Domenica, 8 maggio 2005

Hrvatski

INCONTRO CON IL MAESTRO NELLO MILOTTI CHE L’ANNO SCORSO HA COMPIUTO 60 ANNI DI ATTIVITÀ CREATIVA

La musica è il suo mondo

Le parole di una canzone sono come una bella donna che bisogna vestire bene (con la musica) per farla sembrare ancora più bella, dice Milotti. Da molto tempo ha finito di contare le composizioni che ha musicato ma abbiamo un elenco di 90 sue composizioni di musica seria per coro misto, pianoforte, clarinetto, organo, fiati e orchestra sinfonica, cori di bambini e di donne.

Maestro Nello Milotti uživljen u svoju glazbu

Intervista:        Vesna KAPELOTO
Fotografia:       Boris GRAHOVAC
Traduzione:     Roberto STANICH

Come no, ci risponde il 78-enne maestro Nello Milotti alla nostra richiesta di un’intervista per il nostro giornale. Ci incontriamo un sabato all’Accademia di Pedagogia di Pola e, dato che siamo arrivati esattamente all’ora concordata, ci rimprovera per non essere arrivati prima, in modo da poter godere del suono del violoncello del giovane musicista polese Stjepan Hauser e della pianista, professoressa Elda Kraicar-Percan, che provano il “Duo Concertante” per violoncello e pianoforte. Il compositore di musica sinfonica e concertistica, di canzoni di guerra ma anche di melodie divertenti, il direttore di molti cori, l’arrangiatore avrà modo di dimostrare ancora una volta la propria bravura il 12 maggio, quando il “Duo Concertante” sarà eseguito nella chiesa di San Francesco a Pola.

È un canto d’amore, un dialogo tra innamorati, il pianoforte chiede e il violoncello risponde, ci dice il maestro, nel tentativo di spiegarci la composizione, accennando sottovoce la melodia e aiutandosi con la mimica del volto  e con i movimenti delle mani, tipici dei direttori d’orchestra. In quel preciso istante mi rendo conto che sarà molto difficile trasferire l’intervista sulla carta e  invidio i giornalisti della radio e ancor di più quelli della televisione che possono registrate  la voce  e i movimenti del maestro con il registratore e/ la telecamera. Questo mi sembra l’unico modo per far conoscere, almeno parzialmente, il maestro Milotti.

Ricordo il maestro come direttore del coro nella cattedrale di Pola, strapiena di fedeli, dove la maggior parte di questi avrebbe preferito, forse, qualche musica meno impegnativa per quella occasione di festa. Penso che sarebbero saltati tutti in piedi se il coro misto “Lino Mariani” avesse intonato i versi delle canzoni divertenti che hanno fatto conoscere Nello Milotti al largo pubblico, quelle sue musiche e quei versi che ci ha canticchiato quel sabato: “Là, sotto Lindaro, vicino a un piccolo ruscello, Barba Miho zappa una vecchia vigna” oppure quelli che ha musicato per la canzone “Suvenir”: “Là, sotto al Monte Maggiore, piccole case fino al mare, questa è la nostra cara Istria, non dimenticarla straniero. Ogni casa piena di vino, ogni canzone dai tempi antichi, per questo canto traj na  ni na, ni ne na.” O la canzone “Bokaleta” per la quale il maestro si è ispirato al rumore dell’acceleratore di una vecchia moto con la quale andava in giro per l’Istria. Brm, brm e nella testa del maestro sono nate le note per i versi: “Vino bianco, vino nero, vino buono, riempi la bokaleta che lo bevo. Pende il prosciutto istriano dalle travi, oh ragazza, come sei bella quando ti guardo”. I versi sono stati scritti dal noto poeta di Pola Bosko Obradovic con cui Milotti ha spesso collaborato.

Il museo del maestro in garage

Quando il maestro sente una improvvisa ispirazione, per non farsi sfuggire la melodia la scrive subito su di un pezzo di carta, anche se sta viaggiando in macchina e deve fermarsi. Una volta a Budapest, mentre passeggiava su di un ponte, incrociò una ragazza con il viso segnato dalle lacrime. Quella stessa notte, il maestro scrisse la musica e i versi  per la canzone “Quella sera a Budapest” , che è stata poi tradotta in Croato da Bosko Obradovic con il titolo “Violini nella Notte”e cantata da Vesna Nezic Ruzic.

