Giacomo Filippo Tommasini
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[Tratto da:  Giuseppe Vedova. Biografia degli Scrittori Padovani, Vol. II, Coi Tipi dell Minerva (Padova, 1836?), p. 334-345. Google books -]

Giacomo (Jacopo) Filippo Tomasini o Tomassini, già vescovo di Città Nuova, nacque fra noi il dì 17 Novembre dell'anno 1595 (1). Giacomo ed Ippolita Panizzola, ch'ebbe a soavissimi genitori, lo diedero ad educare a Benedetto Benedetti, giureconsulto e teologo distinto in quel tempo. Le greche e le latine lettere apprese, non che la dialettica, nel terzo lustro del viver suo vestì le lane della Congregazione dei Canonici secolari di san Giorgio in Alga nella città di Venezia. Dietro ai consigli de'suoi superiori, il giovine Tomasini ritornò in Padova, e nelle nostre scuole si dedicò alla teologia, nella quale venne onorato della laurea dottorale nel giorno 21 Febbrajo 1619, e ascritto al collegio dei teologi. Intorno a quest'anno perduti i genitori, trovò nella solitudine del chiostro e in mezzo a'suoi studii qualche conforto nell'amara sciagura. Sembra che il nostro scrittore non avesse eletto a sua stabile dimora il convento di Venezia, mentre nel 1633 in quello di Padova il troviamo; ed infierendo allora la peste desolatrice, si riparò in Cortellà, villa dei colli Euganei, ove avea invitati a seguirlo Felice Osio e Lorenzo Pignoria suoi carissimi; ma si scusarono essi: quindi, dopo alcuni mesi, [335] ebbe a compiangerne la morte, vittime di quella pestilenza. In quell'ameno e solitario soggiorno pose mano alle sue Athenae Patavinae, al suo Petrarcha redivivus, e ad altre opere delle quali daremo il catalogo. Cessata la pestilenza, ritornò il Tomasini a Venezia, e colà nei Comizii generali del suo Ordine, convocati nel 1639, venne eletto primo Visitatore di quella Congregazione. Con un tal carattere egli volse il passo a Roma, ov' ebbe a stringere illustri amicizie, ritornando poco dopo contento alla patria e a' prediletti suoi studii. Nè passò quindi gran tempo che il nostro scrittore colse onorato premio alle sue virtù e al suo sapere ben degno, mentre fattosi carissimo del cardinale Francesco Barberini, a cui aveva dedicata l'opera De donariis etc., venne da quel porporato proposto al pontefice Urbano VIII. pel vescovato di Città Nuova nell'Istria. Infatti nel giorno 2 Dicembre 1641 Urbano lo elesse a quella Chiesa (2), e nel dì 28 dello stesso mese chiese il Tomasini licenza al Senato di Venezia di portarsi a Roma, che rivide il primo di Febbraio dell'anno appresso. Consacrato dal cardinale Marco Antonio Bragadino nel 22 Giugno dell'anno appresso, nel dì 2 Dicembre fece il suo solenne ingresso in Città Nuova. Con carità, zelo e largizioni governò per alcuni anni quella Chiesa, edificando tempii,ristorando il palazzo; finalmente, benedetto e compianto da tutti, per oggetto di salute restituissi ai patrii lari.

Nemico delle grandi società, contento di condur vita romita, sempre in mezzo a' suoi libri, scrisse molte opere che consegnò alle stampe a vantaggio de' posteri. Benchè vivesse in un secolo di corruzione in [336] fatto di letteratura, pose ogni cura nel coltivare lo spirito colla lettura de' padri della nostra favella, ed ebbe il coraggio di posporre incessantemente il divino Cantore di Laura al traviato Marini. In ancor ferma età, cioè nel dì 13 Giugno 1655, e sessantesimo di sua vita, morte il colse con dolore di chi personalmente o per fama lo conosceva. Il suo frale, come aveva desiderato, venne tumulato nella chiesa del suo convento di Santa Maria in Vanzo, ora del Seminario, appiedi dell'altare del Sacramento, ove anco oggidì si legge la seguente iscrizione:

Jacopo PhilIppo Tomasino
hyjvs primvm caetvs praesvli
post aemoniae episc. morvm svavitate
animiq. pro ditate lavdatiss.
qvi non vvlgari ingenio plvrima scripsit
majora in philosophia datvrvs
ni assidvis stvdiorvm fractvs laboribvs
natvrae citivs concessisset
viris principibvs carvs satis gloriae
posterìtatiqve commendatvs
ob. pat. xiii. jvlii. an. christi ciϽiϽclv. aet. lx.
aloysivs tomasinvs i. v. d.
ex fratre nepos
patrvo benemerenti moerens p. c.

Altra iscrizione, lui vivente, sotto il suo ritratto in marmo leggevasi nella sala del monastero di san Giorgio in Alga, ed è la seguente:

jagobvs philippvs tomasinvs aemoniae episcopvs
morvm syavitate et politioribvs
literis vbiq. gentivm notissimvs
qvem sacri ingenii svi exantlati labores
posteritati et gloriae perpetvo commendarvnt

[337] Il Tomasini. fu ascritto all'Accademia degl'Incogniti, nelle cui Glorie, unitamente ad alcuni cenni biografici di lui, viene riportato in intaglio anco il ritratto.

Ma veniamo al catalogo delle opere di questo instancabile letterato, che spero sarà il più copioso di quanti si hanno alle stampe.

  1. Revolutio anni ciϽiϽCXIV. ciϽiϽCXV et ciϽiϽCXVI. Patavii, apud Joanuem Baptistam Martinum, in 4.°
  2. Conclusiones mathematicae, philosophicae et theologicae. Ibid., apud Paulum Tozzium, 1617.
  3. Epithalamia Josepho Peregrino et Paulinae Cittadellae. Item Jacobo Frizimelicae equiti, et Catharinae Vigodarzeri. Ib., apud Crivellarem, 1627,in 4.°
  4. Elogium in adventum illustrissimi Benedicti Justiniani praetoris patavini. Ibid. 1628.
  5. Elogia illustrium virorum, iconibus exornata. Ibid., apud Pasquardum, 1629, in 4.°
         Il Tomasini (3) anticipa di un anno la pubblicazione di questi suoi elogi, mentre la vera data, come si ha dal frontispizio, è 1630. Quest'opera è divisa in due parti. La prima è la citata; la seconda si pubblicò pure in Padova per Sebastianum Sardi, in 4.° Alcuni esemplari se ne stamparono in gran quarto. Tali lavori stimatissimi, e ricordati dagli autori di storia letteraria d'Italia, spargono gran luce sulla letteratura di quel tempo. Se crediamo al Reinesio, in una delle sue Lettere scrisse quelle non essere opere del nostro Tomasini, ma bensì d'un Danese appellato Giovanni Rhode, che visse lungo tempo in Padova, dove applicossi alle scienze. Il Reinesio vuole che il Tomasini se l'appropriasse per aprirsi una via al [338] car
    dinalato, aggiungendo che per premio avesse procurato al Rhode un canonicato. Tale accusa ijon è menomamente provata; ma se anche fosse vero il fatto, non si saprebbe chi biasimare di più, o Tomasini per essersi attribuita l'opera altrui a spese della sua coscienza e della sua riputazione, o meglio Rhode per essersi vantato di aver fatto tale servigio al Tomasini col rischio di scapitare nell'onore con siffatta divulgazione (4). Cessa però da per sè tale accusa allorchè si scorrano quegli elogi, e si dia un'occhiata al lungo catalogo delle opere di questo valoroso letterato, che non avea d'uopo della penna del Rhode per passare ai lontani con quella sola fatica.
  6. Jacobi Philippi Tomasini T. Livius patavinus illustriss. et excellentiss. Dominico Molino serenissimae Reipublicae venetae senatori amplissimo. Patavii, apud Variscum de Variscis, 1630, in 4.°, ad instantiam Donati Pasquardi.
  7.  Jacobi Philippi Tomasini Oratio de divi Hieronymi laudibus habita in ecclesia Canonicorum saecularium D. Mariae ad Avantio inter missarum solemnia ejus die festo. Ad excellentissimi patavinae urbis Theologorum Collegii Doctores anno 1530, quo Decanum ejusdem Collegii et Ecclesiae dictae Priorem agebat. Ibid., per eumdem typ. ad Puteum pictum, 1630, in 4.°
  8. Propemticon illustrissimo Aloysio Valaresso equiti, et urbis patavinae praefecti. Ibid., per Crivellarem, 1632, in 4.°
  9. Laurentii Pignorii V. C. Bibliotheca et Musaeum. Venetiis, apud Jo. Petrum Pinellum, 1632, in 4.° — Si legge eziandio nel Thes. antiquit. ital. [339] del Grevio, tom. VII. vol. III., e unita all'opera del Pignoria Mensa Isiaca, Patavii 1669.
  10. Prodromus Athenarum patavinarum ad cives patavinos a Jacobo Philippo Tomasino emissus anno 1633, in 4.°
         Il nostro scrittore in questo suo opuscolo ci porge il catalogo di più illustri soggetti della nostra patria, de'quali voleva parlare nelle sue Athenae Patavinae. Invita i suoi compagni a somministrargli notizie su quelli. Quale si fosse l'esito de'
    suoi inviti, non saprei dirlo.
