Pietro Stancovich
Prominent Istrians

 

Pietro Canonico Stancovich
Cenno Biografico

di Don Pietro Dr. Tomasin

[Traddo da: Archeografo triestino, Nuova Serie - Vol. IV,1876-77, pag. 134-142.]

Antichissima è la famiglia Stancovich nell' Istria. Oriunda slava, dal contado di Pisino si trasferiva col principiar del 1600 in Sanvincenti, dando più tardi al clero istriano un membro illustre, don Antonio Stancovich, (1) canonico scolastico di quella or soppressa collegiata, prozio del nostro canonico Pietro e sacerdote di illibati costumi e di rara carità. Un ramo degli Stancovich di Sanvincenti passava intorno la seconda metà dello stesso 1600 in Barbana, antico castello dell' Istria, quivi fissando stabile dimora. E appunto in Barbana nacque li 24 febbraio 1771 Pietro Matteo Stancovich da Antonio ricco possidente, e da Notburga Martinich, oriunda di Gallignana. Avendo egli dimostrato ancor tenero fanciullo non comune talento, il padre, dopo fattolo istruire in patria dal curato, nei rudimenti delle lingue italiana e illirica, lo inviava alle scuole di Rovigno. Sentendosi poi [135] chiamato dal Signore al ministero sacerdotale, Pietro coll'assenso del padre passava in Udine, e compiuti quivi gli studi filosofici, si ascrìveva qual teologo nell' università di Padova, celebre allora per i suoi professori, venerati non solo dall' Italia, ma dall' Europa tutta. Dagli illustri teologi, il padre Antonino Valsecchi e il parenzano Giorgio Maria Albertini, apprese le discipline teologiche, né ommise le scienze matematiche e naturali, nelle quali ebbe a precettore il celebre Simone Stratico, cui professò più tardi tanta stima e venerazione, che andava spesso a trovarlo a Milano, quando questi era già senatore giubilato.

Terminati con applauso gli studi teologici, ritornava in patria, e, avuti nel 1795 gli ordini sacri dal vescovo di Pola Gian Domenico Iuras, veniva eletto dietro espresso desiderio de' suoi concittadini nel 1797 a canonico della insigne collegiata di S. Nicolò di Barbana, e nello stesso anno li 8 settembre per la morte del curato in amministratore parrochiale. Conoscendo peraltro che questa carica non lasciavagli tempo sufficiente allo studio di cui era appassionatissimo, rinunziava dopo undici anni al governo parrochiale, e contento del semplice canonicato, ebbe a rifiutare più tardi in patria e altrove cospicue dignità ecclesiastiche.

Rimasto semplice canonico, lo Stancovich intraprese molti viaggi per propria erudizione e per mettersi in corrispondenza coi letterati de' suoi tempi, fra i quali notiamo il Bocchina, il commendatore Gian Rinaldo Carli, Girolamo Gravisi, il padovano Antonio dottor Piazza allora professore di archeologia in Roma, Giovanni Nibby professore di Archeologia alla Sapienza, l'abate Furlanetto di Padova, e l'abate Carlo Fea di Roma, i quali stimolandolo col loro esempio, lo indussero a formarsi una copiosa raccolta di libri, di opuscoli, di medaglie e di monete e in pari tempo di fare laboriosissime indagini sulla storia dell' Istria.

E quasi primo fiore de' suoi studî furono alcuni versi e una novella storica in prosa del titolo: NEOFASTE IN ASTIRI, lavoro pubblicato nel 1818, (2) non indegno di essere rammentato perchè [136] scritto a sollievo di più severe occupazioni in fatto di agricoltura, della quale essendo espertissimo, trasse materia di scrivere nel 1820 un operetta intitolata: L'ARATRO SEMINATORE, OSSIA METODO DI PIANTARE IL GRANO ARANDO, (3) cui tennero dietro nel 1825 il NUOVO METODO ECONOMICO-PRATICO DI FARE E CONSERVARE IL VINO, (4) e nel 1840 L'OLIVOPRESBO; (5) scritti, che per novità andrebbero al disopra di molti in simil genere, se non vi si opponesse lo stile talvolta troppo negletto.

