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compositore nato a Pola |
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| Suo padre Francesco, che aveva ereditato una discreta
sostanza, si limitava a passar i giorni della sua vita con i minori
fastidi possibili che comportava il piccolo villaggio di pescatori che
allora era Pola, inoltre suonava nella banda cittadina, il flicorno
basso.
A Fiume Antonio iniziò le scuole elementari, a Capodistria fu ammesso alla terza elementare, a Pisino terminò la quarta elementare, dopo la quale fu mandato a Gorizia alle scuole reali inferiori. Qui cantò nel coro dei ragazzi in chiesa. Una speciale attitudine si sviluppò in lui per le matematiche. Più tardi fu espulso da questa scuola per indisciplina e mandato dal padre a continuare gli studi alle reali superiori del Politecnico di Vienna. Bocciato all’ultima classe delle reali superiori di Vienna, fu mandato a Graz e iscritto a quel Politecnico come uditore, mentre nello stesso tempo avrebbe dovuto prepararsi per superare gli esami dell’ultimo corso delle Reali. A Vienna e Graz, più che la scuola lo attrassero il Teatro dell’opera e la Sala dei Concerti sinfonici dove , fra l'altro, sente i „Meistersinger“ di Wagner, il „Don Giovanni“ di Mozart e la „Quinta Sinfonia“ di Beethoven. A Graz, all’età di 16 anni ebbe le prime lezioni di pianoforte. Alla fine dell’anno scolastico ritornò da Graz a casa, senza attestati.
L’opera fu eseguita al Dal Verme di Milano, nell’autunno del 1879, il successo fu così clamoroso da far decidere alla Casa Editrice Lucca (oggi Ricordi) di acquistarla e stipulare con l’Autore dei contratti anche per le opere successive. Nel 1882 uscì la sua seconda opera Bianca da Cervia la cui prima esecuzione ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano e fu un grande successo in quella stagione. Il pubblico non cessò di applaudire il preludio, la marcia funebre, il concertato del primo atto e il quartetto del terzo atto. L’opera si replicò per ventidue rappresentazioni. La Casa Lucca, in quel tempo, acquistata l’opera incompleta di Donizetti ‘Duca d’Alba‘ incaricò i maestri Dominicetti e Smareglia di completarla (il preludio e la romanza del tenore del terzo atto) in collaborazione. Nel 1882 Smareglia si reca a Pola per sposare Maria Jetti Polla, la quale era esaltata per la sua bellezza, che le valse la fama di ‘stella dell’Istria‘, che sarà la compagna della sua vita. La sua terza opera giovanile Re Nala fu data per la prima volta alla Fenice di Venezia nel 1887. Per queste tre prime opere il Maestro era rimasto nella tradizione dell’opera italiana. L’opera successiva, il Vassallo di Szigeth su libretto di Luigi Illica e G. Pozzo, è invece il primo prodotto genuino della nuova estetica musicale al contatto di Palestrina, Marcello, Bach, Beethoven, Mendelssonn, Schumann, Weber e Wagner. Il Vassallo, per volontà di Johan Brahms, è rappresentata con molto successo in lingua tedesca al Teatro Imperiale dell’Opera di Vienna, nel 1889. Fu pure rappresentata al Metropolitan di New York. Nel 1893, a Praga, in lingua ceca, viene rappresentato il Cornill Schut su libretto di L. Illica, rifatto poi con il titolo di Pittori Fiamminghi. Quest’opera fu poi rappresentata in lingua tedesca a Dresda e Vienna. Smareglia ritornò nel 1894 nella sua Istria e si stabilì con la moglie a Dignano donde erano oriundi i suoi avi. Scrisse a Illica di venire a raggiungerlo a Dignano d’Istria per stendere insieme il nuovo libretto. Illica e Smareglia girarono più giorni insieme per Dignano, Gallesano e dintorni. Illica fu colpito dagli originali costumi, dalle usanze, dalle canzoni e dalla vivace pittoresca parlata popolare. Decisero insieme di mettere in scena questo meraviglioso ambiente di Dignano con l‘opera Nozze Istriane, che ebbe la sua prima esecuzione al Teatro Verdi a Trieste nel 1895, poi a Praga e Vienna, nel 1905 a Venezia alla Fenice, presente il Puccini ammiratissimo. Nel 1895 Smareglia si stabilisce a Trieste. Nel 1896 scrive su parole di Silvio Benco, un