In un momento di crisi creativa, occorre sedersi al piano e la melodia viene da sola, specialmente con un buon testo. E il testo, dice lui, è come una bella donna che bisogna vestire bene (con la musica) per farla sembrare ancora più bella. Da molto tempo ha finito di contare le composizioni che ha musicato ma abbiamo un elenco di 90 sue composizioni di musica seria per coro misto, pianoforte, clarinetto, organo, fiati e orchestra sinfonica, cori di bambini e di donne.

Le sue composizioni sono state e vengono ancora eseguite da noti musicisti. Molte sono apprezzate in Spagna e ciò non ci sorprende, considerata la sua mentalità  brillante e sempre giovane.

Dato che vi interessate al mio lavoro, ci dice, dovete venire a vedere il mio magazzino, il mio “museo” a Veruda e, con l’occasione, vi farò  pure sentire le mie canzoni. Il maestro ci ha invitato nella sua casa e nel suo museo-garage e noi non potevamo ignorare il suo invito. Sua moglie Kiti ci aspetta nel suo appartamento monolocale che il maestro ha ottenuto a suo tempo dall’organizzazione dei combattenti. Successivamente, non ha più avuto la fortuna di averne un altro, più grande, perché, quando forse avrebbe potuto ottenerlo come direttore della Scuola di Musica, è passato all’Accademia di Pedagogia, dove qualcun’ altro aveva la precedenza. Dopo aver diretto per 50 anni il coro “Lino Mariani” il maestro ha lasciato ad altri la bacchetta, per poter aiutare la moglie, la signora Kiti, che è stata colpita da infarto. Ora va  al suo posto, con l’autobus, al mercato e lei costantemente lo incita a comporre.

Questa è la sola cosa che sa fare, la musica è il suo mondo, ci dice. Il maestro ci mostra orgogliosamente la sua stanza di lavoro, piena di storia e  di testimonianze dei suoi successi. Il piano, foto artistiche, premi, riconoscimenti, due premi Città di Pola, modellini di navi,  premi di partecipazione al MIK, partiture per i suoi cori, medaglie della passata Federazione jugoslava, della Repubblica Croata e della Repubblica Italiana. Se me le appendessi tutte, dice, sarei come Bresnjev. Con orgoglio ci  fa vedere una fotografia nella quale “tiene per mano due repubbliche”, stringe la mano contemporaneamente   ai presidenti di Croazia e Italia, Stipe Mezic e Azeglio Ciampi.

La stanza da lavoro è  territorio suo, qui conduce lui il discorso e la coppia di  giornalisti riesce appena a fare qualche domanda.. Sul tavolo cassette con la sua musica registrata  e in mezzo, quella singola, la busta di colore blue scuro con la composizione di guerra “La Marcia della Brigata Istriana”. Ah, l’ha scritta lei questa? dico, rivivendo ricordi d’infanzia e un poco sorpresa di non aver  immediatamente riconosciuto l’autore della sua prima composizione, scritta a 16 anni nel 1944, quando era CON i partigiani nei boschi del Gorski Kotar. Il maestro preme il telecomando e  fa partire la canzone: In battaglia ora andiamo, in battaglia contro dusman, noi siamo i figli dell’Istria e non siamo più schiavi…le note si susseguono e il maestro da il ritmo battendo il piede sul pavimento e dirigendo con le mani. Questa è la sua musica e lui è felice di poterla condividere con noi. Alla nostra constatazione che questo tipo di musica  non ha più seguito nella nostra società, anche se è stigmatizzata, Milotti risponde che non passa nessun anniversario senza canzoni di guerra e in quanto riguarda le divisioni, riconosce solo quella tra uomini buoni e cattivi.

Maestro Milotti, Lei è una leggenda vivente

Chiama le sue composizioni come suoi bambini, le ascolta oggi mattina quando si sveglia, particolarmente quelle di guerra, che gli danno forza per prendere le decisioni. Ci racconta di essere nato a Trieste, dato che il padre era andato a lavorare al cantiere navale di Monfalcone. Quando aveva 7 anni, la famiglia fece ritorno a Pola. Ci racconta di aver imparato a suonare dal padre il quale suonava bene l’armonica triestina e il mandolino. In seconda classe delle medie, scappa nei partigiani senza nemmeno avvisare la madre. Ricorda volentieri il tempo della giovinezza e della lotta Popolare di Liberazione. Nei partigiani non portava il fucile ma la fisarmonica. Su suggerimento del compositore Krsto Odak, si  iscrive all’Accademia di Musica di Zagabria e, dopo aver completato gli studi, insegna clarinetto alla scuola di musica “Ivan Matetic  Ronjikov” di cui poi diventa direttore. Per un periodo dirige l’orchestra da ballo del Circolo di Pola e i cori “Lino Mariani” e “Matko Brasa Rasan”. Studia composizione a Lubiana e, come lavoro conclusivo, compone  la cantata “La Leggenda Istriana”. Poi insegna all’Accademia di Pedagogia e dirige il coro “Rozenice” di Pisino.