Profondo conoscitore della patria storia, consultato dai letterati de' suoi tempi, e già socio del regio istituto di Napoli, delle accademie di lettere ed arti di Padova, di Gardes e di Nimes, membro degli atenei di Brescia e di Treviso, e dei congressi scientifici di Torino, Venezia e Firenze, lo Stancovich rivolse il più delle sue cure allo studio della sua patria; trattando nel 1852 DELL' ANFITEATRO DI POLA, DEI GRADI MARMOREI DEL MEDESIMO, NUOVI SCAVI E SCOPERTE, DI ALCUNE EPIGRAFI E FIGULINE INEDITE DELL'ISTRIA, (6) nel quale opuscolo egli illustra anche l'iscrizione di Lucio Canzio Settimio della piazza Marafor di Parenzo.

Postosi ad indagare quale fosse la vera patria del dottor della chiesa, San Girolamo, per aver troppo creduto a frate Ireneo della Croce, e per non aver abbastanza esaminato le opere di queir insigne scrittore, lo Stancovich si persuase che fosse istriano e non dalmatino. E questa sua opinione espose nel 1824 in un opuscolo di cento e una pagina, intitolandolo: DELLA PATRIA DI SAN GIROLAMO DOTTORE DI SANTA CHIESA E DELLA LINGUA SLAVA RELATIVA ALLO STESSO. (7) Dedicandolo al patriarca di Venezia, il celebre poeta tedesco Ladislao Pyrker, dimostrava in esso che Sdregna, villa dell'Istria, fu la patria di San Girolamo; che la lingua slava era [137] del tatto incognita a questo santo dottore; che mai volgarizzò in islavo il breviario e il messale romano ; che non fu l'inventore dell'alfabetto girolimiano o glagolitico; che a' suoi tempi non conoscevasi lo slavo nell' Istria, diviso già allora e prima in slavo e illirico, diventati sinonimi appena nel secolo settimo, quando i slavi vennero nelle odierne provincie illiriche; e in pari tempo lo Stancovich eccitava i Dalmati e i Croati a volergli comunicare le loro idee e convincerlo del contrario.

E mentre la Biblioteca italiana (8) lodando questo lavoro, di esso scriveva: questo libro è assai pregevole per l'intenzione, la chiaressa ed il metodo con cui è scritto, lo Stancovich aspettando una risposta da parte dei Croati e dei Dalmati, volgarizzava frattanto nel 1825 dal tedesco la CANZONI OHE SI CANTA NELLE PUBBLICHE ROGAZIONI PER IMPLORARE LA FERTILITÀ DELLA TERRA , (9) Un anno dopo stampava la sua ALLOCUZIONE NELL'OCCASIONE DELLA VISITA DI MONSIGNOR TEODORO BALBI, (10) e nel 1828 dava alla luce in lingua illirica un breve compendio della dottrina cristiana col titolo: KRATAK NAUK KARSTIANKI SLOSEN S' NAREDNIM I BISTRIM NACINON NA SLUSBU l' KORIST OD GLASSOVITE COLLEGIATE ÇRIKVE SVET0GA MIKULE BISKUPA OD BARBANA U ISTRII PULSKE DARSAVE PO PETRU STANCOVICHIU CANONICU STARIEMU, I NAMISTO PLOVANA, I ARKIPOPA OD ISTE ÇRIKVH. (11)

Ma un'altra opera, ch'egli stampava nello stesso anno e nel susseguente, stava a cuore sopra ogni altra al canonico Stancovich: la BIOGRAFIA DEGLI UOMINI DISTINTI DELL'ISTRIA, la più notevole opera sua. Acquistando libri stampati e manoscritti, e visitando nel 1827 per tale scopo gli archivi di Roma, nel quale anno li 12 luglio a proposta dell'erudito abate Carlo Fea veniva nominato membro corrispondente dell'accademia archeologica di quella [138] città, egli lavorava intorno quest'opera ben dieci anni Dedicandola al benemerito giustinopolitano Giuseppe de Lugnani direttore dell'accademia di Trieste, la divideva per materie e per tempi, distinguendo l'epoca romana, i santi, i mitrati, gli eruditi, i militari, e gli Istriani distinti per titoli diversi ; e dando nell' ultimo volume il catalogo delle famiglie istriane patrizie venete, egli chiude la serie delle biografie (in tutto quattrocento settantasette) col promettere quelle dei viventi illustri istriani in un quarto volume, che mai diede alle stampe. (12)

