Giuseppe Radole
Prominent Istrians


 

Umago

Gli organi nelle chiese istriane

[Tratto da" "Gli organi nelle chiese istriane", in Atti e memorie della società istriana di archeologio e storia patria, Volume XVI della Nuova Serie (LXVIII della Raccolta), Venezia, MCMLXVIII - reprinted at: http://xoomer.alice.it/histria/storiaecultura/inniecanzonistriane/articolo_organi.htm;]

Il regesto degli organi istriani che qui pubblichiamo deriva da uno studio più ampio e completo uscito sulla rivista L'Organo, V (1967), n. 2 e VI (1968), nn. 1 e 2, e che apparirà in volume a cura dell'Editore della detta rivista R. Pàtron di Bologna.

Abbiamo intrapreso queste ricerche per colmare, se non è presunzione, una lacuna nei pur numerosi studi di cose istriane.

È un argomento che non è stato mai trattato esplicitamente. Ma, come i nostri numerosi canti popolari, sacri e profani, sono parte viva di un ambiente, così anche gli organi delle chiese di città e campagna si inseriscono e caratterizzano i luoghi sacri: il loro aspetto architettonico come la loro fonica contribuiscono a creare l'atmosfera spirituale di un ambiente. E dove queste caratteristiche sono state mutate, voi avvertite che c'è stata una amputazione, che una voce, con atto di violenza, è stata ridotta al silenzio.

Perchè il lettore non si trovi a disagio di fronte ad una fredda catalogazione di date e di nomi, crediamo opportuno inquadrare il tutto, brevemente e a grandi linee, in un contesto storico più ampio, nel quale anche l'organo, nel suo campo, è documento di una civiltà e di un gusto musicale.

L'organo, come strumento ecclesiastico ad uso liturgico incomincia ad essere presente, con una certa frequenza, nelle chiese, appena dopo il Mille.

La testimonianza più antica di una certa attività organistica in Istria risale però alla fine del Trecento, che non è tarda rispetto a quella che si riscontra in altre provincie con storia musicale più importante. Nel 1381 infatti è segnalata a Udine l'attività di un non meglio identificato «Magister de Justinopoli», organaro super organis aptandis.

Ai primi decenni del Quattrocento, invece, risalgono alcune testimonianze sulla presenza di strumenti: a Pola nel 1417 è segnalato un organo «ingentis molis e, a Capodistria, nel libro cassa è segnata un'uscita in favore di un tale che suonò l'organo.

Con l'inizio del Cinquecento le notizie si fanno più frequenti. Va segnalata anzitutto l'attività dello stampatore Andrea Antico da Montona, che a Roma, nel 1517, pubblica la prima partitura fin'ora nota di musica per organo: «Frottole intabulate da sonar organi».

È segnalata a Capodistria la costruzione di un nuovo strumento (1516), per il quale Vittor Carpaccio dipinse le portelle ed altre cinque tele per la cantoria (1523).

Sempre a Capodistria, per la chiesa dei PP. Domenicani, Piero de Zuanne (1534) fornisce un organo, mentre a Pirano, nello stesso anno, è Mastro Jacomo di Venezia che si impegna nella costruzione di uno strumento nuovo.

Pochi anni più tardi (1547) anche nella cattedrale di Parenzo viene eretto uno strumento, che forse non fu il primo.

Nella seconda metà del secolo, Giovanno Spica da Pinguente, uomo di lettere e pedagogo, svolge attività organaria a Bologna, Venezia, Ceneda e Gemona, mentre l'organaro francese Martino Datis è presente a Capodistria (1560, 1563 e 1565) e a Pirano (1567 e 1576).

Anche Giulio Zacchino tergestinus, compositore e maestro di cappella a S. Giusto e a Venezia (S. Giorgio Maggiore), opera alcuni restauri a Capodistria (1572).

Il Naldini ci avverte che nel Duomo. di Isola nel 1576 si era fabbricato «un organo maestoso».

Ma anche Cittanova, a cura del vescovo Vielmi, dotava la cattedrale di uno strumento (1572).

