Giacomo Filippo Tommasini
Relevant Non-Istrians


 

Racconti di Giacomo Filippo Tommasini intorno a Sdregna.

[Tratto da: Francesco Maria Appendini, Esame critico intorno all patria di S. Girolamo, Libri IV. Tipografia Battara (Zara, 1833), p. 83-89.]

Giacomo Filippo Tommasini Vescovo di Cittanova, o come altri vogliono di Emona nell'Istria noto per più opere a stampa ci lasciò una specie dinarrazione tradizionale, per cui Sdregnà, ed il suo castello salirono in grande rinomanza. Petronio medico di Trieste ne ritrovò l'autografo, e Fra Ireneo della Croce la inserì con ogni accuratezza Lib. 6.c. 3. nella sua Storia Triestina. Non dovremo dilungarci nell'impugnare un tale scritto. Alcune delle cose, che contiene, sono già state confutate; le altre cadono da per se stesse. Noi lo riporteremo a brani, apponendovi delle brevi note, o riflessioni, non perchè il nostro assunto lo ricerchi, ma per esaurire, e rallegrare possibilmente il lungo, intralciato, e spinoso argomento, che abbiamo preso a trattare.

Dice adunque il Tommasini presso Ireneo:

Sdrigna villa... luoghi tutti pieni di boschi, e desolati di abitatori ecc. Verso la parte della Valle di Quieto, cioè verso Montona sono le vestigie antiche di muraglie, che mostrano essere stato quivi un castello, che i paesani dicono sino al giorno d' oggi essere il castello di Stridone, patria del glorioso S. Girolamo. Ireneo Istriano, e testimonio oculare aggiunge: che il sito di questo castello, o diroccata fortezza e tale, che appena potrebbe col suo recinto abbracciare un monastero di mediocre circonferenza spartito in ristrette ed auguste celle.

E questa è l'antica Stridone città Vescovile, come vedremo, nella quale par, che non vi sarebbe stato luogo per la casa de' parenti di San Girolamo.

Sotto alle cui rovine (del castello) seguita il Tommasinì, vi è una grotta, che si profonda 208. passi quasi al piano della valle.

Ma e che ha qui da fare questa grotta con Stridone, e con S. Girolamo? Incominciò quivi forse per avventura il Santo il noviziato di quella vita monastica, che doveva poi professare nella spelonca di Betlemme? Tale forse ne sarà stata la tradizione; ne sarebbe a maravigliarsene, essendone nate, e corse delle altre ugualmente curiose, e mal fondate. Giace, continua a dire,

grati parte detta villa nella pianura del monte, ove anche è la Pieve dedicata a San Gregorio sottoposta al Vescovato di Trieste, Chiesa di onesta grandezza con quattro altari, ed il suo cimiterio serrato. Poco lontano discosto da questa, dalla parte di Levante, vi è una piccola Chiesa dedicata a S. Girolamo, sopra il cui altare, ch'è antico, si vede la figura di detto Santo di legno della grandezza di più di un braccio. Il Santo ha il castello in mano, ed in capo il cappello Cardinalizio.

Da ciò, che qui dice il Tómmasini, se non erro, si congettura l'anno, quando incominciò la tradizione intorno a S. Girolamo appresso gli Sdregnani. Se la tradizione fosse già esistita in Sdregna, quando vi fu fabbricata quella Pieve, certamente la nuova Chiesa Parrocchiale non sarebbe stata da quegli abitanti dedicata a S. Gregorio, ma a S. Girolamo. Eglino senza dubbio avrebbero ciò fatto indottivi da quella stessa divozione, che in oggi professano al Santo come lor nazionale, e paesano. Fu dunque fabbricata quella piccola chiesetta a San Girolamo, quando né nacque quivi la tradizione. Ma e in qual tempo? Dopo, che all'abito de' Cardinali fu aggiunto l'ornamento del cappello rosso, di cui vedesi l'indizio nella statua di San Girolamo in quel tempietto; statua, che come l'attesta il Tommasini, ed altri, che la videro, è antica, fatta allora cioè, quando fu edificata la chiesuola. Ora Niccolò de Curbio In Vit. Innoc. IV. apud Balutìum in Miscell. tom.7., Roberto Gagoino Hist. Franc; Bartolommeo Platina In Innoc. IV., il Volaterrano, ed il Sabellico testificano, che i Cardinali apparvero per la prima Tolta col cappello di porpora sotto il Pontificato dell' istesso Innocenzo, avendo ottenuto di farne uso nel Concilio di Lione l'anno 1246, sedeci mesi dopo terminato quel Concilio; il che così conferma il citato Curbio; Interim Pontifex, egli dice, post Concilium anno secando Cluniacum ivit cum Rege Franciae, et ipsius fratribus collocuturus, ubi Domini Cardinales primo capellos rubeos receperunt, sicut in ipso Concilio fuerat ordinatum. Ma il Tommasini per dar maggior credito alla tradizione in favor di Sdregna racconta fra gli applausi d'Ireneo, e del Petronio delle cose, che avevano secondo lui del prodigioso, ma ch'erano naturali, come il guizzar de' pesci, ed il cantare degli augelli.

Dal Piovano di Sterna, egli ripiglia, nella mia Diocesi Pre Biagio Sterlichio mi vien narrato, com'essso era stato venti due anni a servire in quella Pieve di Sdrigna, e che era opinione universale di tutti quegli abitanti esservi il sepolcro di Eusebio, padre di & Girolamo, e quel castello l'antico Strittone. E poi aggiungea, che in mezzo tra la chiesa della Pieve, e la piccola vi era un albero di more nere di mediocre grandezza diviso in due rami. Questo essendo stato più volte tagliato, rinasceva, e pullulava nella medesima forma. Anzi fabbricandosi la Chiesa di nuovo, tagliato l'albero, e fattogli in quel tempo i fondamenti, crebbe alla grandezza, e forma primiera sparto pure in due rami. Ma questo è maraviglioso, che dicono, che nel tagliarlo gettava copia di umore come latte in tanta abbondanza, che si poteva raccogliere in tazze. Anzi afferma l'istesso buon Sacerdote haver a suo tempo più volte veduto, levandosi dagli abitanti vicino il terreno, ch'essi adoprano per mettere sotto la testa de' loro morti, mentre tagliavano le sue adici* gettar copia di liquor bianco come latte.

Si è detto di sopra cosa sia il castello della pretesa Stridone Istriana. Quanto alla così decantata pianta di moro anche le stesse vecchiarelle di campagna non se ne sarebbero maravigliate ; mentre vedevano tali alberi nascere, e crescere da per se bicipiti, o divisi in due rami. Appena si troverebbero de' mori, tale essendone la natura, che nelle radici, e non di rado negli stessi tronchi non si allarghino quinci e quindi in due rami maggiori; e la frequenza, e l'evidenza dee togliercene ogni stupore, a meno che non ci maravigliamo, che vi siano degli uccelli a due piedi, delle bestie a quattro, e dei serpenti, che ne sono privi. Se poi si ferisca a questi alberi il ceppo, e massime le radici, vedrassi tosto sortirvi dell'umor bianco, e se si vorrà, che ne bagnino 3 terreno, si facciano delle punture, o incisioni, quando le stesse radici ne sono ripiene. E poi cosa ancor più curiosa quello, che aggiunge, che quella pianta tagliata in distanza di due braccia nuovamente pullulasse. Ma qual maraviglia, che da radice, sana e vegeta quell'albero facesse de' nuovi getti, ed anche da lontano, vale a dire, sino da dove poteva estendersi la vivida fecondità dell' istessa radice sotterra?

Il Tommasini per confermare i suoi racconti non contento della testimonianza dello Sterlich adduce ancora quella di una donna, che contava più di un secolo. «Morì, egli prosegue, una donna vecchia di cento e quattordici anni, qual dice anco per tradizione di più vecchi dello stesso loco, che mai si ricordavano, che i legnami che sostenevano il tetto della Chiesola (dedicata a S. Girolamo) sieno stati mutati, ma si bene esso coperto (il tetto) accomodato. La riveriscono, e la tengono in grande venerazione, e concorrono da molte parti Sacerdoti a celebrare quivi la Messa, e che a suo tempo il Vescovo di Capodistria fu quivi, e tagliato di quei rami si tocco gli occhi, e poi baciò quel tronco con molta divozione. Ho riverito io parimenti questo luogo l'anno corrente 1646». Chi non sa, che il legname da fabbrica, a cui resta appoggiata la sommità de' tetti, tagliato ne' mesi convenienti può durare assai lungamente illeso, ed incorrotto, singolarmente se esso sia di arice, di quercia, o d'altro legno duro e compatto, e se il lavoro dell'istesso tetto per mezzo, di coppi, e di tegole fra loro strettamente connesse sia eseguito con maestria, ed arte? In pigritiis humiliabitur contignatio, et in firmitate perstillabit domus, dice l'Ecclesiaste cap. 10. v. 18. Gli abitanti di Sdregna non furono lenti, come lo confessa la vecchia del Tommasini, nel riparare con ogni diligenza o tetto di quella Chiesola, e nell'allontanare dalle sottoposte travi i danni della stillazione. Del resto scrive a proposito Plinio lib. 16. cap. 40. Mucinnus ter Consul ex his, qui e proximo viso eo (Ephesinae Dianae simulacro ac tempio) scripsere (narrat)... valvas esse e cupresso, et jam quadringentis prope annis durare materiam omnem novae similem... super omnia memoratur aedes in Aulide ejusdem Dea saeculis aliquot ante Trojanum bellum exaedificata, quo mangenere materiae (hoc est ligni) scientia obliterata. Cose consimili ci narra pure Vitruvio. Laonde non è meraviglia, se anche il legname della Chiesola di Sdregna naturalmente duro, e difeso dall'umidità oltrepassò la lunga età di quella vecchia, e del suo padre, e quella del suo nonno, e bisnonno ancora. È bensì da stupirsi, che ancor si vanti più di quello, che si dee, in questa disputa l'autorità del Tommasini, a cui la critica rinfaccia la frivolezza de' suoi racconti, e quella dell'istoriografo Ireneo, il quale volle mostrare di non sapere, che le travi di legno duro tagliate a tempo debito, e guardate dall'umido non sentano la carie, e quella infine di coloro, che facendo tacer la Botanica riconoscono la copia del sugo nei mori come cosa sorprendente.


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Created: Friday, January 29, 2010; Last Updated: Thursday, March 10, 2016
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