Quest'opera, per compilare la quale molto lesse e molto studiò, ajutato principalmente dal suo amico Antonio Piazza, non è scevra di errori, nè al tutto compiuta. Rimane però sempre allo Stancovich il merito di aver ordinato le biografie de' nostri concittadini, mostrando, che anche fuori dell' Istria parecchi erano conosciuti e rispettati come uomini grandi ed illustri La scrisse stimolato dalla verità e dall'amor patrio, la compose ajutato dalla fede. Si fece per me, ei dice nella prefazione, (13) quanto poteva farsi. Ho segnata almeno la via, sapranno gli altri consolidarla; ne saprei dire se presso i miei concittadini possa ottenere il dolce titolo di avere bene meritato della patria. Nelle lodi de' miei soggetti sono stato parco, e quando lo feci, mi sono sempre servito delle: altrui espressioni, giudicando che la lode portata da un estero risplende di più che la propria, essendo questa sospetta.

rano già trascorsi quattro anni, dopo che lo Stancovich aveva dato alla luce l'opuscolo DELLA PATRIA DI SAN GIROLAMO, quando trovava nel 1828 in Don Giovanni Capor un severo censore. Dalmata questi, e canonico arciprete della chiesa di San Girolamo degli Illirici di Soma, pubblicava l'opuscolo della patria di San Girolamo, (14) diretto contro lo Stancovich. Ma se anche in esso dimostrava che San Girolamo era dalmata e non istriano, il fece con modi sì inurbani, che lo Stancovich, quantunque errasse [139] nella sua opinione, fu quasi obbligato a confutarlo coll'APOLOGIA IN SOSTEGNO DELL'ISTRIANITÀ DI SAN GIROLAMO, (15) e Coll' opuscolo SAN GIROLAMO, IL DOTTORE MASSIMO DIMOSTRATO EVIDENTEMENTE DI PATRIA ISTRIANO, APOLOGIA ALLA RISPOSTA DI DON GIOVANNI CAPOR DALMATIN0; (16) e non facendo calcolo della seconda risposta del Capor DELLA PATRIA DI SAN GIROLAMO (17) perchè troppo incivile, si accinse invece ad altri lavori letterari. Nel 1829 pubblicò un libricciuolo nel quale imprese a dimostrare che TRIESTE NON FU VILLAGGIO CARNICO, MA LUOGO DELL' ISTRIA, FORTEZZA E COLONIA DE' CITTADINI ROMANI. (18) Favorevoli erano a questo lavoro le OSSERVAZIONI CRITICHE, (19) confutate dallo Stancovich col CIABATTINO PATINISTA, DIALOGHI DI VERANZIO ISTINA DALMATINO CONANDREA MORETTO DETTO MEMORIA. (20) Già erasi divulgata la sua fama, e I'Antologia di Firenze, (21) parlando del primo volume dell'Archeografo triestino, scriveva: desideriamo nei seguenti volumi veder concesso maggior luogo alle notizie statistiche, e considerazioni storiche, economiche e letterarie, e leggervi i nomi del professore Lugnani, del signor canonico Stancovich. Lo Stancovich, aderendo agli inviti del benemerito Domenico Dr. Rossetti, illustrava nell' Archeografo il MARMO DI LUCIO MENACIO PRISCO PATRONO DI POLA, (22) e Un DEPOSITO DI MONETE UNGHERESI, CARRARESI E VENEZIANE, (23) scoperto nel 1801 nel colle Gradischia poco lungi da Barbana, della quale dissertazione il Rossetti giustamente osservava: per ultimo troverassi un opuscolo non ha guari favoritomi dal signor canonico Stancovich, la di cui instancabilità nel raccogliere ed illustrare le cose patrie merita ogni encomio, e dovrebbe emularsi dagli eruditi nostri comprovinciali. In quello illustra egli una scoperta di monete, le quali, sebbene per se [140] stesse non abbiano pregio singolare, hanno tuttavia giovato a schiarire e convalidare un fatto storico, parte oscuro e parte controverso. (24)

