Pier Antonio Quarantotti Gambini
Istriani llustri


ier Antonio Quarantotti Gambini  è nato a Pisino d’Istria il 23 febbraio 1910. Il padre Giovanni Quarantotti, patriota e letterato, apparteneva all'antica famiglia rovignese dei Quarantotto che faceva parte dei Nobili di Rovigno (il cognome modificato da Giovanni in 1937), e da Fides Histriae Gambini, ultima discendente di un'illustre famiglia di Capodistria.

scrittore e poeta

nato a Pisino
1910

Pier Antonio trascorse l'infanzia tra l'Istria e Trieste, compiuti gli studi medi a Capodistria, si laureò in legge a Torino.

Sin dall'adolescenza si sentiva attratto dalla fervida vita letteraria dei Caffè triestini: "ancora ragazzetto, intorno al 1924-25, ogni qual volta mi avveniva di passare di sera davanti ai cristalli del Caffè Garibaldi, non riuscivo a fare a meno di gettare un'occhiata nell'ultima saletta, a destra, dove, sotto il grande e bel ritratto di Garibaldi in piedi e in camicia rossa, vedevo radunati alcuni signori". Successivamente Pier Antonio farà parte lui stesso di quella ristretta elite letteraria che amava ritorovarsi nei Caffè triestini quali la Stella Polare od il Nazionale. Nel periodo triestino divenne amico del grande poeta Umbero Saba, frutto di tale amicizia il libro "Il vecchio e il giovane, carteggio Saba-Quarantotto Gambini". 

Dal 1942 al 1945 diresse la Biblioteca Civica di Trieste (*). Dal 1945 si trasferì a Venezia in cui, nel periodo caldo che va dal 1945 al 1949, diresse l'emittente clandestina radiofonica "Radio Venezia Giulia".

Fu inoltre un attivo editorialista collaborando con i più grandi giornali italiani: "La Stampa" di Torino; "Il Tempo" di Milano; "Il Messaggero" ed "Il Tempo" di Roma e il "Corriere della Sera" il più importante quotidiano nazionale. Collaborò inoltre alle riviste "L'Italia letteraria", "Solaria", "Pan", "Omnibus", "Letteratura", "La fiera letteraria", "Il Ponte", "L'Illustrazione italiana" ed "Il  Mondo".

Il suo esordio letterario data al 1932, anno in cui sulla rivista Solaria apparve la raccolta "I nostri simili".

Le sue opere narrative, su cui è spesso ritornato in un continuo e mai soddisfatto lavoro di messa a punto, sono tutte pubblicate da Einaudi. Dopo due volumi di racconti, I nostri simili (1932, nuova ed. 1966) e La rosa rossa (1937, nuova ed. aumentata 1965), L’onda dell’incrociatore (1947, nuova ed. 1966), titolo particolarmente forunato che ebbe l'ambito riconoscimento nel 1948 del Premio Bagutta, e col titolo Les régates de San Francisco di venir portato sugli schermi cinematografici dal regista francese Claude Autant-Lara. 

Insieme ad un altro e più impegnativo romanzo La calda vita (1958), che ebbe anch'esso l'avventura di essere portato sul grande schermo dal regista Florestano Vancini con il titolo omonimo, lavorò a lungo al ciclo narrativo de Gli anni ciechi, dedicato all’ „educazione sentimentale“ di un ragazzo istriano durante la Grande Guerra  e nell’immediato dopoguerra, che si articola su Il cavallo Tripoli (1956), L’amore di Lupo (1964, che costituisce la nuova edizione di Amor militare) e I giochi di Norma (Premio Puccini-Senigallia 1964). 

Il mondo di Quarantotti Gambini, gioia e scoperta sensuale della vita, fedeltà, a un paesaggio in cui stirpi diverse s’incontrano, sapore di anni decantati dalla memoria, trova in questi romanzi un’espressione piena e ricca. Pier Antonio Quarantotti Gambini è scomparso prematuramente a Venezia nell’aprile 1965.  

Opere

Romanzi e racconti:

