Reprinted from: http://www.edit.hr/lavoce/061109/fvg.htm
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14 novembre 2006 Inaugurata venerdì la mostra fotografica al Museo Gopcevic Antonio Santin, un uomo di coraggio Scoppia subito la polemica per la statua del Vescovo in P.zza Venezia TRIESTE – Pubblico delle grandi occasioni, venerdì sera al Museo Gopcevic di Trieste, per l’inaugurazione della mostra dedicata a Mons. Antonio Santin. Autorità, uomini di cultura, personaggi della Trieste che conta e poi tanta gente accorsa per ripercorrere degli itinerari comuni: molti sono stati battezzati da Santin, altri li ha congiunti in matrimonio, altri sono stati con lui testimoni di episodi importanti per la città. Quando il sindaco Roberto Dipiazza annuncia che la città intende porre un monumento in P.zza Venezia che ricordi Santin, scatta l’applauso di un pubblico convinto e commosso. Ma la sua dichiarazione diventa subito motivo di polemica, o forse meglio di note di stampa che impegnano i giornali per un intero week end, a conferma che il vescovo, detto anche “con gli speroni”, che ebbe il coraggio di affrontare gli occupatori durante la Seconda guerra mondiale per salvare Trieste e la sua gente, è comunque un simbolo controverso di una città in lotta con se stessa. E proprio il fatto che il presule “resta una persona importante e viva tra tutti noi”, come ha affermato Renzo Codarin, presidente del CDM, in apertura di serata, contribuisce a mantenere importante il dibattito sul suo ruolo nelle varie fasi di sviluppo della realtà locale. Assume così ancora più importanza, e una dimensione più ampia, la mostra allestita nella sala Leonardo del Museo Gopcevic di via Rossini. L’impegno per la libertà “Questa mostra – ha dichiarato infatti Massimo Greco, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste –, come il visitatore avrà modo di verificare di persona, è un lavoro a tutto tondo di analisi e di ricostruzione storica seria e non apologetica. Credo che di questo lavoro ci fosse bisogno per situare, ricollocare nella maniera migliore la figura di Antonio Santin, Vescovo di Trieste. Dal 1938 al 1975, gli anni della formazione dell’impegno pastorale sono tracciati nel percorso che avrete modo di vedere e visitare. Due mesi fa abbiamo inaugurato sempre qui, a palazzo Gopcevic, una bella mostra sui fatti di Ungheria del 1957 in occasione del cinquantenario della tragedia magiara. Uno spazio significativo è stato dedicato ad un’altra grande e immensa figura del mondo ecclesiale di quegli anni: il primate di Ungheria Joseph Mindszenty. A distanza di due mesi dedichiamo un'altra mostra a una figura importantissima della chiesa italiana di quell’epoca: monsignor Antonio Santin. Credo che, seppure in situazioni e maniere diverse, queste due grandi figure siano accomunate dall’impegno per la libertà e dalla grande volontà di difesa dei popoli”. A confermarne la validità anche Maria Teresa Bassa Poropat, presidente della Provincia che ha dichiarato: “È per me motivo di grande onore partecipare all’inaugurazione della mostra dedicata a monsignor Antonio Santin figura che ha caratterizzato la città di Trieste in un momento così difficile della sua storia. Mi auguro che questa mostra costituisca un momento importante e documentaristico per la città, ma si traduca anche in un messaggio costituito dalla vita stessa e dall’operato di monsignor Santin”. In difesa dei deboli “Difendendo i diritti dei sloveni nel periodo fascista, proteggendo gli ebrei dalla persecuzione nazista e abbracciando la causa degli istriani e dalmati nella dolorosa fase dell’esodo – ha poi aggiunto il sindaco Roberto Dipiazza – egli confermò la sua opera, che rimase continua, improntata sul coraggio e sulla carità nei confronti dei più deboli, degli sconfitti e dei dimenticati”. A chiusura delle prolusioni, prima di dichiarare aperta la mostra, il pubblico ha sentito anche le parole di S.E. monsignor Eugenio Ravignani, vescovo della Diocesi di Trieste. L'amore per la città “Io lo ricordo – ha detto mons. Ravignani – come uomo di coraggio. Ce ne voleva tanto nel ‘38 quando è venuto a Trieste. Ci voleva il coraggio di rivendicare il rispetto della persona di Pio Decimo Primo, allora Papa, e la sua ferma condanna in quelle teorie che allora imperversavano odi razziali. Ci voleva il coraggio di fermarlo sulla porta quel capo di Governo di allora e ci voleva coraggio ancora per non mancare mai in qualunque paese della nostra Diocesi dove ci fosse stata una rappresaglia, dove ci fossero state vittime innocenti, dove fosse stato confutato il diritto di qualcuno, quale che fosse la lingua parlata. Io credo che sia stata una persona che ha amato. E credo che abbia amato intensamente questa città intensamente, fino all’ultimo momento. Poi ci sono i ricordi personali. In fondo la mia vita è stata una vita vissuta con lui. Quando sono nato era il mio parroco, è diventato il mio vescovo, mi ha consacrato sacerdote, mi ha assegnato alcuni incarichi, bontà sua e mi ha sempre sostenuto. Era un uomo leale. ‘Tu va, io ti sono dietro le spalle’ mi diceva. Ricordo che non ha mai risparmiato un’osservazione quando era necessaria, anche telegrafica e robusta, ma mi ha sempre difeso. Io devo a lui la mia vita. Potete dunque capire quanti ricordi io conservi di lui…”. Ricordi privati, alcuni dei quali trapelano nella mostra, altri no: così ha voluto chi l’ha curata e realizzata – mons. Ettore Malnati, Sergio Galimberti e Paolo Rakic con l’aiuto di Lorenzo Michelli, Massimiliano Schiozzi, Laura Forcessini di Comunicarte ed altri collaboratori. Le foto esposte sono gli originali, così come il suo pastorale e la statua di S. Eufemia, gentilmente concesse dallo stesso vescovo Ravignani. Lungo il percorso anche un video realizzato da Edi Pinesich con filmati gentilmente concessi dalla Cineteca Regionale e da Paolo Venier che coprono la voce del presule mentre si rivolge ai fedeli in San Giusto per l’ultima volta come vescovo della città, prima della quiescenza. La mostra rimarrà aperta fino al 21 gennaio. Rosanna Turcinovich Giuricin |
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