  11. Petrarcha redivivus. Integram poetae celeberrimi vitam iconibus aere caelatis exhibens. Accessit Laurae brevis historia. Ibid., typis Livii Pasquati et Jacobi Bartoli, 1635, in 4.° — Di nuovo ibid., typis Pauli Frambotti bibliopolae, in 4.° — Al frontispizio surriferito si è aggiunto dall'autore nella seconda edizione il seguente : Petrarcha etc. Editio altera correcta et aucta, cui addita poetae vita Paulo Verzerio, Anonymo, Janozzo Manetto, Leonardo Aretino, et Ludovico Beccadello auctoribus. Item V. C. Fortunii Liceti ad Epistolam Tomasini de Petrarchae cognominis ortographia responsum. — Il Muschenio inserì quest'operetta nelle sue Vitae, tom. IV. pag. 1. Avverte il professore Marsand (5), che in un suo esemplare della detta operetta del Tomasini dalla pag. 271 fino alla 286 contiensi una giunta, della quale mancano d'ordinario gli esemplari della presente edizione. Il titolo dell'aggiunta è: Syllabus operum quibus fruitur orbis ob solitaria Petrarchae studia. V' ha la descrizione della solitudine di Linterno ch' è fuori di Milano, delle accademie letterarie che sono state tenute in quel luogo, nonchè l'elenco dei nomi degli accademici. Evvi pure una [340] brutta stampa d'intaglio in legno, che vorrebbe rappresentare la veduta della casa del poeta in Linterno; ed altre molte notizie allusive sì al poeta, nonchè alla sua vita. È in fine la nota di alcuni codici ch'erano posseduti dal Petrarca, preponendovi il titolo seguente: Curiosis non ingratum arbitror syllabum librorum in membranis, calamo scriptorum, quos Marchio Dominus Linterni aura et auro, prece et pretio, propriaevo mediolanensi museo ab ipso possessore Patavii, jure merito plurimi faciente obtinuit. Hic vero sunt, etc.
  12. Fidelis Cassandra Veneta. Epistolae et orationes posthumae, nunquam antehac editae, Jac. Philip. Tomasinus e mss. recensuit. Vitam praemisit, argumentis et notis illustravit. Patavii, apud Franciscum Bolzettam, 1636, in 8.°
  13. V. C. Marci Antonii Peregrini J. C. D. Marci Equitis etc. Vita etc. Patavii, apud Paulum Frambottum, 1636, in 4.°
  14. Bibliothecae Patavinae manuscriptae publicae et privatae, quibus divisi scriptores hactenus incogniti recensentur ac illustrantur etc. Utini, typis Nicolai Schiaratti, 1639, in 4.°
  15. Cereta Laura brixiensis Epistolae jam primum in lucem productae e mss. a Jacopo Philippo Tomasino, qui ejus vitam et notas addidit. Patavii, typis Sebastiani Sardi, 1640, in 8.°
  16. Annales Canonicorum Regularium sancti Georgii in Alga Venetiarum. Utini, per Schiaratum, 1642, in 4.°
  17. Parnassus Euganeus, sive de scriptoribus ac litteratis hujus aevi clariss. Accedit index eorum qui elogia condidere, ac de scriptoribus diversis tractaverunt, etc. Patavii, typis Sebastiani Sardi, 1647, in 4.° — Ci porge in questo lavoro il nostro Tomasini una serie di nomi di moltissimi letterati che [341] fiorivano allora in Europa, divisi per nazioni. Dice che compose tale operetta negli ozii d'una sua villa posta in Tramonte, colle delizioso degli Euganei da lui lodati, e che lo aveva chiamato dal luogo ove avea dettata quella fatica Parnassus Euganeus. Patavii, typis Sebastiani Sardi, 1647, in 4.°
  18. Storia della Madonna di Monte Orione nel Padovano. Padova 1644, in. 8.°
  19. Manus aeneae Cecropii votum referentis dilucidatio, etc. Patavii, typis Sardi, 1649, in 4.° — È unito questo lavoro col Petrarcha redivivus 1650, colla Vita del Pignoria 1669, ed inserito nel Thesaurus del Grevio, tom. X. pag. 657.
  20. Tractatus de Tessaris hospitalitatis. Utini 1647, per Schiarattum. — Pubblicato, di nuovo, Àmstelodami 1670, in 12.°, e poscia dal Grevio nel tomo IX. pag. 213.
  21. Bibliothecae Venetae manuscriptae publicae et privatae, etc. Utini 1650, Schiaratti, in 4.°
  22. Vita del beato Giordano. Udine 1650.— Il padre Nicolao Costantini ex-gesuita fece una ristampa di questa operetta, intitolandola Memorie istoriche, critiche, morali, concernenti la Vita del beato Giordano Forzatè.
  23. Gymnasium Patavinum Libris V Jacobi Philippi Tomasini episcopi Aemoniensis comprehensum, etc. Utini, Schiaratti, 1654,in 4.°— Un esemplare in carta grande, con alcune postille di mano di Apostolo Zeno, sta nella Marciana. Il Tomasini in questa sua opera ne porge alcune interessanti memorie tanto sullo Studio che sopra i Professori; v'inserì alcuni intagli, dai quali conosciamo il vestito dei Lettori, nonchè dei Bidelli di quel tempo.
  24. Vita di san Bovo cavaliere provenzale, ec. Padova 1654, in 8.° — Il nome dell'autore si legge ai piedi della dedicatoria. [342]
  25. Vita della beata Beatrice d'Este. Padova 1673, in 4.°
  26. Agri Patavini Inscriptìones sacrae et profanae. Patavii 1696, in 4.°
  27. Urbis Patavinae inscriptìones sacrae et profanae. Patavii 1654, in 4.° - Ibid. 1701, in 4.°

