Giuseppe (Bepi) Nider
Istriani Illustri


…E rimase l'arena

in memoria di:

Achille Gorlato
Elio Predonzani
Sergio Zuccoli

Ma quante storie raccontava il nonno, tra i denti la cannuccia masticando della nera pipa, mentre pel sonno mi si chiudevan gli occhi e fumigando il ciocco si spegneva.

Eran fole, storie vere e leggende, ora tristi, ora allegre, or paurose, di belle fate, di streghe tremende, di gnomi e d'orchi, d'imprese gloriose, di guerre e di vittorie.

E tutte le sapevo poi narrare Ai miei compagni ed alla mamma mia, tutte; ma il tempo me le fè scordare ed ora, col dolor, la nostalgia ne ridesta il ricordo………

E' notte. In cielo la luna sorniona sembra sorridere, commiserando, e pur le stelle che le fan corona miran stupite, tra lor parlottando, la gran Fata Istriana.

Giù da Monte Maggiore insino al mare Corre la Fata, corre e non ha posa: nella notte un palagio deve fare di pietre, bianco come vel di sposa, lieto di muschi e fiori.

Corre la Fata giù dal monte al piano, corre affannata ma ogni tanto l'occhio verso l'oriente rivolge, lontano, spiando ansiosa se già l'alba il cocchio annunzia dell'Aurora.

E' notte ancora. Canta il rusignolo; stonano rauche a Valdarsa le rane; D'una civetta lor risponde il duolo; dal mare vengon sul vento lontane nenie di pescatori.

La luna intanto, più che mai sorniona, nella conca del ciel commiserando sta con le stelle che le fan corona la povera Fatina che stancando si sta ma inutilmente.

Inutilmente che il canto temuto rompe il silenzio, la pace notturna: il gallo manda al nuovo dì il saluto e chiama l'arator alla diuturna dei campi rude fatica.

Una campana suona, altra risponde. Torna la vita, il mondo si ridesta. Ninfe e gnomi nelle selve profonde vanno a celarsi e preparar la festa per la ventura notte.

Impietrita la Fata, il guardo spinge per un momento ancora a rimirare l'opra incompiuta che ora l'alba tinge d'un'azzurrina luce e lambe il mare lontano a l'orizzonte

poi fuor dal grembo ove teneva ancora lascia cadere macigni e gioielli. Fendono l'aria fresca che l'aurora inonda d'oro e di canti gli augelli e cadono su Passo.

Fugge la Fata allora lacrimando e passa piani, valli, monti carichi di nevi eterne e scompare. Sfidando il tempo, la romana Arena gli archi lancia eterni nel cielo...

Ma quante storie raccontava il nonno, tra i denti la cannuccia masticando della nera pipa, mentre pel sonno mi si chiudevan gli occhi e fumigando il ciocco si spegneva.

Giuseppe (Bepi) Nider
Roma 1954

Tratto da:

  • L'Arena di Pola, No. 6, 30 giugno 2006, leggenda inviate dalla nipote Claudia.

Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, September 2, 2006; Last updated: Monday, January 15, 2007
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA