Richard Francis Burton
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CONFERENZA DELLA GIORNALISTA ELISABETTA D’ERME ALLE CI DI SPALATO E ZARA

Riflessioni su Istria e Dalmazia di un console britannico a Trieste

27 aprile 2006

SPALATO/ZARA – Nell’ambito delle numerose attività culturali che animano le sedi delle Comunità degli Italiani di Spalato e Zara, la giornalista Elisabetta d’Erme ha tenuto il 21 e 22 aprile scorso la conferenza “Sir Richard Francis Burton alias Mirza Abdhullah, Console dell’Impero Britannico a Trieste e le sue riflessioni su Istria e Dalmazia.” Organizzata sotto il patrocinio dell’Unione Italiana di Fiume e dell’Università Popolare di Trieste, la d'Erme ha fatto conoscere ai connazionali delle due CI dalmate la vita e le opere di un personaggio davvero peculiare, ovvero Richard F. Burton che, nella seconda metà dell’800 fu, tra centinaia d’altre cose, anche scopritore del Lago Tanganika, traduttore della versione integrale e non censurata delle “Mille e una notte” e del “Kama Sutra”, nonchè ammirato viaggiatore in Istria e in Dalmazia. Il presidente della Comunità degli Italiani di Spalato, Mladen Čulić Dalbello, e la presidente della Comunità degli Italiani di Zara, Rina Villani, assieme alla rappresentante dell’Università Popolare di Trieste Susanna Isernia, hanno presentato la dott. D’Erme ad un pubblico numerosissimo, partecipe e curioso.

Ma chi era Sir Richard F. Burton? Cerchiamo di ricostruire la sua vicenda in base alle indicazioni fornite nel corso della conferenza. Burton nacque nel 1821 a Torquay in Cornovaglia. Fu soldato, etnografo, poliglotta, esploratore, campione di scherma, antropologo, avventuriero, viaggiatore instancabile, poeta, scopritore e traduttore di testi erotici orientali e non. Dal 1872 al 1890 fu console a Trieste. Dove passò gli ultimi 18 anni della sua movimentata vita. Quando arrivò a Trieste aveva già visto gran parte del mondo: era stato Capitano del Bombay Army, nell’esercito della Compagnia delle Indie nel Subcontinente Indiano, aveva partecipato alla Guerra di Crimea, era stato esploratore nell’Africa nera, pellegrino nel Medio Oriente, studioso dei mormoni nell’America del Nord, console di Sua Maestà nel Sud America, reporter dal Paraguay, viaggiatore in tutta Europa compresa l’Islanda e le allora remote isole Canarie e di Madeira.

Trieste era per Burton l’ultima spiaggia, una sorta di esilio e di definitivo allontanamento dall’elite britannica, che non aveva mai capito ed apprezzato le doti d’un uomo, non facile, ma certo geniale.

Usando Trieste come base, tra il 1873 e il 1888, Burton fece diversi viaggi attraverso la penisola dell’Istria e lungo le coste Dalmate, arrivando a raggiungere perfino la lontana isoletta di Pelagosa. I suoi interessi per queste terre erano essenzialmente rivolti all’archeologia e all’antropologia. I suoi testi sui Castellieri, sulle rovine di Salona e sui ritrovamenti di Pelagosa sono ancora oggi pietre miliari per gli studiosi internazionali di archeologia. Ecco un esempio dell’entusiasmo suscitato in Burton dalla Dalmazia: nel 1876 scrisse un articolo per l’Anthropological Institute di Londra intitolato “The Long Wall Of Salona and the Ruined Cities of Pharia and Gelsa di Lesina”che si apre con l’invito a scoprire la bellezza di queste nostre terre: “Un gruppo di 3 o 4 amici, associati nel desiderio della scoperta – scrive Burton –, potrebbero difficilmente spendere meglio il loro tempo se non dedicando la migliore stagione dell’anno, da aprile a giugno incluso, allo studio dell’Arcipelago Dalmata, visitando ogni sito chiamato Grad e raccogliendo testimonianze del folklore locale che qui abbonda in ogni dove.”

