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Ioan Maiorescu
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Berdo e i muli de Trieste
Brdo, Lunedì 29 Giugno, Martedì 30 Giugno e Mercoledì 1 Luglio 1857
di Ioan Maiorescu

Non esisteva più nemmeno un comune popolato da coloro che ancora parlano la lingua romeno-istriana. A Jessenovic [allora Sucodru; oggi Jasenovik], sono solamente entrato nel paese e non ho conversato più di 1/4 d'ora, mentre a Villanova [allora Noselo; oggi Nova Vas], dove c'erano anche Jessenovicani in chiesa, ebbi occasione di convincermi che sia i Villa-novani, come anche i Jessenovicani parlano come si parla a Susnievizza [allora Susnieviza] ed a Lettay [allora Letai], senza alcuna differenza che possa colpire l'orecchio, fatto naturale, poiché appartengono tutti ad una parrocchia e si ritrovano come minimo durante tutte le feste e le Domeniche. Non c'era più da visitare alcun comune di sotto il Monte Maggiore, ma mi era parso a Berdo sia l'aspetto degli uomini che il loro vestiario più pulito, dappertutto la razza degli uomini era molto forte. Oltre a ciò Berdo si trova nel punto di mezzo del territorio romeno di sotto il Monte Maggiore e la sua posizione elevata, soprattutto della chiesa e delle casa parrocchiale, permette di vedere con un colpo d'occhio tutto il territorio abitato oggi dai Romeni, e di imprimerti nella memoria l'aspetto del luogo. Oltre a ciò nel passare il 27 luglio dal parroco Jerala [non era istroromeno], vedendo la casa del parroco più isolata, speravo di trovare colà il luogo migliore per conoscere qualcosa sulle usanze dei Romeni. Dopo non mi ero dimenticato che passando per Berdo avevo promesso alla gente che sarei ritornato e mi sarei trattenuto di più con loro. Infine questo era il luogo di nascita del giovane prete Miceti, ed allora non sapevo che il cappellano di Chersan (Chersano) [ora Krsan] era romeno di nascita. Tutto ciò mi portò alla determinazione di trasferirmi per alcuni giorni a Berdo.

In seguito Lunedì il 29 Giugno alle 4 del mattino partii da Susnievizza ed alle 5-1/2 arrivai nella casa parrocchiale. Padre Jerala sognava ancora sulla predica che doveva dire in questa giornata che era quella degli Apostoli Pietro e Paolo. Ma gli altri di casa erano tutti completamente svegli. Tra costoro particolarmente una ragazzina di circa 16 anni, "mula", vale a dire nata dai fiori, la quale era stata accolta presso di se da Padre Jerala all'età di 12-13 anni quando l'aveva trovata per strada, svenuta dalla fame, senza genitori o nutrici. Con questa occasione ho saputo che presso i Romeni di sotto Monte Maggiore si trovano oggigiorno in "educaţiune" (educazione) circa 300 trovatelli (t.=Findlinge) [English: foundlings] o come diciamo noi bambini nati dai fiori. La sola Susnievizza ne ha 70, Berdo 50, e così tutti insieme sono presso questi Romeni circa 300 trovatelli, che vengono affidati all'esterno per la crescita dall'istituto dei trovatelli di Trieste. Questo istituto eroga dai suoi fondi, a coloro che vogliono prendersi la responsabilità della crescita di queste creature, una somma stabilita per anno per ogni trovatello fino all'età di 10 anni, similmente a colui che viene da lontano a Trieste per prendersi un trovatello e per sottoscrivere un contratto con l'istituto, e poi ancora una somma una sola volta per tutte per il periodo fino a quando il trovatello è ancora poppante. Dai 10 anni in poi, precisamente da quando il trovatello con il suo lavoro può guadagnarsi il pane, i genitori adottivi non hanno più il diritto di pretendere nulla dall'istituto, restano invece obbligati a tenere il trovatello fino all'età di 18 anni. Colui che educa perlomeno due trovatelli, tra i quali almeno un maschio, ha il diritto dell'esonero per un figlio proprio dal servizio militare; mentre il trovatello non è esonerato. Più o meno queste sono in breve le regole dell'istituto dei trovatelli di Trieste. Solamente dal numero di quasi 300 individui, che si trova oggi presso i Romeni di sotto il Monte Maggiore, dimostra che in nessuna parte dell'Istria la gente non è invogliata di occuparsi con l'educazione come i Romeni. Forse in un senso più singolare di umanità e di carità cristiana di questi Romeni troviamo la causa di questa inclinazione che si vede presso di loro di crescere e raccogliere i frutti dei peccati dei plutocratici triestini. Proprio il nome di "muli" che danno a queste creature non è testimonianza di sentimento di umanità o di una singolare carità cristiana, perché anche loro chiamano nella loro lingua "mul" quello che chiamiamo noi tutti - il figlio dell'asino e della cavalla. Che sia solamente avidità di guadagno non è da credere, poiché non si tratta di una somma allettante; chiaramente anche la grande perdita prodotta da 4 anni in qua dalla epidemia della vite e che - come diceva Padre Kancici [Cancici?] - li costringe a rinunciare a questo mezzo di guadagno, non spiega la causa di questa inclinazione, perché essa è di molto più vecchia dell'epidemia. Io credo che la posizione del luogo lontano da Trieste e che è come un nascondiglio isolato, dopo la costituzione fisica, forte e sana di questi romeni, le loro belle caratteristiche, il loro spirito vivace ed ingegnoso, siano i motivi che hanno determinato il fatto che i fondatori dell'istituto abbiano scelto loro stessi gli abitanti di qui che si occupino con l'educazione di questi bambini, fatto che poi è divenuto un'usanza alla quale in seguito può aver concorso di più o di meno anche uno o l'altro dei motivi indicati precedentemente. Accade che dopo il trascorrere di alcuni anni alcuni di questi trovatelli siano reclamati dai lori genitori naturali; ma questi casi sono rari. La maggior parte di loro rimangono tra i Romeni senza che vengano a conoscenza mai della loro origine.

