Giovanni Quarantotto
Istriani llustri


FRANCESCO TREVISANI

(da una stampa esistente nel Municipio di Capodistria, favoritaci dal Sig. N. Cobol)

La Galleria degli Uffizi e Francesco Trevisani pittore

All'amico Giuseppe Martissa.

I.

[Tratto da: Pagine Istriane, 1907 - p. 47-51.]

Nella terza sala di quella parte della Galleria degli Uffizi! ch' è esclusivamente dedicata alla preziosissima raccolta degli autoritratti, è contrassegnato col numero 393 un quadro di non vaste dimensioni, raffigurante un' arguta, prosperosa e rubiconda tacciozza tra di buontempone e di parroco campagnolo, che si cattiva subito la simpatia di chi prende a guardarla e che è limitata a sommo da un voluminoso berretto di [48] pelo, il quale, a dir vero, si confà meravigliosamente all'espressione burlesca di tutta quanta quella sincera fisionomia d'artista. La sala in discorso è quella che ospita gli autoritratti dei più insigni pittori del XVII e XVIII secolo: e l'aperto faccione rubizzo appartenne iè la consueta taiga metallica applicata alla cornice che lo assicura) al pittore Francesco Trevisani.... capodistriano. Ma no: trevisano! Perocchè la più su detta targa lo dice senz' altro... di Treviso. Di fatti, la cosa è semplice, chiara ed anche logica: un cittadino di Treviso è sempre un... trevisano; e fra trevisano e Trevisani insignificante è il divario. Imagino che cosi avranno ragionato io non più tosto sragionato?) i conservatori o direttori, che fossero della Regia Galleria degli Uffizii, quando, capitato fresco fresco in man loro il dipinto, si sarà trattato, per [49] riempire appunto quella benedetta targa, di assegnare... una patria qualunque al malcapitato Trevisani...

II.

In vece, gli è al meno da un secolo e mezzo a questa parte che da per tutto qui in Istria e anche, per avventura, dovunque si ami e si coltivi l' arte e la sua storia, che si sa con una certa sicurezza come Francesco Trevisani sia nato in quella vetusta Capodistria, patria d'elezione di Gerolamo Muzio e città natale di Gian Rinaldo Carlii, che per tanti e tanti italiani continua tuttavia ad essere una non men estrema che sconosciuta Thule. Giacché le prove, chi le conosca, son molte e convincenti. Qui però noi non ne addurremo che una sola, ma tale, grazie a Dio, da esser veramente il dantesco suggel ch'ogni uomo sganni. Eccola:

N.o 1000

Atto di nascita (1)

estratto dal libro IX, pg. 56 dei Battezzati nella parrocchia di Capodistria.

Adi 17 Aprile 1656.

Francisco et Antonio fig.lo de m.o Antonio Trevvisano et de mad.a  Dominga sua moglie è stato batt.o da me Gioseppe Giusti Comp.re
il s. Gieronimo Manzini con l'asistenza de m. Bortolo Benzoni. Com.e la Giulia fig.la del q. Gio. Franco Gavardo.

Dall' ufficio parrocchiale
Capodistria, 16 settembre 1905

 Posto
del timbro parrocchiale,

Giac. Can.o Bonifacio
Parr. Dec. 
 (m. p.)    

Non c' è dunque ombra di dubbio: Francesco Antonio Trevisani (o Trevvisano, ove si voglia adottar la grafia, non certo troppo attendibile, del registro parrocchiale) vide la luce a Capodistria il 17 aprile 1656 (2). da maestro Antonio (3), e da [50] Domenica sua donna legittima. Che poi il Francesco Antonio capodistriano sia tutt'uno col Francesco universalmente conosciuto, troppe circostanze lo asseriscono e la stessa Galleria degli Uffizii lo comprova che lo dà per nato nel 1656 appunto (4).