Prima di accennare alcuni lavori del Tomasini, che trovansi mss., ci fermeremo a parlare della sua opera Athenae Patavinae, intorno alla quale varie sono le opinioni degli eruditi se sia o no stampata. Eccone il titolo:

Athenae Patavinae. Senza nota di luogo, anno e stampatore. Così viene annunciata quest'opera dal ch. Mazzuchelli nel catalogo dei libri da lui esaminati scrivendo la sua grande fatica Degli scrittori d'Italia, e che premise al volume primo. Quantunque ciò inducesse il maggior numero dei bibliopoli a credere stampato questo libro del Tomasini, pure fu chi portò diversa opinione, mentre nè in pubbliche nè in private biblioteche se ne vedevano altri esemplari. Noi pure ne facemmo invano molte ricerche, e solo ci venne dato di vedere un brano di detta opera ms., il quale si conserva nella libreria del nobile conte Niccolò de Lazara, che mi si concesse di esaminare. E fu per me buona ventura, mentre avendo l'illustre trapassato Giovanni cav. de Lazara, zio affettuoso del predetto Niccolò, spedito il manoscritto ricordato al ch. Morelli chiedendone il parer suo, ebbi a leggere su tal proposito la seguente lettera dell'illustre bibliografo, che così risponde alle ricerche del Lazara.

Pregiatissimo signor Cavaliere.

Venezia 10 Maggio 1804.

Le sonò molto obbligato delle Athenae Patavinae del Tomasino, lasciatemi da esaminare con tutto [343] l'agio. Sempre più sono persuaso che il Mazzuchelli avesse il primo tomo di quell'opera a stampa; e,facilmente lo aveva senza frontispizio e senza prefazione, non avendo egli dato alcun indizio dell'edizione. Bensì veggo ch'egli possedeva un volume non piccolo, perchè negli Scrittori d'Italia all'articolo Bordoni Benedetto cita le Athenae a carte 112; all'articolo Barisoni Camillo le cita a carte 135; alt articolo Borromeo Carlo le cita a carte 136; ed altrove facilmente vi saranno citazioni di carte con numero maggiore. Contenendo il ms. da lei posseduto gli articoli dei letterati che cominciano col nome dalla lettera F, e che arrivano sino a quelli che cominciano col nome dalla lettera L, mi pare che il Mazzuchelli dovesse avere il primo tomo soltanto stampato dalla lettera A alla lettera E. Il Tomasini stesso nelle lettere al signor Conte di lei antenato già scrive delle Athenae Patavinae come di opera in varii tomi; e nel 1654 scrive che stava rivedendo la seconda parte, che dev'essere quella da lei posseduta. Ma per la morte del Tomasino, seguita nell'anno appresso, è facile che l'opera restasse imperfetta. Poco peraltro dinuovo v'è in questa parte ms. da lei fattami vedere, e spesso si fa eco con lo Scardeone, e vi si replicano le cose dette dall'autore in altre sue opere. Nientedimeno di tratto in tratto io vi trovai notizie che mi furono care.