  • I nostri simili, racconti. ‘Solaria’ 1932, Einaudi 1949, seconda edizione 1966.
  • La rosa rossa, romanzo. Nella rivista ‘PAN’ 1935, Treves 1937, Garzanti 1947, Einaudi 1960/1965, prima edizione nei Nuovi Coralli 1972. [Recensione]
  • L’onda dell’ incrociatore, romanzo. Einaudi 1947/1966. - Premio Bagutta 1948.
  • Il cavallo Tripoli, romanzo. Einaudi 1956. Nuovi Coralli 1977. [Recensione]
  • L’amore di Lupo (Amor militare), romanzo. Einaudi 1955/1964.
  • La calda vita, romanzo. Einaudi 1967/1976.
  • I giochi di Norma (Alle saline, Le trincee, La lettera), racconti. Einaudi 1964/1966. - Premio Puccini-Senigallia 1964.
  • Le redini bianche, romanzo. Einaudi 1969.
  • La corsa di Falco, romanzo. Einaudi 1969.
  • Gli anni ciechi, raccolta dei romanzi e racconti. Einaudi 1971.
Ricordi e viaggi:
  • Primavera a Trieste, ricordi del ’45. Mondadori 1951.
  • Sotto il cielo di Russia, viaggio. Einaudi 1963.
  • Luce di Trieste, rievocazioni e ricordi. ERI-Edizione RAI Radiotelevisione Italiana 1964
Poesie:
  • Racconto d’amore, Mondadori 1965.
  • Al sole al vento, Einaudi 1970.
Lettere:
  • U. Saba e P. A. Quarantotti Gambini, Il vecchio e il giovane, Mondadori 1965

Addendum autobiografo:

Julio Derin, che vive a Trelew in Patagonia (Argentina), questa autobiografia dello scrittore. Note autobiografiche scritte a Venezia nel 1947:

Sono nato il 23 febbraio 1910 a Pisino d’Istria da Giovanni e da Fides Histriae Gambini.

Mio nonno materno, Pier Antonio, di cui io rinnovo il nome e dal quale ho ereditato il cogno­me dei Gambini, fu uno dei più celebri uomini politici istriani dell’Ottocento: il leader, il capo della maggioranza italiana alla Dieta provinciale di Parenzo, nonché il deputato al parlamento di Vienna e membro delle delegazioni dell’Impero Austro-ungarico. Con lui (quand’era ormai un vegliardo, sdegnoso d’ogni onore pubblico e sempre fedele agli ideali repubblicani della giovi­nezza e del figliolo Pio Riego, caduto volontario nel 1915 sul Podgora) io ho vissuto gran parte della fanciullezza e quasi tutta l’adolescenza - nella sua terra di Semedella, di faccia a Capodistria sin oltre i diciott’ anni.

Ho compiuto gli studi medi a Capodistria, ove nell’inverno del 1927 ho avuto occasione di conoscere lo scrittore inglese Richard Hughes, ritiratosi quel anno in Istria per portare a termine il romanzo “A high wind in Jamaica”, poi ristampato col titolo “The innocent voyage”, e oggi tra­dotto, come gli altri suoi lavori, nelle principali lingue del mondo.

Menziono quest’incontro perché ha avuto nella mia formazione un’importanza fondamen­tale. Sebbene non mi sia incontrato molte volte con lui, Hughs è stato per me una grande rivela­zione: la rivelazione vivente dell’ingegno: la prima persona con la quale io abbia potuto veramen­te parlare: ed è meraviglioso che ciò mi sia accaduto - per chi sa quale capriccio della sorte - in provincia, in una piccolissima città, nella mia stessa città; ed è non meno meraviglioso che Hu­ghes, cui io facevo innumerevoli domande, discorresse con me, che allora avevo soltanto dicias­sette anni, quasi come un proprio pari, limitandosi a sorridere ogni tanto con quella sua lieve ar­guzia che gli accendeva un intenso brillio negli occhi. Egli mi raccontava dei suoi viaggi, delle sue esperienze, del suo lavoro e dei suoi inizi letterari e volle leggere le cose mie.

Il secondo incontro veramente determinante della mia carriera letteraria l’ho fatto a Trieste, nel 1929, quando incominciai a frequentare Umberto Saba, cui una grande e ammirata amicizia mi ha poi legato ininterrottamente. Ricordo che Saba, prima ancora che gli avessi fatto leggere nulla di mio, mi diceva: - Ho l’impressione che tu sia uno scrittore, anzi sento che sei uno scritto­re. E in queste cose non mi sbaglio.

E mi esortava: Scrivi, e poi fammi vedere. Dopo letto il mio primo racconto: - E’ bello, - mi disse - come le belle cose di Federigo Tozzi.

Ma procediamo più spediti. Ho scritto in quegli anni (tra l’inverno 1929-30 e quello 193 1-32), mentre, iscritto all’Università di Milano, iniziavo di malavoglia gli studi di giurisprudenza, I tre crocifissi, Il fante di spade e La casa del melograno, i tre racconti apparsi nell’autunno 1932 nel volume intitolato I nostri simili. Il primo crisma pubblico, dopo quello quasi privato di Saba a Trieste, lo ho avuto a Firenze, con l’articolo che Eugenio Montale volle dedicare a I nostri simili nella rivista “Petaso”, quando il libro era appena uscito, al principio del 1933. Il grande successo di critica che fece subito eco alle affermazioni del Montale mi aperse molte porte. Contempora­neamente, però, certa stampa fascista si lanciò contro di me, come alcuni anni prima contro Al­berto Moravia. Si scrisse, incriminando soprattutto La casa del melograno, che I nostri simili rap­presentavano un mondo morale in antitesi con quello fascista.