Inno per banda e coro, nell’occasione dello scoprimento, a Pirano, del monumento a Tartini. La nuova opera, la Falena rappresentata a Vienna nel 1897 e a Trieste nel 1899, ebbe un caloroso successo e attirò su Smareglia l'attenzione dello stesso Verdi. Dalla Falena trae dei frammenti dove appaiono sviluppi tematici e nuove combinazioni contrappuntistiche di temi che non si troveranno nell’opera. Smareglia ritornò a Milano e mentre si accingeva a comporre l’opera Oceana, lo colpì la cecità. L'Oceana fu rappresentata nel 1903 alla Scala di Milano sotto la direzione di Arturo Toscanini. Dall’Oceana Smareglia trae una Suite per orchestra che è dedicato a suo amico Hans Richter, famoso direttore d’orchestra viennese. La Suite è divisa in tre parti ed è tratta da motivi del secondo atto. Nel 1906 Smareglia tornò a Trieste, compose l’ultima opera, l'Abisso, su libretto di Silvio Benco. Nell'autunno 1911 si isolò a Dignano per completare la partitura del terzo atto che egli dettò in poco più di un mese nella giocondità estiva dei selvaggi prostimi istriani. L’opera è dedicata ad Arturo Toscanini e fu rappresentata alla Scala di Milano nel 1914 sotto la mirabile direzione di Tullio Serafin.
Nel 1914 Smareglia si ritirò a Fasana, al mare, presso Dignano. Beato di poter rivivere la vita semplice coi pescatori, in riva a quel mare, che per lui aveva il linguaggio dei ricordi più cari della sua fanciullezza. Tornò di nuovo a Trieste ove si dedicò ad insegnare composizione al Conservatorio Tartini in cui ricoprì la carica di direttore artistico onorario. Le sue composizioni in tale periodo furono dedicate alla musica sacra, a causa soprattutto dello sconforto conseguente alla perdita dell'amata moglie avvenuta nel 1918. Risalgono appunto a questo momento di amarezza e di sconforto una Salveregina, un Pater Noster ed una Ave Maria. Ormai vecchio e stanco si ritirò a passare gli ultimi suoi giorni nella quiete di Grado ove ritrovò un pò di serenità come traspare anche in due sue piccole e graziose composizioni, quelle Canzoni Gradesi, musicate sui liquidi versi di Biagio Marin, il grande poeta dialettale di Grado. Nell'ambito di questa amicizia-collaborazione Biagio Marin chiese al Maestro in quale dei due ambienti culturali da lui frequentati negli anni della sua giovinezza e della maturità artistica, quello di Milano o quello viennese, lui avrebbe preferito vivere avendo dal compositore istriano questa significativa risposta: "Io non avrei voluto calarmi né di qua né di là, perchè vede, Marin, siamo di questa terra, così commista di genti diverse, e ad essa appartengo: dove avrei dovuto veramente calarmi?" Così del resto sono emblematiche queste sincere parole del Maestro quando racconta del tributo che deve la sua musica alla sua origine istriana ed alla madre slava: "Da bambino io ho imparato da lei tante belle canzoni croate. Mia madre aveva una dolcissima voce, e quando me le cantava io restavo affascinato: mi prendeva tutto in quell'onda così calda, così melodiosa e io sono rimasto con le radici dell'anima in quel canto... Forse non ci si è resi conto quanto di mia madre c'è nelle Nozze Istriane. Questo è il mio dono all'Istria, alla mia terra, alla mia gente, in tutti i suoi limiti." E fù a Grado, il 15 aprile 1929, che in faccia ad una laguna ancora percossa da qualche brivido invernale la morte lo liberò dalle sue sofferenze fisiche e morali. Sarebbe opera meritoria riscoprire la musica imperitura del grande maestro istriano che, come il Tommaseo per la Dalmazia, univa in sè le due anime profonde dell'Istria, quella slava e quella italiana, onorandole ambedue al meglio visto che nel suo caso hanno unito la loro ricchezza culturale invece di dividersi in sterili nazionalismi.
Opere:
Fonte:
Bibliografia:
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The page compliments of Marisa Ciceran, Gianclaudio de Angelini, Michael Plass and Sandro Sambi
Created: Sunday, December 22, 1999, Last
Updated:
Wednesday, March 12, 2008
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