Desidero aver nuove della sua perfetta salute, e vorrei poterle io pure dire che sto bene; ma se dicessi ciò, direi il falso: e dico che sto bene per andare alla breve. Mi continui la sua pregiatissima grazia, e mi tenga per sempre quale con pienezza di stima e di affetto mi protesto.

Suo obbl. servitore ed affez. amico
Jacopo Morelli.

[344] Benchè il Morelli opini che la prima parie di quest'opera sia stampata, e che da una lettera del 1Tomasini 5 Gennajo 1654 si conosca che il detto primo volume fu spedito ad Udine allo stampatore, io ardisco, con tutto il rispetto a quell'immortale personaggio, di portar contraria opinione. Come infatti potrebbero altri esemplari di quella edizione rimanere occulti alle indagini dello stesso Morelli, come a quelle del Zeno (6) ancora? E fermo io sono nel credere che quest'opera non sia mai stata pubblicata, benchè dandoci nel 1633, in seguito al suo Prodromus Athenarum,

lo stesso Tomasini il catalogo delle opere sino da quel tempo pubblicate, vi ponga le Athenae Patavinae dopo

il suo Petrarcha redivivus, che si stampò due anni dopo. Locchè mi comprova che le Athenae fossero soltanto apparecchiate per la stampa. Il ricordato Gio. de Lazara, non contento di quanto gli scrisse il Morelli, ebbe ricorso a persona a Brescia, ch'esaminasse il catalogo almeno della biblioteca lasciata dal Mazzuchelli, ed ebbe dall'amico la seguente risposta, di pugno d'uno della famiglia Mazzuchelli.

Jeri ho scorso il catalogo dei libri esistenti nella nostra biblioteca, per vedere se vi fosse accennato il noto manoscritto; ma non ve l'ho trovato. Mio figlio ha pure esaminati i nostri mss.; ma inutilmente, non avendolo ne pur egli trovato. Questo è quanto il Mazzuchelli rassegna al nob. Francesco Brigià co' suoi complimenti, ec.

Ho scritto una si lunga tiritera su questa importantissima opera non solo per noi Padovani, ma altresì per la storia letteraria d'Italia. Nelle aggiunte ed emendazioni a questo mio lavoro, che un giorno darò alla luce, citerò di spesso il citato ms. Lazara.

[345] La biblioteca Marciana conserva un codice di mano del Tomasini, che portai per titolo: De' Comentarii storico-geografici della Provincia dell'Istria libri otto, composti da monsignor Giacomo Filippo Tomasini vescovo di Città Nuova. Tomi due in fol. Classe VI. Cod. CLIX. Ogni Libro è diviso in Capitoli, ed havvi un'Appendice nel fine. L'autore di quest'opera si ferma a parlare più diffusamente sul suo vescovato, e questa parte storica interessante meriterebbe d'essere pubblicata.

Alcuni mss. di minor conto sono posseduti dal ridetto conte Nicolò de Lazara, e alcuni pure dal signor Piazza e dal Seminario: questi ultimi però sono di qualche importanza, parlandosi delle cose di que' tempi ne' quali viveva il loro autore, e particolarmente delle cose di Venezia,

Non è da ommettersi che il nostro scrittore ebbe a fratello certo Paolo, illustre giureconsulto, del quale ei parla con molta lode in più luoghi delle sue opere. La biblioteca Marciana ha ms. una orazione latina recitata da questo nostro legale. Eccone il titolo: Oratio ad Gerardum Bulserac propraesulem patavinum. Altro soggetto di questa famiglia, che Paulo si appellò, venne con distinzione registrato dallo stesso Tomasini ne' suoi scritti. Fu questi pittore ed intagliatore di qualche nome, che colpito da peste nell'anno 1631, finì di vivere.

Note:

  1. Così egli stesso nelle sue Athenae patavinae, pag. 66. Parlano del Tomasini gli storici della nostra Università, il Tiraboschi, il Cinelli Biblioteca volante. Vedasi eziandio una Dissertazione della nuova Miscellanea di Lipsia, tom. I. p. 148.
  2. Il Tomasini era stato eletto alla Chiesa di Canea in Candla, sede che cangiò per alcune ragioni con quella di Città Nuova.
  3. Così la Biografia universale all'articolo Tomasini, scritto dal signor Miger.
  4. Così dal catalogo delle opere da lai pubblicate, che citeremo in appresso.
  5. Biblioteca Petrarchesca, pag. 163.340
  6. Vedi Lettera del Zeno, vol. V. pag. 237, che su tale argomento scrisse allo stesso Mazzuchelli.

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Created: Wednesday, January 13, 2010; Last Updated: Thursday, March 10, 2016
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