Antun Motika
Prominent Istrians



Persistenza di una tavolozza luminosa
di Martin Bizjak

La recente di partita di Antun Motika e il suo irrealizzato desiderio di veder aperta a Pola una galleria delle sue opere ci offrono lo spunto per fare alcune considerazioni sull'imponente lascito artistico del maestro. Fer importanza e valore artistico l'opera di Motika svetta ben oltre gli ambiti locali il che è un motivo di rammarico in più che non si sia potuto trovare un approdo all'offerta del pittore, disposto a donare alla città natale tutte le sue opere. È stata un'occasione perduta, e tutti i motivi pragmatici che adesso si possono addurre non sono che una vuota scusante. Perchè Pola, oltre tutto, non ha ancora conseguito una propria tradizione pittorica. La città, che pure rigurgita di monumenti antichi, difetta di opere moderne: in questo contesto, il rifiuto del retaggio del maestro polese appare veramente assurdo. Conseguentemente il vuoto che così si è venuto a creare nella fisionomia culturale cittadina sarà un continuo riferimento all'immaturità di un ambiente che si è lasciato sfuggire una chance storica.

D'altro canto, l'arte di Motika apre corifronti diretti nel campo della comunicazione culturale, ad un livello scevro da condizionamenti etnici specifici. Il che non sarebbe un fatto eccezionale ove si prendessero in considerazione solo determinate riflessioni stilistiche e altri parametri formali per l'arte nata in questa terra. Nel caso di Motika si tratta dell'universalità sovrana della qualità; distinta da un'estrema purezza espressiva e da superiore padronanza del mezzo: dalla forza morale di un artista affrancatosi dalle pressioni provinciali e da tutti quegli influssi socio-programmatici extra-estetici che all'inizio della sua evoluzione erano ancora ben presenti. Rifiutando mete di comodo, all'ombra dell'establishment sociale, e vivendo solo per la sua arte, ha saputo conquistarsi quel prezioso spazio di autonomia da cui ha potuto involarsi verso i traguardi di un'arte autoctona, autenticamente libera. Ciò comunque non signifìca che l'approdo metaforico sia stato quello dell'arte per l'arte. Anzi si è trattato di un accostarsi diretto, e sempre più intimo, alla vita come fonte di ispirazione. La sua arte è profondamente condizionata dall'universo della natura, dalla sua morfologia e soprattutto dalla sua energia luminosa, che è la proto-causa di tutte le sue vicende visive. Sì, proprio quella luminosità elementare sotto il cui influsso all'inizio del secolo, l'arte visiva ha subito una profonda trasformazione. È nella natura di queste innovazioni che si può riconoscere la loro intima corrispondenza con le motivazioni figurative di Motika, che si affacciano già nella sua infanzia mediterranea, assorbite con le prime sollecitazioni ottiche della terra natale. È probabile che lo stesso fenomeno di mediterranea perspicuità visiva abbia indirizzato sin da principio il suo talento ad una contemporanea predisposizione per l'espressione plastica. Tant'è vero che i suoi primi maestri lo avviarono allo studio della scultura, che in un primo tempo l'artista seguì salvo poi orientarsi definitivamente alla pittura. Un talento dai vantaggi complementari, dunque, che si possono riconoscere anche in seguito, nella struttura della sua cultura artistica. Tanto più che si tratta di un 'universalità disciplinare scientemente coltivata da Motika come qualità. La quale gli consente di mantenere l'integrità e l'armonia degli elementi figurativi in tutte le sue ricerche espressive, integrità che è uno dei motivi per cui nella sua arte non ci sono grandi svolte ne esitazione. Ne fa fede nella creazione delle sue forme espressive l'assunzione disinvolta delle esperienze ereditate e delle influenze.

Così ad esempio, sotto l'influsso della luce radente, che è l'ossessione di Motika, egli non estremizza l'inosservanza dei tratti elementari dell'espressione pittorica: al contrario, ne conserva la complessità. Qui Motika è sulle orme del postimpressionismo al cui bivio l'artefigurativa, arricchita dalle esperienze impressionistiche, sceglie il ritorno alla forma come primogenitura dell'ontologia figurativa. Succede naturalmente in una maniera completamente diversa, che dischiude nuovi orizzonti nell'arte figurativa. Per Motika Ciò significa massima identificazione del suo nerbo pittorico con il colore, mentre il disegno, in questo nuovo contesto, viene affrancato dalla sua funzione deputata nella creazione dello spazio e nel sostegno dei volumi con un procedimento per cui essi sciolgono le contraddizioni pittoriche. E la gioia liberatoria della creazione confluisce nell'esaltazione, sottesa di lirismo, di forme dinamiche quasi sospese dalla luminosità della tavolozza.

