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AL CHIARISSIMO SIGNO ABATE GIUSEPPE FURLANETTO RETTORE BEL SEMINARIO VESCOVILE E SOCIO DELL' I. R. ACCADEMIA DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI DI PADOVA. IL CANONICO PIETRO STANCOVICH. Ho voluto che questo lavoro portasse in fronte il vostro nome per l'amicizia che da vent'anni ci unisce, e per l'argomento che forma il vostro primario studio e diletto. Chi cerca stile forbito e grazia nel dire non legga il mio scritto: esso è disadorno e negletto, come le anticaglie che tratto. Chi brama lumi sopra un edifizio da 15 secoli dimesso, nell'interno diruto, ma sempre mirabile e grande, troverà nuove ressaniti notizie. Io avrò ecceduto nelle Iscrizioni in minuzie, che sono superflue ai dotti, ma bramate dai meno istruiti; avrò azzardalo pensieri spinti ed arditi sul tempo e sulla natura dell'edifizio; ma, in una via intralciata e sparsa dì tenebre ogni ardimento esige scusa e indulgenza. Leggete, mio Amico, e giudicate se io abbia colpito nel punto. Vi desidero libero dalle cure dalle quali siete affollato per utile vostro e per quello delle scienze, Islria. Barbana 30 novembre 1821. |
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CAPITOLO PRIMO. NOTIZIE SOPRA L'ANFITEATRO DI POLA. ARTICOLO I. Opinioni che l'Interno fosse di legno Viaggiatori distinti e sommi scrittori, i quali parlarono dell'Anfiteatro di Pola, superbo e maraviglioso monumento dei tempi antichi, in varie e singolari opinioni furono condotti, che appunto per la loro singolarità devono essere accennati e presi in esame. Pietro Martire di Aligera [1] fu il primo, che ne abbia parlato nel 1501, quando fu a Pola; e dicendo di avere osservato due Teatri antichi, giudicò il nostro Anfiteatro per un Teatro. Il celebre architetto Sebastiano Serlio [2] lasciò scritto nel 1551 che a Pola, città della Dalmazia, l'Anfiteatro era nel mezzo della città non aveva che l'ala prima di fuori, ed i quattro contrafforti li credeva fatti per fortezza: che di tutto l'edifizio non fu fatta cosa alcuna, se non i muri esterni; e per l'indizio di alcuni forami, che sono nel muro di dentro, si può credere che si facessero i gradi di legname s quando facevano le feste. Lipsio [3 (1)] scrisse nel 1621 e, riportandosi alla descrizione del Serlio, dice che solamente la parte esterna fu costruita di pietra e tutti i membri interni: subsellia, aditus, gradus, podia e ligno fuisse certum est, et prò tempore construi destruique potuisse... situm est in urbe media ad montem . Lo Spon francese [4 (2)] e l' inglese Wheller [5 (3)] viaggiarono a Pola negli anni 1675/76, e disse l'uno che il recinto è tutto intiero, ma non esservi alcun grado, e che si tiene che fossero di legno: l'altro; on croit que les degrez en etaint de bois, che i gradi fossero di legno . Il cavaliere Carlo Fontana ha detto nel 1725 di tralasciar l'Anfiteatro della città di Pola nell'Istria, perché non vi fu cosa singolare, e rimettersi alla descrizione del Serlio; che il di fuori era tutto fabbricato di pietre quadre colle sue colonne fatte rusticamente, e le parti interne, cioè gli aditi, i gradi, i sedili, i podii erano tutti di legno [6 (4)]. Ommettendo il Montfaucon ed altri, i quali per approssimazione non fecero che ripetere le cose stesse, dirò del marchese Maffei, che fu a Pola nell'anno 1728; e raccogliesi dal suo veramente aureo Trattato degli Anfiteatri [7 (5)], di cui riporteremo possibilmente le sue proprie espressioni, che le insigni reliquie di sontuosissimi edifizii, e nella buona età lavorati, mostran con sicurezza che Pola fosse la primaria città di