L'Istria «piccola di statura, ma grande di fama»

E nel testo del 1877 dedicato al litorale istriano, “The Seabord of Istria”, ricorda ai suoi lettori anglosassoni che “L’Istria è piccola di statura, ma grande di fama. I suoi estremi climatici e geografici hanno fatto di essa, come della Siria e della Palestina, un piccolo modello del globo terrestre.” e chiude con l’amara constatazione: “In questi ultimi anni, l’Istria è stata ingiustamente trascurata”.
Nella sua conferenza però, Elisabetta d’Erme ha cercato non solo di fornire informazioni sull’attività saggistica e di studioso di Richard F. Burton, ma anche e soprattutto di tratteggiare un ritratto dell’uomo. Certo Burton deve essere stato un personaggio controverso, affascinante e repulsivo al tempo stesso. Non stupisce che a oltre un secolo dalla scomparsa, la sua figura seguiti ad interessare tanti biografi, tanti scrittori di romanzi e addirittura Hollywood.

Con l’aiuto di lucidi che mostravano foto e disegni dell’epoca, Elisabetta d’Erme ha ricostruito per il suo folto ed attentissimo pubblico le tappe della vita di un uomo dotato di una spiccata intelligenza e di una superumana capacità di apprendimento delle lingue (ne conosce più di trenta). Un uomo che le vicende della vita avevano portato a crescere come un vagabondo, in giro per l’Europa, al seguito della sua famiglia sempre alla ricerca di climi miti e sistemazioni economiche. Il padre era un militare in congedo dell’esercito britannico e la madre una donna malaticcia e distratta. Anche fisicamente Burton sembrava uno zingaro, come ben mostravano le foto dell’epoca proiettate durante la conferenza. Questi suoi tratti fisici e il suo genio per le lingue lo spinsero spesso ad adottare i più strani travestimenti per entrare a contatto dei diversi popoli che andava via via conoscendo nei suoi viaggi per il mondo.

La sua impresa più famosa, che gli assicurò la fama eterna nel museo delle cere di Madame Toussot a Londra, fu il suo pellegrinaggio alla Mecca. Nel 1853, dopo mesi di preparazione, di studi sulla religione dell’Islam, di pratica linguistica e dopo essersi fatto circoncidere, Richard F. Burton partì dall’Egitto per compiere – come un vero credente - il pellegrinaggio alle sacre città della Mecca e di Medina, sotto le vesti dello sceicco Mirza Abdullah, derviscio sufi e medico. Non era il primo cristiano ad entrare camuffato nella città santa dell’Islam, m il racconto del suo viaggio (“A personal narrative of a pilgrimage to al-Medina and Mecca” 1855-56) è certamente tra i più dettagliati ed avvincenti che siano mai stati scritti su quell’esperienza così esaltante per tanti milioni di mussulmani. Come in un crescendo cinematografico la giornalista è poi passata a raccontare il drammatico epilogo della missione esplorativa delle sorgenti del Nilo che R. F. Burton intraprese con J.H. Speke nel 1858; ed il suo successivo strano matrimonio con Isabell, della famiglia cattolica, aristocratica e impoverita degli Arundell. La donna che gli farà ottenere un posto al Foreign Office come console di Sua Maestà Britannica, prima in Guinea Equatoriale, poi in Brasile, poi a Damasco ed infine a Trieste. La donna che lo seguirà in giro per il mondo, e che alla sua morte distruggerà in un rogo folle e senza appello tutti i suoi manoscritti, dai diari più segreti ai preziosissimi appunti raccolti da R.F.Burton nel corso di quaranta anni di studi e ricerche attorno al mondo, Istria e Dalmazia compresa. Per fortuna restano le sue pubblicazioni per l’Antrhopological Institute di Londra e per la Royal Geographical Society: “Note sopra i castellieri o rovine preistoriche nella penisola istriana”, “Il litorale Istriano”, “Le lunghe mura di Salona e le rovine delle città di Faro e Gelsa sull’Isola di Lesina”, “Viaggio a Lissa e Pelagosa” e tanti altri ancora su Trieste e Monfalcone. C’è ancora molto da scoprire attorno a questa affascinate figura. In molti tra il pubblico e gli organizzatori si sono augurati di poter approfondire ulteriormente gli spunti scaturiti dalla conferenza, con particolare riferimento al reperimento ed alla traduzione dei testi di R. F. Burton riguardanti l’Istria e la Dalmazia non ancora disponibili in italiano.

Martha Herzbruch

Tratto da:

  • http://www.edit.hr/lavoce/060427/cultura.htm


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Created: Saturday, July 03, 2004; Last Updated: Wednesday, August 05, 2015
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