È di pochi anni più tardi (1587) la più bella cantoria esisten­te in Istria, quella della Madonna delle Misericordie di Buie, adorna di tre tele, forse del Tintoretto, e sulle quali manca uno studio esauriente. Non si sa se allora fu costruito anche l'organo.

Alla fine del secolo (1595) il compositore Francesco Sponga di Parenzo, discepolo di Andrea Gabrieli, pubblica dei Ricercari e delle Arie francesi eseguibili anche all'organo.

Più avaro di notizie sugli organi è il Seicento: sono noti infatti soltanto alcuni restauri. Di questi il più importante resta il trasloco dell'organo del Duomo di Pirano, che da un posto vicino al presbiterio, passò nella cantoria che si può ancora ammirare in quella chiesa.

Tra i maestri organari presenti, il maggiore è certamente Eugenio Casparini, autore dell'organo di S. Giusto a Trieste, di S. Giustina a Padova, di S. Maria Maggiore a Trento. Operò un restauro a Isola (1666).

Negli ultimi anni del secolo (la data precisa non ci è nota) l'organaro veronese Carlo De Beni costruì un positivo per la chiesa della Madonna dei Campi di Visinada. Lo strumento si trova attualmente, in uno stato di rudere, a S. Domenica di Visinada.

Il Settecento è il secolo che vide molti rifacimenti di chiese: andarono così disperse varie opere d'arte e molti strumenti, sostituiti quest'ultimi da nuovi, costruiti secondo canoni di ideali sonori che vengono definiti barocchi.

Se Giovanni Battista Piaggia con il positivo di Piemonte (1740) ricorda ancora il mondo sonoro classico, con Pietro Nacchini entriamo decisamente in un'epoca nuova: quella dell'organo barocco di scuola veneta.

A Pietro Nacchini si deve l'organo di Pirano (1746) e della stessa epoca dovrebbe essere quello di S. Lorenzo del Pasenatico, che può essere attribuito, per certe particolarità di costruzione, allo stesso artefice.

In società con il discepolo Francesco Dazzi, il Nacchini costruisce anche l'organo della basilica di Parenzo (1759). Il Dazzi da solo, invece, costruì l'organo di Umago (1776), mentre un secondo Francesco Dazzi, nel 1794, fornì l'organo a Cittanova.

Del muranese Antonio Barbini è l'organo di Rovigno (1754), uno dei più grandi strumenti esistenti in Istria (di 12 piedi) e, per numero di registri, superiore anche a quello di Capodistria.

Chi domina però il secolo è l’organaro estense Gaetano Callido, lo stradivario dell'organo. È un continuatore della scuola del Nacchini e dei Dazzi, anche se nelle proporzioni delle canne adotta misure, proprie.

In Istria costruì molti strumenti, di cui rimangono, purtroppo alterati nella fonica, i seguenti: Capodistria, cattedrale; Isola, Duomo; Buie; Montona; Pinguente. Questo di Pinguente è l'unico ancora quasi allo stato originale e quindi di grande pregio. Risultano invece dispersi quello di S. Biagio e di S. Chiara di Capodistria e del Duomo di Pola. Al Callido vengono attribuiti anche gli strumenti di Portole e di Pisino.

Organi callidiani furono costruiti anche a Fiume (Duomo e agostiniani); Ossero; Lussingrande e Lussinpiccolo.

Tutto il Settecento, come si vede, è dominato dagli organari veneti, ulteriore prova, se ce n'era bisogno, di quei legami di civiltà che per secoli hanno unito l'Istria a Venezia.

Unica eccezione è l'organo di S. Pietro in Selve, celebre per la bellezza della sua cassa, ricca di ornamenti e sculture, opera di un ignoto organaro di scuola tedesca.

L'Ottocento è aperto da un organaro di scuola callidiana, Francesco Merlini, autore dello strumento di sant'Anna di Capodistria (1805).

Giacomo Bazzani di Venezia fornì l'organo di Dignano (1818).

Giuseppe Girardi di Rossano (Vicenza) costruì buoni strumenti a Barbana (1844) e Grisignana (1846).