questo tratto; e possono far credere che tenesse per lo splendore e per la ricchezza quel luogo stesso nel secolo alto, che nel secolo basso tenne Aquileja [8 (6)]; né sapere qual'altra città si trovi, che sia stata così felice in conservare pezzi così nobili, così grandi e così interi. Passando poscia all'Arena: non vedersi [9 (7)] che l'esteriore recinto, né che altro potrebbesi vedere, perché l'interno era di legno: esser questo però un miracolo di conservazione, mentre di tutto il circuito dal basso all' alto nulla manca, se non per quasi due braccia nel superior piano, dove già fu da un balordo ingegnere cominciato a disfare per valertsi delle pietre, il che fu tosto vietato: barbarie tanto più esecrabile, quanto che nel paese niente abbonda più che la pietra... il giro esser tutto intero e sano, e quivi unicamente godersi l'effetto incredibile ed inesplicabile, che fa all'occhio e per di fuori e per di dentro un siffatto sontuoso giro con tutte le sue aperture ed in tutta la sua altezza, non pregiudicato nel fondo dall'oltraggio del terreno portato, che venga a coprirne una parte ? come a Roma è eseguito ed a Verona: ma che al primo scoprirsi dal mare [10 (1)] la maestosa e mirabil mole... vi ebbe appena avidamente fissato l'occhio» sospettò che fosse Teatro, e cessargli [11 (2)] ogni ambiguità, posto che v'ebbe il piede dentro il superbo recinto , vedendolo fabbricato in costa al terminare di un colle, il piè del quale viene ad esser compreso dentro per servire ai gradi; e che tanto basta [12 (3)], per riconoscere con sicurezza come fu Teatro; ma molto più, perché [13 (4)] restando nel mezzo un'area piana, era questa adattissima per l'orchestra di un Teatro od insufficiente per quella d'un Anfiteatro. Quanto ambiguo però rimase nel ritrarre dai muri la conformazione della scena, altrettanto si era confermato con sicurezza, come era quivi un Teatro e un Anfiteatro, per aver ritrovato qualche pezzo di muro in linea retta dirimpetto agli spettatori, il che non potrebbe darsi in un Anfiteatro; ed in fine apparir manifestamente come l'alzato e la costruttura interna era di legno. Assicuratosi in tal forma [14 (5)], a suo credere, che l'Anfiteatro di Pola fosse un Teatro, pensò in oltre a qual uso servir potessero l'esterne appendici, da Serlio dette contrafforti, e discordando dal medesimo, ha per certo che rappresentassero una parte della scena comica, mostrando abitazioni, che potean ne'drammi variamente adoperarsi; e dicendo che tuttora graziosa molto riesce la veduta di que' casini a chi si pone nel sito dell'uditorio, perché a'fori interni corrispondono l'esterne finestre, serrate da pietra vagamente traforata a fiorami, ed esser [15 (1)] questa maniera greca, come pure il modo nelle altre antichità di Pola sembra indicare greci architetti. Saggiamente poi chiama bizzarro pensiere [16 (2)] quello, che in questo creduto Teatro non vi fossero più, di sei gradini [17 (3)], ma più larghi degli altri, mentre non quadrano questi ne per Teatro, né per Anfiteatro. All'obbietto poi che l'Anfiteatro non può essere Teatro, perché ve n'era un altro in Pola, oppone l'essere noto che non poche città, per attestato di Onorio Belli, ebbero più Teatri, e giudicar da non lievi congetture che il Teatro di Pola non fosse altrimenti Teatro, ma un sontuosissimo Palazzo. Da tutte queste esposizioni deducesi essere caduto in errore il Serlio per aver giudicati di legno i gradi e l'interno dell'Anfiteatro di Pola, quando tutto fu di pietra, come vedremo; e bisogna credere non essere stato egli a Pola personalmente, ma di aver scritto sopra le altrui relazioni, ponendo