Mentre ci racconta dei suoi studi, il maestro si alza dal tavolo di lavoro e inserisce una cassetta con le composizioni melodiose del MIK e “con l’accompagnamento” di Lidia Percan, canta  O Polesana mia, graziosa marinara, tu mi sei tanto cara, tu sei un gran amor… Alla fine, il nostro fotoreporter Boris Grahovac è talmente entusiasta che si alza in piedi ed esclama: “Maestro Milotti, lei è una leggenda vivente e sono onorato di averla conosciuta”. Il maestro Milotti fin dai tempi della Jugoslavia è stato il primo e il più grande promotore del dialetto e del melos istriani nella musica leggera.

Onoreficenza per “Il Campanile di Sarvas”

Al tempo della guerra patriottica ha composto “Il Campanile di Sarvas”, per il quale è stato decorato. Negli ultimi anni ha composto anche musica sacra, si distingue soprattutto la sua Messa, su testo di Danijel Nacinovic, nell’esecuzione del coro Rozenice di Pisino, eseguita recentemente a Trieste e a Budapest.

Da sua moglie apprendiamo che ha iniziato a comporre musica sacra agli inizi degli anni ’90, quando entrambi, con fortuna, sono sfuggiti a una sciagura automobilistica sulla strada per Trieste e il maestro, invece di offrire fiori, ha ringraziato il signore con la composizione per coro misto “LaNotte di Natale”, poi spesso eseguita nelle chiese. Scherzando dice che la sua canzone più ascoltata è “Una voce di pianto…” che viene eseguita ogni giorno al cimitero cittadino.

Però, a mio giudizio, puntualizza Milotti, la mia migliore composizione per coro misto è “ Bela Smrt, Morte Bianca”, su testo di Ljuba Pavesic, dedicata ai partigiani congelati sul Matic.

Il fatto di poter essere  predisposto contemporaneamente sia alla musica seria che a quella leggera non è strano per lui, in quanto, dice, l’uomo che in un certo momento  parla come un bambino , può comportarsi seriamente nell’istante successivo. Alla domanda di quale sia la composizione a lui più cara, risponde che gli sono tutte care, specialmente se vengono eseguite da altri o se le ascolta alla radio. “Tutto dipende dai gusti del redattore, ma io ho la fortuna di avere dei miei ex alunni a Radio Pola e loro qualche volta si ricordano di me e programmano qualche mia composizione. Il maestro, l’anno scorso, ha compiuto 60 anni di vita artistica. E’ un grande anniversario per un artista vivente ma chi se n’è ricordato?  Ma non è ancora tardi. Il maestro continua a comporre nuove opere.

Le partiture sul pavimento del garage

Alcuni giorni più tardi abbiamo potuto vedere la storia di un virtuoso, conservata assieme alla Golf bianca che il maestro usa solo quando porta la moglie alla visita medica in ospedale o quando va a prendere l’uva nell’interno dell’Istria. Sui muri fanno bella mostra riconoscimenti, manifesti, fotografie, corone, ottenuti come direttore dei suoi cori al tempo dello stato Jugoslavo e sul pavimento le partiture delle sue composizioni! “ La moglie non ha più posto per le lenzuola negli armadi che sono occupati dalle mie partiture e allora ne tengo una gran parte qui”, dice il maestro e ci indica le pile di partiture che giacciono sul pavimento di cemento, dato che non c’è più posto sulle poche mensole. Dalle sue parole apprendiamo che non ha potuto far  venire alcuni ospiti dalla Germania che avevano programmato una visita assieme ad una studentessa.  Questa ha svolto come lavoro finale  di musicologia,  che aveva per tema la biografia di un compositore vivente, la biografia del maestro Milotti, e lui ce l’ha mostra con orgoglio.

Gli  chiediamo se ha cercato qualche aiuto  per conservare le sue composizioni in un posto più sicuro e lui risponde quasi impaurito che ce le lascerà tutte ma desidera che non vengano toccate fintanto che  è ancora vivo. “Fate solo che non mi prendano anche questo” dice visibilmente turbato, pensando al garage. Recentemente ha rischiato di restare anche senza questo garage dato che il comune l’aveva messo in vendita. 

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