Johann Weikhard Valvasor
Relevant Non-Istrians


 

 

1641-1693

 Trecento anni della morte di Johan Valvassor

Lambisce la nostra regione "La gloria della Carinzia"
di Giacomo Scotti

Ricorre quest'anno il terzo anniversario della morte, avvenuta a Krško nel settembre del 1693, di Johann Weikhard Valvassor  nato il 27 maggio 1641 a Lubiana in una famiglia patrizia originaria di Bergamo, trasferitasi neall Carniola nel Sedicesimo secolo. Il lettore che avrà la pazienza di seguire questo testo fino in fondo capirà il motivo per cui ricordiamo questo barone scrittore, storiografo, etnografo, topografo, disegnatore e incisore che, dopo una non lunga ma intensa e feconda vita, si spense (all'età di 52 anni) nell'estrema poverta'.

Intanto dobbiamo al Valvassor una delle più preziose vedute di Fiume quando questa città contava appena qualche migliaia di abitanti, insieme ad ormail storiche illustrazioni dei Castelli dell'Istria interna, città e borghi ai quali egli dedicò alcuni dei capitoli più interessanti in quella che rimane la sua opera maggiore e più nota: Die Ehre des Hertzogthums Crain, vale a dire "La gloria del Ducato della Carniola" edita a Norimberga nel 1689. Prima di questo lavoro, che ha avuto innumerevoli ristampe e traduzioni finore, il Valvasor aveva pubblicato Topographia Ducatus Carioliae modernae nel 1679, un album con scarsi testi e ben 316 incisioni su rame, due anni dopo la  Topograhia Arciducutus Carinthiae modernae con 223 incisioni e nel 1688 una più ampia Topographia archiducutus Carinthiaie antiquae et modernae completa con 233 incisioni. L'anno succesivo usci' dalle stampe l'ultima e più poderosa opera sua, "Die Ehre des Hertzogthum Crain" suddivisa in quindici libri o ampi capitoli, raccolti in quattro grossi volumi per un totale di 3523 pagine di grande formato e con 533 illustrazioni (sempre incisioni su rame, di rara perfezione).

I capitoli dedicati all'Istria ed alle terre specchiate nel Quarnero riguardano in sostanza quiei territori che erano all'epoca - e lo furono ancora per diversi secoli - sotto il dominio austriaco. E sono, quiei capitoli, fonti importantissie, insostituibili, di informazione sulla situazione politico sociale-culturale, sugli usi, sostumi e tradizioni popolari di queste regioni nella seconda metà del Seicento.

Conpiuti gli studi di retorica al Ginnasio latino dei Gesuiti a Lubiana, il Valvassor accumulò nuovo sapere ed esperienze in frequenti viaggi e nel servizio militare. Il primo viaggio, attraverso varie città della Germania meridionale, precedette il servizio nell'esercito nel quale acquistò il grado di capitano di fanteria. Militò a Segna nel biennio 1663-64 e prese parte a combattimenti contri i Turchi. Negli anni succesivi riprese a viaggiare. Attraverso l'Austria e la Germania raggiunse l'Italia, passando quindi in Africa settentrionale, da dove prosegui' per la Francia nel 1670. Due anni dopo, riattraversò la Germani, la Svizzera e l'Italia, tornò a casa. Acquistò l'antico castello di Begensperg presso Litija, trasformandolo in museo con una bilbioteca di 10,000 volumi, una collezione di quadri e disegni, strumenti musicali e di fisica, di monete, di minerali. Qui fondò pure una tipografia con officina per incisioni su rame. Da allora si dedicò quasi esclusivamente all'"esplorazione" del Ducato della Carniola, compresi vasti territori della regione istro-quarnerina.

Passa di borgata in borgata, di Castello in Castello, da un villaggio all'altro, osservando attentamente e prendendo nota di tutto ciò che vede ed ascolta dalle semplice gente, scavando fra i ducmenti degli archivi e vecchi libri, arrampicandosi su monti e colline, penetrando nelle grotte carsiche, disegnando, misurando.Questo lavoro, questo suo viaggio esplorativo, fu interrotto una sola volta, per pochi mesi nel 1683, dovendo guidare 400 fanti designati a domare la ribellione di un nobile ungherese alleato dei Turchi.

Rentrando al suo castello, scrive "La gloria del Ducato...", un'opera poderosa nella quale vanno a braccetto storia e geografia, etnografia, folclore e letteratura, situandovi parte della Croazia Civile e Militare (con il Capitanato di Segna), la città di Fiume con Tersatto, varie località della costa liburnica, infine l'Istria interna o montana: Volosca, Abbazia di San Giacomo al Palo, Apriano, Laurana, Moschienizze, Bersezio, Castua, Bellai, Vermo, Bogliuno, Cepich, Gallignana, Gradigne, Caschierga o Padova, Cosliacco, Corridico, Chersano, Lindaro, Lupogliano, Passo, Pisino capoluogo della Contea istriana, San Pietro in Selve, Pedena, Sumberg, Antignana, Treviso, Gimino ed altri luoghi ad eccezione delle terre, città e castelli dell'Istria veneta.

In ciascuna località Valvassor annota i nomi dei signori feudatari, notizie sull'origine dei toponimi, eventuali leggende popolari, eventi storici di rilievo, soffermandosi soprattutto sui riti ed usi nuziali e funebri, le superstizioni, le "strigherie"... Nell'Istria interna non gli manca mai questo materiale. Il suo interesse s'incentra ancora sugli abitanti e le loro lingue, e qui vediamo che anche nell'Istria interna, quasi dappertutto, accanto alle varianti degli idiomi croato e sloveno, è presente il veneto-italiano. Degli abitanti indica i mestieri più ricorrenti, l'alimentazione. Annota ancora i nomi e la natura dei corse d'acqua e dell'unico lago (Cepich), dei rilievi eccetera.

Per Fiume dice - e ci limitiamo a questo minimo dettaglio per non dilungarci - che è una città "nella quale si vive molto bene, perchè ricevi a buon prezzo tutto ciò che riguarda mangiare e bere, e poi non difettano l'aria buona e salubre e l'acqua freschissima e chiara. La neve non vi si trattiene mai, anche se soffia un vento fortissimo da settentrione". Che è la bora.

Per i suoi viaggi, per l'acquisto di libri, quadri, collezioni numismatiche ed altri oggetti destinati al museo, per la stampa dei suoi libri e delle numerosissime incisioni, per una serie di esperimenti e invenzioncelle che gli permisero di diventare socio della Reale Società britannica di scienza (tra l'altro, elaborò un progetto per il traforo delle Alpi), il Valvassor spese l'intero suo patrimonio. Dapprima vendette la collezioni, poi la preziosissima biblioteca, infine - uno dopo l'altro - i possedimenti in Slovenia, compreso il castello, e la stessa casa di Lubiana. Con i pochi soldi rimastigli acquistò una modesta casa a Krško dove si trasferi' e mori' povero in canna.

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This page compliments of Marisa Ciceran and Michael Plass

Created: Sunday, April 07, 2002; Last Updated: Thursday, November 24, 2011
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