l'Anfiteatro nel mezzo della città, quando esso è di fuori; errando, pure nel fare Pola città della Dalmazia, quando essa è dell'Istria. Gioverà qui avvertire chel'Istria non solamente non fece mai parte della Dalmazia, ma neppur dello Illirico [18 (4)], come taluni credettero, essendo stata primitivamente un regno a parte coi costante nome di Istria e, conquistata da' Romani, annessa alla Gallia Cisalpina e parzialmente alla Traspadana, unita poscia alla Venezia ed incorporata all'Italia. Lipsio ricopia Serlio, ed alla semplice congettura del Serlio, che l'interno ffosse di legno , egli vi aggiunge la certezza certum est, per lo che noi diremo che fama crescit eundo. Il Fontana prende parola a parola l'espressioni di Lipsio ed aggiunge del suo di tralasciar l'Anfiteatro di Pola, perchè non vi fu cosa singolare, quando anzi, come faremo osservare, l'Anfiteatro di Pola ha tali singolarità sue proprie speziali, che afiatto sono escluse da tutti gli altri moltissimi e fino ad ora conosciuti Anfiteatri. Lo Spon ed il Wheller, viaggiatori volanti e passeggieri, ne fecero appunto un solo cenno di passaggio e di volo. Il Maffei, letterato dottissimo, profondo archeologo e uomo grandissimo, sembra difficile ad intendere come , essendo stato egli sopra luogo ed avendo fatti escavi e meditate osservazioni, abbia potuto cadere in abbagli così madornali, volendo positivamente che l'interno tutto fosse di legno, perché manifestamente così gli appariva, e replicatamente riconfermandosi e con sicurezza assicurandosi che l'Anfiteatro non fosse tale9 ma sibbene un Teatro, perché trovò Varea piana nel mezzo propria a Teatro ( e perché non propria egualmente ad Anfiteatro?); perché il monte era proprio per i gradi degli Spettatóri verso la Scena ( e non può esserlo egualmente per i gradi dell'Anfiteatro?) ; perché trovò muro in linea retta di faccia agli Spettatori, quando questo è curvo dittico tutto all'intorno, ed è quello della carcere e del podio; perché ebbe per certo che i contrafforti o torrette rappresentassero case nella comica scena, quando queste servivano per le scale agli ordini superiori . Per la qual cosa noi diremo che magnus aliquando dormiteli Homerus e che, arrivato a Pola coìl'idea preventiva, che l'Anfiteatro fosse un Teatro, ogni osservazione lo illuse, ogni escavo lo persuase, ed a tutto volle trovar ragione per istabilirlo Teatro, verificando conciò che l'errore è il retaggio e la peresse della misera umanità, e che gl'ingegni i più elevati talvolta non ne vanno esenti. ARTICOLO II. Opinioni e scoperte del Carli, dalle quali apparisce che l'interno fu di pietra. Dopo cosiffatte oscure opinioni, esposte con tanta dottrina e fermezza, da abbagliare anche gl'ingegni i più cauti e circospetti, entriamo finalmente nella luce del giorno, somministrandoci il lume alla inano il nostro chiariss. comprovinciale commendatore co: Carli, appianandoci la via della ragione e della verità con idee precise ed esatte, da non traviarne minimamente. Portossi a Pola il Carli nel giorno 18 giugno 1750 in unione del celebre professore Vitaliano Donati e del valente disegnatore ed incisore Francesco Monaco. Fece escavi, rilevò piante, prese misurazioni, stese disegni e da filosofo investigatore suo pari dedusse le più interessanti ed incontendibili verità. [to be continued] |
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Note:
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The page compliments of Marisa Ciceran Created: Sunday, October
22,
2006; Last updated:
Thursday, January 24, 2008
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