Una di questi "muli" era anche Maria, che trovai presso Padre Ierala, una ragazzina pulitina ed intelligente. Lei era occupata in cucina. Sempre qui trovai anche un nipote del parroco, Carniolan, venuto da due anni dalla sua patria, che aveva già imparato la lingua dei Romeni; una terza persona era la sorella del prete che era l'amrninistratrice della casa, questa non parlava romeno, ma lo capiva; per ultimo veniva il quarto, un uomo di circa 60 anni, uomo della casa della famiglia dei Piscali. Con costui iniziai a parlare fintantoché non si svegliò il sacerdote. Poiché ci trovavamo in cucina si capisce da se che il nostro discorso verteva su fuoco, focolare, pentola (istr.=foc, vatrǎ, foguèra) (coperchio di ghisa nel quale si cuoce il pane) catena (istr.=catina) (catena sopra il fuoco sulla quale si attacca il calderone) (istr.=cadera-r.=caldarea), attizzatoio (istr.= paleta), zuppa (istr.=zamǎ); cucchiaio (istr.=r.=lingurǎ), piatto (istr.=piata), piatto in legno (istr. spiatela), pentolina (istr.=piatina), "ciripu" (slavo, dal quale gli Ungheresi derivano "csereb") - una pentola più grande - pentolone (istr.=ola-r.=oala) etc. Il verbo bollire (r.=ferbe) l'hanno perduto e dicono derivato dagli slavi "a cuhi" - mentre hanno "a coce" (i.=cuocere), - parimenti hanno il "pogace" (i.=focacela), ugualmente è sia con il burro ed il formaggio (istr.=caşiu), ma anche la torta (r.=placinta) si chiama "pogace", ma la parola "placinta" (r.) l'hanno perduta. "A luat" (ha preso) ce l'hanno, mentre la "u" appena si sente o si trasforma in "v" - "alvat - alŭat". "Fritta" (ital.) significa "ove" (i=uova) strapazzate, hanno la forma "a sorbì" (sorbire).

Tutte queste non erano cose nuove per me. Fra questi discorsi filologici, ecco che esce anche il prete dalla sua camera, scusandosi che è rimasto più a lungo disteso sul letto, meditando sulla predica. Perciò bene avevo detto io prima che lui sognava sulla predica che doveva dire. Immediatamente ordina che mi sia dato caffè latte e uova. Quando vidi una pentola di circa 5 litri di latte, una tazza di caffè ed un tazzone che ne aveva più di due litri, senza volerlo mi viene presente la comparazione tra l'ospitalità di Padre Jerala di Berdo e la parsimonia di Padre Kancici di Susnievizza. Si capisce che il cucchiaio corrispondeva con questi sani recipienti; esso era di quelli da pranzo, e non di quelli da caffè; ed anche si capisce da se che non ho aspettato un secondo invito. Il Padre che doveva fare la liturgia alle ore 10, non mi ha accompagnato in questa degustazione. Dopo aver compiuto questo dovere fisico iniziai a rivoltare i libri del prete, mi imbattei in un registro affumicato, dove erano in ordine cronologico elencati tutti i parroci di Berdo del secolo XV, tutte le visite del vescovo e molti avvenimenti degni di nota. Mi imbattei anche su tre tomi di manoscritti di rilegatura antica. Questa era la descrizione istorico-topografica della Carniola e delle terre vicine di Valvasor in lingua tedesca. Questa era di 4 tomi manoscritti ma mancava il tomo III. Mettendo lo sguardo sull'indice, rilevai le parti relative alle usanze degli Istriani, gli Uscocchi, di cui dice che sono Romeni, che sono venuti dalla Turchia 146 anni prima dell'epoca in cui scrive l'autore. Il libro è stampato nel 1689, che significa che la venuta di questi Romeni dalla Turchia in Carniola è circa nell'anno 1543. Oggi non c'è alcuna traccia della loro lingua. Sono interessanti anche altre notizie sui Morlacchi e sui Valacchi della Turchia e su quelli della Dacia di Traiano; lo stesso sulle usanze degli Istriani, di cui dirò dopo.

