Giacomo Filippo Tomasini
Relevant Non-Istrians



 

Sdregna.

[Excerpt from Giacomo Filippo Tommasini (1595-1655), De commentarj storici-geografici della provincia dell'Istria - see full citation below]

Non lungi da Portole castello della mia diocesi sovra la cima di un monte del Carso nel marchesato di Pietra pelosa si trova Sdregna, villa al presente che può far 140 persone incirca, sotto cui vi sono tre altre ville cioè Pugnare, Salice, Mlun, che anch'esse possono avere 260 abitanti, luoghi tutti montuosi e pieni di boschi, desolati di abitatori. Verso la parte del Quieto, cioè verso Montona, sono le antiche vestigia di muraglie, che mostrano esservi stato un castello, che li paesani dicono al giorno d'oggi il castello di Stridonia, patria del glorioso s. Girolamo, sotto alle cui ruine vi è una grotta, che si profonda per 200 passi, quasi al piano della valle, nel cui fondo sorge un'acqua sulfurea tepida, ed in parte ove declina la grotta al mezzo dell'altezza vi è una chiesiola, dedicata a s. Stefano, Giace gran parte della villa in la pianura del monte, ove vi è anco, la pieve dedicata a s. Giorgio, chiesa di onesta grandezza con quattro altari ed il suo cimitero serrato. Da questa discosta due braccia dalla parte di levante, vi è una piccola chiesa dedicata a s. Girolamo, sopra il cui altare, ch'è l'unico vi è la figura di s. Girolamo in legno di grandezza per più d'un braccio. Il santo ha il castello in mano e in capo il cappello cardinalizio. Appresso l'altare dalla parte dell' evangelio vi è una pietra in terra, larga tre quarte e lunga cinque, senza lettere, che quei abitanti dicono aver per tradizione dei loro maggiori esser questa la sepoltura di Eusebio padre di s.Girolamo, onde con ragione Flavio Biondo, che fu segretario di Eugenio Quarto, e fiorì negli anni 1430 dice nella sua Italia illustrata, parlando dell'Istria, che sino al suo tempo si vedeva questo sepolcro del padre di s. Girolamo, aggiungendo che sin allora, che sono duecento ventisei anni, in questo luogo di Sdregna si conservava la fama nella successione delle età, ed anco per alcune lettere che in una lama di piombo erano scritte che sono: Visitur apud Sdregnam sive Stridonem praedicti Eusebii genitoris s. Hieronymi sepulcrum et fama per aetatis successiones tradita, et litteris liuninae inscriptis plumbaee in eo ut ferunt repertae notissimum; e convien credere al Biondo ch'era di patria del Friuli molto vicino a questa provincia. 'E Sdregna posta in luogo molto vicino a colà trasferirsi. Il rev. Biagio Narselito pievano di Sterna mia diocesi l'anno 1643, che era stato 22 anni a servir in quella pieve di Sdregna, mi narrava esser opinione universale di tutti quei abitanti esser ivi l'ossa di Eusebio padre di s. Girolamo, e quel castello, dicono, era l'antico Stridone, e mi aggiungeva che in mezzo tra la chiesa della pieve e la piccola vi è un albero di more nere di mediocre grandezza diviso in due rami, l'uno verso la chiesa grande e l'altro verso la chiesiola, sopra la quale getti li suoi rami e vanno i fanciulli sopra essa chiesa a mangiar le more. Questa essendo tagliata più volte rinasceva o pullulava alla medesima forma; anzi fabbricandosi la chiesa di nuovo per essere stata abbracciata, e allargandola fu tagliato l'albero, e fattoli in quel luogo i fondamenti ; tuttavia da là poco tempo spuntava di nuòvo fuori l'albore in distanza di due braccia, e crebbe alla grandezza e forma primiera sparso in due rami. Ma quello che è maraviglioso dicono che nel tagliarlo, gettò copia d' umore come latte in tanta abbondanza, che si poteva raccoglierlo nelle tazze; anzi afferma l'istesso buon sacerdote, che al suo tempo aveva veduto molte volte levandosi dai abitanti vicino all' altare il terreno, ch'essi adoperano per poner sotto la testa dei loro morti, mentre tagliavano delle sue radici, gettare liquore bianco come latte. Morì al suo tempo una donna vecchia di 114 anni qual diceva per tradizione, aneo dei più vecchi dell' istesso luogo, che mai si ricordavano che ti legnami che sostengono il coperto di essa chiesiola sieno stati mutati, ma si ben esso coperto accomodato. La riveriscono e tengono in grandissima stima, venendo da molte parti sacerdoti qui a celebrar la messa, e narrava che al suo tempo monsignor Conturino vescovo di Capodistria fu quivi e tagliò di quei rami e si toccò gli occhi, e poi baciò quel terreno con molta divozione. Ho riverito questo luogo l'anno presente 1646. ai 2. di aprile. Che questo luogo sia stato la patria di s. Girolamo con uni versai concetto di quegli abitanti, concorrerò ancor io più volentieri, essendo che anco il Biondo autore probali ssimo fu di questa opinione, e per ragioni evidenti, che me medesimo persuadono.

