Antonio Smareglia
Prominent Istrians


Il compositore Antonio Smareglia scrisse una pagina importante della storia «bumbara»

«Nozze istriane», per scacciare la malinconia

19 gennaio 2008

Il compositore Antonio Smareglia, pur nato a Pola nel 1854 in via Nettuno accanto a piazza Foro, dai dignanesi viene ritenuto un proprio concittadino essendo suo padre Francesco bumbaro verace, suonatore di filicorno nella banda cittadina (sua madre, Giulia Stiglich, era invece di Icici) e avendo abitato per lungo tempo in un rione del paese, precisamente a San Zane, ma soprattutto per aver immortalato e portato alla ribalta con la sua opera lirica Nozze istriane l’ambiente, gli usi, i costumi del paese.

Nicoletto, ciabattino e cantastorie

Infatti, durante un certo periodo in cui egli vi dimorò, lo conquistarono in particolare le vecchie storie e le ballate che Nicoletto Smareglia, suo parente, gli andava sciorinando accennando anche a versi e canzoni tradizionali. Di mestiere ciabattino, costui rappresentava la memoria storica della tradizione dei dignanesi ed era un arguto improvvisatore e cantastorie. Fu così che Smareglia nella sua opera inserì precisi spunti diretti paesani, come il temporale iniziale, l’intonazione della campana della chiesa madre, lo sviolinare di Biagio sensale di matrimoni, la tipica “botonada”, qualche andamento danzante, stornelli, una villotta e anche un richiamo ai montenegrini del vicino villaggio di Peroi. Dunque da una vecchia storia vera nacque il libretto che venne scritto dal celebre Luigi Illica e il musicista che compose Nozze Istriane, a dire la verità da quanto si racconta piuttosto irritato, forse neanche non si rese mai conto di aver composto un gioiello di capolavoro.

Le prove al lume di candela

Lontana da noi l’intenzione di farne una valutazione musicale, ci limiteremo a ricordare tutto quel che allora accadde, quando cioè le Nozze Istriane vennero finalmente rappresentate anche a Pola. Ma prima alcuni dati biografici del grande compositore. Compiuti gli studi medi, si recò a studiare ingegneria al politecnico di Vienna prima e poi a Graz. Attratto, però, dalla musica dei grandi del tempo Bach, Schumann, Mendelhsonn, lasciò gli studi universitari e si iscrisse al Conservatorio di Milano dove, dato che non c’erano posti, sembra studiasse da solo il pianoforte. Comunque già da giovane, a 16 anni, aveva iniziato la sua carriera componendo un’Ave Maria e una Messa a quattro voci che fu eseguita nel Duomo di Pola prima e poi in quello di Dignano. Per poterlo fare, radunò durante le ore serali nella soffitta della sua casa di via Sergia una dozzina di coristi e coriste e al lume di una candela e con l’aiuto di uno scassato armonium riuscì a preparare e quindi a eseguire queste sue due prime composizioni liturgiche e con grande successo.

La trilogia dedicata al mare

Poi, già durante la frequentazione del Conservatorio milanese, fece sentire varie sue composizioni per voci ed orchestra come La caccia lontana e quindi il poema sinfonico Leonora. Diplomatosi, nel 1879 presentò al teatro del Verme di Milano Preziosa e quindi Bianca da Cervia (22 serate! che furono apprezzate anche da Massenet e da Boito). A queste opere seguirono: Re Nala (presentato alla Fenice di Venezia nel 1887 ma che fu un autentico fiasco, fischiato dagli spettatori!), Il Vascello di Szigeth (Metropolitan di New York nel 1890), Cornelio Schutt su libretto di Illica (a Dresda, Monaco e Vienna) opera questa che poi venne rifatta e riproposta con il titolo di Pittori Fiamminghi, nonché le ultime opere, praticamente una trilogia dedicata al mare: La Falena (1800, Venezia), Oceania (diretta da Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 1903) e Abisso (del 1914).

