Bernardo Schiavuzzi
Istriani Illustri


 

Leggende e sigle sopra vecchie campane

[Tratto da: Pagine Istriane, Annata V, 1907, Stabilimento tipografico Carlo Priora (Capodistria, 1907),  p. 2-9.]

La letteratura intorno alle campane è scarsissima. Da quanto potei rilevare non esistono che i seguenti lavori: Nel 1550 Vannuccio Berlinguccio nel suo libro Pirotechnia edito in quell' anno a Venezia, parlò del modo di fondere le campane a' suoi tempi: Maggius Jerolamus scrisse nel 1004 un libro «De Tintinnabulis»; nel 1721 l'abate Thiers diede alle stampe a Parigi l'opera «Les cloches». Abbiamo poi nel 1857 l' opera di Zehe «Historische Notizen über die Glockengiessekunst des Mittelalters» (Münster 1857) e Lukis «Account of church-bells» (Oxford 1857); Otte «Glockenkunde» (Leipzig 1884, II Ediz., aggiunta Halle 1891); Bäckeler «Beiträge zur Glockenkude» (Acquisgrana 1882); Schoenermnark «Die Altersbestimmung für die Glocken» (Berlin 1899) ed altre piccole minori.

Purtroppo non mi fu possibile il procurarmi alcuna di quelle opere, sicchè le poche notizie intorno ai fonditori del Veneto, ch' io potei raccogliere, le ottenni dalla direzione della privileggiata fonderia Ingegnere de Poli in Vittorio, che mi favorì dei preziosi dati, per la quale cortesia io esprimo alla stessa le più sentite grazie.

Sembra che l'industria del fonditore di campane abbia fiorito nelle città dell' Italia nordica, da tempi antichissimi. Venezia stessa, quando la sua influenza principiava appena ad espandersi oltre i limiti dell' estuario, possedeva già delle fabbriche di campane, dalle quali escivano le dodici campane di bronzo che Orso I Partecipazio donava nell' 865 all'imperatore bizantino Michele.

Erano campane, la cui forma differiva di molto dall'attuale. Aveano talora, come dice Vannuccio Berlingaccio o Biringuccio, la forma di corbe o conche da bucato e specialmente di zucche lunghe e sottili.

Dal secolo X al XIV fiorisce in Italia l'industria dei fonditori campanarii; il Veneto ed il Bergamasco danno specialmente le migliori campane. L'apice però dell' arte viene [3] raggiunto alla fine del secolo XV e nella prima metà del secolo XVI e fra i vecchi fonditori d' allora si distinguono il Berlinguccio, il Ferrari, il Teobaldi, il Cavalaro ed il Borgognoni.

Oltre la sigla ed il nome in esteso del fonditore, contengono le campane d' allora, dei simboli, delle cifre e di spesso i seguenti versi dettati dai monaci medioevali:

«En ego campana, numquam denuntio vana,
Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum,
Defunctos plango, vivos voco, fulmina frango,
Vox mea, vox vitae, voco vos, ad sacra venite.
Sanctos collaudo, tonitrua fugo, funera claudo,
Funera plango, fulgura frango, Sabbatha pango.
Excito lentos, dissipo ventos, paco cruentos.»

Il metallo è press'a poco sempre lo stesso; è il bronzo nelle sue varietà, speciali quasi ad ogni singola fabbrica.

Stimolato da semplice curiosità m'accinsi due anni or sono, approfittando di ritagli di tempo, che mi avanzavano nelle gite professionali da me intraprese nel territorio dell'antico agro giurisdizionale polese, aiutato in ciò anche dal custode del museo civico di Pola, Pietro Opiglia, a raccogliere le leggende che trovansi sopra le campane delle chiese del territorio e provai la sorpresa ed anche l' emozione di scoprire che molte campane erano antichissime, dotate di leggende e sigle, con nomi di fonditori, di cui ogni memoria è perduta.

Quei monumenti bronzei, che dai vecchi campanili o dall'alto delle chiesuole squillano da seicento anni, quante cose ci potrebbero narrare, se la lor voce fosse sempre, come la vollero i monaci medioevali «vox mea, vox vitae». Potrebbero dirci delle feste religiose, da loro annunziate e rallegrate e nel turno dei secoli narrarci dei mutamenti avvenuti nelle popolazioni, che si succedettero attorno alle vecchie chiesuole. Al loro squillare gli sposi di tante generazioni si condussero all'altare, i defunti furono tradotti al sepolcro ed i giorni infiniti salutati al levare del sole ed al suo tramonto.

1396. 1.° La più antica campana è la piccola della chiesa parrocchiale di S. Gerolamo di Monticchio, chiesa che reca traccie evidenti medioevali, fra le quali l'iscrizione gotica sulla custodia del S. S. «hic est, corpus, X». La campana ha [4] una forma oblunga, che ricorda quella a forma di zucche lunghe e sottili, menzionate dal Berlinguccio. Reca l'iscrizione in eleganti caratteri semigotici sull' orlo:

@ 1396. M. Vendramus q.m Marcus fìlius me fecit.

