|
|
|
In autunno la
Galleria all'8 di via Kandler, poi un museo Motika è tornato a Pola. L’imponente donazione di oltre 3 mila opere d’arte, stimata a 700.000 euro, è finalmente in città, a coronamento di un sogno lungo trent’anni. Ha voluto così l’autore nato a Pola nel 1902, di cui la sua città natale oggi raccoglie il retaggio. Conferenza stampa, pertanto, al Municipio, per dire dell’evento culturale dell’anno. A convocare la stampa, il vice sindaco Fabrizio Radin, l’assessore alla cultura Klara Udovičić e Otmar Širec, responsabile del fondo artistico cittadino in custodia provvisoria al Teatro Popolare Istriano. Grande la soddisfazione per l’avuta donazione. Il ricco patrimonio artistico di Motika è giunto a Pola nella mattinata di martedì in virtù di un contratto stipulato con gli eredi con cui la Municipalità si impegna ad allestire in centro dapprima una “Galleria Motika” e in un momento successivo un museo a tutti gli effetti intestato al pittore. Come da scadenzario fissato in seno all’Assessorato alla cultura, la galleria verrà aperta in autunno al pianterreno della palazzina d’epoca veneziana al civico 8 di Via Kandler, mentre per il museo occorreranno tempi più lunghi. Per ora ci si limita a supporre che l’istituzione potrebbe trovare sede al palazzo di Via San Giovanni che ospita la Biblioteca civica e che al secondo e terzo piano è ancora fuori uso. Fermo restando che trovino soluzione i problemi relativi alla proprietà del palazzo. Anton Motika. Grande orgoglio per Pola artistica, sebbene per un hommage decente e degno del nome si sia dovuto attendere tre decenni. Negli anni Settanta, infatti, il pittore aveva espresso il desiderio di tornare a vivere nella sua città a patto di avere un alloggio in cambio per l’opera omnia che era pronto a cedere. Per un motivo o per l’altro, per stoltezza o per ignoranza – ma ormai è acqua passata – le trattative erano andate a monte e l’artista non è mai rimpatriato. A Pola è vissuto solo sino all’età di sedici anni, quando i genitori decisero il trasferimento della famiglia a Fiume successivamente alla disfatta dell’Impero austroungarico. A Zagabria gli studi universitari e quindi la realizzazione del sogno di vivere e respirare a pieni polmoni l’aria dell’Europa pittorica del suo tempo, a Parigi, l’amicizia con Picasso e Matisse, la fecondissima produzione pittorica… Motika non ha avuto moglie né figli, solo l’arte e quel desiderio fervido ma frustrato di tornare alla sua città. Tra le tre mila opere lasciate in eredità ai posteri e in cura alla Municipalità, si trovano 109 lavori di prima categoria, il meglio dell’artista insomma, consistente in 86 dipinti, 19 disegni e 4 grafiche. Il resto sono quattro sculture (terracotta e vetro di Murano), 1.550 disegni di grande formato e 20 album illustrati, il tutto realizzato dal 1915 al 1975. Per gestire la donazione di Motika, la Città ha stanziato dal bilancio 400 mila kune. Finora ne sono state spese 300 mila, e manca ancora ristrutturare gli ambienti di Via Kandler per renderli agibili e assicurare valori costanti a parametri quali l’umidità, la temperatura e l’illuminazione per un corretto mantenimento della produzione artistica. A detta del vice sindaco occorrerà dunque rivedere il Preventivo e assicurare mezzi aggiuntivi per l’apertura della galleria a fine anno. Con Motika a Pola, è stato riparato un vecchio torto. Potessero fare altrettanto Medolino per Crnobori e Dignano per Silvio Pletikos, tanto meglio. Daria Deghenghi Tratto da:
|
|
This page compliments of Marisa Ciceran Created: Sunday,
June 25, 2006; Last Updated:
Thursday, October 26, 2006
|