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III.

I Cici.
La tribù de' Cici. — Regione che occupa. — Sua
origine. — Suoi costumi. Vestiario. — Industria. — Episodio. — Villaggi
cici.
In numero di alcune migliaia, questi Cici
occupano, nel centro dell'Istria a), la parte indicata sulla carta dello
stato maggiore tedesco sotto il nome di Tschitschen Boden, e che si
stende tra Pinguente, Planik, Mune e Slaunik, cominciando una lega al di
là di Castelnuovo. La cittaduzza di Mune è anzi chiamata la capitale de'
Cici. L'origine del nome è controversa: alcuni viaggiatori pretendono
derivi dalle frequenti consonanze del ci nel loro idioma; ma sui
luoghi stessi noi raccogliemmo un' altra interpretazione, e la diamo per
quel che vale. Due Cici, ignoti l'uno all'altro, si chiamano ciccia
(cugino): come in Ungheria, dove il giovine accoglie l' uomo più attempato
colla parola beczi (zio); e come altresì nell' Andalusia, dove la
parola tio (zio), o tia (zia), s'applica famigliarmente al
primo che passa.
Il Cicio, al dire de' più nebulosi storici,
viene dallo Scita; i più autorevoli lo fanno derivare dai Rumeni o
Valacchi; e certo è che, appena duecent'anni fa, parlava la lingua rumena,
e oggi ancora questa lingua è intesa à Sejane e in alcune località a'
piedi del monte Maggiore. S'aggiunga che, mentre lo Slavo è d'ordinario
silenzioso e riservato, il Cicio rivelerebbe l'origine valacca colla sua
esuberanza e loquacità.
[15] Le continue
relazioni cogli Slavi, fecero abbandonare ai Cici l' uso della loro lingua
nazionale; alcuni per altro ne conservarono de'rimasugli, ma, per bizzarro
pudore, se uno Zingaro gì'interroga in quella lingua, fanno le viste
d'ignorarla. I lineamenti del viso, poco caratteristici per l'osservatore
disattento, presentano nondimeno segni invariabili : fronte bassa e
piatta, occhi neri e brillantissimi, gote prominenti con zigomi molto
risentiti; le donne hanno quasi tutte il naso affilato e rivolto all'in
su, con faccia piatta e tonda.
La donna, giovine o vecchia che sia, abdica ad ogni
pretesa; sottoposta ad una completa abbiezione, è il martire, il servitore
rassegnato, il facchino, l'animale domestico, e nulla nel vestiario ne
palesa il sesso. È vigorosissima, e di buon'ora si avvezza alla sua dura
condizione. Porta un gonnellino fin ai ginocchi, calze di grossa lana, e
l'opanke allacciata al garetto da funicelle di paglia, come le scaligae
antiche. Si copre con una lunga giacchetta con cappuccio, aperta
davanti, come negli uomini, legata da forte correggia intorno alla vita
massiccia, e riunita di larghi bottoni di metallo; la testa è avvolta fin
agli orecchi da un fisciù, annodato sotto il mento.
Il Cicio vive senza istruzione, senza educazione, e
senza memorie ; non pensa né al ieri né al domani ; sua industria è far
doghe da botti e fabbricar carbone; pasce le pecore, e il suo campo,
situato in vicinanza al Carso, esposto alla bora, è magro, e non produce
né uva, né olive. Appena la futura sua compagna sappia camminare, deve
porsi sulle spalle una soma troppo grave per le sue forze, e tuttavia
valicherà le balze scoscese, i passi pericolosi, col dorso curvato, ma
continuando sempre a far la calza di lana. Taciturna e rassegnata, non
ride mai: al viandante che le passa vicino, chiede l'elemosina. Dal
villaggio alla città bisogna che venda il suo carico: portarlo indietro
sarebbe troppo faticoso; e se la giornata è cattiva, sarà costretta a
lasciarlo per una palanca.
A Trieste il Cicio si diverte, ciarla, beve, canta; la
moglie resta fuori, ali' uscio della bettola, a custodir la carretta,
curva sotto il fardello; è la donna kabila, che considera il
[16 I CICI] marito come padrone e
signore. Il Cicio, parlando di lei, dice: «La mia femmina, salvo il vostro
rispetto; » ma, come l' uomo getta un osso da rosicchiare ad un cane che
ama o che sopporta, egli porge talvolta alla sua mesta compagna un
bicchiere riempito a metà, e quella faccia nera, si avviva appena.
I villaggi de' Cici sono miserabili. Bisogna vederli nelle loro
vente, in libertà, dove fanno il carbone e vivono all'aria aperta,
come Zingari girovaghi; ma benchè non sieno
pericolosi, non bisogna fidarsene. Hanno una morale focile, e nessuna
nozione della proprietà : stendono la mano, e pigliano ciò che possono:
nelle città, la polizia li sorveglia da vicino ; nella campagna i loro
istinti sono conosciuti. Il curato di Mune, ecclesiastico benemerito, che
aperse delle scuole, e a cui gli abitanti di quelle regioni devono molto,
tentava d'incivilire cotesta tribù singolare. Egli teneva i polli al primo
piano, nella stanza dove riceveva; e siccome
Burton, il
celebre viaggiatore, se ne maravigliava, il buon prete fece un gesto
d'umiltà, che voleva dire:
«II mio pollaio sarebbe ben presto vuoto, se
fosse a pian terreno.»
II Cicio è cattolico, ha delle superstizioni, ma nessun fanatismo, ed è
molto più indifferente dello Slave.
La famiglia di Cici, che qui riproduciamo, è un saggio assai
caratteristico di questi tipi curiosi.Tratto da:
- Carlo Yriarte,
Trieste e l'Istria. Fratelli Treves (Milano, 1875).
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Marisa Ciceran
Created: Friday,
December 03,
2010; Last Updated:
Monday, January 03, 2011
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