Reprinted from: http://www.edit.hr/lavoce/061109/fvg.htm

9 novembre 2006

S’inaugura venerdì alle ore 18.00 la mostra fotografica
Antonio Santin. Un vescovo per la gente
L’esposizione, presso la sala Leonardo di Palazzo Gopcevic, rimarrà aperta fino al 21 gennaio

TRIESTE – La mostra fotografica “Antonio Santin, Un vescovo per la gente” testimonia attraverso le immagini, la figura di un uomo vivo e presente nella memoria e nella sensibilità di Trieste: sarà inaugurata venerdì 10 novembre 2006 alle ore 18.00, presso la sala Leonardo di Palazzo Gopcevic. Si compone di un’ampia documentazione fotografica e video e conferma quanto intenso sia stato il rapporto del presule con la città, della cui storia non è stato solo testimone, ma soprattutto grande protagonista, nella continua e strenua difesa della verità e della giustizia.

L’iniziativa è stata presentata ieri nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Massimo Greco, assessore alle Politiche Culturali del Comune di Trieste, Paolo Sardos Albertini, presidente onorario del CDM (Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana e Dalmata di Trieste), monsignor Ettore Malnati, presidente dell’associazione Studium Fidei. Erano presenti anche lo storico Sergio Galimberti e don Paolo Rakic, che insieme a monsignor Malnati, fanno parte del comitato scientifico che ha realizzato la mostra.

“L’amministrazione comunale è lieta di ospitare questa rassegna dedicata al ricordo di una grande figura, monsignor Santin – ha affermato Massimo Greco – che visse e operò a cavallo di eventi tanto tragici quanto importanti per la biografia storica di queste terre. A settembre, sempre a palazzo Gopcevic, l’Assessorato alla cultura del Comune di Trieste ha organizzato una mostra fotografica sui fatti d’Ungheria del 1956. In quella bella rassegna, uno spazio doverosamente significativo era dedicato al cardinale Joseph Mindszenty, primate d’Ungheria e protagonista morale della resistenza magiara alla tirannia comunista e russo-sovietica. A due mesi da quell’iniziativa, questa mostra ricorda, studia, onora un grande presule che ha difeso la sua terra e il suo popolo nel nome della libertà e della religione: monsignor Antonio Santin. Mindszenty e Santin: testimoni coraggiosi e consapevoli di un alto impegno religioso e civile, esercitato e garantito in momenti tragici della recente storia europea”.

Defensor civitatis

A prendere la parola è stato quindi l’avvocato Paolo Sardos Albertini: “Quella che si inaugura a palazzo Gopcevic – ha detto – è una mostra importante oltre che giusta e doverosa. La figura di monsignor Santin è ancora viva e presente nella memoria e nella sensibilità della nostra gente, molto più attuale di quanto il calendario, e i 25 anni trascorsi dalla sua scomparsa, possano far credere”. Il presidente onorario del CDM ha quindi ricordato il ruolo di defensor civitatis del presule “che operava con decisione anche nei momenti drammatici senza mai tirarsi indietro da ciò che riteneva essere un suo dovere. Questo comportamento la città di Trieste lo ha capito ed è per questa ragione che Monsignor Santin è stato apprezzato anche da chi non sempre era d’accordo con lui”.

A confermare questo aspetto è stato monsignor Ettore Malnati: “La mostra rende omaggio a un vescovo amato dai triestini e stimato anche da coloro che non erano d’accordo con le sue idee – ha detto – e che hanno riconosciuto in lui un antagonista reale e di spessore”. Monsignor Malnati ha quindi ricordato come il vescovo abbia sempre operato con carità e giustizia: “Cercate in primo luogo il Regno di Dio e la sua giustizia, ripeteva Santin. E con questo principio l’ho visto operare quotidianamente e difendere ora gli ebrei, ora gli sloveni nei confronti dei quali non aveva alcuna animosità. Tutt’altro”.

L’intensa attività pastorale gli aveva fatto guadagnare l’appellativo di “vescovo con gli speroni – ha affermato Sergio Galimberti – di un sacerdote capace cioè di affrontare con decisione gli eventi epocali che contrassegnarono la città di Trieste. Non era un uomo fazioso come qualcuno afferma, ma un sacerdote che ha esplicato la sua missione in modo pieno e in maniera esemplare”. L’esposizione di Palazzo Gopcevic si rivolge anche ai giovani “a quelle generazioni che purtroppo non conoscono a fondo la storia della città e la figura poliedrica di monsignor Santin” ha ricordato quindi don Paolo Rakic.