Fiorì s. Girolamo nell'anno di Cristo 370., e nacque al tempo dell' imperatore Costanzio figlio di Costantino Magno nei confini della Dalmazia e della Pannonia in luogo detto Stridone; ma esso non disse, che non esce nei confini di Dalmazia, ma nei confini dell'Illirico, e Pannonia. Sovra Abacuch commentando quella profezia delle desolazioni delle città, che il buon profeta vedea, disse san Girolamo:

Nonne hoc impletumn audivimus in nostrae originis regione finium Pannoniae atque Illirici: ubi post varias barbarorum incursiones ad tantum desolationem est perventam ut nec humana ibi remanserit creatura, nec animal superesse conversariq. dicatur, et his quae hominum amicari et convivere consueverunt.

Lo stesso san Girolamo de viris illustribus, scrive di se stesso, o chi ne sia l'autore. Hieronymus praesbiter patre natus Eusebio ex oppido Stridonis, quod a Gothis eversum Dalmatiae quondam Pannoniaeque confinium fuit usque in praesentem diem.

Si trovava allora s. Girolamo fuori di Betlem quando intese la rovina della patria.

Anticamente per l'Illirico s' intendeva anco l'Istria, e così parlando dei vescovi dell' Illirico, pare che anco andavano gl'istriani. Onde essendo questo luogo di Sdregna posto su le cime dei monti del Carso, che sono vicine all'Alpi Giulie, e confini della Pannonia, non è fuor di ragione che s. Girolamo la costituisca inter confines Pannoniae et Illirici per allontanarlo dal ducato del Friuli. Anzi Tolomeo nella sua Geografia al lib. 3. parlando dell' Istria, la pone come parte della Schiavonia, dicendo: Histriae post flexum intimi Hadriatici sinus Sclavoniae pars olim Japigia.

Secondo poi li Goti vennero ad infestar l'Italia, discesero dall' Ungheria ovver Pannonia nell'Italia per la via di questa Alpi Giulie le quali immediatamente sovrastando all'Istria, tutta questa provincia andò sottosopra, e dalla loro barbarie fu distrutta.

Così Attila che venne ad infestar l'Italia, avanti ponesse l'assedio ad Aquileja, scorse tutta l'Istria, e la rovinò in modo che in vero la profezia di Abacuch si potea veder adempita in questa provincia, e ciò fu circa l'anno 440., nel qual tempo fu l'assedio per tre anni d'Aquileja.

Da qui cavo la terza ragione, che al tempo, di s. Girolamo, che fu circa settanta anni avanti la venuta d'Attila la città d'Aquileja era in grandissimo fiore, e questi contorni d'Istria, che sempre camminava con la stessa fortuna del Friuli, dovevano esser riechi, ed abbondanti di abitatori, e però di terre istesse e castelli, più di quello siino mai stati dopo li flagelli dei barbari. Era Aquileja la prima metropoli d'Italia risorta dalla caduta dell' impero romano a quest'altezza, onde li suoi contorni e riviere quali sono le nostre campagne istriane dovevano essere li giardini d'Italia. Però non è maraviglia che Sdregna allora partorisse un soggetto di tanta letteratura, e così amico delle lettere dell'antichità.

Leggesi nel Breviario crovato che usano li nostri preti slavi nella leggenda di san Girolamo, che questo santo fu da un piccolo castello detto da esso Gradas, che vuol dire in lingua italiana Sdregna posto nei confini della Dalmazia una giornata Lontano dal mare, che appunto Sdregna è in circa una giornata dal mare lontana e posta in un sito bellissimo dell'Istria sotto pur ai monti che vanno nella Pannonia.

Quelli che affermano che san Girolamo fosse dalmata, lo cavano anco da quello ch'esso abbellì la lingua slava di alfabeto, e varie opere ecclesiastiche, come l'officio di vino, il che, se fosse stato italiano non avrebbe lasciato tanto ai preti. Al che finalmente si risponde, che s. Girolamo applicatosi alla varietà delle lingue, come con infiniti sudori ne tradusse dall'ebraico li sacri libri, così venendo la lingua slava ad accrescersi, volse di quella alcun uso, massime essendo dei popoli suoi vicini ch'erano gli Ungheri e Boemi, e chi sa che anco allora per la pace che godevano questi paesi, non fossero abitati dai Schiavoni antichissimi popoli, e ch'esso ne pigliasse la cura come di una lingua, ed un popolo, che si andava aumentando, come è successo, poichè questa lingua al presente è comune molti popoli.

Scrive il Biondo, ch'esso vidde l'officio slavo fatto da s. Girolamo qual fu portato a papa Eugenio IV., del quale era lui segretario, e fu dal sommo pontefice confermato.

Concludiamo adunque, che s. Girolamo sia italiano, e quando esso scrisse, ch'era la sua origine là tra i confini della Pannonia, e dell'Illirico vuol dire, ch' esso nacque nell'Italia, la dove la Pannonia e l'Illiria cominciano, una da levante, l'altra dal mezzogiorno, che cosi appunto sortisce il sito suo Sdregna.

Sotto Sdregna è la villa di Cernizza di pochi fouchi, più sotto l'Alpi.

Tratto da:

  • L'Archeografo triestino. Raccolta di Opuscoli e Notizie per Trieste e per L'Istria. Vol. IV. Tipografia di Gio: Marenigh (Trieste, 1837), reprint of De commentarj storici-geografici della provincia dell'Istria, Libri Otto con appendice, di Monsig. Giacomo Filippo Tommasini, Vescovo di Cittanova, Libro Otttavo, Appendice, p. 541-546. Google books - http://books.google.com/books?id=vGsvAAAAYAAJ&dq=sdregna&lr=&source=gbs_navlinks_s

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Wednesday, January 13, 2010; Last Updated: Sunday, December 11, 2011
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