Reprinted from: http://www.edit.hr/lavoce/060322/fvg.htm
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22 marzo 2006
Presentato a Trieste il libro sul
lussignano Agostino Straulino TRIESTE – Presentato nei giorni scorsi a Trieste, presso il Civico Museo del Mare di via Campo Marzio, il volume di Giuliano Gallo dal titolo: “Il Padrone del Vento. La lunga vita felice di Agostino Straulino”. Omaggio a quello che fu una delle figure leggendarie della vela italiana. Alla presentazione sono intervenuti Marino Vocci, Alessandro Marzo Magno, giornalista e scrittore, Sergio Sorrentino, campione del mondo della classe Dragoni, Fulvia Carciotti, dell’Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia e Giuliano Gallo, autore del volume ed inviato del Corriere della Sera. Gallo scrive di Straulino con la passione del velista e la sapienza del cronista. Il Padrone del Vento è una biografia ricca di testimonianze sulle imprese, ma soprattutto, sulla vita di Tino Straulino. La lunga vita di un uomo che per novant’anni ha amato il mare con passione, un uomo che sapeva sentire il vento, un uomo dotato di una fisicità incredibile, fisicità tradotta nel suo rapporto fisico, tattile e sensibile con gli elementi della natura che per quasi un secolo l’hanno circondato. Una storia di vita raccontata da coloro che meglio l’hanno conosciuto: i suoi marinai, i suoi allievi, gli amici d’infanzia e i familiari. “Ho raccolto preziose testimonianze - afferma Giuliano Gallo - e mentre scrivevo questo libro, veniva fuori, pagina dopo pagina, il ritratto di una persona straordinaria. Nonostante ciò, ho compreso a pieno Straulino solamente al termine della presentazione del mio libro a Milano. Il pubblico presente in sala non voleva che fossi io a firmare le dediche sui libri che venivano acquistati, bensì la figlia di Straulino: Marzia. Quasi a volere un legame fisico tra loro stessi, il testo e Straulino, quasi a voler dire "Io l’ho conosciuto". Dal prodiere Gigio Russo, che mi ha raccontato tutto sulla One Ton Cup, all’ammiraglio Bantelli, che mi ha steso telefonicamente e senza un appunto, l’intero diario di bordo di una crociera alle Hawaii con Straulino, fino ad una persona che mi ha intrattenuto per mezz’ora raccontandomi di aver conosciuto il comandante in ascensore. Insomma, tutti sgomitavano per dire, "io c’ero, io sono stato con lui". Uomo di mare, nacque a Lussinpiccolo nel 1914, iniziò a cimentarsi con la vela a soli cinque anni, scorazzando per il porto di Lussino su una piccola imbarcazione costruita dallo zio. Adolescente, dopo aver conseguito il diploma nautico, partì per due anni, da solo, vivendo di pesca, a bordo della passera “Lanzarda”, solcando il mare tra l’Istria e la Dalmazia, imparando a conoscere il vento e la vita di bordo. Successivamente approdò all’Accademia Navale di Livorno, dove dimostrò subito le sue innate doti di velista, e così fu portato come riserva alle olimpiadi del 1936. Durante la seconda guerra mondiale fu ufficiale della Decima MAS, nelle file degli assaltatori del gruppo gamma, che piazzavano cariche esplosive magnetiche sotto le navi britanniche nella rada di Gibilterra. Come incursore della Regia Marina contribuì all’affondamento di diverse unità navali inglesi, come lo Shuna, l’Empire Snipe e l’Aron Douglas, raggiungendo il grado di contrammiraglio. Dopo la guerra, Straulino riprese l’attività agonistica partecipando alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, dove vinse l’oro assieme al conterraneo ed amico Nicolò Rode. Da li in poi divenne una leggenda vivente. I due lupi di mare erano inseparabili, ma molto diversi sia fisicamente che caratterialmente: introverso e taciturno Straulino, esuberante ed estroverso Rode, che fu soprannominato dagli equipaggi americani “ The Magic Cat”, per la sua incredibile agilità nei movimenti, nonostante i suoi 120 chili. Il mago del vento continuò a vincere negli anni successivi, siglando una serie ininterrotta di vittoriose regate a livello mondiale ed olimpionico. Conquistò l’argento nel 1956 a Melbourne, tre titoli mondiali, nove titoli europei ed undici italiani, oltre a decine di regate costiere e yachting d’altura su “Stella Polare” e “Corsaro II”, fino alla vittoria della One Ton Cup. Alle splendide vittorie sportive di Straulino si aggiunsero le sue leggendarie imprese al comando dell’Amerigo Vespucci. Gli inglesi raccontano ancora di quando il comandante risalì a vele spiegate il Tamigi, fino a Londra, o quando ormeggiò la nave scuola, senza l’aiuto del pilota del porto di Portsmouth, tra un incrociatore ed una portaerei. Ma l’impresa più conosciuta, è certamente quella dell’uscita dal porto di Taranto, naturalmente a vela, con pochi metri a disposizione da entrambi i lati dello scafo. Una manovra ritenuta impossibile, che valse al comandante due lettere dell’ammiragliato, una di encomio, per la splendida manovra, l’altra notificava due giorni di arresti, per aver infranto il regolamento. Tino Straulino era unico, predisposto alla vela, a cui era stato abituato fin da piccolo. La disciplina della vela e le regate sono come una partita a scacchi, devi saper prevedere le mosse, e Tino, le sapeva prevedere. Spesso usciva di notte, da solo, per abituarsi a sentire il vento, per capirne le minime variazioni, naturalmente, senza guardare le vele. Aveva stabilito un rapporto quasi maniacale tra il suo udito, il vento e lo scafo. Nel 2002 gli venne conferita l’onoreficenza di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana. Il comandante fu uno dei grandi marittimi della sua terra, che condussero in tutto il mondo gli splendidi velieri figli della tradizione lussignana dei cantieri Martinolich, Cosulich, Piccini e Tarabocchia. Il mago del vento si è spento a Roma nel dicembre del 2004, la salma è stata trasferita a Lussinpiccolo con un elicottero EH101 della Marina Militare Italiana. Straulino era uno che non amava dare spiegazioni, le cose erano così e basta. Il mare è un destino di fatica, costrizione ed amore incondizionato, un mondo per gente di poche parole. Era un uomo forgiato da due discipline, quella dello sport e quella della divisa, ma nonostante ciò, era una persona libera, libera nel pensiero e libera nello spirito. Nato per essere un lupo di mare e figlio di una terra che ha dato più di un secolo e mezzo di marinai e capitani che hanno circumnavigato il mondo, disse: “Sulla mia isola sono venuto al mondo e cresciuto. Là ho capito il mare e il mare mi ha accolto tra i suoi abitanti. Là ho conosciuto il vento e l’ho fatto diventare mio amico”. Guido Giuricin |
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