Il «testamento» spirituale

Il percorso dell’esposizione segue i passi fondamentali del “testamento” spirituale racchiuso nel saluto che monsignor Antonio Santin fece alla diocesi nel luglio del 1975, quando il Santo Padre, Paolo VI, accettò le sue dimissioni. Nel messaggio è contenuta tutta la stima, ma soprattutto la passione, di monsignor Antonio Santin per il suo popolo che egli ha servito con dedizione e generosità.

La prima parte della rassegna testimonia gli anni giovanili del Presule. Momorano, Pola e Fiume vedono crescere l’uomo, il sacerdote, e la sua partecipazione attiva tanto da farlo diventare Vescovo. Il “sonno della ragione”, il “buio della vita senza preghiera” introducono gli anni della guerra che lo videro impegnato nel nome della giustizia, della dignità dell’uomo, del diritto alla vita. Anni difficili ma proprio per questo pregni di messaggi ai potenti, ai fedeli, agli uomini, porti con l’esempio, con l’azione sul campo che solo un uomo della sua statura si poteva permettere. Il rapporto con la Chiesa apre il discorso sul suo ruolo ecumenico di continuo dialogo con etnie e confessioni diverse che inizia dal suo primo incarico a Momorano, per arrivare al rapporto con la Comunità ebraica prima e durante la guerra continuando nel dopoguerra con i sinodi di ampio respiro e le visite pastorali nella chiese del Carso.

Giovani e famiglia

Il rapporto con la famiglia ed i giovani rappresenta un altro momento di grande intensità del suo operato, in nome di quel futuro che egli riusciva ad anticipare con l’intuizione di chi sa leggere con chiarezza l’animo umano ed analizza con grande lucidità l’evolversi del tempo. L’ultima sala della mostra è dedicata al video. Gli organizzatori volevano rendere omaggio al presule proiettando anche una serie di filmati che lo ritraevano in vari momenti di vita religiosa e civile. Nel video anche la voce di Monsignor Santin nell’omelia di Saluto alla Diocesi del luglio 1975.

La ricca documentazione fotografica esposta a Palazzo Gopcevic proviene dall’Archivio personale di monsignor Ettore Malnati, dall’Archivio dei Civici Musei di Storia ed Arte del Comune di Trieste. I documenti cinematografici e le pellicole provengono invece dal fondo della Cineteca regionale e da privati cittadini.

La mostra è realizzata dal CDM, Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana e Dalmata di Trieste (www.arcipelagoadriatico.it), in collaborazione con l’Associazione culturale Studium Fidei e la parrocchia Nostra Signora della Provvidenza e di Sion, con il contributo del Comune di Trieste e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Un omaggio musicale precederà l’inaugurazione della mostra. Nella sala Leonardo si esibiranno il soprano Gisella Sanvitale e il pianista Federico Consoli. In programma figurano alcune tra le più celebri “Ave Maria” firmate da Jacob Arcadelt, Pietro Mascagni, Luigi Cherubini, Franz Schubert, Charles Gounod. La decisione di eseguire i celebri brani dedicati alla Vergine è legata a un preciso episodio che lo stesso monsignor Santin ricorda nei suoi carteggi e che riguarda la prima Messa celebrata dal prelato a Vienna dopo la sua consacrazione, il 5 maggio 1918. In un cinematografo trasformato in cappella, tra i profughi di Rovigno e di Pola, monsignor Santin scrive di aver vissuto con commozione quella celebrazione nella quale “il coro eseguì canti sacri – scrive nel suo diario – e una giovane cantante tedesca dell’Opera, cantò un’Ave Maria”. Cinquanta anni dopo, la stessa cantante si presentò a Trieste e si offrì di interpretare nuovamente il brano in occasione del Giubileo d’Oro del Prelato. “Ascoltai commosso, con le Autorità e il popolo che gremiva la Cattedrale – ricorda monsignor Santin – l’Ave della mia prima Messa cantata con voce potente e stupenda”.

All’inaugurazione prenderanno parte, tra gli altri, il sindaco Roberto Dipiazza e il vescovo della Diocesi di Trieste, monsignor Ravignani.

La mostra “Antonio Santin, Un vescovo per la gente” resterà aperta fino al 21 gennaio 2007 ogni giorno dalle 9.00 alle 19.00. L’ingresso è libero.

Carla Ciampalini

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