Alla ricerca della pace agreste

Ma veniamo alle Nozze Istriane, certamente il suo più grande successo artistico, la sua opera sicuramente più popolare e significativa. Per vari motivi anche di carattere finanziario (a differenza del padre Francesco, ottimo amministratore del suo patrimonio, s’ingolfa in speculazioni sbagliate che lo riducono ben presto al lastrico) nel 1894, svilito ritornò in Istria e si stabilì a Dignano “stanco della vita movimentata, tumultuosa e piena di incognite, anelando a una vita tranquilla, alla pace agreste per poter ritrovare nuove ispirazioni, comporre una nuova opera originale e possente” com’egli stesso ebbe a dichiarare. Qui chiamò il suo librettista Luigi Illica, ansioso di rimettersi al lavoro.

Memorabile serata al Ciscutti

Nacquero per l’appunto a Dignano le Nozze Istriane “onde poter scacciare la malinconia”. Per la prima volta vennero presentate con un successo trionfale a Trieste nel 1895, poi a Praga in lingua ceca, a Vienna e a Berlino in lingua tedesca. In seguito l’opera ebbe molte esecuzioni anche in altre città, ma arrivò in Italia alla Fenice di Venezia solo nel 1905 alla presenza dell’ammirato Puccini.

E così, dopo i tanti successi, arriviamo finalmente all’esecuzione di Pola in una serata di gala che rimase memorabile al teatro, allora Ciscutti, il 24 marzo del 1908, impresario A. Bolzico. Antonio Smareglia, comunque, era arrivato in città già qualche tempo prima, ma per l’occasione il capoluogo istriano era in subbuglio. Logicamente anche Dignano e Gallesano che in un certo modo si sentivano coinvolte, vollero partecipare ai festeggiamenti. Si pensi che il comitato organizzatore chiese all’allora comando militare del porto la concessione di un treno speciale che arrivasse fino in centro e permettesse al pubblico dei dintorni di partecipare alla rappresentazione. Permesso che fu concesso.

Le preoccupazioni del comando militare

È interessante notare come due giorni prima della tanto attesa rappresentazione e contigua festa, arrivò alla Direzione del Circolo Popolare di Cultura di Dignano che era l’organizzatore, una lettera dell’Imperial Regia Autorità Distrettuale con una raccomandazione. Diceva questa lettera: “...mi onoro di parteciparLe che l’I.R. Comando del porto di guerra di Pola (...) ha concesso che il treno speciale per i partecipanti possa fermarsi eccezionalmente tanto al suo arrivo che alla sua partenza, dinanzi al palazzo stabile, anziché alla stazione ferroviaria, dimodoché i partecipanti tanto per l’andata che per il ritorno dal teatro, non avranno da percorrere che pochi passi di strada”. Poi, più avanti la lettera proseguiva in questo modo: “Non dubito che si farà tutto il possibile acché questa gita riesca senza il minimo incidente e (...) non succederanno dimostrazioni di carattere qualsiasi all’arrivo che alla partenza, come neppure durante la rappresentazione, che tanto i Dignanesi che i Gallesanesi vengono come ospiti graditi nella città di Pola e perciò non vorranno nel momento del ristabilimento della pace, mettere questa città in nuovi imbarazzi. Perciò invito codesta spettabile presidenza (...) di far valere tutta la sua influenza sui partecipanti alla gita onde vogliano astenersi da una qualunque dimostrazione imprudente e altresì di nominare alcune persone energiche e di fiducia quali organizzatori per il mantenimento dell’ordine e della quiete pubblica”! Pola, 23 marzo 1908. L’I.R. Capitano distrettuale Reinlein.

Il treno dei dignanesi

Ci paiono senz’altro esagerate tante raccomandazioni e tante recriminazioni. Comunque l’opera ebbe un successo strepitoso e venne diretta dal maestro Gialdino Gialdini (un direttore d’orchestra a quel tempo molto apprezzato anche da Giuseppe Verdi) e la protagonista nella veste di Marussa fu Ersilde Cervi. Come disposto, alla gita prese parte una moltitudine di persone. Non ci furono manifestazioni di alcun genere ma non mancarono i bei costumi delle donne né i corpetti scarlatti degli uomini a rappresentare Dignano in modo eloquente, tanto è vero che arrivarono festanti e trionfanti persino nel palco del podestà, allora il notaio dott. Stagni e in quello del capitano provinciale, dottor Rizzi dove portarono, durante le pause, il loro brio, il loro ardore, il loro entusiasmo. Inutile dire che il plauso per gli esecutori tutti fu delirante.