Notevole la mia collaborazione nel 1935 alla rivista “Pan” di Ugo Ojetti, nella quale pubbli­cai a puntate il romanzo La rosa rossa, scritto tra il 1933 e il 1934 e apparso in volume presso l’editore Treves nel 1937.

Nello stesso anno (1937) mi laureai in giurisprudenza presso l’Università di Torino, dopo aver trascinato gli studi, oltre che a Milano, anche a Modena e a Roma. In quel periodo, non vo­lendo entrare nel giornalismo politico, asservito al fascismo, cominciai a dedicarmi al giornali­smo turistico. Prestai a lungo la mia opera al servizio propaganda di una società di navigazione, ed ebbi modo di compiere alcuni viaggi. Navigai nel Mediterraneo, da Trieste ad Atene, a Istan­bul e a Rodi (1937), da Genova a Cannes e a Gibilterra, e da Gibilterra ad Algeri e alla Sicilia (1939). Fui negli Stati Uniti d’America (1939), ove provai alcune impressioni fra le più vive, pro­fonde e indelebili della mia vita, e in Portogallo, Jugoslavia, Austria e Germania.

Frattanto, nel 1939, avevo scritto il lungo racconto Le trincee, pubblicato nel 1942 in volume nella collana “Narratori Contemporanei” dell’editore Einaudi.

Al principio del 1942 il Municipio di Trieste mi affidava la direzione interina della sua anti­ca Biblioteca civica e la conservazione del suo Archivio Diplomatico; nell’autunno-inverno scri­vevo il romanzo L’onda dell’incrociatore.

Nel maggio 1945, durante l’occupazione di Trieste da parte delle truppe di Tito, mi rifiutai ri­petutamente di aderire, come persona e come direttore della Biblioteca civica, alle associazioni ti­tine richiedenti l’annessione dei miei paesi alla Jugoslavia. Il giorno 26 due individui armati ven­nero a cercarmi nel mio ufficio, ma io, per puro caso, quel mattino ero assente. Il pomeriggio, mentre un’inchiesta veniva aperta su di me e la notizia del mio arresto cominciava già a correre per la città, mi rifugiai in case fidate. Il 27 lasciai clandestinamente Trieste e mi portai a Udine, e poi a Venezia, ove tuttora risiedo. A Venezia ho potuto riprendere la mia attività letteraria, com­pletamente sospesa durante l’ultimo periodo della guerra.

Questa, la mia vita, sino ad oggi. 

Qui cessano gli appunti di Pier Antonio Quarantotti Gambini.

Dall’autunno del 1945 all’estate del 1949 lo scrittore diresse a Venezia l’emittente clandestina “Radio Venezia Giulia”, la quale, ideata e voluta dall’on. Antonio de Berti e sorta con l’appoggio del governo, parlava quotidianamente agli Italiani dell’Istria e del Quarnero, a Trieste, al Friuli Isontino, agli esuli giuliani sparsi nelle varie regioni d’Italia.

Dal momento in cui “Radio Venezia Giulia “, il 30 giugno 1949, dovette cessare la sua attività, che lo aveva appassionatamente impegnato, Quarantotti Gambini si dedicò completamente al suo lavoro letterario e alla collaborazione giornalistica.

Sono di quegli anni: Primavera a Trieste (1951), L’amore di Lupo (Amor militare, 1955), Il cavallo Tripoli (1956), La calda vita (1958), Sotto il cielo di Russia (1963), Luce di Trieste (1964) e I giochi di Norma (1964)

Riprese anche a viaggiare e fu in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Irlanda, in Islanda, nei paesi scandinavi e da ultimo in Russia.

Morì a Venezia il 22 aprile 1965 a quattro giorni da un improvviso e imprevedibile attacco cardiaco che lo colpì nel suo studio il 18, giorno di Pasqua. 

Dopo la sua scomparsa furono pubblicati il Racconto d’amore (1965) e Le redini bianche (1967); nonché il carteggio 1930-57 con Saba: Il vecchio e il giovane (1965).

Articoli di Giovanni Quarantotto:

Bibliografia:

  • Al Caffè con Quarantotti Gambini, in  Enrico Falqui, Caffè Letterari, Roma, Canavesi, 1962.
  • Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
  • Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata - http://www.irci.it/biblio/rivista.htm (Libri e riviste)

Note:

1. Nel dicembre 1998 a Trieste nasce la Biblioteca Comunale del Popolo "Quarantotti Gambini", biblioteca di pubblica lettura appartenente al Sistema Bibliorecario Comunale. 


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This page compliments of Marisa Ciceran, Julio Denin, Gianclaudio de Angelini, Michael Plass and Pietro Valente

Created: Sunday, June 25, 2000. Last Updated: Thursday March 11, 2010
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