Giovanni Quarantotto
Istriani llustri


Dall'Histria di Andrea Rapicio

[Tratto da: Pagine Istriane, Periodico mensile scientifico-letterario-artistico, Annata IV, 1906, p. 439-43.]

(Frammento di traduzione) (1)

Fidei Histriae G.

Ma già veggo apparire le dìrute mura de l'alta
Parenzo, urbe vetusta e fatta pur essa a' medesmi
colpi di guerra segno che un di tutta quanta già l'Istria.
Ed ecco ecco le balze e le rocce scoscese arupine (2),
ove nel greto scogli trecento si radican alti,
bucherellati tutti da i datteri, strani molluschi
inetti ad occultare lor tacite sedi al nemico.
Sorriemmi: un di fra questi innumeri scogli, a cui l'onda
frangesi e presso i liti de' quali son l'aure assai dolci,
in scelta comitiva d' amici istriani, le calme
acque veleggiavamo: e, a un tratto, scendiamo di barca,
nel vicin bosco entriamo. Si pensano allor mille gaudii,
mille piaceri novi, là sopra l'arena bibace.
L'uno raccoglie nicchi e al margin margin erboso ricerca
i mitili tenaci, e i granchi, ed i ghiozzi veloci:
l'altro ora insegue, or fugge la mobile cresta de l'onda:
e quand' ei la rincorre, ella agile involasi, e quando
ei scappa, ella s' avanza, lo abbranca fulminea, da capo
a pie tutto l'avvolge ne l'umide gocce di spuma.
Altri però furtivi si collocan dove è più densa
l'ombra e misteriosa, e svelti s' accingono a lauta
merenda. Ivi in tal guisa, fin quando fu lecito, gaie
ore passammo, lieti d'un viver sì dolce e tranquillo.

Nè te, mio Gradenigo (3), scordare or potrei, de le Muse
cultore ed ornamento stupendo, che, giovine d' anni
sì, ma di senno vecchio, qui vide il terz' anno oramai,
ligio a l'amor del giusto, i sacri diritti guardare.
Teco io solea con varii discorsi gli affanni del cuore
molcere ed abbreviare le lunghe giornate, allorquando
la sorte o la stagione più allegra de l'anno ci univa!

E rammentar fa d'uopo l'antica e mirabile Pola
co' suoi palagi eccelsi e con le sue moli stroncate?
Termina d'ostentarci, o Roma, le sette colline,
glì archi de i re superbi, gli stagni di Claudio Nerone!
Sovra colonne parie sfavillano i templi pur quivi
e vincono sublimi del pristino lusso i fulgori:
nè risplendono meno di Giulio la fabbrica immensa (4
),
preclara e memoranda, e gli altri edificii de' padri.
Giano (5), oh potessi io teco, ridottomi in patria di nuovo,
mirar più da vicino l'amplissimo Zaro (6) e leggiadro!
Pingue a bastanza è quivi la terra, ma pessima l'aria,
che tortura gli umani, scolora le gote ed infesta
di perniciose febbri ed interminabili i corpi.

Indi, il confin varcato de gl'Istri, di là da i ricini
Arsiadi (7) e dal tempio ancor di san Vito, distinta
Segna apparisce a sommo di grotte precipiti, in faccia
a Sinigaglia e a Siena etrusca (8) che al mare s'adagia.
Due perigliosi golfi si mostrano poscia, di flutti
tempestosi ricolmi; che forse una convulsione
orrida o pur lo sdegno di Tetide un giorno produsse.
Entrovi c'è gran lotta: rimbomban le valli, la terra
trema: non più secure veleggian le navi, chè il vento
rabido soffia: indarno invocano il porto i nocchieri.

E che dir de le fonti ond'Istria s'allieta e de' colli
senza numero, in dolci pendii salienti? e che mai
di que' luoghi in ispecie ov' ergonsi Buie e Montona,
di su frondose cime, altrici di viti feconde?
e che, al fin, del maniero cui vanta Pisino e de' campi
sì noti, onde si scorge con celere poppa lontano
il mercadante arare i flutti del Ionio (9), fischiando
gli euri, e drizzare il corso a vele spiegate a la proda?