È quindi un Vendramo, che fuse la campana, di certo un Veneto.

La campana è fessa, il battaglio è mal sicuro; attesa la sua vetustà essa dovrebbe venir acquistata dal museo di Pola e conservata in esso; altrimenti essa passerà in mano del primo fonditore, che fornirà la campana nuova, che verrà collocata al suo posto.

1425. 2.° Campana della diruta Chiesa di S. Tomaso a Pola. Essa stava fino pochi anni or sono sul palazzo di città e segnava le ore. È di media grandezza. La forma è oblunga. Nel mezzo porta in rilievo l' effigie del Santo. Sopra il Santo sta la leggenda in caratteri semigotici eleganti:

S. TOMAS.

Sull' orlo:

MCCCCXXV • SALVATOR • ME • FECIT •

al fianco la sigla

La fuse un Salvator. Chi esso fosse e dove avesse la fonderia non potei rilevare.

1430. 3.° Campana sopra la chiesuola di (Giuseppe in Gallesano, di piccole dimensioni. Non ha nè sigla, nè il nome del fonditore, solamente la data MCCCCXXX.

1455. 4.° Campana sopra la chiesuola di S. Maria di Castagna (Castagnizza) presso Altura. La chiesa che trovasi lungo la strada romana, che da Pola conduceva a Nesazio, è ciò che rimane assieme ad alcune rovine della chiesuola di S. (Gallo, delle rovine dell'antica località di Castagna o Castaneto. La campana porta la data collocata fra le sigle come segue:

@ MCCCCLV 

1484. 5.° Campana dalla chiesa di S. Fiore al cimitero di Pomer. La chiesa antichissima venne ricostruita nel 1694, conserva ancora la vecchia abside con bellissime pitture [5] murali del secolo XV, che vanno staccandosi ed in pochi anni saranno sparite. Una delle campane di piccole dimensioni porta la seguente leggenda, accompagnata da sigle:

IHS • M • MCCCCLXXXIV
HOC • OPVS • FECIT
ANTONIVS DE • LOCADALI
AD • HONOREM
S • FLORI

S

La campana è anteriore all' epoca delle nuove importazioni d' abitanti in Pomer, quando la popolazione non ancora distrutta era tutta italiana. Il fonditore Locadali o forse Locatelli è presumibilmente veneto.

1487. 6.° Campana della chiesa di Lavarigo. La chiesa di Lavarigo, ricostruita parecchie volte, trovasi al sito di vecchia chiesa bizantina del IX secolo, della quale restano frammenti sculti nel museo di Pola. S' osservi però, che la vecchia località «Ravarigum» non stava ove sono gli attuali caseggiati, che portano il nome di Lavarigo, ma bensì nel vicino bosco di castagni, ove esistono ampie rovine, mentre l' attuale villaggio, chiamavasi «borgo», detto ora dagli slavi «Varos». Dalle rovine d'una chiesa nell'antica località venne estratta molti anni or sono la campana segnata col N. 8 e non si può escludere, che da colà sia provenuta anche quella, di cui ora do la leggenda.

È di piccole dimensioni, colle seguenti leggende, sopra e sotto l'effigie d'un santo, non bene precisabile:

IHS MCCCCLXXXVII
S • F

Le iniziali S. F. possono leggersi Salvator fecit. per cui si può attribuire la campana alla fonderia, che forni quella al N. 2.

1521. 7.° Campana seconda di S. Maria di Castagna (V. N. 4). Porta la seguente leggenda:

 
M (effigie di Cristo) CCCCC IDF XXI
I    S

Le iniziali IDF che stanno fra le cifre in proprio campo possono leggersi Iohannes Delton fecit, un fonditore di cui abbiamo tosto alcune campane. [6]

1577. 8.° Seconda campana della chiesa di Lavarigo. Venne (V. N. 6) trovata in una buca fra le rovine d'una chiesa dell'antico villaggio di Ravaricum. In mezzo al corpo sta la leggenda:

ZVANE BAT
TISTA DE AN
TONIO DEL
TON FECIT
OPVS

In lettere minori

DEL CASTEO DI FRANVITVRI
M • DL • XX • VII

Il cognome gentilizio Delton è comune nell'Istria meridionale, specialmente a Dignano e non ci fosse l'enigmatico castello di Franvituri, che non so dove fosse, si potrebbe pensare ad una fonderia istriana.

1578. 9.° Seconda campana di S. Fiore a Pomer (V. N. 5). È di piccole dimensioni colla seguente leggenda:

SANTINVS
DE
s REGIS
MEDIOLANNESI
F • OPVS
MDLXXVIII

Ecco una campana d' un fonditore di Milano. Nulla di straordinario quando si pensi che Pomer già da 16 anni era abitata dai bolognesi Leonardo Fioravanti, Sabba di Franceschi e Vincenzo dall'Acqua colle loro famiglie, alla pietà dei quali si può attribuire il dono di quella campana.

