scuola popolare del rione Lazzaretto Vecchio, a quella di Cittavecchia, a quella della Fondazione Morpurgo per i figli degli operai dell'arsenale del Lloyd. Diventa così la “maestra dei poveri” e dei sottoproletari e tale resterà per tutti i suoi trentadue anni di ininterrotto servizio, a stretto contatto con la gente più umile della quale condividerà ansie, aspettative e bisogni.

Insegnante e letterata, fu educatrice per vocazione, abile scrittrice, poetessa, autrice di studi pedagogici. Suo è il ‘Manuale Mnemonico' del 1866, un vero prodigio di pazienza e di ordine. Scrisse diversi testi scolastici per l'infanzia, anche se più volte le autorità austriache glieli respinse, non approvandoli, perchè "non contenevano alcun accenno ad avvenimenti ed a fatti storici atti a destare nei fanciulli l'ammirazione e l'amore per la Casa d'Austria".

Un ritratto della famiglia di Giuseppina Martinuzzi

Da sinistra a destra: Maria Anna (sorella, n. 1846, m. dopo 1925, ha sposato Bernardo Malatovich il 22 novembre 1873), Giovanni (padre, n.1807), Antonia Lius (madre, n. 1819), Giuseppina (in piedi) e Carlo Pietro (fratello, n. 1849 e m. 1937, bisnonno di Alberto Martinuzzi, ha sposato il 16 febbraio 1876 Guglielmina Diminich, figlia di Domenico Diminich, n. 28 giugno 1854 e m. 28 dicembre 1931).

Un paio di libri occupano il centro del quadro. Attorno ad essi Carlo e Giuseppina posano disinvolti da giovani intellettuali che assieme stanno scoprendo una pagina interessante, sotto lo sguardo meditabondo ed intento del padre. Per osservare i figli mamma Antonia si volge appena in un atteggiamento fra vago interesse e lieve stupore mentre Maria, quasi dimenticata a margine della scena, fissa un punto indefinito e lontano.

In basso: un estratto dei dati anagrafici della famiglia di Giuseppina, redatto dall'Ufficio Parrocchiale di Albona in tre lingue, secondo i dettami della imperial-regia amministrazione.

Fra le carte dell'archivio della nobile famiglia albonese degli Scampicchio, custodite presso l'Archivio di Stato di Fiume si trovano tre sonetti scritti nel lontano 1865 in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, svoltesi ad Albona il 28 maggio di quell'anno.

Quei festeggiamenti, fortemente voluti, nonostante l'espresso divieto delle superiori autorità austriache, dal primo cittadino di quel Comune, avvocato Antonio Scampicchio, compresero: una rappresentazione teatrale, un concerto bandistico in piazza e fuochi d'artificio. Nell'occasione, inoltre, venne collocata nel teatro un'iscrizione celebrativa. Nella sala consiliare, invece, il Podestà tenne un esaltante discorso in onore del sommo Poeta e nell'occasione fu posto un busto di Dante che, probabilmente, è quello oggi custodito nella sede della Comunità degli Italiani "Giuseppina Martinuzzi".

Sempre in occasione di quei festeggiamenti, tre illustri cittadini albonesi scrissero i sonetti ai quali si è accennato all'inizio: il Dottor Giovanni Lucus, firmatosi con nome, cognome e titolo, Giov(anni) Zustovich e Giuseppina M., facilmente individuabile nella poetesse Giuseppina Martinuzzi. Dei tre componimenti, quelli di Lucas e Zustovich non raggiungono livelli letterari degni di rilievo. Lo è invece il sonetto della Martinuzzi che qui riportiamo per intero:

Teso lo sguardo all'Occidente aveva
Il morente Poeta, e a lui sul volto
Di mestizia una nube si spargea,
Quasi riflesso del suo duol sepolto.

E sospirando: - Patria mia - dicea.
Perché il morire nel tuo sen m'è tolto
Addio Fiorenza - e in così dir parea
Lo spirito tutto sulle labbra accolto.

Poi sollevando nella fredda mano
Un libro: - Italia te lo dona un figlio;
Ei ti dirà che non fu Dante invano.