Non omettendo l'ANDROGINO FAVOLETTA DI PLATONE composta per nozze, (25) e i DIALOGHI SERIO-FACETI DI CRITICA ERUDIZIONE, (26) lo Stancovich componeva nel 1835 a speciale richiesta del suo amico l'abate Furlanetto di Padova la dissertazione DELLE TRE EMONE ANTICHE CITTÀ E COLONIE ROMANE, E DELLA GENUINA EPIGRAFE DI CAIO PRECELLIO PACRONO DELLA SPLENDIDISSIMA COLONIA DEGLI AQUILEIASI, DEI PARENTINI, DEGLI OPITERGINI E DEGLI EMONIESI, (27) sostenendo che Emona sia Cittannora dell'Istria, e non Gemona o Lubiana.

L'ultimo lavoro che usciva dalla penna di questo benemerito sacerdote, qual frutto di studio profondo, è il trattato DEGLI ALTARI E DELLA LORO CONSACRAZIONE, ESECRAZIONE E VIOLAZIONE, (28) scritto in occasione che un parroco senza saputa dell'Ordinariato vescovile di Pola riponeva le reliquie nell' altare ristaurato della chiesa rurale di San Martino di Albona.

Una vita consumata nello studio e nell'applicazione, qual era la vita dello Stancovich, doveva soggiacere al peso delle fatiche. Indebolitasi a poco a poco la sua vista, di settantadue anni diventò cieco. Tollerò questa grave sciagura con pazienza e cristiana rassegnazione per ben dieci anni, finchè preparato al passo estremo, la morte lo rapiva più che ottuagenario alle ore sette di sera del 12 Settembre 1852. (29)

Lo Stancovich lasciò inedite diverse opere che formano dieci volumi in foglio, la maggior parte principiate, ad eccezione di [141] una CRONOLOGIA O SOMMARIO CHONOLOOICO PER COMPILARE LA STORIA DELL' ISTRIA DAL 300 AL 600, degli ESTRATTI DI COSE STORICHE DELL'ISTRIA DAGLI STORICI VENETI, delle NOTIZIE STORICHE DELLA PODESTARIA DI BARBANA, della SERIE DEI VESCOVI DI POLA, dì UN DIZIONARIO DI ALCUNI LUOGHI OMONIMI DELL' ISTRIA, di ALCUNE NOTIZIE CIRCA LA STORIA DELL'OLIVO, composte di frammenti e annotazioni per servire di base a qualche lavoro, dell'opuscolo i PETREFATTI DELL'ISTRIA e della ITTIOLOGIA ISTRIANA, sospesa dopochè il principe di Canino intraprese a scrivere l'Ittiologia adriatica, manoscritti questi ora in possesso del canonico parentino Giambattista Cleva. La Bibliografia istriana cita i seguenti lavori manoscritti dello Stancovich: DEI PETREFATTI DELL'ISTRIA; NOTIZIE STORICHE DELLA PODESTARIA DI BARBANA; ESTRATTI DI COSE STORICHE DELL'ISTRIA DAGLI STORICI VENETI; LA PATRIA DI S. GIROLAMO, TERZO LAVORO INTORNO AD ESSA PATRIA E INTORNO AGLI ERRORI DEI CAPOR, APPENDINI, E KANDLER; DELLE CATTEDRE VESCOVILI DELL' ISTRIA; DEI MONASTERI DELL' ISTRIA ; DEGLI ARCHI TRIONFALI; OSSERVAZIONI SOPRA L'ATTERRAMENTO DELL'ANTICA PORTA PRIMITIVA ROMANA DI POLA SITUATA PRESSO L'ARCO DEI SERGI OSSIA PORTA AUREA; VINO DELL'ISTRIA (opuscolo stampato a Milano nel 1853); DELL'OLIVO E DEL GELSO NELL' ISTRIA, DEGL'INNESTI DEGENERI IN GENERALE E DELL'OLIVO INNESTATO SOPRA IL FRASSINO NELL' ISTRIA; DELLA DOGANA DI MARE NELL'ISTRIA, DIMOSTRATA OFFICIOSAMENTE ROVINOSA ALLA PROVINCIA ; DELLE PITTURE CELEBRI NELL'ISTRIA.