Quando terminai la lettura di tutte le parti relative ai Romeni ed agli Istriani, mi diressi alla chiesa, e raggiunsi il Padre. Dopo la chiesa di nuovo fui circondato dagli amici Berdiani che mi invitarono a recitare le preghiere nella loro lingua, cosa che feci. Ma qui trovai un rivale nella persona del stimato contadino Francisc Piscaleanu, abitante di una frazione che appartiene a Berdo. Questi sortì dapprima: "şi io ştiu ruga pre Domnul vlaski" (i.=anche io so pregare Dio in valacco), e recitò il Padre nostro. Io lo corressi in qualche punto, mettendo al posto dei slavismi parole più appropriate tra le loro, e lui con tutto ciò non si da per vinto, e diceva per qualcuna che era lo stesso (istr.=ca-i stesso). Ma in maggioranza decise in favore mio, e mi premiò con queste parole: "ştiu cuvinta mai muşat decât noi" (i.-sai parole più belle di noi). Continuai poi con il mio studio, e per il giorno dopo chiamai due di quelli più anziani, per udire di nuovo dalla loro voce le cose sulle usanze dei Romeni di qua - dei matrimoni, dei funerali, etc.

Alla sera del 1 luglio ritornai a Susnievizza, dove mi aspettavano con impazienza gli amici. Al 2 luglio ordinai di nuovo il giornale "Sumariu", raccolsi ancora parole e desideravo salire sul Monte Maggiore per poter osservare bene le vie di comunicazione tra la Romania e la Mesia, Macedonia e Tessaglia da una parte, e quelli della Dacia Traiana da una parte con i loro fratelli della Slavonia, Croazia, Dalmazia ed Istria. Ma per sfortuna incominciò a piovere ed il Monte Maggiore era completamente nella foschia. Il 3 luglio di sera sono ritornato di nuovo a Berdo, e sono rimasto là, ed il giorno dopo il 4 luglio al mattino ritornando a Susnievizza, alle ore 7 mi sono avviato verso Albona. Nonostante sia stato attento ed abbia fatto di tutto per partire in silenzio, non ci sono riuscito. Una moltitudine di anziani e giovani, donne ed uomini, rincorrevano la carrozza e tra le lacrime mi gridavano: "Bura coale. Domnu cu voi. Când veţi mai veri la noi?"(i.=Buon viaggio. Il Signore con te. Quando ritornerai tra di noi) Altri: "Cànd va viri preotu, neca spura predica in limba nostra" (i.^Quando ritornerai il prete ci reciterà la predica nella nostra lingua). Ed altre come queste. Promisi loro che ho in mente di fare un viaggio in Italia per studiare i dialetti italiani dalla voce del popolo ed allora passerò da loro. Quando dissi ciò tutti gridarono: "bravo! bravo! Alla fine mi svincolai da loro come potei.

Bibliography:

  • N. Banescu and Vintila Mihailescu, Ioan Maiorescu Bucuresti, 1912
  • Marin Stoica, Ioan Maiorescu Bucuresti, 1967

Sources:

  • Excerpt from itinerary - Ioan Maiorescu, Itinerario in Istria e vocabolario istriano-romeno, traduzione di Elena Pantazescu della seconda edizione dell' Itinerar in Istria şi vocabular istriano-român, pubblicata da Titu Maiorescu (Bucharest, 1900), Edizioni Parnaso (1996)
  • Biography - http://www.cats.ohiou.edu/~Chastain/ip/maioresc.htm
  • Photograph - http://www.craiova.ro/body-im.htm

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Thursday, December 1, 2005; Last updated: Tuesday November 01, 2011
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