Del friulano Pietro de Corte è l'organo di Fasana (1858).

Tutti questi organari continuano, senza apportarvi modifiche, le progettazioni, nella fonica e nella meccanica, della scuola callidiana.

Una via più personale è invece seguita dal vicentino Giovan Battista De Lorenzi, cui si deve oltre all'organo di sant'Antonio nuovo di Trieste (1836) anche quello di Visinada (1870) e probabilmente quello di Visignano.

L'arte organaria lombarda, nella seconda metà dell'Ottocento è largamente rappresentata dal bresciano Giovanni Tonoli. Questi dopo aver costruito una serie di organi a Trieste e nel contado, attorno al 1860, arrivò con la sua arte anche in Istria: Ospo (1866), Antignana (1868); Lindaro; Pola, chiesa della Misericordia.

Di questi strumenti, mentre quello di Lindaro non esiste più e quello di Pola è in condizione precarie, quello di Antignana, restaurato recentemente, è ancora vicino al suo impianto originale.

Attorno alla metà del secolo, una sua impronta personale la lascia l'organaro Carlo Hesse, che, all'inizio della sua carriera visse a Trieste, ma che operò soprattutto in Austria, dove, grazie alla sua presenza, l'organaria italiana esercitò un certo influsso.

In Istria costruì l'organo di Corte d'Isola (1847) e di Villa Decani (1852).

Organari locali, di modeste possibilità, furono attivi lun­go tutto il corso del secolo, ma la loro opera si esaurisce in restauri più o meno azzeccati ed in lavori di ordinaria manutenzione.

Ricordiamo anzitutto Pietro Antonio Bossi, che restaurò l'organo di Pirano (1823) e molti altri lavori eseguì a Trieste. Non sappiamo se il nipote suo Vincenzo Bossi abbia lavorato in Istria, mentre a Pietro Bossi si deve il restauro dell'organo di Cherso, rovinato da un tale Andrea Cetti. Di quest'ultimo sappiamo che restaurò l'organo di autore ignoto, del primo Ottocento, nella chiesa di Torre di Parenzo e che lavorò molto in Dalmazia.

Angelo Dolzan di Trieste, conservatore di alcuni organi del­la città, costruì l'organo di Momiano (1896) e gli vengono attribuiti quello di Pedena (1888 c.) ed altri in Dalmazia.

Del fabbricator di organi Giovanni Cella di Cherso, che lavorò molto in Dalmazia, non ci è noto, per quel che riguarda l’Istria, che il restauro del vecchio organo di Daila (1898).

Con il distacco politico dell' Istria dal Veneto (1866), si nota una continua penetrazione dell'arte organaria slovena e tedesca, facilitate per di più da un lento declino di quella italiana, considerata in ritardo rispetto alle altre scuole.

Questo fenomeno di penetrazione è evidentissimo nelle zone dell' Istria orientale e centrale, anche se proprio a Rovigno (chiesa dei PP. Francescani) dobbiamo registrare la presenza del primo organo in terra istriana costruito da uno sloveno di origine tedesca: Edoardo Kunad di Lubiana (1882). Lo strumento fu poi sostituito da un'altro di scuola tedesca, dei Fratelli Rieger (1908).

Molto attivi si rivelano gli Zupan di Kamnagorica: Ignazio Zupan (1825-1880) ed i due suoi figli: Ignazio (1835-1915) e Giovanni (1857-1900), che, dal 1887 all'inizio della prima guerra mondiale, costruirono una ventina di veramente buoni strumenti.

Secondo gli ideali ceciliani tedeschi, dai quali derivano i loro indirizzi nella progettazione, realizzano la così detta fonica romantica, con netta prevalenza dei registri di otto piedi.

Altri organari sloveni presenti con singoli strumenti sono Anton Derni, cui si deve l'organo di Villa Treviso (1911) e Andrea Malanowshy che costruì un piccolo strumento per Piedimonte del Taiano.

Di organari tedeschi, oltre ai già ricordati Fratelli Rieger, che costruirono un organo a Passo di Chersano (1891), ricordiamo J. M. Kauffmann di Vienna, autore dell'organo di Sanvincenti, ma anche di quello della basilica di Aquileia (1896).