I secoli varcando, io già ti miro
Condotta a libertà per suo consiglio.
Rimeritato io son: contento spiro.

Fervente patriota nell'ambito dell'irredentismo giuliano, fu combattente instancabile, amica di Tomaso Luciani, Filippo Zamboni ed Attilio Hortis. Collaborò ai giornali di allora: l'Indipendente di Trieste, la Scolta e L'Eco di Pola, l'Istria di Parenzo, Le Alpi Giulie di Rovigno. Estese la sua collaborazione a La Donna di Bologna, a L'Ateneo Italiano di Roma, alle Pagine Friulane di Udine, a La Fata Morgana di Messina.

Volle allora fondare una pubblicazione letteraria tutta sua, un periodico che "avesse la funzione di stabilire un legame fraterno nei campi sereni della letteratura fra quanti erano gli italiani devoti al culto della patria." Nel maggio del 1888 fondò dunque la rivista Pro Patria, per la quale verrà ripetutamente ammonita dalla Imperial-Regia Luogotenenza austriaca di Trieste. Pur essendosi garantita il supporto di collaboratori di vaglio, le vennero progressivamente a mancare quei mezzi finanziari che erano stati promessi da amici e patrioti alla "maestrina albonese". Perciò dopo soli due anni di vita la rivista cessò le pubblicazioni. Su Il Trentino Giordano Bozzari rilevò  come "certi uomini non compresero nulla, ironici ed increduli, dell'idea di una donna che chiedeva di essere aiutata per guidare un giornale che avesse il compito di mutare, mercè l'unione delle forze intellettuali, la condizione di cinque provincie (Trento, Trieste, Gorizia, l'Istria e la Dalmazia) di fronte a sè stesse ed alla civiltà."

Siamo alla fine del ll'1800, periodo in cui si registra l'immigrazione nel campo socialista italiano di elementi d'estrazione borghese, di uomini di cultura più disparati ed eterogenei, inclusi poeti e scrittori come Giovanni Pascoli ed Ada Negri. È naturale dunque che anche la Martinuzzi dia la sua adesione ad un certo "socialismo umanitario", al quale era approdata più attraverso gli scritti di Edmondo De Amicis che di Marx oppure di Engels.

Ai primi del '900 la Martinuzzi si impegna nella politica attiva. Sono gli anni in cui va gradatamente allontanandosi dalle proprie radici piccolo-borghesi, per creare una sempre migliore aderenza con l'ambiente in cui opera ed insegna: quello del sottoproletariato, della miseria. È il momento in cui essa inquadra, per prima, il problema nazionale della sua regione in termini classisti stretti. Afferma infatti che le lotte dei rispettivi nazionalismi in Istria sono il vero ostacolo al “suo” socialismo. Inizia a combattere contro le idee egemoniche degli italiani e degli slavi, ed indica nei soli socialisti "i veri patrioti, perchè soltanto essi, con le loro dottrine di uguaglianza e di giustizia, tendono a far sparire le cause che dividono in due schiere avversarie i figli dell'Istria."Ma la Martinuzzi si difende col consueto ardore, e risponde con articoli su La Rassegna Scolastica e poi su Il Lavoratore di Trieste. In un articolo intitolato "Il Socialismo non esclude la patria" afferma: "la questione sociale....non ha spento in me l'amore della nostra patria, vada pure ciaramellando (sic!) in contrario qualcuno che si aspettava da me un contegno politico a base di odio. Io sono convinta che la grande idea è destinata a conquistare l'umanità senza abbattere le patrie, anzi a renderle intangibili a mezzo della reciproca tolleranza."

Inizia così per lei un periodo nuovo di vita politica. "Ho scoperto – scrive – un più vasto orizzonte, un modo diverso di vedere, di osservare, di concepire le varie manifestazioni della vita sociale. All'amore di patria è subentrato nel mio cuore l'amore per gli oppressi e per i sofferenti di tutte le patrie."