Barbo (10), mio dolce Barbo, su, dimmi que' tempi ne' quali
abitavamo lieti cotesto giocondo paese:
dimmi, su via, a che studii i gioventù anni sacrammo!
Vincitori ambedue, sì l'uno che l'altro ottenemmo
de' vincitori il premio e i nobili onor di virtute.
Ma tu al meno facesti per tempo ritorno a la patria,
e finalmente diètti Fortuna il riposo bramato.
Me, a l'incontrario, spinto da cure ben altre e maggiori,
il dolcissimo affetto di patria, e il volere del padre,
e la mai sempre a gli occhi d' un viver più degno presente
imagine, di corto a pena mi furono sprone
a lasciar questi siti, di cui non v' ha nulla nel mondo
di più bello, e a cercare e terre novelle e costumi
differenti, a la patria e a i cari parenti lontano.
Ahi vita a un sogno eguale! Chi mai crederebbe che tanto
celeri sieri fuggiti que' giorni, que' mesi e quegli anni,
o mio Barbo diletto, che insieme rivemmo soave-
mente, schivando ognora e ovunque le noie e i trambusti!
D' arco traendo, amico, placcaci colpire il bersaglio,
e riposarci poscia de' freschi fenili su l'erba,
torreggianti nel mezzo del piano falciato; e da l'alto
vedevamo nel sole cocente i villani robusti
mieter con man veloce le biade fragranti e comporre
ne' granai, giubilando, gli enormi covoni dorati.
E allor che a poco a poco la luce del giorno scemava
e tuttavia lunge era la tenebra folta notturna,
la villana, cui spetta la cura de' pii cereali,
le turgidette poppe al gregge spremeva; ed in quella
una rustica mensa venia preparata a la buona
lungh'esse le viole che irriguo ruscello nodriva.
Il rusignolo in tanto, mestissimo, i dolci gorgheggi
ripigliava, le antiche sue dàulie querele iterando...
O de le leggi forse sovvienti e de' civici dritti?
Ti sovvien de gli enimmi che in ore estuose sciogliemmo?
Ben io rammento come ci oppresse e intricò l'intelletto,
la formula di Gallo (11), ond'è che la postuma prole
e non propria, con falso giudizio de' prischi Quiriti
da' patrii lari esclusa, quand' anco vital procreata,
a' morti avi succede ed entra in possesso de' beni
loro felicemente, per generoso atto d'Aquilio.
E ti rimembra ch'eri avvezzo a mostrarmi i terreni
ricchi del padre tuo? Qua messi fiorenti, là paschi,
pin avanti gli arbuscelli da frutto: qui Portole, a' nostri
piedi suggetta, ed ivi Pinguente con belle campagne.
Ed or come ritrarre l'ombrosa rallata, e le fonti
zampillanti, e l'eccelsa giogaia di Monte Maggiore?
Qui, se il frinire de la cicala tacesse nel bosco,
la state a mala pena conoscer potrebbesi: tanto
fresco brusisce quivi ed alita il soffio del vento,
quando a vespro il cucùlo nel folto le grida prolunga.

Pisino, 22 aprile 1906.


Note:

  1. La Direzione delle Pagine Istriane è lieta di poter offrire a' suoi cortesi lettori questa importante primizia. L'intera versione verrà publicata nel prossimo Programma del Ginnasio Reale Provinciale di Pisino.
  2. Lat.: Arupinus, a, um, da Arupinum, Rovigno.
  3. Patrizio veneto ch' esercitò (verso il 1553, pare) una qualche magistratura prima a Montona e a Buie, e poi a Rovigno.
  4. L'anfiteatro, che il Cinquecento credeva eretto per munifica volontà di Giulio Cesare.
  5. Un amico del poeta, già ricordato al verso 192.
  6. Teatro antico e famoso, demolito nel 1642 dall'ingegnere Deville.
  7. «Il Rapiccio (così), compiuto il giro dei luoghi al mare fino all'Arsa, salta di botto fino a Fiume (Fanum Sancti Viti) comprendendo sotto il nome di Arsiades la Liburnia tutta e una parte dell' odierno territorio di Fiume.» (De Favento, «Atti dell'i, r. ginn. sup. di Capodistria», a. scol. 1869-70).
  8. Lat.: Etruscas Senas, città dei Senoni, su le spiagge orientali d'Italia.
  9. È il Ionio di Dionigi d' Alicarnasso (Lib. II.) e di Vergilio (En. III. 671), cioè l'Adriatico.
  10. I Barbo, nobile famiglia veneziana, si trapiantarono in Istria nel XV secolo. Ebbero terre e beni a Montona e governarono anche per parecchio tempo il contado di Pisino. Qui si tratta evidentemente di un compagno di studii del Rapicio.
  11. La formula di Aquilio Gallo, bellamente dal Rapicio, come si vede, parafrasata, si legge nel Dig. XXVIII, tit. II de lib. et post. 29.

[Tratto da Pagine Istriane, Annata IV, 1906., pag. 206.]

Giovanni Quarantotto: L'Istria di Andrea Rapicio tradotta in esametri con un saggio di bibliografia rapiciana in appendice. In Programma del ginn.-reale ecc. di Pisino (anno VII). — Parenzo, Coana, 1906.

Pochi poeti umanistici in Italia possono contare quattro traduzioni in italiano delle loro opere: tante ne ha avute oramai il vescovo triestino negli ottant' anni dacchè il suo poemetto Histria fu ridato alla luce da Pietro Kandler, cioè una dell' avo materno di questo, Matteo Ceruti (1826), l' altra di G. B. De Medici, il traduttore di Vergilio (1871), la terza del poeta della patria Riccardo Pitteri (1900), sempre in endecasillabi. Ed ora un altro poeta dell' Istria (chi non ha viva nella memoria la sua bella collana di sonetti?) volge il componimento latino nel metro dell' originale, ch' egli rende con maestria grande modellandolo sugli esametri di Giuseppe Chiarini. E la versione, pur mantenendosi letterale, è tutta in terso italiano, di sapore squisitamente classico. (Solo qua e là vorremmo sbandito qualche latinismo: v. 43 lapidose, 207 lime: e mi pare sien gli unici.) Non indugiamo a dichiarare che il poemetto rapiciano s' è abbellito ed elevato nella nuova veste. Leggendolo intendemmo il segreto della sua straordinaria fortuna: quello sviscerato amor di patria, che è stato il primo incentivo a quasi tutta la produzione letteraria istriana, e che nel Rapicio s'esalta e trabocca: amor di patria che lo strazia, quando «lacerata da lotte di parte la terra sua vede», che lo fa lirico efficace al conspetto delle bellezze naturali del paese, che lo trasporta nel glorioso passato e gli magnifica e ingigantisce le glorie del presente: «Ricca di belli ingegni è l'Istria e niun' altra l'uguaglia | terra d'Ausonia in ciò», e lo fa desiderare solamente di vivere e finir la sua vita fra i suoi colli:

«Deh m' assentan gli Dei molt' anni di vita giocondi,
e non altrove io certo che in grembo alle vostre convalli
li passerò, quand' anche le beatitudini sue
Roma stessa in' offrisse e la porpora cardinalizia»

Non vi ricordano questi affettuosi versi, quelli del Muzio, contemporaneo del nostro, quando sospira la sua Giustinopoli, in cui vorrebbe cessar l'agitata sua vita? Ma torniamo al Quarantotto: dei suoi versi non più, che i lettori di queste Pagine dal brano offerte in esse (IV, pp. 116 sgg.) possono farsene un giudizio da soli; dirò piuttosto che l'A. con saggia misura discorre dei traduttori che lo precedettero e che da ultimo ci offre una bibliografia rapiciana, la quale, non essendo pubblicata quella che il Dr. Pietro Tomasin raccolse anni addietro, è la più completa che s' abbia.

B. Ziliotto.


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Created: Monday, August 01, 2011. Last Updated: Tuesday August 25, 2015
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