Del resto, la direzione della Galleria degli Uffizii, o chi per essa, assai facilmente avrebbe potuto stabilire qual fu il paese natale del Trevisani, sol che si tosse curata di dar di piglio ad un libro stampato in... Firenze stessa da persona autorevolissima e contemporanea al pittore istriano. Alludo cioè al Museo fiorentino che contiene serie de' ritratti degli eccellenti pittori, dipinti di propria mano, che esistono nella imperial Galleria di Firenze, colle rite in compendio dei medesimi, descritte da Francesco Moiìckiana, Firenze, nella stamperia Moückiana, 1752-1762, in folio. Dove, a pagg. 99-103 del quarto volume, si parla abbastanza a lungo di Francesco Trevisani da Capodistria. E, già che ci siamo, non sarà fuor di luogo ricordare che ugualmente fanno nativo di Capodistria il Trevisani: il Nuovo Dizionario storico, orrero storia in compendio di tutti gli uomini che si son resi illustri ecc. ecc. (Bassano, a spese Remondini di Venezia, 1796, tomo XX, pagg. 269-270); la Biographie Universelle del Michaud (Paris, 1811-1826, tomo XLVI, pag. 499), in cui s'occupa del Trevisani il Périès; e tutti, in fine, che si capisce, i di lui biografi conterranei (5). E non ci fu che l'archeologo professor Nibby dell'Università di Roma a metter fuori, nel suo Itinerario di Roma, uscito per le stampe nel 1826, la peregrina idea che Francesco Trevisani fosse... romano; idea alla quale giustamente s'oppose, caldo sempre d' amor patrio, il nostro Stancovich là dove, con bella franchezza e cavalleresca cortesia, esce a dire (op. cit. pag. 443): «Sarebbe stato meglio dicesse da Capodistria, [51] detto volgarmente il Romano (6); tanto più che il Dizionario biografico di Parigi era già pubblicato. Questa lieve menda non deroga alla stima che io professo pel sig. Nibby, pregiandomi anzi della di lui conoscenza e gentilezza».

III.

Stando così le cose, par ovvio il credere che la direzione della più insigne galleria fiorentina, quando sia per aver contezza dello scritto presente, non esilerà punto a rettificare l'erronea indicazione ond'è gabellato per trevisano chi fu in realtà capodistriano; tanto più che già da un paio d'anni, per iniziativa, se la memoria ben ci soccorre, dell'illustre Corrado Ricci, stato malauguratamente per troppo breve tempo direttore della famosa galleria, si vien procedendo al definitivo riordinamento della medesima. Che se Firenze porgerà benigno ascolto alla voce della lontana Capodistria chiedente si renda finalmente giustizia ad uno de' suoi tìgli più cari, vorrà dire anche una volta che non indarno è affratellata l'Istria alla Toscana dalla sacra favella di Dante.

Capodistria chiedente si renda finalmente giustizia ad uno de' suoi figli più cari, vorrà dire anche una volta che non indarno è affratellata l'Istria alla Toscana dalla sacra favella di Dante.

Nota. Or che sto rivedendo le bozze del presente articolo, è già uscita in luce da una quindicina di giorni la seconda parte, dell' Istria Nobilissima del Caprin. Nella quale è toccato brevemente anche di Francesco Trevisani, nato «in Capodistria, nel 1656», e «che la storia dell'arte soprannomina il Romano, perchè in Roma lavorò e condusse la vita» (pagg. 198-199). Dato l'uomo, un'altra autorevole testimonianza!

Pisino, dicembre 1906

Giovanni Quarantotto


Note:

  1. Capodistria, s'adoprò subito per farmelo avere quel segretario comunale signor Elio Longo, a cui è perciò troppo giusto ch' io qui publicamente ini professi obligato.
  2. Noto qui per incidenza che nella seconda edizione della Biografia stancovichiana (Capodistria, Priora, 1888) il Trevisani è fatto nascere erroneamente il 10 aprile.
  3. Architetto di qualche rinomanza.
  4. La targhetta in fatti ba la dicitura seguente: 393 — Francesco Trevisani di Treviso — n. 1656 + 1746.
  5. Fra noi, osservo di passata e certo di gradire ai lettori istriani, s'occuparono diffusamente del Trevisani: lo Stancovich (Biografia, II ed., Cap., Priora, 1888, pagg. 441-443) e l'avvocato Antonio de Madonizza (nella Porta Orientale, a. II, Fiume, Rezza, 1858, pagg. 195-197). Comparvero poi brevi cenni biografici del Trevisani nelle Marine Istriane del Caprin (Trieste, Caprin, 1889, pagg. 99-100), nella Favilla di Trieste (1836, n. 7), nell' Unione Capodistria (a. I, n. 13) e ultimamente nel Piccoloo di Trieste, allorché si volle imporre ad una via di quella città il nome del glorioso artista capodistriano.
  6. «...Ed è conosciuto col sopranome di Trevisani il Romano per distinguerlo da suo fratello Angelo, il quale non abbandonò mai Venezia». (Stancovich, op. cit. pag. 442.)

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Created: Thursday, January 7, 2010. Last Updated: Sunday June 19, 2016
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