È attivo anche l'organaro cecoslovacco Jan Tuek (Chersano, Fianona), forse qui chiamato da quei sacerdoti, suoi connazionali, scesi in Istria a coprire i posti vacanti di molte parrocchie.

Gli organari italiani sono però ancora presenti: i Fratelli Pugina di Padova forniscono l'organo ai PP. Minori di Pirano (1897); Carlo Vegezzi-Bossi di Torino restaura l'organo di Pisino (1901); Gaetano Zanfretta di Verona costruisce un nuovo organo a Verteneglio (1904); Giuseppe Malvestio di Padova a Daila (1910).

Un grave danno il patrimonio organano lo ebbe a soffrire durante la prima guerra mondiale, quando il Governo austriaco, per esigenze belliche, decise di requisire in tutto il territorio dell'Impero non solo le campane ma ogni altro oggetto reperibile di stagno non escluse le canne degli organi. Tale decisione fu presa nel maggio del 1917 e comunicata alle Curie vescovili di Trieste e Parenzo.

Si fece un inventario di tutti gli organi esistenti, perché la legge escludeva dalla requisizione gli strumenti costruiti anteriormente all'anno 1800 e quelli inferiori agli otto registri e poi iniziò le requisizione.

Nella diocesi di Parenzo-Pola si incominciò a levare le canne già alla fine del 1917. Non così per la diocesi di Trieste-Capodistria, dove i parroci presentarono reclami alla Commissione governativa, pur di ritardare la requisizione. Tuttavia nel giugno-luglio del 1918 anche qui si venne al sequestro. Naturalmente non tutte le canne furono levate, ma soltanto quelle di stagno di prospetto. Le interne, dì piombo, vennero risparmiate.

A guerra finita iniziò l'opera di ripristino e restauro, ma qualche organo attende ancora oggi (Corridico, Draguccio, Fasana, Grisignana) che qualcuno ricostruisca il prospetto.

Tra le due guerre molti restauri furono compiuti da Mario Giovannini (Ivica) di Pisino mentre di organi nuovi ne furono costruiti pochi: a Parenzo, Pola, Dignano, Valle, Cittanova.

Attorno agli anni Quaranta invece molti organi classici, risparmiati dalla furia della guerra, furono alterati nella loro fisionomia fonica da restauri maldestri, operati principalmente dall'organaro Giorgio Bencz di Gorizia (Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Umago, Pola-Misericordia). Egli eliminò le file più acute del ripieno, i flauti in duodecima, la cornetta ed i tromboncini. Quasi sempre aggiunse una viola.

Dopo la seconda guerra infine l'organaro sloveno Vinko Rebolj di Maribor, dimostrando insensibilità artistica e mancanza di cultura organaria, operò altre mutilazioni (Pirano, Umago, S. Lorenzo di Daila, Rovigno), mutilazioni che sono più gravi di quelle fatte dal Bencz.

Ciò vale soprattutto per l'organo di Rovigno.

Di organi nuovi ne sono stati costruiti due, dall'organaro sloveno Frane Jenko di Lubiana: a Pola-Francescani e a Villa Decani, ma non sono strumenti interessanti né per la fonica e meno ancora per la parte meccanica.

Regesto cronologico degli organi in Istria

Giuseppe Radole

Ricerche, con esito positivo, sono state condotte nei seguenti Archivi:

  • Trieste:
    • Curia vescovile;
    • Archivio storico del Comune;
    • Museo del Teatro;
    • Ufficio anagrafico.
  •  Capodistria
    • Archivio capitolare;
    • Archivio Comunale.
  • Archivi degli uffici parrocchiali di:
    • Trieste: B. V. del Soccorso; S. Giusto;
    • Villa Decani;
    • Pirano;
    • Umago, Verteneglio;
    • S. Domenica di Visinada;
    • Visinada;
    • Barbana.

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Created: Thursday, September 28, 2006; Last Updated: Tuesday, June 21, 2016
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