Mentre in vita era sua intenzione di costituire Barbana erede de' suoi libri e della sua facoltà, provvedendo col proprio per un locale atto a biblioteca, e pel bibliotecario, lo Stancovich, consigliato da' suoi famigliari, legò in morte a Rovigno la sua libreria di circa quattromila volami, oltre una gran quantità di opuscoli, i suoi istrumenti di fisica, e una collezione di medaglie antiche e moderne, di marmi, di petrefatti e di varie altre rarità: collezione che quella città grata a tanto patriota nomina Stancovichiana.

Semplicissimi funerali ebbe lo Stancovich. Sepolto a Barbana nel cimitero di S. Croce, appena quattro anni dopo la sua morte fu onorato dal suo nipote Alessandro Deletti di monumento che porta l'epigrafe: [142]

Uomo di bello ingegno, lo Stancovich mai fece pompa del suo sapere, contentandosi soltanto che i suoi scritti fossero accessibili a coloro, che non possono a ragione de' loro studi farne a meno. Come storico dettò con più verità che squisitezza, con più perizia che finezza. Più che arguto è semplice, più indulgente narratore che malizioso scrutatore, e se lasciò scorrere talvolta la penna ad encomi, lo si permise unicamente per lasciar sentire la bontà del suo animo, l'affezione alla sua patria.


Note:

  1. P. Stancovich. Biografia degli uomini distinti dell' Istria. Trieste 1829. vol. III. pag. 180, num. 449.
  2. Stampato dallo stesso con una tavola in rame in 8.°
  3. Stampato a Milano con due tavole in rame per Giovanni Silvestri in 8.°
  4. Stampato in 8.° a Torino con una tavola in rame.
  5. Stampato a Venezia con otto tavole pel Picotti in 8.°
  6. Stampato dallo stesso in ottavo grande colla figura del Santo.
  7. Nel numero 117 dell'anno 1825, articolo ristampato nell' "Osservatore Triestino" del 1826, numero 93 e 94.
  8. Stampata a Venezia dal Picotti in 8.°
  9. Dallo stesso in 8.°
  10. In Trieste per Giovanni Marenigh in 16.°
  11. In tre volumi per lo stesso in 8.° con otto ritratti.
  12. Vedi la prefazione del terzo volume.

  13. Vedi la predizione del primo volume.
  14. Roma 1828 per Francesco Bourlié.
  15. Trieste, Marenigh 1828.
  16. Ballo stesso 1829.
  17. Zara per Antonio Battara 1831.
  18. Trieste, Marenigh 1830.
  19. Venezia, Picotti 1832.
  20. Venezia, Alvisopoli 1833.
  21. Nel marzo 1830, numero 3, pag. 124.
  22. Vol. 2, num. 8, pag. 409.
  23. Vol. 3, num. 8, pag. 385.
  24. Vol. 3, pag. XIV. Queste monete, in tutto 22, delle quali lo Stancovich fece la descrizione, appartengono a S. Ladislao I. dal 1076 al 1095 re d'Ungheria, a S. Salomone dal 1063 al 1073 re d'Ungheria, morto a Pola nel 1091 in odore di santità, a Lodovico Magno re d'Ungheria e della Polonia, al doge Andrea Dandolo, e a Francesco da Carrara signore di Padova.

  25. Stampata pel Picotti nel febbraio 1832.
  26. Venezia per l'Alvisopoli 1833.
  27. Edita pel Picotti in 8.°
  28. Venezia 1837 per Simone Occhi in 8.°
  29. Vedi il giornale Istria vol. 7, pag 181.

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Created: Friday, January 29, 2016; Last updated: Friday, January 29, 2016
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