Confortata dalla considerazione e dall'amicizia dei migliori socialisti, come gli onorevoli Costantino Lazzari ed Amilcare Cipriani, Giuseppina Martinuzzi proseguirà per la sua strada scrivendo volumetti e articoli su giornali, tenendo conferenze e lezioni di cultura sociale, trattando tutti i problemi che allora agitavano la società, ed in particolare l'ambiente triestino e quello istriano. Diventerà assidua collaboratrice de Il Lavoratore di Trieste, de L'Avanti di Milano.

La sua migliore opera a carattere sociale è certamente 'Ingiustizia' del 1907, in versi, ristampata all'inizio del nostro secolo a cura delle Edizioni Matthias di Albona. Da tutte le ballate, elegie, sonetti ed odi che compongono l'opera emerge con foga e passione la fede dell'autrice nella causa del movimento operaio rivoluzionario. Ma in questa raccolta trovano posto anche i sentimenti, come l'amore tradito e quello materno, difeso con forza dall'autrice in una antesignana difesa dei diritti delle donne, soprattutto per quanto riguarda l'uguaglianza dei figli legittimi e di quelli illegittimi.

Durante la prima guerra mondiale del 1915-18, a causa dell'imperante censura austriaca la Martinuzzi sospenderà ogni attività di pubblicista, per poi riprenderla soltanto nel 1919. Dopo la scissione di Livorno del Partito Socialista Italiano che dette vita al Partito Comunista, collaborò anche con L'Ordine Nuovo di Torino, allora diretto da Antonio Gramsci, del quale sarà grande estimatrice ed amica.

Giuseppina é seduta al suo banco fra le fotografie dei genitori, Antonia Lius e Giovanni Martinuzzi.

Recente fotografia della casa di Giuseppina Martinuzzi.

Anche se le sue molteplici attività la costrinsero a vivere lontano da Albona, seguì sempre con amore le vicende della sua piccola patria, ricordandola spesso nei suoi scritti. "Vedetela, in austera solitudine, all'ombra dell'ultima Alpe Giulia, ritta sul colle donde domina il golfo che Dante a tutto il mondo insegnò. E dessa la nota patria dell'antico Flacio (Mathias Flacius o Mate Vlachich, ndr.) famoso, è la diletta Albona dell'insigne Tomaso Luciani, è la culla e la tomba degli affetti solenni di quest'anima mia."

La "maestrina di Cittavecchia" - come era conosciuta a Trieste - ormai quasi ottantenne, ammalata, perseguitata, si ritirò nella sua Albona. Qui visse ancora qualche anno, confortata dall'affetto dei suoi cari, sostenuta dai pochi amici, fra i suoi amati libri. Moriva la notte del 25 novembre 1925 e sulla sua tomba, sormontata da un tronco di colonna in bianca pietra istriana, con una fiamma agitata dal vento, veniva posta una semplice lapide con il solo nome.

Una recente fotografia della tomba di Giuseppina ad Albona. Il monumento che la sovrasta non è molto differente dal progetto originale (a destra) redatto nel 1927 dal nipote di Giuseppina, l’architetto Pio Silvio. Nel 1946 lo stesso Pio e suo nipote Carlo Martinuzzi (padre di Alberto che ha raccolto questo materiale) fondarono assieme a Pordenone (Friuli - Italia) un’azienda manifatturiera, che poi condussero con successo per oltre tre decenni.

(Notizie raccolte da Alberto Martinuzzi)

Articoli:

Bibliografia:

  • C. Laube, “Due Figli di Albona: I. Furlani e G. Martinuzzi”
  • S. Cella, Albona, Edizioni Cappelli, Trieste
  • Anonimo, Meridiano di Trieste, Nov. 1975
  • S. Nider, “Giuseppina Martinuzzi, albonese“, Voce Giuliana, Dicembre 1982
  • All images are courtesy of Alberto Martinuzzi
  • Photograph (house) - http://www.destinacije.com/slika_nav.asp?lang=hr&pg=2&p=Labin&cp=57&s=Next&prikaz=&t=opis_slike -
  • Martinuzzi genealogia e albero - http://www.webalice.it/liviomoreno/discmartinuzzi/
  • Photograph (patriots) - http://www.webalice.it/liviomoreno/PhotoGallery/pages/Patrioti%20Albonesi%201863.htm

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Created: Friday, March 08, 2002, Updated Wednesday, August 05, 2015
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