1586. 10.° Campana sulla chiesa di S. Maria nel cimitero di Docastelli. La chiesa trovasi al lato settentrionale delle rovine nel mezzo dell'antico cimitero ancora usato. È antichissima, con bellissimi affreschi del secolo XV nell'abside e sull'arco trionfale. Una delle campane, poste sopra la chiesa, ha la seguente leggenda in un quadretto in mezzo al campo:

ZVANE BATTISTA
DE ANTONIO DELTON
FECIT OPVS

sotto

MDLXXXVI

È lo stesso fonditore citato al N. 8. [7]

1628. 11.° Campana della scuola di Lisignano. È di piccole dimensioni.

Sul corpo porta l'effigie di Cristo, della Madonna e di S. Antonio di Padova. Sopra l'orlo la data

MDCXXVIII

Appartiene di certo a qualche vecchia chiesa di Lisignano, forse all' or abbandonata di S. Michele al cimitero.

1630. 12.° Campana sopra la chiesa di Porgnana. Porgnana vicino Barbana è una vecchia località, non lungi anche dalle rovine di Golzana. Nel luogo oltre alla cappellaniale esiste una vecchia chiesuola del 1300 dedicata a S. Margherita. Nelle vicinanze sopra un castelliere, che prospetta sulla Valle d'Arsa, trovansi le rovine d' una chiesa dedicata a S. Elena. La campana (una delle due della chiesa cappellaniale), di piccole dimensioni, porta la seguente data, senza segni o sigle:

MDCXXX

1633. 13.° campane sulla chiesa di Promontore. La parrocchia di Promontore venne avulsa da quella di Pomer nel 1632. Una delle due campane della chiesa parrocchiale porta la data

MDCXXXIII

e null' altro, precisamente la data dell' anno in cui i Promontoresi ebbero il loro primo parroco, Pre Michele Slipsevich, che fu uno di loro.

1634. 14.° Campana della chiesa cimiteriale di Docastelli. È la compagna di quella segnata al N. 10. Non porta nè segni, nè leggende, ma semplicemente la data

MDCXXXIV

1659. 15.° Campana della chiesa cimiteriale di S. Giusto in Gallesano. La chiesa di S. Giusto — anticamente plebaniale — è una vecchia basilica con resti dell' epoca bizantina, ricostruita di certo nel medio evo, sopra le rovine d' una dei primi secoli. La campana (una delle due) non porta che la seguente data:

MDCLVIIII

1694. 16.° Campana della chiesuola di S. Giuseppe in [8] Carnizza. La chiesa è di proprietà della famiglia Mandussich. La campana piccolissima non reca che la data

MDCLXIV

1668. 17.° Campana della chiesa di Promontore. È la compagna di quella segnata al N. 13. Non reca che la data

MDCLXVIII

posteriore di quattro anni all' epoca di consacrazione di quella chiesa, avvenuta li 4 luglio 1664.

1698. 19.° Campana sul campanile di Altura. La chiesa d'Altura (rifabbricata pochi anni or sono) venne eretta nel 1660 sopra le alture di S. Martino, probabilmente al sito di una vecchia chiesuola dedicata a quel santo, della qual chiesuola si trovò una scultura bizantina, all' epoca dell' ultima rifabbrica. Delle due campane la seconda non reca nè data, nè segni, porta la grande la seguente leggenda, molto strambottata, in corsivo, posteriore di soli 38 anni all' erezione della chiesa:

Ioseph Maria Botati
Episcopus Polensis
Nicolaus Mezolich
Prepositus Alturae
Anno Domini MDCIIC
Opus
Gregorii
Sanbelli

Da lettera della ditta Francesco ing. de Poli di Vittorio veneto, rilevo che il Sanbelli o meglio lo Zambelli fu fonditore in Ceneda.

1720. 19.° Campana della chiesuola della Madonna della Concetta (S. Croce) (ora diruta) in Gallesano. La campana di piccole dimensioni porta la seguente leggenda:

OPVS MAITYNI PICININI
MDCCXX

Le campane rimanenti, ch' io potei visitare e che portano date dal 1722 fino ad oggi, vennero fornite specialmente dalla ditta Poli di Venezia e filiali (S. Fosca in Pomer 1725 - Campanile in Gallesano 1782 - Monticchio 1843 - Pola campanile [9] 1852, Poli e Baso - Fasana 1880, Poli e Broili - Dignano, campanile, 1880-82 - Canfanaro, Poli 1891), Franchi di Udine (Sissano, campanile 1722), Canciani di Venezia (S. Giusto a Gallesano, 1749 - Marzana parrocchiale 1854 et Bazo), Sorelle Decastelli, Venezia (Sissano, campanile 1759 e 1772, Sissano S. Eliseo 1771), Giovanni Coebachini in Trieste (Porgnana 1824).

Attesa la loro modernità ommetto d' esporre le loro leggende, le quali non hanno in sè alcuna importanza. Purtroppo esse stanno al posto di antiche campane, delle quali non vennero conservate nè le leggende, nè le sigle.

Serva questo saggio ad invogliare altre persone a raccogliere le vecchie iscrizioni campanarie.

Pola, 1906.

dott. B. Schiavuzzi


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Created: Thursday, January 7, 2010. Last Updated: Thursday, April 14, 2016
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