Tracce postimpressionistiche tattili si riscontrano anche nei saltuari "exursus" nei modi costruttivistici compiuti però alla sua maniera particolare, liricamente più soffice, volatile e disimpegnata. Per indole più vicino all'inquietudine costante piuttosto che fermamente ancorato alla forma, egli ne esalta l'aspetto sensitivo e dinamico, non quello statico. E la spontaneità che pulsa dalla materia modellata esprime la preoccupazione dell'artista a non smarrire la sensazione primaria da trasfondere nella fattura artistica. È la mentalità di un artefice di razza, che si avverte attraverso tutte le sue fasi tecnologiche, che risultano perciò ugualmente convincenti e naturali. Sono variazioni mediologiche che Motika ci trasmette come manifestazione volitiva del suo talento, proprio quando poteva sembrare che la sua attenzione forse momentaneamente venuta meno.

Prendiamo, ad esempio, i vetri alla cui modellatura s'è dedicato nella fase più matura della sua creatività. Gli esiti di quell 'impresa penetrano nel magma stesso del processo artistico che, secondo una definizione poetico-filosofica , è una sorta di lotta dello spirito con la materia. Dalle mani del maestro nascono, con l'aiuto di una tecnologia ostica, forme fantastiche in cui si percepisce un misterioso legame con la materia generatrice. La maestria modellatrice di Motika trova conferma anche nella morale dialettica insita nella natura di ogni trasformazione. Sta difatto che Motika s'è dedicato al vetro con la stessa veemenza di possesso con cui si è appropinquato a tutte le tecniche pittoriche a lui più care. futtavia il contatto col vetro rivela che non si tratta del frutto di semplice curiosità. È più probabile che si tratti di un legame diretto con i riferimenti più sottili del suo talento. La trasparenza cristallina della massa vitrea corrisponde appieno alla bramosia dell'artefice di entrarne nelle grazie.

Poiché lafisicità del mondo, in tutte le sue infinite manifestazioni vitali, resta il principale motivo ispiratore di Motika, durante il processo creativo egli non abbandona mai la genesi organica della forma. Nell'arco della trasformazione dei motivi, talvolta fino ai limiti dell'astrazione, Motika conferma e anticipa il diapason dei suoi interessi artistici. Nell'ambito di queste mutazioni, dalla prima modellatura più realistica dei motivi, fino allo spazio bidimensionale estremamente mosso e sciolto, e fino a forme plastiche particolarmente anarchiche, Motika esaurisce le sue preoccupazioni stilistiche. Si rivela così che la sperimentazione, come costante caratteristica del suo procedimento creativo, non deborda dal contesto della dottrina espressiva. Vale anche per la sua abilità tecnica. Nonostante l'apparente facilità espressiva, non soccombe mai all'autocompiacimento virtuosistico. Anzi, la sua disinvolta artificiosità espressiva corrisponde perfettamente alle virtù naturali e apprese dello spirito che scopre le vie di emanazione a lui più consone e veloci. Come tutti i grandi artisti egli supera presto i limiti e gli interessi che gli sono propri. Si può supporre che questa caratteristica costante, cosìferma e autonoma, della sua opera abbia unfondamento etico, senza riferimenti però al substrato di dilemmi creativi e umani che tormentano gli artisti. anche quelli sommi.

In sintesi, potremmo spiegare la persuasività della forza espressiva di Motika con l'essenza di quel mistero mai svelato di cui parla anche Leonardo nel suo famoso trattato: un'opera d'arte deve dare l'impressione di essere stata creata. a prescindere dalle sofferenze che ha richiesto, con la massima facilità.


Zaklano janje, 1933.
ulje i tempera / karton, 49,5 x 69 cm
signatura d.g.: Motika 33
inventarni broj 20/20 (1020)

Chagall's Studio

Ristampato da:

  • Martin Bizjak, "Persistenza di una Tavolozza Luminosa - Ricordo di Antun Motika" (traduzione dal croato da Elis Barbalich-Geromella), Jurina i Franina, Rivista di varia cultura istriana / n. 50 / Primavera 1992, p. 16-19.
  • Chagall's Studio (image only) - Art Collections Mali Losinj, Mihicic collection
  • http://www.galum.hr/_hr/fundus_moderna.htm

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Sunday, October 20, 2002; Last Updated: Thursday, July 12, 2007
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