Il ritorno dalla gita e il «vin de rose»

Ma non finì tutto qui. Infatti, gli esecutori vollero visitare il paese delle Nozze Istriane per ringraziare gli abitanti della gita al Ciscutti, della loro presenza entusiasta in quel teatro. A Dignano furono ospiti del Circolo Popolare di Cultura accolti con molto entusiasmo. Al proposito si ricorda che vennero stappate parecchie bottiglie di vecchia data del noto vin de rose, caratteristico delle feste importanti del paese, bottiglie tirate fuori dai sottoscala e dai nascondigli di parecchie famiglie. Fu davvero una serata indimenticabile. Gli attori cantarono pezzi dell’opera. Soprattutto la allora celebre Ersilde Cervi Caroli fu festeggiatissima. Naturalmente anche i soci del Circolo fecero la loro parte intonando Villotte e Bassi, tipiche canzoni popolari cittadine. Alla partenza poi gli ospiti vennero accompagnati da una gran folla alla stazione ferroviaria. C’è da ricordare che l’interprete di Marussa venne fiancheggiata da fiaccole accese e dalle grida che si usavano in paese nell’accompagnare di sera la sposa a casa appena finita la festa nuziale.

Marussa e Nicola, una triste storia d’amore

La trama, che come abbiamo detto pare sia stata suggerita da Nicoletto Smareglia, sembra si poggi su una storia veramente accaduta. Si svolge alla fine dell’Ottocento. Il ricco Nicola vorrebbe sposare Marussa, che però è innamorata di Lorenzo. Biagio, un suonatore di villotte e sensale di matrimoni, consiglia Menico di far sposare la figlia a Nicola dicendogli che è davvero un buon partito. Nel frattempo Marussa e Lorenzo si sono scambiati il pegno d’amore: la ragazza regala un cuoricino d’oro e il giovanotto un suo orecchino. Ma il padre incavolato ordisce un piano perverso: trovato l’orecchino donato, lo fa restituire a Lorenzo da Luze, una povera venditrice di fragole di Peroi, facendo credere al giovane che Marussa non lo ama più. Disperato Lorenzo restituisce il cuoricino ma quando la ragazza, credendo di essere stata abbandonata, accetta di sposare Nicola, Luze svela l’inganno tra la costernazione dei due innamorati. Ma dato che il ricco Nicola non vuole rinunciare al matrimonio, uccide Lorenzo in un duello. Dunque un soggetto di amore e gelosia con duello finale, che lo rende simile alla Cavalleria rusticana.

Intanto però a Smareglia si andava sviluppando un terribile male alla radice della glottide che ben presto lo porterà alla morte, pare in seguito a una complicazione cardiaco-polmonare. Per di più, il compositore da tanto era divenuto cieco in seguito a un’operazione mal riuscita di una cataratta, tanto che a uno dei suoi cinque figli, Mario, dettava le partiture delle opere battuta dopo battuta. In questo modo venne scritta la maggior parte delle sue opere, soprattutto quelle dell’ultimo periodo.

La commemorazione all’Arena di Pola

La morte di Smareglia, il 15 aprile 1929 a Grado, in faccia alla laguna veneta, venne appresa a Dignano con grande dolore. Il primo a esporre una bandiera abbrunata fu l’avvocato Domenico Sbisà, appassionato cultore della musica del maestro che lo ebbe ospite nella sua villa ogni volta che arrivava in paese. Ma in breve tutti esposero bandiere a mezz’asta per esaltare colui che aveva scritto una pagina importante della storia bumbara.

Certo che la commemorazione ideale, a cui tutta l’Istria ebbe modo di partecipare, si tenne nell’Arena di Pola quando, quattro anni dopo (1933), si tennero tre rappresentazioni delle Nozze Istriane, dirette dal valido maestro Umberto Berrettoni.

Tratto da:

  • http://www.edit.hr/lavoce/080119/speciale.htm


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Created: Saturday, January 19, 2008, Last Updated: Friday, August 07, 2015
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